Nat. Hist., XXXVII, 42-50

[42] Certum est gigni in insulis septentrionalis oceani et ab Germanis appellari glaesum, itaque et ab nostris ob id unam insularum Glaesariam appellatam, Germanico Caesare res ibi gerente classibus, Austeraviam a barbaris dictam. Nascitur autem defluente medulla pinei generis arboribus, ut cummis in cerasis, resina in pinis erumpit umoris abundantia. Densatur rigore vel tempore ac mari, cum ipsum intumescens aestus rapuit ex insulis, certe in litora expellitur, ita volubile, ut pendere videatur atque non sidere in vado. 





[43] Arboris sucum esse etiam prisci nostri credidere, ob id sucinum appellantes. Pinei autem generis arboris esse indicio est pineus in adtritu odor et quod accensum taedae modo ac nidore flagrat. Adfertur a Germanis in Pannoniam maxime provinciam, et inde Veneti primum, quos Enetos Graeci vocaverunt, famam rei fecere proximique Pannoniae et agentes circa mare Hadriaticum. 



[44] Pado vero adnexa fabula est evidente causa, hodieque Transpadanorum agrestibus feminis monilium vice sucina gestantibus, maxime decoris gratia, sed et medicinae; creditur quippe tonsillis resistere et faucium vitiis, varie genere aquarum iuxta Alpis infestante guttura hominum. 



[45] DC M p. fere a Carnunto Pannoniae abesse litus id Germaniae, ex quo invehitur, percognitum nuper, vivitque eques R. ad id comparandum missus ab Iuliano curante gladiatorium munus Neronis principis. Qui et commercia ea et litora peragravit, tanta copia invecta, ut retia coercendis feris podium protegentia sucinis nodarentur, arma vero et libitina totusque unius diei apparatus in variatione pompae singulorum dierum esset e sucino. 



[46] Maximum pondus is glaebae attulit XIII librarum. Nasci et in India certum est. Archelaus, qui regnavit in Cappadocia, illinc pineo cortice inhaerente tradit advehi rude polirique adipe suis lactentis incoctum. Liquidum id primo destillare argumento sunt quaedam intus tralucentia, ut formicae culicesque et lacertae, quae adhaesisse musteo non est dubium et inclusa durescente eodem remansisse.



[47] Genera eius plura sunt. Ex iis candida odoris praestantissimi, sed nec his nec cerinis pretium. Fulvis maior auctoritas. Ex iis etiamnum amplius tralucentibus, praeterquam si nimio ardore flagrent; imaginem igneam in iis esse, non ignem, placet. Summa laus Falernis a vini colore dictis, molli fulgore perspicuis in quibus et decocti mellis lenitas placeat.



[48] Verum hoc quoque notum fieri oportet, quocumque modo libeat, ea tingui, haedorum sebo et anchusae radice, quippe iam et conchylio inficiuntur. Ceterum attritu digitorum accepta caloris anima trahunt in se paleas et folia arida et philyras, ut magnes lapis ferrum. Ramenta quoque eius oleo addito fiagrant dilucidius diutiusque quam lini medulla. 




[49] Taxatio in deliciis tanta, ut hominis quamvis parva effigies vivorum hominum vigentiumque pretia exsuperet, prorsus ut castigatio una non sit satis. In Corinthiis aes placet argento auroque mixtum, in caelatis ars et ingenia; myrrhinorum et crystallinorum diximus gratiam; uniones capite circumferuntur, gemmae digitis; in omnibus denique aliis vitiis aut ostentatio aut usus placet: in sucinis sola deliciarum conscientia. 





[50] Domitius Nero in ceteris vitae suae portentis capillos quoque Poppaeae coniugis suae in hoc nomen adoptaverat quodam etiam carmine sucinos appellando, quoniam nullis vitiis desunt pretiosa nomina; ex eo tertius quidam hic colos coepit expeti matronis. Usus tamen aliquis sucinorum invenitur in medicina, sed non ob hoc feminis placent. Infantibus adalligari amuleti ratione prodest. 




[42] Indubbiamente l’ambra ha origine nelle isole dell’Oceano settentrionale ed è definita dai Germani "gleso", motivo per cui anche noi abbiamo attribuito il nome Glesaria a una di quelle isole all’epoca in cui Germanico Cesare compiva in quella zona imprese con la flotta, mentre invece i barbari l’hanno chiamata Austeravia. L’ambra deriva dal midollo che defluisce da particolari specie di pino alla stregua della gomma che deriva dai ciliegi o come la resina che trabocca dai pini a causa della copiosità della linfa. Essa si condensa per il freddo, per effetto di certe condizioni climatiche o per via del mare, quando l’impetuoso riflusso delle onde la trasporta lontano dalle isole, la deposita certamente lungo le spiagge in modo così rapido che essa pare rimanere sospesa piuttosto che andare a fondo.


