Vita quotidiana e alimentazione in tempo di guerra

 
MIl 17 luglio e 4 agosto 2005 dalla collaborazione tra l'Associazione Vecchia Filanda, la fattoria didattica zocchese "Nella terra di nessuno" e Gaia 2001 (ideatore), è stato realizzato l'evento dedicato all'alimentazione in tempo di guerra: "Zocca un paese al fronte" dove abbiamo costruito ed inaugurato il monumento dedicato al partigiano zocchese Oliviero Rubini della "Stella Rossa". Per l'occasione è stato realizzato il filmato omonimo.
On 17th July and 4th August 2005, together with the Zocca didactic farm "In no man's land" and Gaia 2001, we realized the event dedicated to food in times of war: "Zocca, a country to front" where we have built and inaugurated the monument dedicated to the Zocca partisan  Oliviero Rubini of the "Red Star". For the occasion was made the movie with the same name.
 
 
  

Thanks to Rob Lihani, "The Signal Depot", we can show the videos:

Tent, Large, Wall; M1934 Pyramidal Tent; Storage Tent

 
and

WWII C-Ration dinner in Italy


 

ITA
Le persone non sono le divise che indossano
Dall’alimentazione all’integrazione, un percorso lungo la storia
 
Parlare di alimentazione, un concetto compreso e condiviso da tutti, un concetto apparentemente semplice da cui partire per affrontare concetti complessi e di estrema attualità e quindi partendo da obiettivi educativi generali come:

 

  • comprendere che l'alimentazione muta nel corso della storia;
  • comprendere il rapporto tra alimentazione umana e fattori economici, politici, sociali e culturali;
  • comprendere perché “girare in bicicletta o tenere le mani in tasca” non sono più un reato: le conquiste di una società civile e democratica (non dare tutto per scontato);
  • acquisire la capacità di vivere con gli altri, nel tempo storico, in un atteggiamento di integrazione e reciprocità;
  • acquisizione di una positiva identità;

giungere a poter affrontare aspetti educativi più complessi in quanto “figli della nostra società” come:

  • l’integrazione sociale, il “diverso”, il “nuovo” come risorsa per sradicare la pratica dell’esclusione sociale tanto “cara” ai giovani;
  • la xenofobia, mettere in discussione le “certezze” che non ci appartengono attraverso un percorso di analisi e costruzione di una propria opinione attraverso il confronto con l’altro;
  • ecc.
  
Una delle bestie generate dalle guerre: la fame

 

Una fame che al di la di retoriche propagandistiche unisce anziché dividere, una fame che non ha ne bandiera, ne colore, ne divisa, una fame che smuove gli animi degli uomini e delle donne che sono sotto quelle “pesanti” divise, perché anche loro sono genitori, figli e fratelli allontanati e divisi dalla guerra e che nella maggior parte dei casi si trovano a dover combattere senza capirla. Divise “pesanti” perché caricate, come simbolo di ingiustizia e di oppressione, di rancore e spesso di odio, ma “le persone non sono le divise che indossano”, le persone sono “diverse” sono reali ed in quanto tali con sentimenti pressoché identici: la paura di morire, la paura di non rivedere i propri cari, l’incertezza per il futuro e la speranza! Sì, se la paura è quell’istinto primordiale che ci mette nelle condizioni di “massima attenzione” ai fini della sopravvivenza, la speranza è quel sentimento che ci da la forza di guardare avanti, di ricostruire la nostra vita. Sono tanti gli episodi di vita, in periodo di guerra, che ci raccontano di come uomini e donne con “etichette” di diversi schieramenti abbiano annullato il senso stesso di queste etichette semplicemente riscoprendosi a vicenda uomini e donne in difficoltà. Dalle cure mediche di militari occupanti da parte della popolazione occupata, alla fornitura, di sotterfugio, di generi alimentari alle popolazioni occupate da parte dei militari occupanti.

