12

Commento Circolare MSE


 

Ministero dello Sviluppo Economico

DIREZIONE GENERALE PER L’ENERGIA E LE RISORSE MINERARIE

IL DIRETTORE GENERALE

CIRCOLARE esplicativa per un’applicazione uniforme delle norme

Oggetto: Chiarimenti e precisazioni riguardanti le modalità applicative del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, di attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia

Premessa

Le amministrazioni, nell’ambito delle proprie responsabilità, possono avvalersi o meno di quanto qui di seguito esposto.

Finalità del decreto legislativo n. 192/05

Il decreto legislativo, come si evince dagli atti parlamentari, ha, tra gli altri, gli obiettivi di:

a) miglioramento dell’efficienza energetica e riduzione delle emissioni inquinanti del settore civile (residenziale e terziario) che assorbe oltre il 30% dell’energia utilizzata dal Paese, orientando le modalità costruttive verso soluzioni più efficienti sotto il profilo dei costi, caratterizzate da un più elevato risparmio di energia nell’esercizio degli edifici e degli impianti in essi installati o ad essi associati;

b) minimizzazione ed equa distribuzione degli oneri a carico dei cittadini;

c) ricerca di un diverso ed equilibrato assetto dei compiti attribuiti dalla legislazione precedente alle amministrazioni locali;

d) maggiore competitività e sviluppo per le imprese nazionali interessate;

e) utilizzo, per gli obiettivi descritti nelle lettere precedenti, dei meccanismi di raccordo e cooperazione tra Stato, regioni, province autonome ed amministrazioni locali.

 In sintesi il decreto legislativo n. 192/05:

a) fissa livelli di isolamento termico degli edifici più elevati rispetto a quelli previgenti, fissati

nel 1986, da conseguire in sede di nuova costruzione o ristrutturazione e quindi a fronte di

costi aggiuntivi molto contenuti rispetto al risparmio economico conseguibile dagli utenti;

b) promuove l’utilizzo di apparecchiature a maggior rendimento per gli impianti nuovi e

ristrutturati nonché per le nuove caldaie installate in sostituzione delle precedenti, anche in

questo caso con margini di risparmio economico elevati rispetto agli extra costi;

c) prevede una graduale applicazione della certificazione energetica degli edifici: obbligatoria

per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni complete di edifici di notevole dimensione, e

volontaria in tutti gli altri casi;

d) riduce gli impegni correlati alle necessarie attività di accertamento ed ispezione da parte

degli enti locali, fissando una diversa tempistica degli adempimenti a carico dei cittadini e

consentendo uno snellimento delle procedure amministrative a cura degli enti locali;

e) favorisce una più estesa applicazione della normativa sul territorio e di conseguenza la

crescita della domanda di manutenzione e l’efficienza complessiva del parco impianti

termici nazionale;

f) finalizza e rende efficaci gli adempimenti ispettivi sugli impianti di riscaldamento da parte

di comuni e province (attraverso un’adeguata selezione degli impianti cui, per motivi

tecnici, è opportuno dedicare maggiore attenzione) anche nella prospettiva di un futuro

ampliamento dei compiti degli enti locali alla verifica sugli impianti di climatizzazione

estiva e alla certificazione energetica degli edifici;

g) individua responsabilità professionali in merito alla conformità al progetto delle opere

realizzate, contribuendo a rendere più efficace il lavoro di accertamento e di ispezione a

carico dei comuni.

5. Il decreto legislativo n. 192/05 aggiorna la legislazione in vigore, tenendo conto delle

problematiche, delle difficoltà e dei casi di successo incontrati in questi anni di attuazione, dello

sviluppo tecnologico e del mutato quadro dei costi di investimento ed esercizio concernenti gli

aspetti energetici ed ambientali.

La legislazione italiana disciplina il contenimento dei consumi energetici negli edifici ed in

particolare la progettazione, l’esercizio, la manutenzione e ispezione degli impianti termici dal

1976, con la legge n. 373 del 30 aprile, poi sostituita dalla legge 9 gennaio 1991, n. 10, e suoi

provvedimenti attuativi.

In considerazione del valore e delle potenzialità della certificazione energetica degli edifici, il

decreto legislativo n. 192/05 semplifica la preesistente normativa e modula nel tempo la sua

applicazione, con l’obiettivo di rimuovere i possibili ostacoli e favorire la sensibilizzazione dei

cittadini e degli operatori del mercato e l’apprezzamento da parte loro dell’attestato di "qualità

energetica" degli edifici quale strumento di discernimento e valorizzazione sul mercato delle

qualità energetiche degli edifici, di per sé non evidenti.

