La vera storia degli Incas

 

Pizarro e la conquista.

Corriere della Sera 

Corriere Scienza. Presentate le prove dell' autenticita' dei manoscritti di Napoli sulla storia della conquista del Peru' : ora si discute sulla veridicita' delle informazioni che contengono Distrussero un mondo in nome della civilta'

Segreti dei gesuiti sulla vera storia degli Incas

La scrittura coi tessuti, il vino avvelenato di Pizarro, le rivelazioni nascoste nei numeri Lo scontro tra specialisti riuniti al convegno di Roma risolto dalla scoperta di due preziose lettere dimenticate negli archivi. Primo documento: le terribili notizie in codice. Secondo documento: nuove accuse, altre prove. L' antichita' dei reperti e' stata provata nei laboratori italiani e australiani. "Tu, Colombo, figlio di Satana"

 Presentate le prove dell' autenticita' dei manoscritti di Napoli sulla storia della conquista del Peru' : ora si discute sulla veridicita' delle informazioni che contengono Distrussero un mondo in nome della civilta' I segreti dei gesuiti sulla vera storia degli Incas La scrittura coi tessuti, il vino avvelenato di Pizarro, le rivelazioni nascoste nei numeri Lo scontro tra specialisti riuniti al convegno di Roma risolto dalla scoperta di due preziose lettere dimenticate negli archivi "E' come essere entrati in un romanzo d' avventure. C' e' di tutto in questa storia e il convegno e' stato uno spettacolo: sia per le scoperte presentate sia per l' atteggiamento di alcuni partecipanti. Se ne verra' organizzato un altro tornero' in Italia". Il professore scandisce il suo spagnolo con forza e ride rumorosamente. In effetti lo "spettacolo" e' stato davvero di prim' ordine, anche se il titolo "Coloquio Internacional - Guaman Poma de Ayala y Blas Valera: tradicion andina e historia colonial", non lo lasciava certo prevedere. Oggetto dell' incontro cui partecipavano storici di diversi Paesi, superspecializzati sul Peru' degli Incas e l' epoca della conquista spagnola, era l' esame di due gruppi di antichi documenti, realizzati in Peru' tra il Cinquecento e il Settecento e rinvenuti qualche anno fa in un archivio privato di Napoli. Documenti contenenti notizie che modificano profondamente la storia ufficiale di quel periodo. Ecco in sintesi che cosa contengono (del primo documento il "Corriere della Sera" si occupo' il 16 luglio 1996): 1) Lo spagnolo Pizarro sconfisse gli Incas dopo aver fatto avvelenare lo stato maggiore dell' Inca Athaualpa con vino all' arsenico preparato da un frate domenicano che poi venne ucciso a pugnalate dallo stesso Pizarro. 2) Gli Incas avevano un vero sistema di scrittura fatto con cordicelle e inserti tessili (quipu). Quasi tutti questi quipu storici e letterari che raccontavano la storia incaica vennero distrutti dai missionari per cancellare ogni traccia della civilta' andina e con questo legittimare la conquista di un Paese "incivile". 3) Alcuni gesuiti organizzarono una difesa degli indios e della loro cultura. A capo di questo movimento indigenista vi era il gesuita meticcio Blas Valera, personaggio spesso citato dagli antichi cronisti, ma del quale non si era mai trovato alcun documento. Nel documento Blas Valera afferma di essere l' autore di alcuni degli scritti ritrovati e della celebre opera "Nueva Coronica y Buen Gobierno" (considerata finora una delle piu' importanti sull' antico Peru' ) che, per motivi "politici", venne fatta firmare da un prestanome: Guaman Poma de Ayala. I due gruppi di documenti finirono nell' archivio del Duca Amedeo di Aosta - Savoia dopo essere passati (il primo dei due) nelle mani dell' alchimista Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, e di Amedeo I (nonno del Duca di Aosta), re di Spagna dal 1870 al 1873. Nel 1927, Amedeo di Aosta li dono' al suo amico e compagno d' armi napoletano Riccardo Cera, che li lascio' in eredita' alla nipote Clara Miccinelli, attuale proprietaria. Negli anni Ottanta Clara Miccinelli e il suo compagno di ricerche Carlo Animato studiarono e pubblicarono una parte dei materiali nel loro libro "Quipu, il nodo parlante dei misteriosi Incas, (Edizione Ecig), ma gli specialisti non si accorsero di nulla. Finalmente, cinque anni fa, la professoressa Laura Laurencich Minelli, docente di storia e civilta' precolombiane all' Universita' di