La Lancia Sacra


 La storia della lancia che trafisse il costato di Cristo da Costantino il Grande a Hitler

Questi link collegano ad altri lavori.

Il vostro interesse e il vostro commento sono estremamente graditi.



Le informazioni contenute in questo articolo in merito al rapporto fra Lancia Sacra e nazionalsocialismo provengono da testimonianze dirette di personaggi appartenuti al Partito Nazista, o comunque da persone vicine ad esse.

Nascita del mito della Lancia

La storia della Lancia Sacra (o Lancia di Longino o Lancia del Destino) nasce il giorno in cui Gaio Cassio Longino la adoperò per assicurarsi del decesso di Gesù Cristo trafiggendone il costato.

Da quel giorno il mito e la realtà che riguardano questa lancia si mischiano nel corso dei secoli, senza però togliere importanza simbolica, e di conseguenza storica, a questo oggetto che ha segnato non in maniera secondaria il corso della Storia.


I testi sacri descrivono questo momento così:

  

 

“Ma uno dei soldati con la lancia gli trafisse
il costato, e ne uscirono sangue ed acqua.
E colui che vide ne serbò il ricordo, e il
Suo ricordo è veritiero; ed egli sa che ciò che
Dice è vero, affinché voi crediate.
Perché tali cose si compirono affinché si
Realizzasse ciò che è scritto: “Non un osso di
Lui verrà spezzato”.
E un’altra scrittura dice: “Guarderanno colui che
avranno trafitto”.”

Giovanni, XIX, 34,37

La Lancia nei primi secoli dopo Cristo

Nei primi secoli dopo la morte di Cristo le vicende che riguardano la Lancia sono annebbiate e abbiamo pochi riferimenti.

Nel III secolo la Lancia giunse nelle mani di Maurizio, comandante di un distaccamento dell’esercito romano noto come Legione Tebana. Nel 285, i 6666 soldati della legione, che normalmente prestava servizio ai confini orientali dell'impero, vennero inviati dall'imperatore Diocleziano in aiuto a Massimiano per combattere alcune popolazioni della Gallia che rifiutavano di rinnegare la religione cristiana. Di fronte al rifiuto di combattere una popolazione inerme, per di più salda nella fede cristiana, l'imperatore Massimiano ordinò la flagellazione pubblica e quindi la decapitazione di tutti i militari di quella legione.

La Lancia di Longino passò poi a Costanzo Cloro, imperatore romano che regnò fra il 305 e il 306 che si dimostrò molto umano durante le persecuzioni ai cristiani.

Successivamente passò nelle mani di Costantino il Grande, suo figlio, il quale, abbandonato il paganesimo per abbracciare la fede cristiana, la brandì in occasione della celebre battaglia di Ponte Milvio, durante la quale, nel 312, sbaragliò le truppe di Massenzio riportando una schiacciante vittoria.

Con il trascorrere dei secoli la Lancia Sacra passò di mano in mano, da imperatore ad imperatore e fu grazie ad essa che, secondo la tradizione, nel 380 Teodosio sconfisse i Goti entrando a Costantinopoli e nel 425 il generale Flavio Ezio sconfisse Attila ai Campi Catalaunici.

La Lancia nel Medioevo

Successivamente la Lancia giunse in Francia, fra le mani di Carlo Martello, il quale sotto la protezione della reliquia sconfisse gli arabi a Poitiers nel 733.

Dopo essere passata fra le mani di Carlo Magno, nel 926 il re di Borgogna Rodolfo II, fece dono all’allora re dei tedeschi Enrico I detto l’Uccellatore, di una lancia (presumibilmente la stessa che era stata brandita da Carlo Magno) che aveva ottenuto in Italia dal conte Sansone in cambio del territorio attorno alla città di Basilea. Durante questo periodo la Lancia venne presentata come dotata di particolari poteri di invincibilità e come importante reliquia. Il suo valore simbolico aumentò dopo la vittoria di Enrico contro gli ungheresi a Riade nel 933, allorché la portò con sé. Sembra che anche Ottone I ne fece uso nella battaglia di Lechfeld, quando, nel 955, sconfisse definitivamente gli ungheresi.
La prima descrizione abbastanza completa è del 961, e ci è fornita da Liutprando da Cremona, cronista dell’epoca di Ottone I che la descrive come una lancia diversa dalle solite, dotata di poteri sovrannaturali. Ottone III le fece precedere l’esercito durante il viaggio a Roma nel 996, e ne fu uno dei più fedeli devoti. Inserendovi materiale originale tratto dalla Lancia stessa, questi ne regalò una copia al duca Boleslaw I di Polonia, il quale, nominato socius et amicus del Romano Impero, divenne in quell’occasione re. La copia polacca è tuttora conservata a Cracovia. Un'altra copia fu donata con simile procedura al re d’Ungheria.