6. Il decreto legislativo n. 192/05 impone il rispetto di parametri e prescrizioni, oltre che nelle

nuove costruzioni, anche nelle ristrutturazioni degli edifici esistenti, nel rifacimento degli

impianti termici e nelle sostituzioni dei generatori di calore, modulando i vincoli e gli oneri in

funzione dell’importanza degli interventi previsti. Tali disposizioni sono immediatamente

esecutive.

Il decreto legislativo n. 192/05, individuando nella certificazione energetica degli edifici un

mezzo per valorizzare economicamente, anche in sede di vendita o locazione, gli investimenti

effettuati ai fini del risparmio energetico e della protezione dell’ambiente, intende promuovere

una certificazione energetica su base volontaria, da realizzare attraverso metodi semplificati a

basso costo che saranno definiti nelle Linee guida nazionali in corso di predisposizione.

3

Descrizione delle norme

Articolo 3 (Ambito di intervento)

Le disposizioni previste da questo articolo si riferiscono alle nuove norme di progettazione e di

realizzazione di opere (edifici, impianti o parti di essi), in occasione di ristrutturazioni o sostituzioni

di apparecchiature, e in quanto tali sono riferimento per i successivi articoli in cui vengono

richiamate, in particolare per l’articolo 6, con le limitazioni ivi stabilite.

L’intervento individuato al comma 2, lettera a), numero 1), si intende come ristrutturazione

integrale di tutti gli elementi edilizi costituenti l’involucro di edifici esistenti di superficie utile

superiore a 1000 metri quadrati.

L’applicazione prevista al comma 2, lettera b), si intende integrale, cioè comprensiva del calcolo del

fabbisogno globale di energia, anche se limitata alla parte di edificio nuova, quando questa sia

volumetricamente superiore al 20% della parte preesistente.

Il caso di ampliamenti volumetricamente meno importanti ricade invece nella casistica prevista alla

lettera c), numero 1, del medesimo comma 2, e gli obblighi di legge sono quindi limitati al rispetto

di specifici parametri, livelli prestazionali e prescrizioni relativamente agli elementi edilizi ed

impiantistici su cui si interviene, con esclusione della necessità di procedere al calcolo del

fabbisogno globale.

Con il comma 2, lettera c), numero 1, si stabilisce il principio che, quando si decide di intervenire

su un edificio con opere che, a titolo esemplificativo e non esaustivo, riguardano la sostituzione

anche parziale dei serramenti, il rifacimento di pareti esterne, del tetto o dell’impermeabilizzazione

della copertura, si deve porre attenzione anche al risparmio energetico che con l’occasione si può

conseguire, e quindi eseguire i lavori nel rispetto degli specifici parametri, livelli prestazionali e

prescrizioni poste dal decreto legislativo.

Articolo 4 (Adozione di criteri generali, di una metodologia di calcolo e requisiti della prestazione

energetica)

Il decreto legislativo n. 192/05 è in vigore dall’8 ottobre 2005, e la disciplina transitoria prevista al

titolo II, in particolare, è esecutiva e pienamente applicabile senza attendere l’emanazione dei

provvedimenti previsti da questo articolo. La eventuale mancata o ritardata emanazione di questi

provvedimenti potrebbe influire solo su aspetti non definiti compiutamente dal decreto né da altra

legislazione vigente, quali ad esempio la certificazione degli edifici o la valutazione e certificazione

di impianti di climatizzazione estiva, e sempre che le singole regioni e province autonome, in

conformità a quanto previsto all’articolo 17, non adottino proprie norme attuative su tali tematiche.

Articolo 8 (Relazione tecnica, accertamenti e ispezioni)

Un edificio per il quale la richiesta del permesso di costruire sia stata presentata anteriormente alla

data di entrata in vigore del decreto legislativo, tenendo conto della definizione di "edificio di nuova

costruzione" riportata all’articolo 2, va considerato, ai fini del decreto (e di questo articolo in

particolare), come edificio esistente, indipendentemente dal grado di avanzamento dei lavori, che

possono quindi essere completati secondo il progetto iniziale, redatto sulla base della previgente

normativa.

Una variante in corso d’opera che sia sostanziale può essere considerata (sempre e soltanto ai fini

delle norme sull’efficienza energetica, ed a seconda della rilevanza e dell’estensione delle

modifiche che si intendono apportare rispetto al progetto originale) una ristrutturazione, totale o

parziale, o un intervento di manutenzione straordinaria su un edificio esistente, applicando i

passaggi pertinenti del secondo comma dell’articolo 3 del decreto legislativo.