 

Capire come, cosa e dove si mangiava può essere un percorso che partendo dai fatti bellici ci può accompagnare alla scoperta di necessità e problemi che da sempre hanno accomunato l’essere umano che in quanto tale è “svestito” di ogni tipo di “divisa” militare, religiosa, culturale.

Una scoperta che permette di rileggere anche l’evoluzione sociale di una nazione, di un continente da fine ottocento ai giorni nostri. Una rivoluzione di costumi (dalla cucina di casa alla cucina professionale, che consumiamo fuori casa) e consumi (scarsità, abbondanza, spreco).

 

Alcuni temi di riflessione

  • I manuali di economia domestica ed i ricettari pubblicitari. Tra la fine della prima guerra mondiale ed i primi anni cinquanta ci fu un fiorire di opuscoli, più o meno ricchi, che si ripromettevano di suggerire alle massaie modi e modalità di utilizzo delle “scarse” materie prime, gli uni per velleità autarchiche “coltivate e consumate legumi… e non insalata”  incitamento dovuto non tanto dal fatto che i primi siano più nutritivi ma perché così non si rifletteva sul fatto che sarebbe servito l’olio per condirli ma l’olio, come tantissimi altri prodotti, scarseggiava, gli altri dettati da leggi di un mercato che stentava a decollare.
  • Come è cambiato il ruolo degli ambienti domestici, la cucina diventa un locale di servizio non più un luogo di aggregazione. Mentre fino agli anni quaranta gli spazi abitativi si progettavano partendo da una ripartizione che iniziava dalla cucina intesa come principale luogo di aggregazione familiare ed in cui si lavorava dalla mattina alla sera, oggi lo spazio “cucina” è sempre più ridotto fino a diventare in alcuni casi un “accessorio”. Esistono oggi, vista la ricerca di spazi abitativi piccoli, dettati da nuclei familiari formati da una o due persone e dai costi elevatissimi degli affitti, da uno stile di vita che porta tutti a lavorare fuori casa, “cucine” racchiuse dentro piccoli armadi che ben si adattano agli arredamenti dei mono o bi-locali.
  • Il cibo, l’alimentazione come elemento di coesione sociale (pranzo di nozze, pranzo di lavoro, cena tra amici, ecc.) e di ritualità (pane di natale, pane dei morti, the, ecc.).
  • L’Artusi con la sua opera “la Scienza in cucina”, già con la prima edizione del 1891, compie un importante passo verso un’unificazione della cultura culinaria italiana, non della cucina sia ben chiaro, rivolgendosi ad un pubblico borghese, più attento a questi temi non essendo costretto a confrontarsi con il quotidiano problema dell’alimentazione “da sopravvivenza”. Un’unificazione della cultura culinaria italiana che diventa proletaria solo dopo la prima guerra mondiale quando, di ritorno dal fronte, oltre al ricordo di brutali eventi ci si porta a casa anche la scoperta di “altre” culture italiane. Fu infatti con la prima guerra mondiale che le genti si resero conto di essere “itagliane”, una popolazione di estrazione agricola, per la maggior parte analfabeta e che spesso si era spostata dal proprio paese solo per andare alla fiera del paese vicino, che si esprimeva soltanto in dialetto, che viaggiava a piedi o con il carro e che in molti casi non aveva neanche mai visto la neve e che si vide catapultata a centinaia o migliaia di chilometri di distanza per combattere gente che parlava una lingua straniera. Ma la cosa più strana era che si parlavano più lingue “straniere” tra le fila degli italiani che al di la del fronte. Una scoperta quella dei dialetti e delle relative culture e tradizioni che si rivelò il vero volano per la costruzione di una identità nazionale. 
  • Le tessere annonarie, i buoni di prelevamento, la borsa nera e le “strategie di sopravvivenza”: come la necessità diventa volano di ingegnosità. La campagna produce, la città consuma. Un quintale di grano in cambio di una pentola di zinco. Strumenti e tattiche di sopravvivenza in cucina (surrogati, alimurgia e … "prodotti tipici”). Come e perché prodotti nati come prodotti di sopravvivenza ora si trovano solo nei ristoranti più rinomati. I concetti di scarsità, abbondanza, spreco.
  • La paura del nuovo, del diverso, dello sconosciuto: quando era vietato girare con le mani in tasca, portare il mantello (tabarro) o girare liberamente in bicicletta. Come sconfiggere lo stereotipo.
  •  

