Progetti Associati

“COMITATO NUOVE PROFESSIONI –

Legge 4/2013

Proposte


Nell'ambito delle iniziative societarie i nostri associati possono inoltrarci i loro articoli, studi o ricerche che ci riserviamo di pubblicare a seconda dell'interesse e del valore del testo


Gli abili e i miserabili


James Hillman nel suo saggio Il potere[1] offre molteplici prospettive e illuminanti spunti di riflessione circa la  natura, le forme e gli stili di esercizio del potere.

Secondo Hillman l’idea di potere presente nella nostra contemporaneità, «appartiene all’età eroica dell’industrialismo e dell’imperialismo», strettamente collegata a un’altra idea: quella di progresso, inteso come trionfo del comando e del controllo sulla natura, ma anche come dominio, di sapore darwinista, dell’essere superiore sull’inferiore, del più abile sul meno abile.

In realtà, sottolinea sempre l’Autore, «il primo significato che il dizionario ci dà è semplicemente “la capacità di fare, di agire; la capacità di realizzare qualcosa», non necessariamente quindi esercitando il potere su qualcun altro per sottometterlo, ma magari insieme a qualcun altro per progredire.  «Non è facile sbarazzarsi di questo mobilio ereditato, – ribadisce Hillman – soprattutto perché a comporlo sono i residui del darwinismo sociale, base filosofica dell’era moderna».

D’altra parte, che l’essere umano riveli una spiccata predilezione per il potere, rubricato come dominio e supremazia e che tenda a conseguirlo con ogni mezzo, più o meno lecito od onesto, non dovevamo in verità attendere l’età eroica dell’industrialismo per rendercene pienamente conto.

Basta risalire al 399 a.C. per averne già una chiara dimostrazione: Socrate fu detronizzato da Anito e Licone, due oscuri politici dell’antica Atene che tramarono contro di lui affinché fosse denunciato (da Meleto, un poeta fallito che giocava d’azzardo) e ingiustamente condannato, invidiosi del suo ascendente e delle sue virtù[2].

Nella Roma imperiale del II secolo d.C., Giovenale nella Satira III[3], sferza i degradati costumi dell’epoca, dando voce a Umbricio che dichiara di ritirarsi in campagna e di lasciare così la pur amata patria a causa di una lunga serie di ragioni: a Roma, dice l’amico del poeta, «non c’è più posto per onesti lavori, né si vuole compensare la fatica (…); ci stiano Catulo e Artorio a Roma (ndr: affaristi senza scrupoli di bassa origine e arricchitisi illecitamente), ci stiano quelli che cambiano il candido in nero».

Circa mille e trecento anni più tardi, nella Firenze rinascimentale, Niccolò Machiavelli ammoniva il Principe, l’allora massimo detentore del potere cittadino, di esercitare il suo governo «in modo che, se non acquista lo amore, che fugga l’odio»[4]; in particolare astenendosi «dalla roba de’ sua cittadini», argomentando tale precetto anche con l’amara, celeberrima considerazione sulla natura umana: «perché gli uomini sdimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio».

In definitiva, rivolgendoci - seppur con uno sguardo fugace- alla storia, dall’origine della civiltà occidentale ai suoi più recenti sviluppi; da Platone che ne La Repubblica[5] vagheggia un governo dei filosofi, alle menti più elevate nel campo della filosofia e della letteratura, si  riscontra una costante esortazione alla ricerca del bene comune attraverso l’esercizio di un potere illuminato, ma…

 «Ma altra è l’opera dei saggi, altra quella degli abili»: con queste parole Victor Hugo inizia il Capitolo II della Parte Quarta del suo sterminato capolavoro I miserabili[6].

L’Autore si riferisce allo scenario socio-politico del 1832, in Francia e più in generale in Europa, a seguito della rivoluzione del 1830, cui era immediatamente succeduta la restaurazione dell’ancien regime.