Bologna, entro' in contatto con i due ricercatori napoletani e inizio' lo studio scientifico del manoscritto pubblicando, nel 1996, la parte relativa alla scrittura dei quipu ("La scrittura dell' antico Peru", Ed. Clueb) Fu a quel punto che il "Corriere" dette notizia dei documenti, notizia che subito rimbalzo' sulla stampa internazionale aprendo il dibattito tra gli studiosi che in larga parte, prima ancora di vedere i documenti, espressero dubbi sull' autenticita' del tutto. Faticosamente Laura Laurencich Minelli organizzo' una serie di indagini in tutte le direzioni: storiche, chimico - fisiche, e altre. Tutto questo mentre Clara Miccinelli e Carlo Animato annunciavano l' esistenza e la trascrizione di un secondo gruppo di documenti connessi ai precedenti e contenenti una quantita' di informazioni sulla vita di Blas Valera e sul sistema di scrittura dei quipu; a questo documento erano allegati numerosi reperti in cera, lana, metallo e conchiglia. La scorsa settimana i risultati di anni di fatiche sono stati presentati ai maggiori specialisti del mondo riuniti presso l' Istituto italo - latino americano di Roma, dove sono stati comunicati i dati delle ricerche di laboratorio (che hanno confermato l' autenticita' dei materiali) e due inaspettati "riscontri d' archivio" che hanno annullato ogni possibile dubbio. Ecco di che cosa si tratta: 1) una lettera rinvenuta in un importante archivio pubblico (quindi senza alcun collegamento con l' archivio Miccinelli) da Francesca Cantu' , docente di Storia dell' America Latina all' Universita' La Sapienza di Roma. In questa lettera, datata 1610, scritta da un notabile residente in Peru' e indirizzata a un alto funzionario del Consiglio delle Indie di Siviglia, lo scrivente chiede che cosa deve fare per mettere a tacere le voci ancora in circolazione sulla vicenda del vino avvelenato distribuito da Pizarro. 2) Una lettera del 1618, conservata nell' archivio generale dei Gesuiti, a Roma, e rinvenuta da Maurizio Gnerre, etnolinguista dell' Istituto orientale di Napoli, nella quale l' autore (evidentemente il gesuita Blas Valera) si rivolge al Padre generale dei gesuiti, Muzio Vitelleschi, facendo riferimento esplicito sia al secondo documento Miccinelli, sia a Guaman Poma de Ayala come falso autore dell' opera "Nueva Coronica y Buen Gobierno". Prove determinanti che hanno gettato scompiglio tra gli assertori del "tutto falso". A questo punto alcuni hanno rapidamente cambiato idea accettando l' autenticita' di entrambi i documenti Miccinelli, ma hanno sollevato il problema della veridicita' delle notizie riportate (questo e' infatti il vero interrogativo da porsi ora); altri si sono invece asserragliati dietro a speciose questioni particolari dando vita a quello "spettacolo" che ha tanto divertito il sorridente professore spagnolo. Per evitare nuove deprimenti esibizioni di cieca difesa di certezze ormai non piu' tali, occorre comunque arrivare alla pubblicazione integrale di tutti i documenti in modo che gli specialisti possano dirci se i libri di storia sono da riscrivere o se quei documenti sono invece la testimonianza della controinformazione messa in atto nel quadro delle lotte di potere in corso all' epoca. Non pubblicarli sarebbe una grave censura, esattamente come quella che nei suoi scritti il gesuita Blas Valera denuncia di aver subito per tutta la vita. Pagina a cura di VIVIANO DOMENICI ----------------------------------------------------------------- Primo documento: le terribili notizie in codice Il primo dei due documenti Miccinelli, ormai battezzato "Historia et rudimenta", e' composto da un fascicolo composto da una decina di fogli scritti tra i primi anni del Seicento e il 1637 dai gesuiti A. Cumis e A. Oliva, parte in latino e parte in cifrato numerico (cioe' , le lettere sono sostituite da numeri e altri segni). A queste carte erano allegati un quipu "letterario" di lana con nodi e inserti tessili e tre foglietti con disegni a colori raffiguranti un quipu (firmati dal gesuita Blas Valera, morto nel 1619) con note in cifrato numerico. L' intero manoscritto e' stato letto integralmente grazie al ritrovamento da parte di Clara Miccinelli e Carlo Animato del codice numerico che era conservato nell' archivio dei gesuiti a Roma. Nel testo