Conseguentemente, la relazione tecnica dovrà essere coerente con le nuove norme, ma solo

relativamente a quanto sostanzialmente modificato. Le autorità competenti, nel valutare la

4

situazione e la documentazione presentata, dovranno tenere adeguato conto dello spirito costruttivo

e non penalizzante della norma, come illustrato in altri passaggi della presente circolare.

Articolo 9 (Funzioni delle regioni e degli enti locali)

In questo articolo si riconosce, a norma della Costituzione vigente, la competenza legislativa

concorrente sulla materia delle regioni e delle province autonome, attribuendo loro il compito di

provvedere all’attuazione delle norme, e parlando quindi genericamente di "autorità competenti" o

"enti o organismi preposti" per quanto riguarda accertamenti ed ispezioni (e quindi potestà

sanzionatoria).

La norma non è in contrasto con gli articoli 129 e 132 del decreto del Presidente della Repubblica 6

giugno 2001, n. 380 (Testo Unico sull’edilizia), in quanto questi appartengono alla parte non

innovativa o ricognitiva del provvedimento, che lascia intatto il valore giuridico delle norme

precedenti, puntualmente richiamate nella declaratoria degli articoli. Ciò è precisato all’articolo 137

del medesimo Testo Unico. Il decreto legislativo n. 192/05 ha infatti abrogato l’articolo 34, comma

3, della legge 9 gennaio 1991, n. 10, il cui testo è stato riportato nell’articolo 132, comma 3, del

Testo Unico sull’edilizia.

Articolo 11 (Requisiti della prestazione energetica degli edifici)

L’ambito di intervento dell’articolo, e del connesso allegato I, è quello definito all’articolo 3 del

decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, dal quale emerge chiaramente come lo spirito della

norma sia di imporre una corretta progettazione e realizzazione delle nuove opere, senza tuttavia

aggravare gli operatori ed i cittadini, costringendoli a rimettere mano a cose già completate o in

corso di completamento.

Articolo 12 (Esercizio, manutenzione e ispezione degli impianti termici)

Le norme previste per il periodo transitorio riguardano tutti gli impianti termici per il riscaldamento

invernale, siano essi nuovi o già esistenti all’entrata in vigore del decreto legislativo, come

dichiarato esplicitamente nel testo dell’articolo.

Molti sono i passaggi normativi nel testo del decreto, negli allegati e negli atti di accompagnamento

che confermano questa interpretazione. E’ particolarmente significativo il comma 13 dell’allegato

L: se il volere del legislatore era di applicare tale allegato solo agli impianti degli edifici nuovi o

ristrutturati dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo, non avrebbe avuto alcun senso precisare

che "Le attività di accertamento e ispezione avviate dagli enti locali ai sensi dell’articolo 31,

comma 3, della legge 9 gennaio 1991, n. 10, prima della data di entrata in vigore del presente

decreto, conservano la loro validità e possono essere portate a compimento secondo la normativa

preesistente per un biennio a partire dalla predetta data di entrata in vigore.".

Sulla base di quanto sopra si deduce che il legislatore intendesse intervenire sulle nuove

realizzazioni e sulle ristrutturazioni edili ed impiantistiche, ivi incluse le mere sostituzioni di

caldaia, nei modi e nei tempi indicati all’articolo 3, e sulle norme riguardanti l’esercizio, la

manutenzione e l’ispezione degli impianti termici (di tutti gli impianti termici, preesistenti e nuovi)

secondo quanto previsto agli articoli 7, 9 e 12.

Inoltre, anche in relazione alla definizione di "impianto termico" riportata al punto 12 dell’allegato

A, l’articolo 12 assoggetta alla sua disciplina, fino dall’entrata in vigore del decreto legislativo, gli

"impianti termici esistenti per il riscaldamento invernale", escludendone, fino all’entrata in vigore

dei decreti di cui all’articolo 4 o delle norme attuative regionali, gli apparecchi per la sola

produzione di acqua calda sanitaria di potenza nominale del focolare superiore anche ai 15 kW.

Articolo 16 (Abrogazioni e disposizioni finali)

In relazione ad una apparente eterogeneità nella stesura delle disposizioni abrogative presenti in

questo articolo, per principio giuridico generale e nell’ambito della delega conferita, un decreto

legislativo ha valore di legge e prevale su precedenti leggi e decreti in tutti i punti di

incompatibilità, lasciando i provvedimenti preesistenti totalmente efficaci per il resto.