«Gli abili, nel nostro secolo, hanno conferito a sé la qualifica di uomini di stato, – prosegue icasticamente Hugo – tanto che questa espressione, uomo di stato, ha finito per essere un poco una frase di gergo. E infatti non si dimentichi che, laddove v’è solo abilità, v’è necessariamente piccolezza. Dire gli abili è come dire i mediocri; allo stesso modo che uomini di stato equivale talvolta a dire traditori». A questo punto, i saggi - e aggiungeremo, non solo loro ma anche tutti coloro che non sono limitrofi al potere - incominciano a diffidare degli abili: «Il potere, sta bene; ma prima di tutto, che cos’è il potere? E in secondo luogo, da chi proviene?». Domande che suonano sacrosante e che richiedono risposte precise e oneste; ma «gli abili non hanno l’aria di sentire l’obiezione mormorata e continuano la loro manovra», abilissimi come sono «nel porre alle finzioni profittevoli la maschera della necessità».

Riteniamo superfluo, dopo un excursus a nostro avviso tanto eloquente, evidenziare manifeste e inquietanti analogie con il nostro tempo.

Diremo solo questo: l’Italia e, più in generale, tutti i più evoluti Stati occidentali, pur avendo adottato forme di democrazia popolare che, per quanto imperfette – come peraltro la natura umana – garantiscono comunque il godimento dei diritti essenziali, sembrano ancora molto lontane dall’essere governate dai saggi.

Gli abili sono, invece, in perpetuo fermento, sempre in febbrile azione; mossi da un istinto quasi animalesco per un unico interesse: il loro. Sempre attenti al consenso, da ottenere ad ogni costo; di contro, sempre a distanze siderali dalle effettive esigenze dei cittadini.

Sappiano almeno i numerosi e irriducibili appartenenti a questa variegata categoria – per quanto possa risultare del tutto irrilevante nell’economia della loro asfittica e opportunistica concezione del mondo – che gli abili sono, in realtà, da considerare i veri miserabili d’ogni tempo; da Socrate a Giovenale, da Machiavelli a Hugo, fino ad arrivare alla nostra dolente contemporaneità.

 

 

Roma, luglio 2017

 

Fabrizio Dafano

 


[1] Hillmann J, , Il potere, Rizzoli, Milano, 2002

[2] Una lettura dell’Apologia di Socrate, appassionato reportage del superbo discorso di Socrate al processo intentato contro di lui, magistralmente redatto dal suo discepolo Platone, offre una splendida descizione di quell’evento.

[3] Giovenale, Satire, Feltrinelli, Milano, 2013

[4] Machiavelli N., Il principe, Fabbri, Milano, 1995

[5] Platone, La Repubblica, Laterza, Roma-Bari, 2013

[6] Hugo V., I miserabili, Swiss Book Edizioni, Torino, 2016




SEMINARI PROPOSTI E/O EFFETTUATI NEL 2012/2013

I Seminario:

Il consulente di Social Network

L'avvento della versione 2.0 di Internet sta velocemente cambiando il modo di comunicare in tutto il mondo. E’ ormai certa la possibilità, soprattutto per le imprese e per i professionisti, di produrre nuovo valore grazie alla natura collaborativa, divulgativa e pervasiva dei nuovi strumenti di comunicazione. Qualsiasi azienda che punti a mantenere un rapporto solido con la propria clientela, non può fare a meno di misurarsi con i feedback della rete, per imparare a cogliere le esigenze del mercato. Cresce, di conseguenza, l’esigenza per gli operatori socio-economici ad ogni livello, di sviluppare conoscenze e competenze, tanto strategiche quanto tecniche, per l’efficace gestione delle nuove tecnologie e dei nuovi media.

Da questi presupposti, parte la proposta di ideare un percorso di formazione mirato all'ampliamento delle conoscenze dei social media, individuati come strumenti essenziali per la progettazione, costruzione e gestione dell'immagine di sé, del proprio prodotto o servizio e dell’interazione intelligente e professionale con un mondo che appare ormai senza confini.