si racconta perche' il meticcio Blas Valera subi' la censura da parte della Compagnia di Gesu' , come venne dichiarato morto, come invece si rifugio' in Spagna per poi tornare segretamente in Peru' e comporre - sotto falso nome - l' opera "Nueva Coronica y Buen Gobierno". Grazie alle annotazioni aggiunte al manoscritto nel 1737 sappiamo che il documento venne consegnato, in Cile, al gesuita Pedro Illanes che rimase sconvolto dalla lettura della parte in latino contenente gravissime accuse al comportamento dei Conquistadores nei confronti degli indios. Nel 1744 Pedro Illanes arrivo' a Napoli dove vendette il documento all' alchimista Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, il quale lo utilizzo' per redigere la sua "Lettera Apologetica" dedicata a una misteriosa Duchessa S.; dopo quella data si perdono le tracce del documento che ricompare solo nel 1927 quando il Duca Amedeo di Aosta - Savoia lo dono' al suo amico napoletano Riccardo Cera, zio dell' attuale proprietaria. ----------------------------------------------------------------- Secondo documento: nuove accuse, altre prove Il secondo "documento Miccinelli", battezzato ora "Exsul Immeritus" venne scritto dal gesuita Blas Valera nel 1618 e completa le informazioni contenute nel primo documento in particolare per quanto riguarda la vita dello stesso Valera che venne incarcerato e poi esiliato in Spagna in seguito all' accusa di aver avuto rapporti sessuali con un' india. Valera si difende e spiega come la sua condanna, emessa dalla Compagnia di Gesu' , sia stata in realta' la conseguenza del suo atteggiamento in difesa degli indios e della loro cultura. Il gesuita meticcio racconta anche come, nel 1597, venne giuridicamente dichiarato morto e di come dalla Spagna torno' segretamente in Peru' dove, in collaborazione coi suoi confratelli "indigenisti", realizzo' il libro "Nueva Coronica y Buen Gobierno" facendolo pero' attribuire al vanitoso Guaman Poma de Ayala che per questo ricevette in pagamento un asino e un carretto. Oltre a queste informazioni l' autore insiste sul sistema di scrittura mediante quipu di lana. Il testo e' riccamente illustrato con disegni a colori e da collage per i quali Valera utilizzo' lamine d' oro, frammenti di conchiglia e altri materiali. Oltre che da queste carte, "Exsul Immeritus" e' composto da una lunga lettera firmata da Francisco de Chaves (compagno d' armi di Pizarro?) il quale denuncia al re di Spagna le malefatte di Pizarro nei confronti dell' Inca Athaualpa. Insieme ai documenti cartacei sono stati rinvenuti diversi altri materiali tra cui il blocchetto di cera contenente il frammento di lettera di Colombo e il contratto stilato tra i gesuiti e il prestanome Guaman Poma de Ayala. All' interno del blocchetto di cera le due carte erano ripiegate piu' volte e protette da due laminette d' oro. ----------------------------------------------------------------- L' antichita' dei reperti e' stata provata nei laboratori italiani e australiani Il primo problema che si presento' alla ricomparsa dei documenti Miccinelli fu quello di stabilire se i materiali di cui erano formati i reperti - cioe' inchiostro, carta, colori, cera, lana e metalli - erano antichi quanto gli stessi documenti affermavano di essere. Un problema fondamentale data l' apparente importanza dei manoscritti e il rischio sempre presente per chi si occupa di antichi reperti di un' abile contraffazione. L' aspetto e le caratteristiche dei materiali ritrovati rendevano altamente improbabile la possibilita' di una contraffazione, ma questo non esimeva chi stava studiando i materiali dall' arrivare comunque alle analisi di laboratorio senza le quali sarebbe assurdo proseguire le complesse indagini storiche, grafologiche e stilistiche che i documenti richiedevano. Per queste indagini occorrevano fondi e la Rizzoli - Corriere della Sera decise di intervenire affinche' venisse fatto tutto il possibile per lo studio dei preziosi documenti. La professoressa Laura Laurenchic Minelli individuo' allora l' istituto di mineralogia dell' Universita' di Bologna (Giorgio Gasparotto) dove e' stato eseguito lo studio al microscopio elettronico per la microanalisi delle piccole lamine metalliche riproducenti le "parole chiave" utilizzate nei quipu letterari; l' analisi