ALIMENTAZIONE: mangiare in tempo di guerra

 

Utilizzare l’alimentazione come caso storico, come metafora, come approccio a diverse problematiche va nella direzione di porre tutti nella condizione di comprendere il contesto entro cui si sta articolando l’approfondimento, l’intervento educativo.

Le problematiche legate all’alimentazione sono problematiche anche attuali e che quindi permettono di porre tutti allo stesso livello di conoscenze base e di dare ad ognuno la possibilità di diventare attore potendo portare la “propria esperienza”, la propria cultura. Inoltre l’alimentazione è un tema trasversale a qualsiasi altro tema ed a qualsiasi periodo storico quindi permette di costruire facilmente un “ponte” verso argomenti più lontani dal quotidiano.

Ecco quindi il perché del titolo “Vita quotidiana e alimentazione in tempo di guerra”, un progetto che ha l’ambizione di fornire strumenti educativi di carattere storico e sociale.

 

... per “toccare e assaggiare” la storia.

per ricucire quello strappo “virtuale” generatosi nei giovani d’oggi che vivendo in una società dove, se da una parte la comunicazione viene semplificata a tal punto da travolgere letteralmente i confini spazio-culturali, dall’altra li porta a rischiare di perdere il senso d’appartenenza ad una comunità, le “proprie radici”.

 
 

Il percorso proposto verte quindi sulla storia dell’alimentazione partendo dalla ricerca sul piano antropologico, considerando quindi l'evoluzione delle diverse pratiche alimentari (prodotti, tecniche, utensili e comportamenti concernenti i pasti). In particolare, la valutazione della dimensione storica è utile per far comprendere tanto ai bambini quanto alle nuove generazioni di adulti come l'alimentazione sia condizionata da fattori economici, sociali, politici e culturali e, viceversa, come l'alimentazione influisca sull'organizzazione di tali fattori da parte dell'uomo (ci sono inquietanti indizi che prospettano nuovi conflitti non più per il petrolio ma per l’acqua e per il cibo!). Un itinerario sull'alimentazione, la sua assenza (la fame) e la sua abbondanza (il consumo e lo spreco).

Il percorso si propone di analizzare le abitudini alimentari in un preciso momento storico, quello della Seconda Guerra Mondiale, ma come abbiamo visto nella premessa risulta estremamente semplice parlare anche di Prima Guerra Mondiale, anche mediante l’ausilio di ricostruzioni di ambienti, testimonianze verbali e diorami viventi. In particolare verrà dato ampio spazio alla raccolta di testimonianze degli abitanti della zona e dei Partigiani che vissero, con approcci diversi, la stessa “fame” (nel caso della Prima Guerra Mondiale la raccolta di testimonianze sarà effettuata tramite ricerca d’archvio).

 

LA METODOLOGIA (under 16)

E' possibile raccontare ai bambini, ai ragazzi le storie, i costumi, le tradizioni e le vicende umane in modo avvincente come se fosse una fiaba, una storia? E' ipotizzabile stimolare la loro curiosità attraverso il gioco e l'animazione per rendere piacevole, divertente, appassionante la storia? E' fattibile, infine, trasmettere emozioni ai ragazzi e nello stesso tempo fornire loro una chiave di lettura per meglio conoscere e comprendere la propria e l’altrui cultura?

