STORIE DI VITA


Sepp Innerkofler


Nato a maso Unterdam nei pressi di Sesto nell'allora Tirolo che faceva parte dell'Impero Austroungarico, amante della montagne della sua valle e cacciatore di camosci, dopo alcuni anni di lavoro in una segheria, nel 1889 ottenne il brevetto di guida alpina dal Deutscher und Österreichischer Alpenverein (odierni Deutscher Alpenverein e Oesterreichischer Alpenverein).
Il 28 luglio 1890 scalò la Cima Piccola di Lavaredo (2857 m) dalla parete nord con Hans Helversen e Veit Innerkofler. Lo stesso anno sposó Maria Stadler da cui ebbe sette figli di cui due morirono bambini. Nel 1898 aprì il rifugio Dreizinnen (dove ora si trova l'attuale rifugio del CAI Antonio Locatelli) alle Tre Cime di Lavaredo che divenne rinomato nelle Dolomiti fino alla sua distruzione nel 1915. Inoltre partecipó alla gestione del Monte Elmo e del Zsigmondy in val Fiscalina. Nel 1908 costruì l'albergo Dolomiten a Sesto e divenne uno degli uomini più facoltosi della valle.
Con l'entrata in guerra dell'Austria Ungheria nel 1914 non fu chiamato al fronte per ragioni di età. Il 19 maggio 1915 si arruolò volontario insieme ai fratelli e al figlio maggiore Gottfried nell'Imperial regio Esercito austro-ungarico negli Standschützen con una pattuglia guidata da lui con servizi di ricognizione che portava informazioni sugli spostamenti degli italiani, inoltre fu testimone della distruzione del suo rifugio, morì in circostanze controverse durante un'azione sul Monte Paterno il 4 luglio 1915.
La sua morte
Sulla cima del Monte Paterno, rimase uccisa il 4 luglio 1915 una delle più famose guide alpinistiche della zona: Sepp Innerkofler, il comandante della Pattuglia Volante, ucciso da un Alpino italiano del Val Piave (Pietro De Luca), con una pietra, mentre tentava di difendere la vetta del monte, mentre una pattuglia di 6 uomini (tra cui Innerkofler) cercarva di conquistarla.
Il suo corpo fu recuperato dagli Alpini che gli diedero una sepoltura sulla cima del monte. Nell'agosto del 1918 le sue spoglie furono traslate nel cimitero di famiglia di Sesto dove si trovano tuttora.
La causa della morte di Innerkoler non è ancora certa, altre tesi dicono che sia morto in consegueza di tiri mal direzionati dell'artiglieria austriaca.
Il partigiano con l'armonica a bocca


Antonio Manzi . Partigiano cattolico  assassinato a Fossoli.

Mi sembra doveroso ricordare in questo sito la figura di un uomo, cattolico, partigiano, caduto assieme ad altri 70 valorosi a Fossoli il 12 luglio 1944.

Antonio Manzi, classe 1913, milanese, nato in via Vincenzo Monti al 34, valoroso alpino e appassionato alpinista.

Alunno del san Carlo e poi della Bocconi. Confratello della San Vincenzo e attivo frequentatore della Casa Pio X di Biondino, sorta per favorire l’alpinismo come mezzo di elevazione culturale e sociale.

Durante la guerra fu arruolato nel V Alpini a Bassano del Grappa, grado tenente e croce di guerra al merito..

Dopo l’8 di settembre sbandato come migliaia di altri italiani.

Antonio, da sempre legato da profonda amicizia con l’avvocato Maj, venne introdotto negli ambienti partigiani di Giustizia e Libertà.

Qui avrà modo di conoscere a fondo un’altra eminente figura di questo movimento, anche frequentatore della bergamasca: Leopoldo Gasparotto.

Antonio divenne presto comandante partigiano della brigata Vercesio operante nell’alta val Brembana. Qui incontrò ed apprezzò le doti di Gianfranco Maris, partigiano garibaldino. Con lui divise il carcere duro a Sant’Agata e poi a San Vittore.

Il partigiano Antonio amava suonare l’armonica a bocca nei momenti di allegria spensieratezza sulle montagne brembane.

Una soffiata lo fece arrestare il 22 febbraio 1944 a Lenna.

Dopo inenarrabili atrocità patite nel carcere di Sant’Agata di Bergamo volte a fargli confessare i nomi dei componenti del gruppo partigiano dopo interminabili interrogatori sotto tortura gli fu chiesto cosa aveva bisogno. L’Alpino Antonio rispose: “ una bottiglia di vino”. Glie lo portarono. Lo bevve tranquillamente e poi aggiunse: “ E ora riprendiamo”.

Condotto a San Vittore il 3 marzo e poi a Fossoli.

Cadde da eroe una mattina che ancora albeggiava al poligono di tiro di Cibeno vicino Fossoli.

Il sicuro riconoscimento avvenne solo dopo la riesumazione del corpo nel maggio 1945 perché con le spoglie si rinvenne la sua armonica a bocca.

L’Italia tutta interruppe i festeggiamenti quel 24 maggio 1945 quando decine di bare uscirono dal Duomo di Milano. Erano quelle dei trucidati di Fossoli e tra le quali anche quella di Antonio Manzi, il partigiano con l’armonica a bocca che non parlò mai.

Sia reso onore e gratitudine. 

Tratto da un piccolo libro di  Jole Marmiroli



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