Non si rinvengono sulla Lancia tracce di battaglie, è presumibile quindi che la sua funzione fosse già da subito simbolica. Tuttavia questo utilizzo cerimoniale era considerato importante: i quattro fori nell’anello di ferro sul manico della Lancia (assenti nelle copia di Cracovia) ne testimoniano un uso intensivo quantomeno come talismano. Quando Ottone III morì, a 21 anni, a Roma e senza eredi diretti, aveva la Lancia con sé. In occasione del trasporto del suo corpo ad Aquisgrana nel 1002, sotto la guida di Eriberto, arcivescovo di Colonia, l’imperatore Enrico II cercò di riappropriarsene, insieme al tesoro imperiale, ma quando riuscì a recuperare quest'ultimo la Lancia era già stata spedita. Per riottenerla, Enrico II dovette prendere prigioniero il fratello di Eriberto, il vescovo di Würzburg.

Enrico IV ordinò che venisse realizzata una fasciatura d’argento e realizzò l’iscrizione in cui è chiamata "Lancia di Maurizio".

L’importanza della Lancia era ormai indiscussa; era mostrata e consegnata al futuro imperatore durante la cerimonia di incoronazione, e solo a partire dal XIII secolo la sua importanza simbolica cedette il passo alla corona imperiale.

Nel XIV secolo, l’imperatore Carlo IV riutilizzò la Lancia come simbolo di potere, e la fece portare dal monastero cistercense di Stans, in Tirolo, dove era custodita, nella sua residenza di Praga.

Durante le guerre ussite, l’imperatore Sigismondo la fece portare nel 1424 a Norimberga, per proteggerla, dove per lungo tempo attirò numerosi pellegrini.

La Lancia dopo la riforma protestante

La Lancia Sacra perse gradualmente la sua importanza di reliquia dopo la Riforma protestante. Come tutte le reliquie, infatti, anche la Lancia subì un processo di demistificazione. Inoltre, data la sua natura di non particolare pregio artistico o economico, destava meno interesse di altre reliquie. Solo con Napoleone si assiste ad una ripresa del mito della Lancia Sacra, in quel particolare intreccio di desacralizzazione attuato nella laica Francia e la sua particolare politica neo-imperiale. Durante le guerre napoleoniche, per meglio custodirla, l’imperatore Francesco II (l’ultimo Romano Imperatore) la fece portare da Norimberga, dapprima a Regensburg nel 1796, infine a Vienna, nel 1800, nella sua residenza.

La Lancia, il nazismo e Adolf Hitler

La Lancia rimase a Vienna finché Hitler se ne impossessò a seguito dell’Anschluss. Egli venne a conoscenza dell’esistenza della Lancia Sacra quando, trovandosi in visita al museo Hofburg di Vienna, udì una guida che stava spiegando che chiunque fosse stato in possesso di quella lancia avrebbe tenuto nelle proprie mani, nel bene o nel male, il destino del mondo.

Hitler, spirito nazionalista sin dalla giovinezza, rimase affascinato dalle vicende della Lancia nell’epoca in cui erano vissuti tutti gli eroi della sua infanzia. Egli scoprì che i grandi personaggi tedeschi dominatori dei suoi sogni giovanili avevano considerato la Lancia la sacra aspirazione delle loro ambizioni, il loro talismano di potere.

Hitler era convinto che gli uomini i quali avevano rivendicato la Lancia nel corso della storia e ne avevano realizzato la leggenda corrispondessero alla descrizione degli Eroi della storia mondiale fatta Hegel: “Eroi che compiono la volontà dello Spirito del Mondo, il piano della Provvidenza”. Hitler era molto affascinato da Hegel poiché gli pareva che ogni senso morale si dissolvesse nell’anima del filosofo quando contemplava coloro che egli chiamava “gli Eroi della Storia del Mondo”. Hegel era convinto che quegli eroi fossero completamente giustificati quando schiacciavano tutto ciò che poteva impedire la realizzazione del loro grande destino: e questa idea era in perfetta sintonia con il grandioso senso della missione che dominava l’anima di Hitler. Caio Cassio Longino compì l’atto giusto, nel luogo giusto e nel momento decisivo, assecondando il corso della Storia. E in quel momento la futura evoluzione della Terra e dell’Umanità fu esclusivamente nelle sue mani. Prese così forma la leggenda: chiunque rivendicasse la Lancia di Longino avrebbe tenuto nelle mani il destino del mondo.

