Il ricovero per motivi socio-sanitari

pubblicato 26 mag 2016, 12:04 da Quattro Zampe

Da alcuni anni offriamo ai Comuni convenzionati la possibilità di ricoverare in canile anche cani di proprietà di persone che non possono più farsene carico. Tutto è iniziato per offrire ai sindaci un servizio che consentisse di risolvere problemi di carattere sociale, senza ricorrere a provvedimenti impositivi con tutti i costi e le lungaggini che seguono. Vale la pena ricordare che in caso di sequestro giudiziario conseguente ad una denuncia per violazione del Codice penale, il vero condannato è sempre l’animale, che dopo aver subito i maltrattamenti è condannato al carcere (canile) per tutta la durata del processo perché considerato “prova di reato”. Abbiamo osservato quindi che praticamente nessuno, anche tra coloro che sono stati condannati per maltrattamento, è consapevole di aver inflitto una sofferenza al proprio animale: Si tratta di un aspetto culturale di cui è necessario tenere conto nell’affrontare il problema, e che ha implicazioni di tipo sociale che tratteremo in altro articolo. In altri casi abbiamo accolto la richiesta di aiuto da parte di persone che non erano più in grado di farsi carico del proprio animale consapevoli che ciò avrebbe causato sofferenza. Le nostre norme di riferimento nella gestione dei canili pubblici non prevedono l’ingresso in canile per cause diverse dal randagismo o dal provvedimento giudiziario: fortunatamente neppure lo vietano. Il vero scoglio è stato convincere gli amministratori che adottando questi provvedimenti non ci sarebbe stata la corsa al conferimento del cane in canile. Fatta salva la solita piccola percentuale di irresponsabili, incivili e maleducati che, comunque, arriverebbero all’abbandono, per tutti gli altri casi il ricorso al ricovero in canile è una decisione difficile e sofferta. La nostra piccola esperienza dimostra però che si tratta della strada migliore: Accogliendo un cane di cui si conoscono i precedenti ne accelera il recupero psicofisico riducendo i tempi di permanenza in canile; Si riducono i casi di randagismo (spesso veniamo a conoscenza della difficoltà del proprietario in seguito ad una o più catture); Si riducono i rischi sanitari. Si potrebbe obiettare che questo tipo di intervento incrementa i costi a carico della comunità. Questa è la scommessa da vincere. Molto dipende dalle scelte degli amministratori: ancora una volta il tipo di convenzione che lega l’Ente locale all’erogatore del canile deve escludere una quota di mantenimento. La struttura che eroga il servizio (intesa come organizzazione) deve essere in grado di rieducare il cane, quando necessario, e affidarlo in tempi brevi. Circa un decennio di esperienze ci inducono ad affermare senza incertezze che in questi casi prima si interviene più si risparmia in termini economici, ma soprattutto, in sofferenze. 

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