Nel modello comunicativo adulto-bambino, il messaggio, o meglio i "contenuti", hanno sempre rivestito un ruolo primario. Indubbiamente quando si parla ai ragazzi è necessario disporre di buoni argomenti (cosa dire) ma è altrettanto importante trasmetterli in modo adeguato (come dirlo) per stimolare la loro curiosità e per mantenere viva l'attenzione con l'obiettivo di farsi capire. Nell'insegnamento scolastico, ma anche in altri ambiti educativi (non ultimo quello sociale), si dà molto risalto alle parole, finendo con il soffocare gli strumenti tradizionali della comunicazione quotidiana, vale a dire la spontaneità, il modo di presentarsi e mettersi in gioco, la carica emotiva, il senso dell'umorismo, la capacità innata di raccontare e di raccontarsi. Ecco allora che per quanto importanti siano gli argomenti trattati, se non sono esposti con il necessario entusiasmo, passione e dinamismo, la comunicazione rischia di essere poco efficace. Se i bambini, tanto per fare un esempio, si annoiano in classe, il problema non è quasi mai legato alla scarsa preparazione dell'insegnante o a contenuti di modesto valore, bensì ad un'inadeguata capacità di comunicare con i piccoli interlocutori.

La "storia raccontata", così come noi la intendiamo, ha per oggetto la capacità di entrare in sintonia con i ragazzi e di accompagnarli in un percorso che stimoli il loro interesse e la loro curiosità per guardare, osservare e capire l'uomo e la società. Il suo compito non è quello di fornire informazioni (che possono e devono essere attinte in ambito scolastico) ma quello di attivare l'ascolto, l'osservazione per stimolare la riflessione.

Ricucire quello strappo “virtuale” generatosi nei giovani d’oggi che, vivendo in una società dove, se da una parte la comunicazione viene semplificata a tal punto da travolgere letteralmente i confini spazio-culturali, dall’altra li porta a rischiare di perdere il senso d’appartenenza ad una comunità, le “proprie radici”.

Il percorso didattico non vuole essere solo il luogo delle cose da mostrare ai bambini, ma soprattutto il luogo della narrazione, delle idee, delle domande e delle risposte, delle attività espressive e di laboratorio. Ecco allora la necessità di considerare i percorsi “narrativi” come momenti di animazione nei quali “l'educatore” può mettere in campo le proprie competenze per coinvolgere i ragazzi e per attivare attenzione e interesse.
 

 

 

I TEMI, I MATERIALI E GLI STRUMENTI: il caso Linea Gotica

Con l’avvicinarsi del fronte all’Emilia Romagna, alcuni aspetti della vita quotidiana della popolazione civile peggiorarono sensibilmente.  La regione fu presidiata dalle truppe tedesche, distribuite in maniera capillare nei paesi e nelle campagne, in particolare il territorio modenese, divenuto immediata retrovia, vide un aumento considerevole di truppe. L’avvicinarsi del fronte portò ad un aumento notevole dell’attività aerea sulla provincia, gettando nel caos i trasporti e paralizzando ogni attività economica e amministrativa. Ciò impedì un regolare approvvigionamento alimentare della popolazione. Le difficoltà di approvvigionamento furono esasperate oltre che dall’accresciuta presenza di truppe tedesche in provincia e dalla necessità del loro sostentamento, dall’incremento di sfollati e di profughi e dalla scarsità dei prodotti agricoli dovuta in parte anche alla mancanza di manodopera. Su questa carenza di “braccia”, oltre che il richiamo alle armi, influì anche il reclutamento, con un alto salario,  da parte dei tedeschi di 10.000 lavoratori modenesi per i lavori di costruzione del sistema difensivo della Linea Gotica.

