SAFET ZEC nel suo studio - un pomeriggio con un grande artista



Uscire dall’ufficio in gran fretta, motoscafo dell’ACTV e poi  laguna, una brezza fredda fino alla Celestia, dietro l’angolo, la chiesa di San Francesco della Vigna.

Oggi abbiamo un appuntamento importante.



Con me Luigi ed Edoardo, raggiungiamo Francesca più emozionata di noi,  il tempo per vedere il dipinto de "La Sacra Conversazione" di Paolo Veronese all’interno della chiesa di San francesco della Vigna, preludio di quello atrettanto meraviglioso, che stiamo per andare a vedere.

Finalmente arriva Elisabetta tutta trafelata, siamo in ritardo, il vento punge ancora  ma io non lo sento, sono troppo agitato, una estenuante attesa che dura troppo per i miei gusti.

Stiamo per entrare nello studio di uno dei più importanti artisti contemporanei, il suo laboratorio artistico è lì a cinquanta metri dal portone della bellissima chiesa di San Francesco della Vigna, facciata in  stile palladiano del XVI secolo.

Una sedia di legno impagliata davanti alla porta aperta, sta a dire che non tutti possono  entrare;

oggi  noi possiamo.



 

Lo studio è come me lo ero immaginato, tele bianche e quadri già finiti, o da finire, appoggiati in tutte le pareti, tubetti di colore schiacciati, altri ancora interi, pennelli, vasi, attrezzi vari, un fascino incredibile e un'atmosfera tinteggiata da un sole di aprile che entra dai lucernai e da una musica lirica di sottofondo di origini vagamente slave.


   

Arriva per ultima anche Linda che si dispera per non essere lì dal primo istante, la rassicuriamo dicendole che non si è persa niente e cominciamo l'amichevole occupazione dello studio di Safet Zec, artista pittore e incisore di grande rilievo.

Così  deve essere un atelier, pensavo tra me e me,  atmosfera di  lavoro,  studio,  passione, sudore, lavoro e tanto talento artistico, dono naturale scoperto  per Zec, già quando era bambino.

Safet Zec  è impegnato con tre signore anche loro in  rappresentanza di una scuola di pittura di Mirano che, come noi,  hanno fatto visita all’artista bosniaco.


Gli andiamo incontro e letteralmente lo catturiamo, sembra imbarazzato e seppur con riluttante timidezza si predispone al nostro fuoco amico fatto di domande, di incalzanti richieste di sapere, di vedere, di apprendere.

Zec nella sua grandezza non si risparmia, ci lascia girare per lo studio, ci lascia toccare, vedere, annusare il suo lavoro,


mentre attraverso le domande dell’incantata Elisabetta e l’eloquio dotto di Luigi, ci svela quello che è veramente: un grande artista a tutto tondo e, sopratutto, un grande uomo.

Con lentezza di linguaggio in un italiano molto buono, ci svela piccoli aneddoti assieme a grandi concetti artistici, rivelando, una disponibilità e una sincera umanità,  quella dei grandi uomini, singolare e genuina.

Il tempo passa in fretta, riusciamo a farci mostrare i suoi lavori calcografici.



Sembra riluttante ma poi si lascia andare e viene fuori il suo amore per le lastre, che ci fa vedere e toccare, al nero e agli effetti di chiaro scuro delle  calcografie,  fortunata folgorazione che ha avuto da bambino  per una stampa di Rembrandt che rappresentava il Cristo che guarisce i malati.

Quell’immagine lo aveva letteralmente “colpito”,  ero rimasto incantato dalla infinita bellezza della scena, tanto che ho tentato più volte di riprodurla, di imitarlo, di rappresentarlo.



Maneggiando  questi grandi formati con una naturalità che sembra dissacrante, li appende con mollettoni su altri quadri, li distende per terra, mentre noi ci affrettiamo a catturare con gli occhi e con l'anima la sua arte.


Così si racconta SAFET ZEC  questo grande pittore del nostro tempo, un uomo scappato dalla guerra della Bosnia e da Sarajevo, che ha vissuto la povertà e le ristrettezze nella sua adolescenza, ma che grazie alla pittura è riuscito a realizzare il suo sogno di uomo e di artista.


Ora Safet   lo abbiamo tutto per noi, mentre lui generosamente continua a rispondere al fuoco di fila delle domande nostre e sopratutto di Elisabetta e Luigi.


Safet sente la nostra sete di conoscere tutto del suo talento e ci racconta un aneddoto che racchiude tutto il senso della sua vita dedicata alla pittura.

Era ancora alle medie quando incontra una coppia di tedeschi che gli chiedono di eseguire un ritratto.  Con una tela e poche terre e olio, in un quarto d'ora esegue il ritratto della moglie.


Dopo qualche mese si vede recapitare a casa un pacco dalla Germania, e quando lo apre scopre che contiene pennelli, tubetti di colori ad olio, rotoli di tele e altro per la pittura, assieme ad una proposta di lavoro in un'azienda che esegue dipinti commerciali su grande scala. La vista di tutto questo materiale, (lui usava farsi i colori con materiale povero),  lo riempie di gioia e ci ha confessato  che ha faticato molto a prendere la decisione di continuare gli studi accademici e di non cedere alla tentazione di andare in Germania ed avere  un lavoro sicuro con una posizione sociale.

Chissà come sarebbe stata la sua vita se avesse seguito questa tentazione consumistica, lui stesso se lo domanda ancora, certamente non avremmo potuto avere l'enorme e immensa opera fatta di migliaia di opere e quell'immenso patrimonio artistico che invece ha prodotto in questi anni di lavoro e di amore per l'arte  e che Safet zec ha donato al mondo.


Arriva il momento del  commiato, ci salutiamo strappandogli una promessa, ci saremo presto risentiti per ricambiare la sua gentilezza per averci accolto, con una visita in terraferma alla nostra scuola per passare un pomeriggio con lui nel nostro Circolo Calcografico; lui con grande naturalezza,ci dice di si.

Finisce con un breve viaggio in motoscafo di  ritorno, ognuno nel proprio mondo, più ricchi e più convinti di prima che si può coi segni rappresentare l'anima e il sogno.



è stato un grande pomeriggio!


Grazie  a Safet Zec, artista contemporaneo e grande uomo del nostro tempo.



V.F

 

 

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