○ Monte Sei Busi - Le linee contrapposte

LE LINEE CONTRAPPOSTE SUL FRONTE CARSICO DEL MONTE SEI BUSI
Il sistema delle linee contrapposte sulla linea del Sei Busi venne lungamente conteso dai due eserciti nelle prime sei Battaglie dell'Isonzo.
La linea italiana nella sua ultima configurazione all'inizio della 6ª Battaglia dell'Isonzo, si sviluppava attorno alla Quota 118, per poi proseguire in senso rettilineo verso la zona sovrastante l'abitato di Polazzo e collegarsi alle postazioni di Castelnuovo e alla zona del Monte San Michele.


THE OPPOSITE LINES ON THE KARST FRONT OF MOUNT SEI BUSI
The system of opposite lines on Mount Sei Busi was battled for a long time by the two armies during the first six battles along the River Isonzo banks.
The italian line in last configuration, at the beginning of the 6th Battle on the River Isonzo, developed itself around Quota 118 and then continued in a straight way towards the area that overlooked Polazzo.
In then connected itself with the posts at Castelnuovo and the area on Mount St. Michele.


Nel 1915 le linee contrapposte erano costituite da poche trincee poco profonde, in quanto lo scavo del terreno sotto il fuoco nemico era particolarmente difficile; la difesa era completata da sacchetti di terra e alti reticolati con filo spinato.


Questo tipo di costruzione elementare permetteva agli attaccanti e ai difensori un rapido "rovesciamento" della linea in caso di azioni di attacco e contrattacco.


Il sistema difensivo era costituito da un dedalo di trincee non sempre interconnesse le une con le altre, ma spesso suddivise in isole o sistemi chiusi; questa particolare disposizione consentiva ai comandi, in caso di attacco nemico, di poter contenere in zone delimitate gli sfondamenti del fronte e una volta organizzate le difese di poter rioccupare le posizioni precedentemente perdute con puntuali contrattacchi.


Il percorso sul Monte Sei Busi si snoda tra le quote 111 e 118 che sovrastano l'abitato di Vermigliano.


Tali rilievi vennero aspramente contesi dall'esercito italiano e da quello austroungarico a partire dalla 1ª Battaglia dell'Isonzo (23 luglio - 7 agosto 1915), per essere definitivamente oltrepassati dalle truppe italiane a seguito del ripiegamento del fronte austroungarico sul Carso di Comeno, dopo la caduta della città di Gorizia, avvenuta durante la 6ª Battaglia dell'Isonzo (4-17 agosto 1916).


Dopo tale data i comandi italiani decisero di operare un rafforzamento delle precedenti linee realizzate sul Carso di Doberdò.


Le postazioni del Sei Busi vennero collegate alla cosiddetta "Linea di S. Martino", e trasformate in una linea trincerata, denominata di massima resistenza, dotata di solide postazioni in cemento e pietra carsica con piazzole, ricoveri e scalette in cemento; questo sistema fortificato consentiva alle truppe italiane un'efficace difesa in caso di sfondamento del fronte avanzato da parte delle truppe austroungariche


Alcune delle trincee e postazioni visitabili a tutt'oggi sul Sei Busi si riferiscono a questa particolare linea difensiva italiana
.



Dettaglio del contesto geografico "Trincerone"  (da Google maps)




Le trincee dal Monte S. Michele a Redipuglia (da cartellonistica Provincia di Gorizia)






Foto 46 - Intersezione tra la strada per Doberdò e le trincee

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Foto 47 - Trincea fortificata




Foto 51 - Le trincee a nord della strada




Foto 56 - La trincea a nord della strada dalle postazioni Austroungariche




Foto 58 - La trincea sud




Foto 62 - Dettaglio della foto precedente




Foto 66 - Postazione per mitragliatrice




Foto 70 - Trincea verso quota 118




Foto 71 - Reticolati di fronte alla trincea di foto 70




Foto 72 - Trincea avanzata




Foto 73 - Trincea avanzata




Foto 74 - Verso Quota 118




Foto 77 - Trincee attorno a Quota 118




Foto 79 - Trincee attorno a Quota 118



Foto 80 - Cippo di Quota 118




Foto 81 - Targa sul cippo di Quota 118




Foto 83 - L'Aeroporto internazionale di Ronchi dei Legionari da Quota 118






In 1915 the opposite lines were made up of not too deep trenches, as it was particularly hard to dig under the enemy's fire.


The defensive structure was completed with bags filled with earth and high barber wire fences.


This kind of elementary construction allowed the attackers as well as defenders, a quick "reversing" of the line in case of attack or counterattack.


The defensive system consisted of a maze of trenches, which were not always mutually interconnected, though they were often subdivided into islets or closed systems.


This typical setting allowed the headquarters, in case of an enemy's attack, to limit the breakthrough of the front to restricted areas and, once the defence was re-organised, to occupy again the previously lost position by means of punctual counterattacks.



The pathway on Mount Sei Busi snakes through Quotas 111 and 118, overlooking the village of Vermigliano.


These hilltops were stage of fierce fights between the Italian army and the Austrian-Hungarian one, starting from the 1st battle on the River Isonzo (23rd June - 7th July 1915), and were definitely climbed up and down by the Italian troops, because the Austrian-Hungarian front had withdrawn in the Karst area of Comeno (Komen), after the fall of the city of Gorizia which occured during the 6th Battle on the River Isonzo (4th-7th July 1916).


After this date, the Italian headquarters decided to strengthen the previous lines made on the Karst at Doberdò.


The posts on Mount Sei Busi were connected with the so-called "St. Martino line" and were tranformed into a trenched line, called of "maximum resistance", equipped with solid, concrete and Karst stone posts with gun emplacements, shelters and concrete staircases.


Such a fortified system allowed the Italian troops to set up an effective defence in case of breakthrough of the advanced front by the Austrian-Hungarian troops.


Some of the trenches and posts that can be still visited today on Mount Sei Busi, reflect this typical Italian defensive line.
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