 
CONTENUTI
  • analisi di bandi ed editti d’epoca;
  • ricostruzione di ambienti legati all’alimentazione ed alla guerra;
  • coinvolgimento mediante la partecipazione emotiva a diorami viventi;
  • scoperta degli antichi e nuovi prodotti per l’alimentazione;
  • la fame aguzza l’ingegno: le ricette povere;
  • i prodotti della montagna: cibo e “calore”, l’importanza di legna e carbone;
  • l’economia a tempo di guerra: un quintale di grano per una pentola di zinco;
  • le tradizioni alimentari della montagna, visita ai musei tematici della zona;
  • la campagna produce, la città consuma;
  • il razionamento: la tessera annonaria e il mercato nero;
  • i prelevamenti partigiani;
  • gli sfollati, differenze tra città e campagna: l’orto di guerra e l’autarchia alimentare.

 

Le informazioni raccolte e le riflessioni che emergeranno durante lo svolgimento del percorso possono essere organizzate dai ragazzi in un dossier, corredato di foto, illustrazioni e disegni che potrà essere completato durante l’anno scolastico con la ricerca ed analisi di documenti scritti ed interviste agli anziani/ai nonni.

 

Il percorso didattico è stato “costruito” unendo professionalità ed esperienze diverse che vanno dalla comunicazione, alla didattica, all’esperienza diretta di fatti e di aspetti della vita quotidiana di cui il percorso vuole essere l’espressione.
 

Persons are not their uniforms
From nourishment to integration, an historical pathway
 
We speak about nourishment, a very well understood and shared concept, seemingly easy, as a starting point to face complex and current concepts through some general educational targets which are:
 
  • Understand that nourishment and alimentation changes through the ages;;
  • Understand the relationship between human nourishment and economical, political social and cultural aspects;
  • Understanding why "riding a bicycle or keeping hands in the pockets" is not a crime anymore: the conquests of a civilized and democratic society (not all is to be taken for granted);
  • Acquire the competence to live with others, in the historical perspective, in an attitude of mutual integration;
  • Acquire a positive identity;

Reach the correct state to tackle more complex educative aspects since "sons of our society" as:

  • Social integration, the "different", "new" as a resource to eradicate social preclusion, very common among young people;;
  • Xenophobia, debate about "certainities" which do not belong to us through analysis and construction of one's opinion by confrontation with the others;
  • etc. 
  
One of the beasts generated by war: famine

Famine unites and does not divide people as common propaganda affirms, famine has no flag nor colour, nor uniform, famine can move humans' hearths underneath the uniforms which seem "heavy", as they also are parents, sons or daughters, brothers or sisters set apart and divided by a war they have to fight but they do not understand. "Heavy" uniforms because they are loaded, as a symbol of iniquity and oppression, of resentment and often hate, but "persons are not their uniforms", they are "different", real and as real with the same feelings: fear of death, fear of not seeing again their relatives, uncertainty of future and hopes! Yes, if fear is that primal instinct which sets us in "maximum alertness" with the scope of surviving, hope is that feeling which gives us strength to look ahead, to reconstruct our lives. There are so many tales of people during the war which tell us how men and women with "labels" of opposed alignments simply dissolve the same meaning of those labels, finding themselves to be just men and women in a troubled time. From medical support to enemy soldiers given by the occupied population, to giving repair, food to occupied population by enemy soldiers.
Understand how, what and where they ate, starting from military facts, can lead us to discover necessity and problems which belong to the human being all along, and therefore humans are "undressed" of every kind of "uniform", military, religious, cultural.
Such a discovery allows the re-interpretation of the social evolution of a nation, of a continent from the end of the XIX century to nowadays. The revolution of habits (from family cooking to professional cooking, which we eat out of our homes) and consumptions (scarcity, abundance, spoil).