5

Si evidenziano, a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, alcuni casi in cui il predetto

principio è efficace:

il comma 2, articolo 9, del decreto legislativo, subentra al comma 3, articolo 31, della legge 9

gennaio 1991, n. 10;

il comma 1, allegato L, del decreto legislativo, subentra al comma 4, articolo 11, del decreto

Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, già modificato dal decreto Presidente della

Repubblica 21 dicembre 1999, n. 551.

Allegato A (Ulteriori definizioni)

Comma 12 (impianto termico)

Nell’applicare l’ultimo periodo della definizione del concetto di impianto termico, si deve tenere

conto solo degli apparecchi fissi, alimentati ad energia elettrica o a combustibile liquido o gassoso,

e dotati, da parte del costruttore, dei necessari dati di targa fra cui necessariamente il valore della

potenza nominale del focolare.

Restano esclusi dal computo gli apparecchi portatili di emergenza (che, in quanto tali, non sono

destinati "al servizio di una specifica unità immobiliare") e, come si evince dal primo periodo della

definizione, gli apparecchi destinati alla sola produzione di acqua calda sanitaria per uso

unifamiliare.

Si segnala che, per un errore redazionale, compaiono due distinti commi numero 20, contenenti uno

la definizione di parete fittizia e l’altro quella di ponte termico. Non sembra tuttavia che la cosa

possa creare dubbi interpretativi o difficoltà applicative.

Allegato E (Relazione tecnica)

Punto 1 (Informazioni generali)

La classificazione dell’edificio richiesta al 5° capoverso deve evidentemente avvenire in base alla

categoria di cui all’articolo 3 del decreto Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412,

regolamento attuativo della legge 9 gennaio 1991, n. 10.

Prima fincatura: l'edificio (o il complesso di edifici) rientra tra quelli di proprietà pubblica o adibiti

ad uso pubblico ai fini dell'articolo 5, comma 15, del decreto del Presidente della Repubblica 26

agosto 1993, n. 412 (utilizzo delle fonti rinnovabili di energia) e dell’allegato I, comma 14 e non

"dell’articolo 10, comma 16", come erroneamente riportato, del decreto legislativo.

Seconda fincatura: il riferimento non è l’articolo 4, comma 1, della legge 10 (abrogato), ma

l’articolo 4, comma 1, lettera b), del decreto legislativo.

Terza fincatura: l’ulteriore indicazione richiesta in merito alla disciplina di riferimento articolo 4,

comma 2, della legge 9 gennaio 1991, n. 10, non è pertinente, a seguito dell’abrogazione del comma

citato fatta all’articolo 16 del decreto legislativo.

Punto 6 (Principali risultati dei calcoli)

Nel testo si fa più volte riferimento ai "valori limite riportati all’articolo 10 del decreto legislativo"

nel quale erano contenute, in una stesura non definitiva, le norme e le tabelle poi inserite in parte

nell’allegato C ed in parte nell’allegato I del decreto legislativo. Considerato che l’attuale articolo

10 contiene norme sul monitoraggio dell’attuazione della legge, che nulla hanno a che fare con le

caratteristiche fisiche degli elementi costruttivi, l’errore appare evidente e risulta agevole, per un

tecnico, individuare i giusti passaggi della norma a cui fare riferimento.

Allegati F e G (Rapporti di controllo tecnico)

Punto A (Identificazione dell’impianto)

Nel caso di impianti dotati di più generatori di calore, alla prima scheda va allegata una scheda per

ogni ulteriore generatore.

6

Note finali (Avvertenze per il tecnico ed il responsabile dell’impianto)

L’esempio riportato al punto 4 è indicativo e i valori della superficie di ventilazione riportati non

sono riferibili ad una centrale termica.

La messa fuori servizio dell’impianto e la diffida al suo utilizzo sono provvedimenti eccezionali,

giustificati solo dalla necessità di ripristinare le condizioni di sicurezza per le persone, per gli

animali e per le cose. L’interruzione di un servizio essenziale quale il riscaldamento invernale non

può essere giustificata da una mancata ottimizzazione dell’efficienza energetica, ferma restando la

sanzionabilità della fattispecie a norma di legge.

Allegato I (Regime transitorio per la prestazione energetica degli edifici)

Comma 1

Con questo comma sono fissate, per tutte le categorie di edifici, le prestazioni energetiche minime

da raggiungere, lasciando al progettista ampia libertà di scelta tra tutte le possibili soluzioni

realizzative per il raggiungimento del risultato. La determinazione del fabbisogno annuo di energia

primaria per la climatizzazione invernale e la verifica che lo stesso risulti inferiore ai valori riportati

nella tabella 1, punto 1, dell’allegato C, è la scelta progettuale ottimale e non deve essere

necessariamente accompagnata dalle verifiche previste ai commi 6, 7 e 8 che rappresentano, per

tutte le categorie di edifici e come indicato al comma 5, una opzione alternativa volta alla

semplificazione.