La Lancia Sacra si mostrava dunque come uno strumento necessario per poter tenere fra le mani il destino di tutta l’umanità, e far così prevalere la razza ariana su tutte le altre.

Parallelamente a questo percorso conoscitivo della Lancia, Hitler conobbe il mito attraverso le vicende narrate nelle opere di Richard Wagner. In una delle sue più famose opere, il Parsifal, il Maestro di Bayreuth esaltava la germanicità di alcuni personaggi e intrecciava le vicende di questi ultimi con la Lancia Sacra dalla quale Wagner era fortemente attratto. In questo modo Wagner divenne il primo Maestro spirituale di Hitler, fomentando il suo razzismo, il suo antisemitismo, e la sua voglia di possedere quel simbolo che da solo era in grado di decidere il destino del mondo.

In questo periodo si inseriscono le prime esperienze spirituali ed extrasensoriali di Hitler. Egli, come molti altri, riteneva che attraverso il raggiungimento di un superiore stato di coscienza, si schiudessero i segreti del Tempo, venisse rivelata la “Cronaca dell’Akasha” (visione globale della storia dell’umanità) e si venisse a conoscenza delle proprie precedenti incarnazioni.

Hitler aveva provato qualcosa di simile la prima volta che si era trovato davanti alla Lancia Sacra all’Hofburg di Vienna. L’arma appartenuta a Longino gli sembrava un mezzo magico di rivelazione, in grado di portare il mondo delle idee in una prospettiva così vicina e così viva che l’immaginazione umana diveniva più reale del mondo dei sensi.

Il primo vero tentativo di giungere ad una coscienza trascendente da parte di Hitler avvenne attraverso l’utilizzo di droghe. Egli utilizzò il peyotl, cactus messicano che ha come principio attivo la mescalina, per tentare di evadere dalla prigione della coscienza tridimensionale. Tuttavia egli non approvava l’idea di sacrificare la propria Volontà ad un processo sul quale avrebbe avuto una scarsa capacità di controllo. In questa sua prima esperienza di coscienza trascendente riconobbe sé stesso come la reincarnazione del personaggio storico che ispirò Klingsor, uno dei protagonisti del Parsival, a Richard Wagner. Questi era Landolfo di Capua, potente mago nero e signore, nel IX secolo, del vasto territorio che si estendeva da Napoli alla Calabria, e che oltre lo stretto raggiungeva la Sicilia. Aveva dunque scoperto che, anziché essere la reincarnazione fisica di qualche fulgido eroe tedesco, lo era della personalità più temuta di tutta la storia del Cristianesimo.

Inoltre Hitler comprese, attraverso le sue visioni, come molti personaggi del XX secolo fossero reincarnazioni di illustri personaggi del IX secolo, destinati a riproporre a distanza di mille anni lo scontro fra il bene e le forze del male.

Successivamente Hitler venne in contatto con Dietrich Eckart, che sarebbe divenuto poi uno dei fondatori del Partito nazionalsocialista. Egli fu la figura centrale di un ampio circolo di occultisti, la Società Thule (Thule Gesellschaft), che aveva un ruolo spirituale fondamentale all’interno del governo nazista. Eckart e un gruppo ristretto di adepti erano stati preparati all’imminente apparizione del Messia tedesco da una serie di sedute spiritiche. Fu lo spirito del principe von Thurn und Taxis, che era stato messo a morte dai comunisti qualche tempo prima, ad annunciare l’imminente venuta. Successivamente, in un’altra seduta, la contessa Heila von Westarp, che era stata segretaria della Thule prima di venire assassinata dai rossi, annunciò che il Messia sarebbe stata il prossimo rivendicatore della Heilige Lance.

Lo stesso Eckart si riteneva l’incarnazione di un uomo del passato: Bernardo da Barcellona, un personaggio del IX secolo, strettamente in contatto con il mondo arabo e in grado di tenere a bada le armate carolingie nella Marca spagnola per mezzo dei suoi poteri di magia nera.

Era dunque tutta l’atmosfera nazista ad essere permeata da queste presenze spiritiche, ed è in questo humus esoterico che nacque l’ideologia che costò lo spargimento del sangue di 60 milioni di vittime.

