Dittatori




"Il legame è quello di una politica ideologica, colonialista, ipocrita e fuori dalla storia. Ipocrita perché dicono che vogliono chiudere le frontiere, ma i numeri dicono il contrario. L’attuale governo che ha fatto della xenofobia un cavallo di battaglia, nel 2009 ha respinto in Libia 1.000 persone ed espulso dai Cie altre 10.000, ma richiesto ufficialmente l’ingresso in Italia di 290.000 lavoratori con la sanatoria e altri 80.000 come stagionali. Ovvero, 11.000 espulsi contro 370.000 ingressi richiesti. Quei lavoratori servono alla nostra economia. Ma il concetto ideologico e colonialista è che l’immigrazione vada gestita. Le persone non sono libere di decidere per se stesse, ma devono essere contingentate, in quote, blocchi, flussi, sanatorie, per decidere quanti ne entrano in base alle esigenze del mercato di lavoro e per espellere tutti quanti non sono più produttivi, allo scadere del contratto di lavoro che prevede il ritiro del permesso di soggiorno.

http://www.altracitta.org/2010/08/23/i-nomi-le-storie-la-dignita-di-chi-sogna-la-fortezza-europa-intervista-a-gabriele-del-grande/


«Frattini è un ipocrita, come è un ipocrita Maroni, e a suo tempo i ministri degli esteri e dell’interno del governo Prodi, D’Alema e Amato: non dimentichiamo che fu il governo Prodi a firmare l’accordo di respingimento con la Libia. Ipocriti perché non è accettabile riempirsi la bocca di tante belle parole sui diritti umani, e poi consegnare alle galere libiche
migliaia di persone respinte in mare, comprese donne incinte, neonati e rifugiati politici che da quelle prigioni non usciranno che dopo anni di violenze e torture fisiche e psicologiche. Se davvero le carceri libiche sono “decorose”, come ha recentemente dichiarato il ministro Maroni, perché non ce le fanno vedere? Perché non invitano una troupe del TG1, ad esempio a Kufrah? Il campo di Kufrah detiene i rifugiati eritrei e etiopi in arrivo dal Sudan, ed è il carcere che gode della peggiore fama».
E poi ci sono le storie dei centri di espulsione, della violenza con cui la polizia ha represso le rivolte dei detenuti e della violenza istituzionale, con cui questo paese espelle persone che vivono tra noi da dieci, venti o trent’anni.

L’intreccio di queste storie fa la Storia con la esse maiuscola, quella che si studierà  a scuola tra un paio di generazioni, quando col senno di poi ci sarà chiesto conto dell’epoca del razzismo e delle stragi in mare.


http://fortresseurope.blogspot.com/


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L’imperatore che dispensa appalti non va infastidito. Va omaggiato. Esaltato. Corteggiato. Ma non è certo con questa politica del cappello in mano, e dal portafoglio pieno, che si sollecita il rispetto da parte del regime libico degli standard minimi di libertà e dei diritti umani e civili. Così si è complici di una dittatura. Ben pagati, ma complici. Che ne è stato, per esempio, dei 250 eritrei segregati per giorni nel lager di Brak, poi “liberati”, ma di cui non si hanno più notizie? Molti di loro cercavano di raggiungere l’Italia per salvarsi. Sono stati respinti.


Chiudere con il nostro passato coloniale, significa aprirsi agli eritrei, agli etiopi, ai somali, ai libici che fuggono da guerre, violenze, pulizie etniche, e bussano, inutilmente alle nostre porte. Significa questo e non celebrare, e fare affari, con i dittatori che quei Paesi hanno devastato e depredato.

Agire per i rispetto dei diritti umani non contrasta con gli interessi nazionali. Li rafforza. Perché rende più credibile e autorevole l'Italia nel mondo.


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da un articolo di Umberto De Giovannangeli su "l'Unità" del 30/08/2010



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