    Some reflection themes:
  • Housekeeping handbooks and advertising cookbooks. Many booklets were published from the end of World War I and 1950's which, more or less rich, were trying to suggest housekeepers ways and modalities to cope with the scarcity of primary food resources, some with autarkical velleities "grow and use legumes… not salad", advice given not because of the formers' nutritional values, but because it would have been unnecessary to reflect on the need of olive oil to dress them, and oil was scarce, others given on the base of a market that was far from taking off.
  • How the vocation of domestic places changed. The kitchen was transformed into a service place and was not a meeting place anymore. Even if until the 1940s' houses were designed starting from the kitchen, considered as the main meeting place for the family and in which working activities were carried out from the morning to the sunset, today the "kitchen" space is more and more shrinked, until it becomes in some cases merely an "optional". Today, because of the need for small living spaces by one or two persons families, of high rental prices and because of a way of life which is carried out mainly out of the house, "kitchens" are enclosed in small wardrobes which perfectly suit the furniture of one rooms' flats.
  • Food, nourishment as a social cohesion (wedding dinner, work dinner, dinner with friends, etc), and rituality (Christmas pudding, all saint's bread, tea, etc.).
  • Artusi, with his work "Science in the kitchen", as early as 1891 with the first edition, makes the first step in uniting the Italian culinary culture, not cooking, to be clear: addressing a middle-class reader, more interested in this sort of theme, being the one who did not need to resolve the ordinary "survival" nourishment. The unification of Italian culinary culture becomes proletarian only after the end of World War I when, returning from the battlefront, memories of brutal events brought also the discovery of "other" Italian cultures. It was as a matter of fact with World War I that people realised to be "Itagliane", agricultural based people, the majority of which was illiterate, and that often went away from their home village only for visiting the other villages' fairs, who only spoke dialect, who travelled by foot or with the cart, in some cases who never saw snow and that was sent hundreds or thousands of kilometres away to fight against people who spoke a different language. But the strangest thing is that there were many more "foreigners" languages among the Italians then on the other side of the battlefield. The discovery of dialects and relative cultures embedded was the starting point of national identity construction.
  • Food cards, withdrawal coupons, black market and "survival strategies": how necessity sharpens the mind. Rural areas produce, the town consumes. A hundredweight of grain for a zinc frying pan. Tools and tactics for survival in the kitchen (substitutes, use of wild plants and … "typical products"). How and why products that were elaborate for survival now can only be found in famous restaurants. Concepts of scarcity, abundance, spoil.
  • Fear of the new, the different, the unknown: when it was forbidden to stroll with hands in the pockets, to wear the mantle (tabarro) or to ride a bicycle. How to defeat stereotypes.
NOURSHIMENT: eating in wartime
Using nourishment as an historical case, as a metaphor, as an approach to different problems goes in the direction of putting everyone in the condition of understanding the context within which the insight and the educative trial is set.
Problems related to nourishment are still actual. Therefore everyone can be given the same basic knowledge and the possibility of actively participating with "one's own experience", one's culture. Moreover nourishment is a transversal thematic that bridges many other themes and every historical period and allows the building of a real "bridge" towards subjects which are far from daily experience.
From here the title "Daily life and nourishment in wartime", the project has the ambition to give educative tools with historical and social values.
 
...To "touch and taste" history

To sew that "virtual" laceration born in nowadays young people who live in a society in which, if on one hand communication is simplified to the point of literally overwhelming the cultural and spatial borders, on the other it menaces them to loose their sense of belonging to their community, to their "roots".
 
The percourse deals therefore with food history starting with anthropological research. We consider the evolution of different nourishment strategies (products, techniques, tools and behaviours during meals). In particular, the evaluation of the historical dimension is useful to aid understanding both for children and for new generation adults on how food is conditioned by economical, political, cultural aspects and, on the contrary, how food affects the organization of those aspects by humans (there are hints about new conflicts non for petrol but for food and water!). The journey through nourishment and alimentation, its absence (famine) and its abundance (consumption and spoil).

The project analyses alimentary habits in a specific historical time, that of World War II, but as we saw in the introduction, it is equally easy to approach World War I, with the use of environments' reconstructions, verbal attestations and live dioramas. In particular collecting of primary data from the inhabitants and partisans of the area who dealt with different attitudes the same famine will have a fundamental space in the project (in the case of World War I, research will be made in historical archives).
 