Tuttavia uno dei padri spirituale del nazismo fu un inglese: Houston Steward Chamberlain. La sua opera principale venne definita come la Bibbia del nuovo movimento pangermanista, e identificava la “Razza superiore” come una razza che aveva in comune il carattere e il modo di pensare, in questo caso la razza germanica. Ispirato nelle sue idee da Wagner, che divenne peraltro successivamente suo genero, venne a conoscenza dell’esistenza della Lancia del Destino. Egli la visitò più volte all’Hofburg di Vienna e grazie a sbalorditive facoltà medianiche percepì, in una serie di trance, molti dei grandi personaggi storici che avevano rivendicato la Lancia nel corso dei secoli, spinti da movimenti buoni o malvagi. Il Kaiser tedesco dimostrava un interesse quasi insaziabile per le vivide visioni apparse a Chamberlain e sperava che un giorno sarebbe rientrato anche lui nell’elenco di coloro che avevano posseduto la Lancia.

Con il passare degli anni Hitler aveva affinato le sue capacità di raggiungere esperienze trascendenti, e, sulla scia della magia nera legata a perversi atti sessuali praticata dal mago nero inglese Aleister Crowley, iniziò a compiere riti e sedute spiritiche basate su pratiche sessuali. Questa fase permise a Hitler di ottenere una sempre maggiore consapevolezza del proprio destino e della propria missione. I principali biografi di Hitler non hanno saputo capire che la perversione sessuale aveva un posto centrale nell’esistenza del Führer. Essi affrontarono la questione in modo frammentario, in capitoli intitolati “Hitler era impotente?” oppure “Hitler e le donne”. Non riuscirono a comprendere che questa mostruosa perversione sessuale dimostrata da Hitler durante questo periodo era il nucleo della sua esistenza, la fonte dei suoi poteri medianici e chiaroveggenti, il movente di ogni atto mediante il quale conseguiva una sadica vendetta sull’umanità.

Oramai ampiamente iniziato a riti di questo genere, Hitler era convinto di avere ancora libertà di scelta; in realtà era ormai da tempo asservito ad una magia che, si può dire, non solo metaforicamente, ma alla lettera, era quella delle Gerarchie degli Spiriti Maligni. Oramai Hitler non riteneva nemmeno più il suo partito tale, ma era convinto dovesse essere un Ordine: “Un ordine è ciò che deve essere. Un Ordine, l’Ordine gerarchico di un sacerdozio secolare”. Con queste parole egli definì il suo partito, come ci riferisce Hermann Rauschning in Hitler mi ha detto.

Ĕ dunque evidente come, arrivato a questo punto, Hitler non avesse alla base del suo pensiero nulla di razionale e ogni scelta che compiva era dettata esclusivamente e direttamente da forze irrazionali e spiritiche, che lo usavano come veicolo per potersi manifestare.

Questa condizione si ripercuoteva anche nella sua grande capacità di parlare alle folle. Otto Strasser in Hitler and I dice: “Hitler reagisce alla vibrazione del cuore umano con la sensibilità di un sismografo, o forse di una radio ricevente, che lo mette in grado, con una sicurezza di cui nessun dono conscio potrebbe dotarlo, di agire come un altoparlante, proclamando i desideri più segreti, gli istinti meno confessabili, le sofferenze e le ribellioni personali di un’intera nazione”.

A rafforzare in Hitler la convinzione che stesse seguendo la strada giusta contribuirono i numerosi attentati falliti o sventati, dato che secondo l’antica leggenda, la vita dell’adepto del male che detiene la Lancia di Longino era protetta fino al momento in cui cessava di esserne in possesso. Non era difficile comprendere perché i poteri magici neri legati al talismano operassero per proteggere la persona di Hitler dai suoi avversari. Fra questi attentati, uno dei più incredibili fu quello che avrebbe dovuto farlo a pezzi in seguito allo scoppio di una bomba nella sala dove si teneva una riunione dell’OKW (l’alto comando delle forze armate tedesche). Il capo dei congiurati, colonnello Stauffenberg, aveva collocato la borsa contente la bomba sotto il tavolo accanto al quale stava Hitler. Negli ultimi secondi, prima che il meccanismo ad orologeria la facesse esplodere, un ufficiale si accorse che la borsa gli impediva di allungare le gambe sotto il tavolo. Senza sapere ciò che stava facendo, la spostò, spingendola dall’altra parte. Quel gesto compiuto inconsciamente salvò Hitler dall’annientamento.

