SUSA
SUSA
CINQUANTENARIO DELLA BATTAGLIA
DELLE GRANGE SEVINE
Figli dei sacrifici di coloro che hanno lottato per la libertà
riconoscenti ricordiamo nel 50° anniversario
i partigiano della "Stellina" e il loro comandante "Aldo Laghi"
Susa, 20 agosto 1994
Indirizzo: Via Palazzo di città 39 (portico del Comune) - 10059 Susa (To)
Coordinate GPS sulla mappa: 45°8'7.549''N, 7°2'46.649''E
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La battaglia delle Grange Sevine rappresenta il battesimo di fuoco della neonata Brigata Giustizia e Libertà Stellina. Lo scontro avvenne il 26 agosto 1944 e si inserisce nel contesto dei rastrellamenti intensificati dai nazifascisti sulle montagne segusine, dopo la sconfitta subita a Balmafol per mano della Brigata "Walter Fontan" e i continui sabotaggi della "Stellina".
La battaglia ebbe inizio intorno alle 14, quando il comandante della divisione Aldo Laghi (nome di battaglia di Giulio Bolaffi) riferì di aver sentito spari provenienti dalla zona delle Sevine. Le raffiche furono innescate dai partigiani, che avvistarono una colonna di SS riposare presso le baite dei montanari. Le forze partigiane, composte da circa 70 uomini appartenenti alla 36.ma e 34.ma Compagnia, si trovarono in netta inferiorità numerica rispetto ai circa 230 nazifascisti della I e II Compagnia Z.B.V. ("zur besonderen Verwendung", ovvero "a uso particolare"). Alcuni prigionieri catturati da Laghi risultarono appartenere a una "compagnia per incarichi speciali Pinerolo", in una zona in cui operava la Waffen Grenadier Brigade-SS Sturmbrigade Pinerolo.
Nel tardo pomeriggio alle truppe partigiane si unirono membri della 42.ma Brigata Garibaldi, compresi circa 15 soldati russi, un mortarista e mitraglieri, per un totale di circa 30 garibaldini. Alle 20:15 il comandante Laghi giunse alle Sevine, dove la battaglia infuriava da oltre sei ore. Dopo un primo rifiuto alla resa da parte del tenente tedesco "Wolvarht", Laghi offrì libertà e armi ai tedeschi in cambio della resa, proposta che venne infine accettata. Lo scontro si concluse con due morti tra i fascisti e alcuni feriti su entrambi i fronti.
L'esito della battaglia fu estremamente favorevole per i partigiani, che riuscirono a fermare l'avanzata nazifascista, probabilmente diretta verso la valle di Viù per congiungersi con altre unità, e a ottenere 160 prigionieri. Tuttavia la decisione di Laghi di liberare i soldati tedeschi fu oggetto di severe critiche, in quanto violava le norme sui baratti di prigionieri, pratica utile per liberare compagni di lotta esposti a gravi pericoli. Galimberti, comandante partigiano di Giustizia e Libertà, sottolineò che "il comando germanico non rifiuta mai i baratti, anzi li cerca e li sollecita".
L'armamento sottratto ai nemici risultò cospicuo: 2 mitragliatrici Breda 37, 40 armi automatiche, tra cui 12 fucili mitragliatori e 12 mitra Beretta, una dozzina di pistole, 150 moschetti, 85 bombe a mano e numerose munizioni. Nei giorni successivi Laghi interrogò i prigionieri e riuscì a reclutare 65 di loro, che si dimostrarono pronti a supportare la causa partigiana.
Un tragico epilogo si verificò la notte successiva, quando alcuni fascisti riuscirono a fuggire dall'accerchiamento e, nel Vallone delle Gorge, si imbatterono in Angelo De Giorgi, una staffetta partigiana proveniente da Torino. Ignaro della battaglia, fu catturato e trucidato il 27 agosto 1944. Un cippo di pietra segna ancora oggi il luogo del suo sacrificio e viene ricordato ogni anno con una fiaccolata.
Canzone La battaglia delle Sevine, rielaborazione di Alberto Cesa basata su un ricordo del partigiano Arturo Turbil, eseguita da Alberto Cesa, Massimo Sartori, Roberto Piccoli, Donata Pinti.
A ricordo di quest’evento venne scritta una canzone intitolata La battaglia delle Sevine:
Il 26 agosto, nessun se l’aspettava,
Fascisti e tedeschi, Sevine arrivava,
Ma stanchi nel salir, si misero a dormir
Godendo quel bel sole, per farsi rinvenir.
Ma il partigiano all’erta, in postazione stava,
Al battaglione tutto l’allarme poi lui dava,
Con slanci da leon ci siam precipita,
Cominciando il fuoco, per lor senza pietà.
Il 26 agosto, nessun se l’aspettava,
Fascisti e tedeschi, Sevine arrivava,
Ma stanchi nel salir, si misero a dormir
Godendo quel bel sole, per farsi rinvenir.
Ma il partigiano all’erta, in postazione stava,
Al battaglione tutto l’allarme poi lui dava,
Con slanci da leon ci siam precipita,
Cominciando il fuoco, per lor senza pietà.
Ma poi verrà quel dì, che canteremo così,
Abbasso la repubblica (la Repubblica Sociale Italiana)
e viva il partigian.
Dal 1989, su iniziativa dei figli di Aldo Laghi, Alberto e Stella, la battaglia delle Grange Sevine viene commemorata ogni anno con la Challenge Stellina, una competizione internazionale che coinvolge anche le ex nazioni belligeranti. Questa gara, che sostituisce i colpi di mitraglia con applausi e sudore, vede atleti di ogni età percorrere il tragitto da Susa fino alle Grange in segno di pace e memoria storica.
G. Bolaffi, Un partigiano ribelle, Melli, Borgone Susa, 2010, pp. 90, 92, 210, 213.
—, Partigiani in Val di Susa, I nove diari di Aldo Laghi, a cura di Chiara Colombini, FrancoAngeli, 2014, pp. 37-40, 168-170.
https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/grange-sevine-26-agosto-1944-i partigiani-accerchiano-i-nazifascisti-e-ne
http://intranet.istoreto.it/partigianato/ricerca.asp
https://www.stellinarace.it/la-gara/
Testimonianza di Stella Bolaffi, Giulio Bolley, Angelo Borgis, Sergio Bianco Dolino, Arturo Turbil, raccolta da Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza nel 2009.
Foresto: una comunità nella lotta di liberazione, Aedita, 1996, pp. 67 segg.
Volevamo ringraziare Marco Siano, che fin dall’estate del 2024 ci ha accompagnati alla ricerca di lapidi e monumenti della Resistenza tra Susa, Bussoleno e Foresto. Ringraziamo anche la professoressa Vanessa Pelissero che ci ha messo in contatto con suo padre, Silvano Pelissero, con il quale abbiamo passato un pomeriggio al Museo della Resistenza a Mompantero alla scoperta di storie, tragedie ed eventi familiari appartenenti al periodo 1943-1945.