I nuovi randagi

pubblicato 26 mag 2016, 11:57 da Quattro Zampe

Si definisce “randagio” un animale vagante fuori dal controllo del proprietario o di chi ne deve curare la detenzione. Un tempo il randagio era un cane molto giovane, in condizioni di nutrizione precarie e affetto da varie forme di parassitosi (pulci, zecche, rogna, tenia ecc.ecc), tanto che “rognoso” era sinonimo di “cane abbandonato”. Oggi in canile entrano ancora cani con queste caratteristiche, ma sono in netta minoranza rispetto a cani anziani affetti da patologie croniche o adulti in buona forma fisica e apparentemente ben curati. Nella primavera del 2014 ci siamo resi conto che circa il 40% dei cani presenti in rifugio non erano assimilabili ai “rognosi”, molti di loro erano anche regolarmente identificati, quindi riconducibili ad un proprietario, ma questi, per varie ragioni, non era in grado di prendersi cura del proprio cane. Eppure il numero delle catture è in progressiva contrazione ma la popolazione residente nel nostro canile è stabile. La percentuale dei cani catturati provvisti di microchip è in continuo aumento, segno che l’identificazione del cane è diventata una prassi sempre più rispettata, ma in assoluto non diminuisce il totale dei cani non restituiti. A nostro parere questi sono i sintomi di un mutamento radicale dei bisogni dei cittadini: non più un problema di tipo educativo (non voglio più il cane e quindi lo vado a sperdere), ma un problema di tipo sociale (vorrei tenermi il cane ma non sono in grado di prendermene cura). Il numero delle richieste di aiuto che giungono ai nostri numeri sono in costante aumento; da tempo noi offriamo ai comuni convenzionati la possibilità di conferire il cane in canile accertato che il proprietario ha validi e giustificati motivi per richiedere l’intervento pubblico. Ma in tutti gli altri comuni come si risolve il problema? Anche in questo caso non abbiamo numeri e notizie certe perché il fenomeno non è normato e quindi sfugge ai controlli delle autorità proposte. Sappiamo che molte associazioni si prendono in carico queste situazioni, ma recenti fatti di cronaca dimostrano come spesso la soluzione peggiori le condizioni di vita degli animali. Ancora una volta si dimostra che la buona volontà e il cuore grande, da soli, non  sono sufficienti a risolvere i problemi: nascono così le concentrazioni abusive o, peggio, fenomeni di accumulo, che inevitabilmente finiranno per pesare sulle finanze pubbliche e a scapito del benessere degli animali. Ma è davvero praticabile la via del ricovero di tutti questi animali? La prossima settimana vi parleremo delle resistenze degli amministratori e delle nostre risultanze.

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