A sostegno della tesi innata in Hitler in merito alla superiorità della razza tedesca viene il pensiero di Karl Haushofer. Quest’ultimo era un docente di geopolitica, oltre che un mistico, che aveva sostenuto una nuova tesi che si basava sul principio della necessità della creazione di uno spazio vitale al popolo tedesco. Hitler si servì delle sue teorie e le applicò alla lettera quando si trattò di incominciare la manovra bellica che avrebbe dato al popolo ariano lo spazio necessario alla sua sopravvivenza e prosperità. Inoltre Houshofer era a conoscenza di quella che era definita la “Dottrina Segreta”, dottrina della quale il suo sistema di geopolitica altro non era che un’astuta esteriorizzazione, un mezzo per incanalare la coscienza razziale del popolo tedesco e per preparare la nazione al tentativo di conquistare il mondo. Insegnandogli la Dottrina Segreta, Haushofer ampliò la coscienza temporale di Hitler, e gli mostrò un quadro globale dell’evoluzione della Terra, indicando l’azione delle gerarchie del male e illustrando il modo in cui tali potenze si sono opposte al vero sviluppo dell’umanità in ogni fase dell’evoluzione della coscienza umana. Per mezzo di tali insegnamenti, egli rese Hitler sensibile ai veri moventi del Principato luciferino che lo possedeva, in modo da fare di lui il veicolo consapevole del suo intento maligno nel ventesimo secolo. La Dottrina Segreta era una sorta di narrazione della nascita della razza Ariana durante l’era di Atlantide. Questa nasceva poco prima dell’autodistruzione di tutte le altre razze atlantidee, dovuta alle forze egoistiche autodistruttive che scaturivano dalle facoltà magiche estremamente potenti che queste civiltà preistoriche possedevano. In una lotta civile questa razze pre-ariane si cancellarono dalla faccia della Terra. Prima che questo avvenisse però, venne fondata da alcuni atlantidei la “Razza Dominante”. Gli Ariani erano una civiltà che, a differenza di tutte le altre, non aveva poteri magici, ma possedeva la facoltà di pensiero e di percezione sensoriale, caratteristiche assenti nelle altre civiltà atlantidee. Grazie alla facoltà di pensiero riuscì a sconfiggere tutte le altre civiltà; grazie all’assenza di capacità magiche non ripiombò anch’essa in una guerra civile autodistruttiva. Gli Ariani rimasero così i soli abitanti di Atlantide a sopravvivere e in seguito si sparsero per tutto il mondo, andandosi a concentrare soprattutto in India. A questo punto Hitler aveva già in mente il quadro di come sarebbe stato l’Ariano una volta liberatosi di tutte le sottorazze rimaste: l’Uomo Nuovo, avrebbe avuto un espressione intrepida, statura gigantesca, un fisico splendido e forza sovrumana. Con dei riti di iniziazione magica i suoi poteri intuitivi avrebbero trasceso il pensiero intellettuale: una magica facoltà di immaginazione, una specie di sovrumana coscienza visiva avrebbe ovviato alle esigenze della combinazione dei pensieri intellettuali ed astratti, vincolati ai sensi. Era la nascita del Superuomo partorito dalla mente hitleriana, la nascita di un’élite che avrebbe dominato la Terra. Le altre razze sopravvissute alla distruzione di Atlantide erano da eliminare in quanto non avevano le caratteristiche che gli avrebbero permesso di fare quel salto spirituale che li avrebbe trasformati in Superuomini.

Fra le varie sottorazze, la peggiore era quella ebrea. 

Parlando degli Ebrei, Karl Houshofer dice: “Imitano gli uomini, ma non appartengono alla stessa specie”. Himmler rincara la dose dicendo: “Gli Ebrei sono diversi da noi come gli animali sono diversi dagli esseri umani”. L’idea era dunque che, dato che non appartevano all’umanità, si potevano e si dovevano eliminare.