Comma 2

Il comma impone, nel caso di interventi sull’involucro edilizio che non ricadano nel campo di

applicazione del comma 1, il rispetto di quanto stabilito ai commi 6, 7 ed 8, ed alla relativa parte

dell’allegato C. Poiché i valori limite dell’allegato C si applicano a partire dall’1 gennaio 2006,

anche questo comma, in realtà si applica a decorrere da tale data. Si evidenzia che i commi 6, 7 ed 8

esentano dall’obbligo gli edifici della categoria E8.

Comma 3

Nel caso di nuova installazione o ristrutturazione integrale di impianti termici, la norma prevede il

calcolo del fabbisogno energetico dell’edificio, pur consentendo valori decisamente superiori a

quelli previsti per le nuove realizzazioni edilizie. Ciò è stato fatto per stimolare una diagnosi

energetica completa e la realizzazione, se necessario, degli interventi correttivi più energeticamente

rilevanti ed economicamente convenienti, senza tuttavia costringere gli interessati a ristrutturare

tutto l’edificio.

Comma 4

Nel caso di mera sostituzione del generatore di calore (con installazione di un nuovo generatore di

potenza non superiore a quella del preesistente per oltre il 10%) gli adempimenti sono ulteriormente

semplificati e circoscritti all’adozione di generatori di qualità e di adeguati sistemi di

termoregolazione.

Con questa norma di semplificazione il decreto legislativo n. 192/05 stabilisce che l’innalzamento

dell’efficienza media del parco caldaie del Paese sia una delle misure più importanti per il

contenimento dei consumi energetici e per la riduzione delle emissioni inquinanti del settore.

In una situazione impiantistica diversificata e variegata come quella italiana, in relazione alle

tipologie e ai contesti urbanistici e sociali presenti, questa disposizione può porre problematiche di

adeguamento impiantistico difficilmente catalogabili a priori, in particolare nel caso di impianti

collegati a canne fumarie collettive ramificate, molto diffuse in ambito condominiale e

particolarmente delicate sotto il profilo della sicurezza.

Premesso che già il decreto Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, come modificato

dal decreto Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 551, consente lo scarico a parete dei

7

fumi di combustione quando il generatore sia di alta qualità ed il sistema di evacuazione al tetto sia

inesistente o inadatto, è auspicabile che, in presenza di specifiche situazioni, descritte e motivate da

professionisti, e di impegni programmatori da parte dei proprietari, gli Uffici tecnici comunali

manifestino una giusta dose di flessibilità nelle modalità e nei tempi di realizzazione degli

interventi, tenendo conto in particolare della assoluta necessità di privilegiare le esigenze di

sicurezza delle persone e delle cose.

Per quanto riguarda il testo in dettaglio, le condizioni di cui alla lettere a), b), c) e d) dell’allegato I,

comma 4, del decreto legislativo n. 192/05 appaiono attinenti più alla realizzazione dell’impianto ed

alle caratteristiche funzionali dei suoi componenti piuttosto che a scelte di natura progettuale o

relative al combustibile da utilizzare. Il riferimento esplicito alla temperatura del fluido

termovettore "in corrispondenza delle condizioni di progetto", tuttavia, presuppone l’esistenza di un

progetto a cui fare riferimento. In tal caso è sufficiente un’attestazione di conformità al progetto da

parte dell’installatore abilitato. Altrimenti, ad avviso di questa Direzione Generale, potrebbe essere

effettivamente necessario l’intervento di un professionista, che provveda, se non ad una verifica

progettuale dell’intero impianto, quanto meno ad una valutazione più approfondita delle future

condizioni di funzionamento.

Analogamente, il riferimento alla marcatura di rendimento energetico prevista dal decreto del

Presidente della Repubblica 15 novembre 1996, n. 660, non sembra voglia imporre necessariamente

il passaggio ad un combustibile gassoso, purché si ottengano analoghi livelli di rendimento.

Il riferimento di cui al punto c) deve intendersi "al successivo" e non "al precedente" comma 12.

Comma 5

Questo comma, come il comma 2 e per le medesime ragioni, si applica a partire dall’1 gennaio

2006. Le disposizioni ivi previste vogliono costituire un’alternativa, a scelta dell’interessato, a

quanto fissato al comma 1, per tutti gli edifici nuovi, ampliati o ristrutturati.

