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1988

(1988)
mi mette un senso d'angoscia il vedere mamme che portano bambini in carrozzino per strade trafficate: quei fragili corpicini quasi sfiorati da macchine rumorose, i loro vergini occhietti circondati da carrozzerie e pneumatici, i loro freschi polmoncini che respirano aria appena esalata dalle marmitte. E le mamme? sembrano per nulla turbate da tutto questo, anzi quasi complici: viviamo nella società dell'automobile ed è bene che ci si abituino subito. Come vorrei vedere una mamma afferrare il suo bambino dal carrozzino (sorta di "auto-mobile") per abbracciarlo e stringerselo al petto, coprirgli la testolina con la guancia e correre in un luogo silenzioso giurando che lo porterà via, che non gli farà più vedere questo orrore
(1988)
che tristezza affacciarsi alla finestra: allora ho la sensazione forte che la mia vita, il nostro modo di vivere è sbagliato, inumano. Quella innocente frase di Dersu Uzala che vivendo naturalmente nei boschi siberiani si chiedeva "come fa l'uomo a vivere in una scatola?". Quale uomo degenerato può passare gran parte della sua vita senza il cielo sulla testa, senza la terra sotto i piedi, senza alberi e lontano dalla natura?
(1988)
anni fa avevo un sogno: che un giorno il capo di tutte le Russie avrebbe annunciato il disarmo unilaterale, avrebbe convertito l'industria bellica e l'URSS sarebbe diventata la nuova grandiosa potenza mondiale; allora noi occidentali avremmo finalmente capito chi era il vero cattivo tra le superpotenze e che nell'Asia del nord si era compiuta una nuova grande rivoluzione che avrebbe liberato il mondo. Ieri (7 dicembre) Gorbaciov, parlando all'assemblea delle Nazioni Unite, ha annunciato il suo "regalo di Natale": 500 000 uomini in meno dal contingente europeo, riduzione degli armamenti tale da non potere più effettuare il primo attacco
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