[43] Anche i nostri avi ritennero che fosse il succo di un albero e la chiamarono quindi "succino". Il fatto che si tratti di una variante di pino, poi, lo  prova l’odore che essa sprigiona in caso di strofinamento, ma anche che, se viene accesa, arde in modo analogo a un albero resinoso, emanando anche le stesse esalazioni. I Germani la trasportano principalmente verso la provincia di Pannonia e da lì i Veneti, che erano chiamati Eneti dai Greci, per primi ne accrebbero la fama grazie alla loro vicinanza alla Pannonia e alle attività che conducevano intorno al Mare Adriatico.  

[44] In realtà il mito dell’ambra è legato al fiume Po per un motivo evidente e cioè che ancora oggi le contadine dei Transpadani indossano manufatti d’ambra come monili soprattutto a motivo di ornamento, ma li usano anche come rimedio medico; infatti si ritiene che l’ambra faccia passare la tonsillite e le infezioni alla gola, dal momento che il tipo di acque presenti vicino alle Alpi infetta in diverse maniere la gola degli uomini. 


[45] Questo litorale della Germania, da cui l’ambra viene importata, dista 600 miglia da Carnunto in Pannonia: ciò è stato appurato recentemente e ancora oggi è in vita il cavaliere romano inviato al fine di procurarsi l’ambra da Giuliano, che era stato incaricato di occuparsi dei giochi gladiatori dell’imperatore Nerone. Egli attraversò quei mercati e i litorali e trasportò una quantità d’ambra così grande che le reti protettive predisposte a tener lontano le fiere dal podio erano tenute insieme con frammenti di questa resina; in realtà anche le armi, le lettighe funebri e tutto ciò che era stato preparato in un singolo giorno, poiché tale sfarzo mutava quotidianamente, era fatto d’ambra.  

[46] Il blocco più grande che egli si procurò era di tredici libbre. Indubbiamente l’ambra si forma anche in India. Archelao, colui che regnò sulla Cappadocia, tramanda che essa viene trasportata grezza da quel luogo con la corteccia del pino ancora attaccata e viene fatta cuocere insieme al grasso di un maiale da latte. Il fatto che inizialmente l’ambra stilli come un liquido è dimostrato dalla possibilità di osservare in trasparenza al suo interno degli animali, come formiche, zanzare e lucertole, che senza dubbio si sono attaccati alla resina ancora fresca e sono poi rimasti intrappolati mentre si solidificava.

[47] Esistono diversi tipi di ambra: tra questi l’ambra bianca presenta l’odore più sublime, ma né quella né la variante color cera hanno grande valore. Tra le varie tipologie quella giallo scuro è di maggior pregio, ancor di più se è trasparente, a meno che la sua lucentezza non risplenda eccessivamente; di essa è apprezzato l’aspetto scintillante che rievoca il fuoco, ma non il fuoco vero e proprio. La variante di massimo pregio è quella di Falerno, così chiamata per il colore del vino, della quale si ammira la chiarezza del suo leggero fulgore e la dolce coloritura del miele cotto.  

[48] In verità è necessario rendere noto anche questo, e cioè che l’ambra può essere colorata in qualsiasi modo si preferisca con il sego dei capretti e con la radice di ancusa e ormai si può tingere indubbiamente anche con la porpora. D’altronde, nel momento in cui essa riceve un soffio di calore per lo strofinamento delle dita, l’ambra attrae verso di sé paglia, foglie secche e fili di tiglio, come la pietra magnetica attrae il ferro. Inoltre le schegge d’ambra risplendono in modo più luminoso e più a lungo del midollo del lino quando si aggiunge olio.


[49] Tra gli oggetti di lusso il prezzo dell’ambra è così elevato che la statuetta di un uomo, anche se piccola, supera il valore di uomini vivi e ancora robusti, in modo tale che non sia sufficiente un solo rimprovero. Nei vasi corinzi si apprezza il fatto che il bronzo venga mescolato con oro e argento, negli oggetti incisi si ammira la perizia e il talento; abbiamo menzionato in precedenza la bellezza dei vasi di murra e di cristallo; le perle vengono poste attorno alla testa, le gemme invece attorno alle dita; in breve, per quanto riguarda tutti gli altri beni di lusso troviamo piacere nell’ostentarli o nell’impiegarli per cose pratiche, mentre per gli oggetti d’ambra ci soddisfa solamente la consapevolezza della bellezza dell’oggetto.     


[50] Domizio Nerone, tra le altre stramberie della sua vita, aveva scelto di assumere questo nome anche per i capelli di sua moglie Poppea, definendoli persino "ambrati" in un suo componimento poetico, dal momento che per riferirsi ai vizi non mancano mai i nomi raffinati; da quel momento, le matrone romane hanno cominciato a desiderare questa terza tinta per i loro capelli. Tuttavia, un qualche utilizzo dell'ambra si trova in medicina, ma non è per questo motivo che essa piace alle donne. L'ambra giova ai bambini, che la indossano in qualità di amuleto.