Se si rispettano pertanto i limiti di trasmittanza termica fissati ai commi 6, 7 ed 8 e si garantisce un

buon rendimento medio stagionale dell’impianto termico, il calcolo dettagliato del fabbisogno può

essere omesso, attribuendo all’edificio, o porzione interessata, il valore massimo ammesso dalla

norma.

Il rimando ai "limiti fissati ai commi 6, 7 ed 8" e non "alle disposizioni dei commi 6, 7 ed 8"

consente di affermare che gli edifici di categoria E8, mentre sono esentati dall’obbligo di rispetto

dei limiti in caso di intervento parziale, come precisato con riferimento al comma 2, non sono

esclusi dall’applicarli volontariamente, come alternativa al calcolo del fabbisogno globale.

Il rispetto dei vincoli e delle alternative poste in questo comma garantisce la corrispondenza dei

risultati con la metodologia di calcolo del fabbisogno prevista al comma 1 nei casi in cui il rapporto

tra la superficie trasparente e la superficie disperdente totale rientri al di sotto del 10% per le villette

unifamiliari e del 20% per gli edifici di maggiore dimensione. Nella realtà, in considerazione di

alcuni margini di sicurezza che sono stati posti nel calcolo, con questo metodo si sottostima

l’efficienza energetica dell’edificio attribuendogli un consumo maggiore di quello che verrebbe

operando conformemente al comma 1.

Per quanto riguarda soluzioni architettoniche diverse, ed in particolare per quelle che privilegiano

ampie superfici vetrate, che possono trovare giustificazione anche in altre considerazioni, si

consiglia l’utilizzo del metodo previsto al comma 1.

Allegato L (Regime transitorio per esercizio e manutenzione degli impianti termici)

Comma 1

Secondo le segnalazioni pervenute da diverse Associazioni di operatori o consumatori, questo

comma è stato da taluni interpretato come una modifica della frequenza dei controlli di sicurezza

sugli impianti di riscaldamento e sugli apparecchi.

A maggior chiarimento del testo normativo si precisa quanto segue:

8

a) Sia la precedente legislazione (decreto Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412,

come modificato dal decreto Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 551) che la

nuova (questo comma), lasciano al costruttore dell’impianto (nel caso dei piccoli impianti

all’installatore) o al fabbricante dell’apparecchio la responsabilità di definire la frequenza e la

tipologia delle operazioni di controllo e manutenzione necessarie per mantenere gli impianti e

gli apparecchi in condizioni di sicurezza per le persone e per le cose ed in condizioni di perfetta

efficienza.

b) I fabbricanti di apparecchi a gas, in particolare, hanno l’obbligo ai sensi del decreto del

Presidente della Repubblica 15 novembre 1996, n. 661, di corredare l’apparecchio di istruzioni

tecniche per l’installatore e di istruzioni per l’uso e la manutenzione redatte nella lingua del

Paese di commercializzazione, tali da permettere l’esecuzione corretta di tali lavori e

l’utilizzazione sicura dell’apparecchio. Questa documentazione deve essere consegnata al

proprietario dell’impianto e da questi conservata diligentemente e consegnata all’eventuale

subentrante.

c) Analogamente i progettisti ed i costruttori di impianti ed i fabbricanti di apparecchi di

riscaldamento diversi da quelli di cui al punto precedente, nell’ambito delle rispettive

responsabilità, hanno il diritto ed il dovere di definire e dichiarare esplicitamente, in forma

scritta, al committente o all’utente quali siano le operazioni di controllo e manutenzione di cui

necessita l’impianto da loro progettato, costruito, fabbricato o modificato, per garantire la

sicurezza delle persone e delle cose, e con quale frequenza queste vadano effettuate.

d) Sia la precedente che la nuova legislazione prevedono comunque che per la restante parte

dell’impianto e per gli apparecchi per i quali non siano disponibili le istruzioni specifiche (nel

senso che tale documentazione non è più rintracciabile neppure presso il fabbricante degli

apparecchi, come talvolta succede) si debba far riferimento alle norme UNI e CEI applicabili,

norme che debbono naturalmente tener conto prioritariamente alle esigenze di sicurezza.

e) Solo in ultima istanza, sia la vecchia che la nuova legislazione, pongono per le operazioni di

controllo tecnico (dalle quali può discendere o meno la necessità di un intervento di

manutenzione) scadenze temporali massime legate alle esigenze di efficienza energetica e

salvaguardia dell’ambiente, e non alle esigenze di sicurezza, che sono salvaguardate dalla legge

5 marzo 1990, n. 46 e suoi decreti attuativi e, per gli impianti a gas, dalla legge 6 dicembre