Di fronte a questa palese dimostrazione di ideologia con base evidentemente irrazionale i rappresentanti del mondo occidentale si rifiutavano di ammettere ciò che erano in realtà i loro nemici sconfitti nella prima guerra mondiale. Quelle strane credenze, le pratiche disumane e gli orribili crimini potevano venire spiegati solo in chiave psicoanalitica come aberrazioni mentali. La scienza occidentale, che aveva prodotto la bomba atomica, negava l’esistenza stessa del male e parlava in termini di comportamento e relatività morale. La religione dell’Occidente, che aveva ridotto il suo Dio ad un semplice falegname di Nazareth, non poteva capire uomini che adoravano l’Anticristo Cosmico e acquisivano l’iniziazione ai mondi sovrasensibili per mezzo di riti sacrificali. Quelli che sapevano tacquero. I capi delle Logge Occulte e delle Società Segrete legati al potere politico dell’emisfero occidentale non avevano nulla da guadagnare smascherando la natura satanica del partito nazionalsocialista. Una seria indagine pubblica sui riti occulti e sulla conoscenza iniziatica poteva rivelare realtà spirituali che essi cercavano ad ogni costo di nascondere alle masse.

Per quanto si è visto, dunque, Hitler riteneva fosse necessario riportare in Germania la Lancia Sacra e questo lo poté fare per vie legali, senza dover dichiarare guerra all’Austria, a seguito dell’Anschluss. Nel marzo del 1938 la Germania annetté l’Austria e sei mesi dopo, il 13 ottobre, una volta prese imponenti misure di sicurezza, la Lancia del Destino tornò in Germania. Dopo gli anni giovanili, in cui Hitler aveva passato molto tempo nella stanza dell’Hofburg che conteneva la Lancia, finalmente egli poteva godersi il simbolo del Destino storico senza un vetro che lo proteggesse. Qualsiasi fossero le visioni di Hitler in questa occasione, la scena del Führer tedesco ritto davanti all’antica arma deve venire considerata come uno dei momenti più critici del ventesimo secolo.

Hitler custodì la Lancia a Norimberga. Quando gli americani invasero il suolo tedesco la fece spostare di nascondiglio in nascondiglio per evitare che cadesse nelle mani degli alleati. Il 19 Aprile 1945 gli americani incominciarono a bombardare Norimberga, radendola al suolo. Il generale Patton, che aveva una mentalità storica, credeva nella reincarnazione e aveva compiuto uno studio sulla ricerca del Santo Graal intendeva recuperare la Lancia del Destino a tutti i costi e diede ordine di cercarla ovunque, in ogni scantinato e in ogni soffitta.

Verso le ore 14:00 del 30 aprile un gruppo di soldati americani cominciò a frugare fra le rovine dell’Oberdan Schmied Gasse, sotto la fortezza che era diventata il quartier generale della 7a Armata americana. Non si sa se i soldati fossero incaricati di rastrellare le SS ancora nascoste nelle cantine della città, o se fossero alla ricerca, per conto proprio, di qualche bottino, di viveri, o di liquori accumulati nei sotterranei delle case distrutte. Uno degli uomini scorse un’ampia galleria, che sembrava addentrarsi nelle tenebre per un buon tratto. Chiamò i compagni, che imbracciarono le armi, e li guidò alla luce di una torcia elettrica all’estremità di un passaggio segreto, che terminava davanti a due immensi battenti d’acciaio con una serratura a cifra simile a quella dei sotterranei delle banche americane. Si fecero dare la combinazione da due ufficiali nazisti catturati e aprirono la porta d’acciaio, trovandosi di fronte la Lancia del Destino. Gli Stati Uniti d’America erano divenuti i nuovi proprietari della Lancia.

In un altro bunker, quindici metri sotto le rovine fumanti di quella che era stata la Cancelleria del Reich a Berlino, Adolf Hitler stava preparando il proprio suicidio e dando disposizioni per la distruzione del proprio cadavere. Persa la Lancia di Longino non si era più protetti dalla morte secondo la leggenda, e questa leggenda continuò a valere, anche per Adolf Hitler.

Successivamente il governo austriaco, appena costituito, chiese che le insegne imperiali degli Asburgo ritornassero a Vienna e con esse anche la Lancia Sacra. Eisenhower, comandante delle forze militari alleate in Europa, accettò la richiesta. Il 4 gennaio del 1946 i tesori imperiali e la Lancia furono caricati su di una jeep e trasportati a Vienna.

Ora la Lancia di Longino è ritornata nella Weltliche Schatzkammer del Hofburg. Il talismano del destino storico mondiale sta sullo sbiadito velluto rosso nella custodia di cuoio aperta, esattamente dove stava quando Adolf Hitler la vide per la prima volta nel 1909.

Il pubblico può visitarla dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 18. L’ingresso è libero.



Nota Bibliografica

La maggiorparte delle informazioni contenute in questo sito web sono state prese dal libro:

 Trevor Ravenscroft, Hitler e la Lancia del Destino, Edizioni Mediterranee, Roma, 2003

Contatore siti