Prevenire l’abbandono è possibile?..

pubblicato 26 mag 2016, 11:26 da Quattro Zampe   [ aggiornato in data 26 mag 2016, 11:27 ]

Vi raccontiamo la nostra esperienza

Nel corso degli anni abbiamo acquisito esperienze importanti nel campo della lotta al randagismo, a volte abbiamo imboccato vie senza uscita, ma altre volte abbiamo ottenuto i risultati sperati. In tema di prevenzione, soprattutto in passato, abbiamo assistito a numerose iniziative da parte di soggetti pubblici, molte volte a diffondere informazioni, più raramente di tipo educativo. Nessuno però aveva mai pensato di analizzare le possibili cause del randagismo. Mancano gli strumenti, ci avevano risposto. Allora abbiamo tentato soluzioni per via empirica, contando unicamente sul nostro intuito, e riteniamo di aver fatto centro. Tutto si basa su una semplice osservazione: la famiglia, intesa come la base del nostro ordinamento sociale, si è profondamente trasformata, perdendo alcuni connotati quali l’assistenza ai più deboli o il reciproco soccorso. Soprattutto gli anziani e i diversamente abili, che un tempo concludevano il proprio ciclo di vita all’interno di famiglie allargate, sempre più spesso formano nuclei autonomi separati e lontani fisicamente da figli e nipoti. In questo contesto molti cercano, o più frequentemente mantengono, la compagnia di un animale che diventa un peso quando si perde l’autosufficeza anche per periodo relativamente breve. Sono tutte quelle persone che recentemente sono state definite “pazienti fragili”, ovvero soggetti che possono perdere facilmente le risorse minime di sussistenza non solo economica, ma anche funzionali o di relazione. Cosa accade all’amato compagno a quattro zampe quando il paziente fragile perde la propria autonomia? Per la povera bestiola, con le dovute eccezioni, non si apre certo un bel capitolo. In genere del problema si fa carico un vicino volenteroso o qualche lontano parente. In quasi tutti i casi, dopo una girandola di sistemazioni provvisorie, si finisce per sbolognare il povero animale a persone poco affidabili o più “fragili” del paziente originale. L’epilogo è la fuga del pet e conseguente cattura, o l’intervento dei soggetti preposti a vigilare sul benessere degli animali. Per quanto abbiamo potuto accertare la destinazione ultima è quasi sempre il rifugio, se non si arriva a soluzioni più drastiche o incidenti di percorso. A questo punto in canile (o gattile) giunge un animale stressato, spesso in condizioni di salute precarie e con patologie un tempo banali oggi diventate croniche. Tradotto in soldoni: un animale difficile da trattare, di cui sappiamo molto poco (le fonti sono sempre poco precise o inattendibili) e che necessita di trattamenti lunghi e costosi prima di un possibile riaffido. Cosa potrebbe cambiare se si interviene a monte, offrendo al proprietario in difficoltà la possibilità di cedere l’animale al Sindaco per destinarlo a una nuova famiglia adottiva? Ve lo racconto la settimana prossima.

Comments