1971, n. 1083 leggi sulle quali né la legge 9 gennaio 1991, n. 10, né l’attuale decreto legislativo

n. 192/05, potevano o intendevano intervenire.

f) Il decreto legislativo n. 192/05 fissa dei nuovi intervalli massimi, in parte superiori agli analoghi

valori fissati dalla legislazione precedente:

i. ogni anno per gli impianti alimentati a combustibile liquido o solido indipendentemente

dalla potenza, ovvero alimentati a gas di potenza nominale del focolare maggiore o uguale a

35 kW;

ii. ogni due anni per gli impianti, diversi da quelli individuati al punto a), di potenza nominale

del focolare inferiore a 35 kW dotati di generatore di calore con una anzianità di

installazione superiore a otto anni e per gli impianti dotati di generatore di calore ad acqua

calda a focolare aperto installati all’interno di locali abitati;

iii. ogni quattro anni per tutti gli altri impianti di potenza nominale del focolare inferiore a 35

kW.

I nuovi intervalli massimi richiamati alla lettera f) sono prescritti dal decreto legislativo solo ai fini

del contenimento dei consumi energetici e della conseguente salvaguardia dell’ambiente, fini per i

quali tale frequenza è più che sufficiente. Un tecnico che interviene su un impianto ai fini del

risparmio energetico o del controllo delle emissioni non può trascurare, prioritariamente, di

verificare se l’impianto è e resta in condizioni di funzionare in sicurezza (le notazioni apposte in

fondo ai moduli predisposti sono finalizzate a rammentare questa esigenza primaria, nell’interesse

sia degli utenti che degli operatori).

Le norme sulle verifiche di efficienza fissate prima dalla legge 9 gennaio 1991, n. 10, e suoi decreti

attuativi, ed ora dal decreto legislativo n. 192/05, pertanto, hanno svolto, e continueranno a

9

svolgere, un’azione significativa anche in termini di sicurezza degli impianti stessi, ma non sono

state emanate per questo fine specifico.

Stante il quadro legislativo sintetizzato ai punti precedenti, gli installatori ed i manutentori degli

impianti termici (qualificati ai sensi della legge 5 marzo 1990, n. 46), nell’ambito delle rispettive

responsabilità, hanno il diritto-dovere di definire e dichiarare esplicitamente al committente o

all’utente, in forma scritta e facendo riferimento alla documentazione tecnica del progettista

dell’impianto o del fabbricante degli apparecchi, quali siano le operazioni di controllo e

manutenzione di cui necessita l’impianto da loro installato o manutenuto, per garantire la sicurezza

delle persone e delle cose, con quale frequenza queste vadano effettuate e quale sia la prossima

scadenza.

Solo nell’ipotesi che l’intervallo di tempo consentito dalle considerazioni di sicurezza superasse i

limiti fissati dalla legge per fini di efficienza energetica scatterebbe l’obbligo di verifica anticipata

del rendimento energetico.

Gli utenti finali dovrebbero conservare la documentazione tecnica di corredo al loro impianto o, nel

caso non fosse stata loro consegnata o fosse andata smarrita, dovrebbero rivolgersi ai fabbricanti o

importatori degli apparecchi per ottenerne copia.

Comma 3

Il comma considera anche le centrali alimentate a combustibili solidi, come affermazione di

principio. In realtà, il rimando al decreto del Presidente della Repubblica 15 novembre 1996, n. 660,

per i generatori ad acqua calda ed all’allegato E del decreto Presidente della Repubblica 26 agosto

1993, n. 412, per quelli ad aria calda, ne circoscrive l’applicazione ai combustibili liquidi e gassosi,

non essendo fissata negli altri casi una soglia di rendimento minima, né le norme tecniche di

riferimento operativo. Successivi decreti o le norme regionali potranno ampliare l’ambito di

applicazione, fissando soglie di riferimento e modalità operative.

Il comma si riferisce alle operazioni "di controllo e manutenzione sui generatori di calore"

presupponendo quindi che si tratti di operazioni che prevedono necessariamente l’intervento di un

tecnico qualificato e non di operazioni di manutenzione ordinaria che possono essere svolte anche

dall’utente sulla base delle istruzioni predisposte dal fabbricante dell’apparecchio. Laddove si renda

necessario l’intervento di un tecnico qualificato su un generatore di calore, sembra ragionevole

pensare che uno dei primi controlli da fare riguardi la correttezza della combustione, cioè il

rendimento. Laddove, per ipotesi estrema, si verifichi una piccola perdita di acqua, pochi giorni

dopo un controllo completo comprensivo di verifica di rendimento, sarebbe contrario quanto meno

allo spirito della norma imporre una ulteriore verifica di rendimento, oggettivamente inutile.

