Incidenti di caccia

pubblicato 23 mar 2016, 11:29 da Quattro Zampe   [ aggiornato in data 23 mar 2016, 11:34 ]

Come noto, l’Amministrazione Cota (Lega Nord) aveva abrogato la L. R. n. 70 per evitare il referendum che avrebbe quasi certamente abolito la caccia in Piemonte. Sono trascorsi oltre 2 anni e dal nuovo Consiglio Regionale a maggioranza P.D. non abbiamo notizie di una nuova legge per ovviare al vuoto normativo. La materia è regolata dalla legge nazionale che, trattandosi di una legge quadro, fissa alcuni paletti e demanda alle Regioni l’onere di adattare le norme alla realtà locale. In buona sostanza oggi in Piemonte si spara 5 giorni alla settimana, praticamente da settembre a  marzo, anche se le specie cacciabili variano nel periodo. Potrebbe sembrare un problema squisitamente “animalista”, ma la condivisione del territorio non può essere confinata ad una banale disputa tra animalisti e cacciatori. Nel corso degli ultimi anni, le abitudini degli italiani sono progressivamente cambiate: se qualche lustro fa a frequentare i sentieri collinari erano solo i contadini e, al più, raccoglitori di funghi e castagne, oggi sono molti coloro che frequentano i boschi per puro diletto. Pare evidente che la pratica venatoria rappresenta un pericolo reale per chiunque ne condivida il territorio, lo dimostrano i numerosi incidenti, alcuni con esito letale, rendendo incompatibile ogni altra attività. Inevitabile che si finisse con uno scontro tra chi approfitta (legittimamente) del vuoto legislativo,  e chi si vede privato della possibilità di praticare altri sport all’aria aperta per ben 5 giorni alla settimana, sabato e domenica compresi. Nei territori tra Gattinara e Ghemme il clima si è fatto particolarmente pesante, sfiorando lo scontro fisico tra minacce e danneggiamenti alle auto parcheggiate, con relativo intervento delle forze dell’ordine. Alcuni comuni hanno poi emanato regolamenti che obbligano i proprietari di cani alla condotta al guinzaglio anche in aperta campagna, obbligo palesemente ignorato dai cacciatori, contribuendo ad alimentare la sensazione di discriminazione. Per la verità sappiamo anche di una eccezione: il comune di Lozzolo ha vietato l’attività venatoria sulla fascia collinare appunto per consentire la libera fruizione del territorio da parte di più ampie fasce di popolazione. Ma come recita un celebre adagio: una rondine non fa primavera. 

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