I popoli delle isole raccontano che Tangaroa ,dal volto tatuato, fu il primo di tutti gli antenati. Per molto tempo Tangaroa visse dentro la sua conchiglia, che girava da sola nel buio dello spazio infinito. Allora infatti non c’era il sole, non c’era la luna, e non c’erano né la terra né le montagne.
Non esisteva ancora l’uomo, né gli uccelli, né i pesci, né i cani, e nessun altro essere vivente. E non c’era ancora l’acqua, né salata né dolce.
Alla fine di un lungo tempo Tangaroa diede un colpo lieve alla sua conchiglia, che si aprì.
Tangaroa allora si alzò in piedi sulla conchiglia e cominciò a gridare nello spazio infinito: “Chi c’è sopra? Chi c’è sotto?” ma non ebbe alcuna risposta. Si sentiva solo la sua voce, perché non ce n’era nessun’altra. “Sabbia, vieni da me!” comandò. Ma la sabbia non c’era ancora.
“Nessuno mi obbedisce? – disse Tangaroa – Allora farò io!”. Così Tangaroa sollevò in alto la cupola della sua conchiglia fino a formare la volta del cielo. E poiché all’interno della sua conchiglia aveva molte altre conchiglie, ne prese una seconda, la sgretolò in minuscoli pezzettini, e creò la sabbia. Tangaroa cominciò in questo modo a creare ogni cosa che esiste. E poiché
Tangaroa aveva conchiglie, ecco che ogni cosa creata ha una sua conchiglia. Il cielo è una conchiglia per il sole, la terra e le stelle, poiché li contiene. La terra è una conchiglia per le pietre e l’acqua, e per le piante che vi crescono. La conchiglia di un uomo è una donna, perché è da lei che nasce.
È così che, nell’universo, ogni cosa che esiste ha una sua conchiglia.
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