SANT'ANTONINO
SANT'ANTONINO
La popolazione a Ilse Schölzel Manfrino
1914-1978
Per il coraggio e la sua bontà d'animo
Sant'Antonino, 20 dicembre 2003
L'amministrazione comunale
Indirizzo: Borgata Cresto 1 - 10050 Sant'Antonino (To)
Coordinate GPS sulla mappa: 45.10004031518828, 7.275268766142995
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Immagine di Ilse e suo marito Vittorio, utilizzata durante i loro spettacoli di strada come locandina
Immagine tratta da I soliti ignoti, a sinistra Manfrino e a destra Totò
Ilse assieme al partigiano Lino Bressan
La signora Ilse Schölzel nacque a Dresda l’11 febbraio 1914 figlia di Johanna Kretschmann e Max Schölzel; fu la prima ballerina del Balletto dell’Opera della città a 17 anni. Conobbe a Torino, in tournée, Vittorio Manfrino, capocomico dell’omonima compagnia teatrale; successivamente si sposarono nella chiesa di S. Andrea a Roma. Suo marito lavorò con alcuni dei più importanti attori della scena dell’epoca, come Totò, con il quale prese parte al film I soliti ignoti lungometraggio del 1958 diretto da Mario Monicelli. Inoltre, nel 1960, fu coinvolto nel celebre film La dolce vita uno dei capolavori di Federico Fellini. In seguito partecipò anche al famoso film diretto da Luchino Visconti Il Gattopardo. Opportunità come queste, seppur interpretando ruoli minori, anche per via del suo temperamento pacato e introverso, senza dubbio hanno elevato il suo profilo professionale. Ilse collaborò in veste di comparsa in diverse produzioni assieme al marito; queste tuttavia non risultano documentate ufficialmente.
Spesso facevano ritorno in Germania per far visita alla famiglia di lei, ma nel 1939 cominciarono a esserci controlli e tensioni alle frontiere; questo la costrinse a spostarsi definitivamente in Italia. Nel frattempo dal matrimonio nacque una figlia, Giovanna Manfrino.
In un primo tempo vissero a Torino, successivamente si trasferirono presso la borgata Cresto, situata sopra il comune di Sant'Antonino in bassa Val Susa in una casa che ancora oggi appartiene a una dei cinque nipoti di Ilse, Irene Fornasa. Questo trasferimento fu causato dell’entrata in guerra nel 1940 dell’Italia, in quanto Vittorio fu costretto a sciogliere la sua compagnia teatrale formata da una ventina di persone. Egli proseguì tuttavia il suo mestiere di attore seguendo le truppe al fronte e mettendo in scena piccoli spettacoli.
In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943 e con l’occupazione tedesca del territorio italiano, Ilse cominciò a lavorare come interprete e segretaria presso il Comando tedesco.
Si ricorda la figura di Schölzel per il suo importante impegno nel sociale durante tutta la sua vita in particolare a seguito del buio periodo della seconda guerra mondiale, quando scelse di proteggere e aiutare la popolazione durante la Resistenza, riferendo informazioni e cercando di mediare tra tedeschi e italiani.
Essendo di origini tedesche, coraggiosamente molte volte sfruttò il suo ruolo di interprete per salvare le vite dei civili, in particolar modo coloro che erano di fede ebraica, e partigiani sulle montagne della zona.
Si ricorda l’episodio in cui, dopo aver accompagnato il cugino di suo marito sulle montagne di Condove a curare un partigiano, sulla via incontrarono dei soldati tedeschi. Lei finse di essere lì per un pic-nic e, iniziando a scherzare in piemontese, fece allontanare i soldati.
Nel maggio 1944 insieme al parroco don Bonaudo intervenne per salvare 17 partigiani imprigionati. Purtroppo il suo tentativo non sortì l’effetto sperato e i giovani vennero fucilati nel vecchio cimitero, dove oggi ci sono i campi da tennis.
Si ricorda inoltre un episodio in cui riuscì a far arrivare al Cresto un medico tedesco nazista facendogli soccorrere, con l'inganno, una donna ebrea gravemente malata, dato che portarla in ospedale sarebbe stato estremamente rischioso.
Un’altra volta riuscì a nascondere nella cantina della sua casa dei partigiani appena scesi dal Colle Bione, mentre intratteneva in cucina dei soldati tedeschi che erano passati a trovarla.
Un giorno arrivò a casa loro una suora, che le chiese di andare a Susa per testimoniare a favore di un uomo messo sotto accusa dai tedeschi. Nonostante fosse a letto con la febbre, la suora la avvolse con una coperta e percorsero su di un carro più di venti chilometri fino a destinazione; grazie al suo sacrificio la sua testimonianza salvò l'accusato.
Era conosciuta in tutto il paese per le sue opere di bene ed era ricordata anche per la sua dedizione nel lavoro, a Torino, presso gli studi RAI, che raggiungeva utilizzando il tipico Ciao dell’epoca.
Sua figlia Giovanna e sua nipote Irene hanno contribuito e contribuiscono tuttora a diffondere l’importante testimonianza della loro parente, deceduta il 24 dicembre 1978 all'ospedale di Susa. Alcuni partigiani che aveva aiutato durante il periodo della Resistenza portarono la sua bara al funerale e una targa commemorativa, installata dall’Unitre, la ricorda nella frazione Cresto di Sant’Antonino, dove le è stato anche intitolato un parco (Via Cresto, 103).
Il 27 gennaio 2021 Ilse Schölzel è stata proclamata cittadina benemerita di Sant'Antonino, in seguito a questa occasione fu pubblicato un articolo sulla Luna Nuova.
B. Andolfatto, Ilse Schölzel Manfrino, il coraggio della fede, in «La Valsusa», 6 settemrbe 2012