METHODOLOGY (under 16)
Is it possible to tell our children and small boys and girls, the tales, the costumes, the traditions and the human ongoing in an exciting way, as if it was a children's tale, a story? Is there a way to stimulate their attention and curiosity through games and animation, to make history a pleasing, funny and absorbing thing? Is it possible, finally, to communicate feelings to them  and at the same time give them a cipher-key to better understand their culture as well as others' cultures?
In the communication module between adult and child the message, or better "the contents", have always been given primary importance. It is undoubtedly true that when speaking about kids it is necessary to have good topics (what to say) but it is also important to communicate them in an appropriate way (how to say it) to stimulate their curiosity and to keep attention alive with the aim of being understood. In scholastic teaching, as well as in other educational spaces (not last the social one), there is great stress on the spoken word. This process leads to the suffocation of traditional tools embedded in daily communication, such as spontaneity, the way of presenting oneself and step forward, emotional attitude, sense of humour, the inner capacity of telling oneself and telling things.
This is why even if the topics are relevant and important, if communication is carried out without the necessary enthusiasm, passion and elasticity, communication itself risks to be inefficient. If children, just to give a practical examples, are bored in the classroom, the problem is almost never due to the teacher's insufficient preparation or to modest value of the information given, but to incongruous communication competences with the children.
"History telling", as we conceive it, has its primary object in the competence of  tuning-in with the children and leading them in a journey which can stimulate their interest and their curiosity to look, observe and understand humans and society. Its aim is not that of passing information (which has to be given in scholastic environments) but that of re-activate hearing, observation to inspire reflection.
To sew that "virtual" laceration born in nowadays young people who live in a society in which, if on one hand communication is simplified to the point of literally overwhelming the cultural and spatial borders, on the other it menaces them to loose their sense of belonging to their community, to their "roots".
The didactic percourse does not want to be a place where children are showed things but a place of storytelling, of ideas, of questions and answers, of expressive and laboratory activities.
"Storytelling" activities can therefore be considered as moments of animation in which the "educator" can step forward with his or her competences to involve children and activate their interest and attention.
 
THEMES, MATERIALS AND TOOLS: the Gothic Line case
When the battlefield was getting close to Emilia Romagna, some aspects of daily life got considerably worse. The region was garrisoned by German troops, spread evenly in villages and countryside, in particular in the Modena province, which become the immediate back line, and in which the troops were increased in number. With the advancement of the battlefield, there was also a considerable increase of activity in the province which lead public transport to chaos and paralyzed every economical and administrative activity. Regular food supplies to the population came to an halt. Understock was made worse not only by the presence of troops in the land but also by the need of their sustenance, by the growth of refugees and by the scarcity of rural products due in part to the lack of manpower. On this lack of "arms", apart from the call of arms, interfered also the recruiting made by Germans of 10.000 workers from the territory of Modena for the Gothic line defence works.
 
CONTENTS:
  • Proclamations and edicts of the time analysis;
  • Environmental reconstructions of places related to alimentation and war;
  • Emotional involvement through active participation to live dioramas;
  • Discovery of ancient and new products for alimentation;
  • Famine sharpens the mind: the poor recipes;
  • Mountains' products: food and "heat", the importance of wood and charcoal;
  • Economy at the time of war: a hundredweight of grain for a zinc frying pan;
  • Alimentary traditions of the mountain region, visit of the local thematic museums of the area;
  • Countryside produces, town consumes;
  • Rationing: food card and black market;
  • Partisans' withdrawals;
  • Refugees, differences between town and countryside, the war kitchen-garden and alimentary autarchy;
 
Collected information and reflections which will emerge during the development of the project can be organised by the kids into a report, with illustrating pictures, illustrations and drawings which can be completed during the school year with research and analysis on written documents and/or interviews with elder people.
 
The educative route was "built" joining professionalism and different experiences which span from communication, didactics, direct experiences of facts and aspects of daily life of which the project is the expression.
 
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Massimo Turchi,
29 ott 2008, 14:34
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Massimo Turchi,
29 ott 2008, 08:22
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