17 febbraio - Giornata mondiale del gatto

pubblicato 23 mar 2016, 11:43 da Quattro Zampe   [ aggiornato in data 23 mar 2016, 11:47 ]

“Il gatto è una creatura indipendente, che non si considera prigioniera dell’uomo e stabilisce con lui un rapporto alla pari”, ( Konrad Lorenz).

Mercoledì 17 febbraio, si è celebrata una giornata tutta per loro: la Giornata mondiale del gatto. La ricorrenza è stata istituita proprio in Italia 25 anni fa, grazie alla giornalista Claudia Angeletti della rivista “Tuttogatto”. Pare che la data sia stata scelta perché febbraio è il mese dell’acquario, il segno zodiacale che contraddistingue gli spiriti liberi ed indipendenti: i gatti appunto. Cacciatori straordinari e feroci, ma anche compagni teneri e adorabili, possono scomparire per giorni ma bastano due fusa e siamo pronti a riaccoglierli a braccia aperte. Spesso si propone il parallelismo tra gatto e cane, i due animali da compagnia principali dell’uomo; la domesticazione del cane risale però a più di 40mila anni fa, mentre quella del gatto sembra essere iniziata in Cina circa 5mila anni fa. Fatte le dovute considerazioni etologiche è però evidente che i cani hanno imparato a convivere con noi migliaia di anni prima dei gatti, che mantengono tutt’oggi intatto un lato selvaggio. Nel corso della storia i gatti hanno esercitato il loro fascino su intere culture e su grandi personalità dell’arte e dello spettacolo. Nell’antico Egitto il gatto era considerato una vera e propria divinità, la dea Bastet, figlia del dio del sole Ra, era raffigurata come un gatta. Edgar Allan Poe ha celebrato i gatti nel racconto Il gatto nero; il leggendario narratore americano Ernest Hemingway amava questi animali, indipendenti e selvatici come lu,i e lo scrittore Charles Bukowski ha dedicato ai gatti numerose poesie, una dall’esplicito titolo My cats. Ancora oggi, in una minuscola isola dell’arcipelago giapponese, i gatti sono i sovrani incontrastati e riconosciuti: i 22 abitanti convivono serenamente con circa 120 gatti. Nelle nostre valli la situazione è radicalmente diversa: una legislazione vecchia e molti pregiudizi duri a morire, spesso condizionano pesantemente la vita dei gatti. Soprattutto mancano i supporti educativi: come in molti altri ambiti, gli aspetti speculativi prevalgono sulla ragione e sul buonsenso. In buona sostanza ad occuparsi dei poveri gatti randagi, nati a causa dell’indifferenza e dell’incuria di alcuni, sopravvivono spesso solo grazie alla “gattara”: tipicamente una donna anziana che sottrae alla magra pensione le risorse indispensabili al sostentamento della colonia. Paradossalmente la mancanza di educazione è la vera causa dell’aumento dei costi: volgere lo sguardo altrove è come nascondere la polvere sotto il tappeto.


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