Commi 4, 5 e 6

I livelli minimi di rendimento di combustione riportati nell’allegato H del decreto legislativo n.

192/05 sono validi soltanto per le verifiche effettuate sui generatori di calore installati a partire

dall’entrata in vigore del decreto medesimo. Per quelli installati precedentemente valgono i valori

riportati all’articolo 11, comma 14, del decreto Presidente della Repubblica 26 agosto 1993 e

successive modificazioni, e relativo allegato E.

Comma 13

A norma di questo comma, le delibere e le convenzioni risalenti agli anni passati che sono alla base

delle attività di accertamento e ispezione attualmente in corso costituiscano presupposto per

completare le attività secondo le normative preesistenti, fino alla scadenza prevista dalle

convenzioni medesime, ma comunque non oltre il biennio previsto dal comma medesimo.

E’ rimessa quindi alla discrezionalità dell’amministrazione locale la valutazione della possibilità di

tenere conto delle nuove norme nella fase attuativa sul campo. Tuttavia, le nuove norme vanno

comunque attentamente considerate in caso di eventuali contestazioni che possano preludere

(secondo la vecchia normativa, ma non secondo la nuova) a provvedimenti sanzionatori.

10

Per accertamento si intende l’insieme delle attività di controllo pubblico diretto a verificare in via

esclusivamente documentale che gli impianti siano conformi alle norme vigenti e che rispettino le

prescrizioni e gli obblighi stabiliti, mentre per ispezione si intende l’insieme delle attività di

controllo pubblico svolte presso gli impianti da parte di tecnici qualificati. Nell’ambito

dell’accertamento si comprende l’acquisizione dei dati necessari alla costituzione di un sistema

informativo relativo agli impianti termici presenti sul territorio e la dichiarazione di avvenuta

manutenzione degli stessi. La dichiarazione deve essere redatta nel rispetto di quanto previsto ai

commi 9 e 10 dell’allegato L.

Eventuali problematiche che dovessero sorgere, in relazione alle diverse scadenze temporali

previste per la manutenzione degli impianti termici dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192,

possono essere risolte attraverso le correnti comunicazioni organizzative con i cittadini.

A titolo esemplificativo si precisa che, secondo il nuovo quadro legislativo, il cittadino che dispone

di una caldaia unifamiliare di tipo C installata l’anno scorso, per la quale il fabbricante ha prescritto

l’effettuazione della manutenzione dopo tre anni di utilizzo e l’installatore, all’atto del primo

avviamento, ha provveduto alla verifica del rendimento di combustione in opera, può attendere

ancora due anni prima di provvedere a far eseguire le operazioni di controllo e manutenzione, ivi

compreso il controllo di rendimento.

Tuttavia, se l’amministrazione locale competente ha deciso, nell’ambito della sua autonomia, di

imporre ai cittadini l’invio di un’autocertificazione con frequenza annuale (la normativa previgente

al decreto legislativo n. 192/05 prevedeva per le verifiche degli enti locali una "cadenza almeno

biennale"), e se l’Amministrazione locale medesima non ritiene di modificare tale sua decisione alla

luce della nuova normativa, il cittadino in questione è tenuto ad autocertificare anche quest’anno e

l’anno prossimo che il proprio impianto è in regola, ma lo può fare sulla base del controllo

effettuato in sede di primo avviamento, senza necessità di sottoporre l’impianto ad ulteriori, inutili

controlli tecnici.

Il cittadino dovrà in sostanza pagare solo il ticket del bollino per l’autocertificazione ed inviare

all’amministrazione locale, o all’ente da questa incaricato, copia del referto tecnico di primo

avviamento e della parte del libretto di uso e manutenzione in cui il fabbricante fissa la frequenza

dei controlli tecnici.

Entrata in vigore del decreto legislativo

Il decreto legislativo è entrato in vigore l’8 ottobre 2005 (corrispondente al decorso di quindici

giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, c.d. vacatio legis), non

essendo stato previsto un termine diverso nel suo corpo.

La clausola di cedevolezza (articolo 17 del decreto legislativo n. 192/05) ne fa cessare l’efficacia a

decorrere dalla data di entrata in vigore di eventuali provvedimenti di competenza delle regioni e

province autonome, ovviamente limitatamente al territorio di competenza e per le parti in contrasto.

La presente circolare, pubblicata nel sito del Ministero dello sviluppo economico, ha valore dalla

data di pubblicazione.

prof. Sergio Garribba