Il percorso si pone, più in particolare, l’obiettivo di fornire una conoscenza di base sulla portata innovativa della versione 2.0 di Internet, sull’utilizzo dei social media (Facebook, Twitter, Linkedin, etc.), sul marketing della relazione e sulle strategie e azioni di comunicazione di prodotto e servizio.

I temi riguarderanno:

- Marketing & comunicazione nell’universo virtuale

- Gestione Social Media (Laboratorio Informatica)

- Fare network: la potenza collaborativa della rete

- Psicologia sociale

Il corso si svilupperà in tre sessioni, una da 8 ore e due sessioni da 4 ore, per un totale di 16 ore complessive.

Docenza: accademici; esperti di ICT; consulenti di social network

 

II Seminario:

Le Comunità di Pratica nel Processo Formativo

La capacità di comportarsi come individui responsabili, come soggetti indipendenti e al tempo stesso costruttivi, in grado di offrire un contributo di valore agli altri, dipende in gran parte dal modo con cui si partecipa alla società. Come esseri umani, capaci di conoscere qualcosa e di contribuire a qualcosa, noi dipendiamo fortemente dal nostro grado di coinvolgimento nel mondo, coinvolgimento con i colleghi e, più in generale, con tutti gli altri membri dei nostri contesti sociali di riferimento. Questo aiuta a definire chi siamo, allo stesso modo in cui noi delineiamo il mondo esterno. Da questi presupposti, nasce la proposta di una Sessione dedicata al concetto delle Comunità di Pratica, che negli ultimi anni, con il fondamentale contributo di Etienne Wenger, sta diventando un tema di grande rilevanza non solo in ambito accademico ma anche organizzativo.

Il corso si pone l’obiettivo di fornire un quadro teorico sulle comunità di pratica e favorire una sperimentazione delle stesse, allo scopo di promuovere il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze possedute da ciascuno. La didattica si articolerà attraverso lezioni frontali, esercitazioni e sperimentazioni.

I temi riguarderanno:

- Le diverse forme d’apprendimento

- L’apprendimento organizzativo

- La Comunità di Pratica: definizioni e metafore

- Le caratteristiche e le dimensioni di una Comunità di Pratica

- Differenze tra Comunità d’Apprendimento e Comunità di Pratica

- La partecipazione periferica legittimata

- Le componenti di particolare rilievo secondo lo schema concettuale di Etienne Wenger

- Comunità di Pratica vs i gruppi di lavoro

- I Fattori per lo sviluppo delle Comunità di Pratica

Il corso si svilupperà in tre sessioni, una da 8 ore e due sessioni da 4 ore, per un totale di 16 ore complessive.

Docenza: accademici; professionisti della formazione e gestione di gruppi di progetto e di lavoro.

III Seminario:

Laboratorio teatrale: l'arte della recitazione per la crescita di sé nel mondo

Il teatro, luogo per definizione delle narrazioni e delle emozioni, facilita l’intervento formativo nel suo obiettivo di generare consapevolezza e crescita nei partecipanti. L’idea del laboratorio è di creare un percorso che permetta al nostro partecipante/attore di muoversi consapevolmente tra la molteplicità dei piani di cui si compone la dimensione interpretativa. Questo permetterà una migliore e più efficace conoscenza e utilizzazione delle proprie capacità espressive e comunicative.

L’obiettivo è favorire l’acquisizione di una maggiore libertà e padronanza espressiva, unitamente ad una più equilibrata gestione delle emozioni e delle relazioni interpersonali e di gruppo.

Si partirà dall’analisi dei percorsi psicologici ed emotivi cercando poi di acquisire consapevolezza delle dinamiche tutte interne alla comunicazione di sé. Si passerà poi a stimolare e sviluppare quelle capacità psicofisiche ed emotive proprie della persona, che emergeranno durante questo viaggio, per approdare al momento dell’analisi/studio/elaborazione di ciò che può essere inteso come linguaggio della comunicazione.

I partecipanti saranno, dunque, chiamati a interpretare ruoli autonomamente creati o tratti da personaggi della miglior letteratura.

Arte della recitazione, cultura letteraria, esegesi del testo e coinvolgimento emotivo costituiranno la dimensione formativa all’interno della quale sarà possibile ritrovarsi e riscoprirsi.

