25 anni sono troppi..

pubblicato 10 giu 2016, 12:52 da Quattro Zampe   [ aggiornato in data 2 lug 2016, 10:30 ]

25 anni possono sembrare pochi se riferiti alla vita umana, ma non per una legge; in 25 anni si compie un balzo generazionale capace di modificare radicalmente le abitudini di vita e le esigenze di una società. Ma ci sono ambiti in cui pare che il legislatore si sia assopito e le leggi giacciono obsolete e inefficaci nel dimenticatoio della burocrazia. Lo scorrere del tempo non si cura delle inefficienze della nostra burocrazia e gli effetti negativi finiscono per pesare sulle nostre tasche. Sul Codice degli appalti è recentemente intervenuto il Governo tentando di arginare i sempre più diffusi fenomeni di corruzione e concussione: un testo a prima vista complesso, pesante e dai meccanismi macchinosi sulla cui efficacia abbiamo molti dubbi. Sulle norme che regolano la detenzione di animali da affezione e il contrasto al randagismo invece non si registrano novità nonostante i numerosi appelli da parte di molteplici organismi, Legambiente in testa. Il pensiero corrente pone i problemi legati al randagismo in una dimensione di marginalità. Gli amministratori chiamati a predisporre gli strumenti di contrasto non dispongono di dati completi ed attendibili sulla reale portata del problema, ragione per cui l’atteggiamento prevalente è minimalista: soddisfare gli obblighi di legge in maniera acritica. Le gare di appalto per la gestione di un servizio che impropriamente si definisce “cattura, accompagnamento e custodia di vaganti” sono generalmente improntate al massimo ribasso. Non ci sono quasi mai riferimenti a interventi qualificanti di prevenzione, di tutela della salute pubblica.  Solo pochissime amministrazioni si fanno carico del controllo di forme di randagismo che riguardano animali diversi dai cani, che pure esistono e sono molto diffuse. Le conseguenze di questa sorta di vuoto istituzionale non sono facilmente percettibili fuori dagli ambiti specifici, ma si pensi al costo sociale di una morsicatura invalidante anche per pochi giorni, oppure di un investimento con danni non risarciti. Ma ci sono situazioni ancora più difficili da percepire e riguardano la diffusione delle zoonosi (malattie diffuse dagli animali). Recentemente la UE ha aggiornato l’elenco delle zoonosi introducendo una direttiva che finalmente annulla una sequela di interventi parziali mettendo finalmente ordine; ma riguarda essenzialmente gli animali da reddito, mentre per gli animali da affezione siamo sempre nell’ambito della marginalità. Eppure la “globalizzazione”, la libera circolazione espone i nostri animali a rischi di contagio di malattie provenienti da paesi lontani, malattie per cui non abbiamo sviluppato vaccini specifici o terapie efficaci, ma ce ne accorgiamo solo quando dobbiamo mettere mano al portafogli o, peggio, quando la morte del nostro amato peloso è ingiustificata. Diceva un vecchio adagio che prevenire è meglio che combattere, ma pare non se ne ricordi più nessuno.

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