ha rivelato che le lamine sono di rame coperto da una sottile pellicola d' argento con una tecnica metallurgica ignota. L' esame dei colori utilizzati nei disegni del primo documento venne invece affidata al Centro di studio sulla spettroscopia Raman, presso il dipartimento di biochimica dell' Universita' di Bologna (Anna Tinti, con la collaborazione di Bertoluzza, Fagnano e Rossi). L' analisi ha rivelato la composizione dei colori confermando che i pigmenti utilizzati sono compatibili con quelli in uso nell' antico Peru' (a eccezione di certi ritocchi bianchi di evidente origine moderna). Ma non bastava. Occorreva arrivare alla datazione dei materiali. Per questo cinque campioni (prelevati da due cere e tre tessuti del secondo gruppo di documenti) vennero inviati ai laboratori dell' Australian Nuclear Science and Tecnology Organization, Sydney (Australia), dove Ugo Zoppi li ha sottoposti all' analisi del radiocarbonio. Le indagini hanno indicato per i campioni tessili date oscillanti tra il 1133 e il 1440, mentre le cere si collocano, in un caso, tra 1013 e il 1064, e nel secondo caso (la cera contenente i documenti scritti) tra il 1437 e il 1631. In quest' ultimo caso la datazione di laboratorio e' compatibile con la data del 1618 indicata sul documento "Exsul Immeritus". Negli altri casi le datazioni ottenute risultano addirittura piu' antiche di quanto ci si sarebbe aspettati, ma queste discrepanze potrebbero essere spiegate con il riutilizzo continuo dei materiali impiegati (cera e lana). Nel caso delle fibre di lana dei quipu, lo stesso manoscritto rivela che per la realizzazione dei quipu piu' importanti si riutilizzava la lana di vecchi quipu "carichi" della forza degli antenati. ----------------------------------------------------------------- Sul retro della lettera dello scopritore delle Americhe, sigillata nella cera, il gesuita meticcio Blas Valera scrisse una pesante invettiva "Tu, Colombo, figlio di Satana" Una delle tante sorprese uscite dall' insieme dei documenti dell' archivio Miccinelli e' il frammento di lettera autografa di Cristoforo Colombo, indirizzata al figlio, nella quale l' Ammiraglio si firma "portatore di Cristo" e afferma che dietro alla sua impresa vi fu la volonta' divina. Il prezioso autografo era minutamente piegato e incluso in un blocchetto di cera rossa (cm 4 x 4 x 1,8) ritrovato allegato al secondo gruppo di documenti redatti dai gesuiti che si battevano per i diritti degli indios e la conservazione della cultura andina. Per questo gruppo di oppositori, diretto dal gesuita meticcio Blas Valera, la tragedia degli indios americani era iniziata fin dal momento della scoperta dell' America e per questo Cristoforo Colombo veniva da loro considerato come il primo responsabile del genocidio delle popolazioni indigene. In questo clima politico e morale la presenza della lettera di Colombo tra i manoscritti di Napoli assume il valore di "reliquia negativa", di denuncia dell' atteggiamento e del ruolo del Genovese. Questo e' pienamente testimoniato dalla presenza, sul rovescio dello stesso foglio, del testo completo di una feroce cantilena contro l' Ammiraglio e il suo "satanico" ruolo (vedi testo completo qui sopra). Secondo quanto afferma il testo annotato e firmato da Blas Valera, questa filastrocca veniva canticchiata "nella "Confraternita del Nome di Gesu" dove, evidentemente, l' opposizione alla politica dei Conquistadores e al comportamento anti - indigeno di molti uomini di chiesa era largamente condivisa. La filastrocca, che e' scritta in parte in latino e in parte in spagnolo, presenta un ulteriore elemento di interesse nel punto in cui - sempre riferendosi a Colombo - Valera scrive che "Santa Maria lo condusse, Santa Clara lo accompagno' , Santa Giovanna lo scorto". Secondo Clara Miccinelli, proprietaria dei documenti e trascrittrice degli stessi, i tre nomi delle sante potrebbero essere i veri nomi delle caravelle di Colombo comunemente note come Nin - a, Pinta e Santa Maria. In effetti, gia' da tempo si sapeva che il vero nome della Nina era Santa Clara; quindi quello di Santa Giovanna potrebbe essere davvero il nome della Pinta.

Domenici Viviano

Pagina 29
(3 ottobre 1999) - Corriere della Sera

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