Il corso si svilupperà in quattro sessioni da 12 ore (venerdì pomeriggio 4 ore/sabato 8 ore, per quattro week-end), per un totale di 48 ore complessive.

 

IV Seminario:

Partecipare a gare, appalti e formazione finanziata

Le gare degli Enti Pubblici (e non solo) rappresentano una fonte di business di primaria importanza. Rispondere ad una Gara richiede un team interdisciplinare per gestire aspetti amministrativi, legali e di settore; di conseguenza le opportunità consulenziali sono molto ampie. In particolare, la redazione dell'offerta tecnica ha caratteristiche molto peculiari che differiscono, ad esempio, dalle tradizionali offerte tecniche che i fornitori sono abituati a costruire sulla base del rapporto con il cliente e non su un capitolato soggetto spesso a diverse interpretazioni.

Un altro aspetto cruciale nell’attività di fund raising è costituito dalla ricerca e gestione della linee di finanziamento alla formazione: tema di vasta portata e di potenziale sviluppo professionale. La formazione finanziata rappresenta, infatti, il principale canale di realizzazione della formazione nel nostro Paese, al fine di sostenere sviluppo professionale dei collaboratori di un’organizzazione, ai vari livelli. Fondamentale è quindi, per i formatori e consulenti, conoscerne le fonti, le normative e le dinamiche sottostanti il mondo della formazione finanziata, per meglio riuscire a soddisfare i fabbisogni di conoscenza e di competenza professionale necessari per la qualificazione e la riqualificazione delle risorse umane nella prospettiva di assecondare la crescita, il potenziamento e la competitività delle imprese, nonché per favorire l'affermarsi di una occupazione di qualità.

In particolare, sarà affrontato il rapporto con l’azienda cliente, nelle sue diverse declinazioni in funzione della presentazione, approvazione, gestione e rendicontazione del progetto.

I temi riguarderanno:

- Introduzione, terminologia, tipologie delle fonti di finanziamento

- Comprensione del bando (requisiti di partecipazione e contenuti da esporre)

- Organizzazione della risposta formale (busta amministrativa)

- Organizzazione della risposta sostanziale (busta tecnica ed economica)

- Formazione finanziata e rapporti con le aziende clienti

Laboratorio: Redazione dell'offerta tecnica

Diviso in due sessioni:

Prima sessione: redazione dell'offerta tecnica (discenti organizzati in gruppi)

Seconda sessione:

- Disanima degli elaborati con evidenza delle aree di miglioramento

- Correzioni

- Discussione finale

Il laboratorio si svilupperà in 8 ore.

Il totale ore del corso più il laboratorio è di 16 ore.

V Seminario:

Come aprire e gestire un’attività ricettiva nella Capitale

“Un museo a cielo aperto”: è così che viene definita Roma, una città con un patrimonio culturale che continua ad essere sempre più il volano dell’economia capitolina.

I dati forniti dall’EBTL (Ente bilaterale del turismo) non fanno altro che confermare come il turismo a Roma nel 2012 sia rimasto una certezza, ma con potenzialità di sviluppo pressoché illimitate.

Il corso si rivolge, non solo a chi intenda avviare un’attività ricettiva, ma anche a coloro che, già gestori, desiderino accrescere le proprie conoscenze e competenze, alla luce del complesso quadro normativo vigente.

Il corso si svilupperà in tre sessioni per un totale di 16 ore.

I temi riguarderanno:

- Come orientarsi nel mondo delle attività ricettive della Capitale 8 ore

- L’apertura di un’attività ricettiva extralberghiera 4 ore

- L’importanza delle attività accessorie con cenni di marketing 4 ore

Il corso si svilupperà quindi in tre sessioni, una da 8 ore e due sessioni da 4 ore, per un totale di 16 ore complessive.

Ai partecipanti verranno fornite le dispense e i quadri normativi vigente.

Docenza: professionisti esperti del settore; testimonianze di imprenditori della Capitale

 

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