SAN GIORIO
SAN GIORIO
Gloria eterna ai martiri della libertà e a quanti lottarono contro le barbarie nazifasciste
12-11-1978
A PERENNE RICORDO DI TUTTI I DEPORTATI
"Le catene della prigionia non seppero spegnere il Vostro anelito di libertà"
La popolazione di San Giorio
25 aprile 2006
L'ANPI RICORDA I SUOI CADUTI
VELINO GIORDANO
CADUTO A S. GIORIO A 20 ANNI
BAR PIERINO
CADUTO IN JUGOSLAVIA A 25 ANNI
RE TULLIO
CADUTO A MANTA .CN. A 20 ANNI
Indirizzo: Via del cimitero (Parco della rimembranza all'ingresso del cimitero)-10050 San Giorio (Torino)
Coordinate GPS sulla mappa: 45°07'40.7"N 7°11'04.8"E
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Il rastrellamento del 28 dicembre 1943
Nel bel mezzo di un’offensiva a San Giorio, durante la quale venne arrestato per rappresaglia Modesto Vota, i tedeschi della POL, cioè la polizia alpina tedesca, il 28 dicembre 1943 piombarono su San Giorio e, coadiuvati da una pattuglia di sciatori, rastrellarono per tutta la giornata la montagna e si prepararono a sabotare il ponte di Meana. Sorpresero un solo partigiano al Malpasso, Giordano Velino.
Giordano era un contadino ancora ventenne; aveva un fratello di nome Adolfo, che si era arruolato con lui nella banda Carli già nei primi giorni della sua costituzione.
Il loro padre si chiamava Stefano, mentre la loro madre era francese e si chiamava Alessandria Pognant Gros. Vivevano insieme a San Giorio in Via Maestra 28.
Giordano era nato a Passy (Francia) nella zona dell’Alta Savoia nel 1923, faceva parte dell’ottavo settore GAF (guardia di frontiera); unitosi alla Resistenza, faceva parte della 16esima divisione Garibaldi e 46esima borgata Carli. È stato un partigiano dal 10 settembre al 28 dicembre del 1943. Quest’ultima data è quella della sua morte.
ll fratello Adolfo è nato il 9 ottobre 1920 a San Giorio ed era un falegname.
Diversamente dal fratello ha avuto un nome di battaglia, “Dolfo”, e ha fatto parte della 106esima brigata Garibaldi, quella dedicata a suo fratello, dal 14 settembre 1943 al 7 giugno 1945. Inoltre è stato anche comandante di distretto dal settembre del 1944 fino al giugno del 1945. Le cause della sua morte non sono a noi conosciute.
Il secondo nome riportato sul cippo è quello di Tullio Re. Il suo nome completo è Re Moro Tullio, nato il 10 luglio 1944 a Legnano (Milano) dal padre Giovanni e la madre Bellone Apollonia. Questo ragazzo ha vissuto a Poirino e nella città di Collegno, facendo parte della 15esima brigata Garibaldi nell’11esima divisione dal 10 febbraio del 1944 al 14 maggio del 1944, data della sua morte. Tullio è morto a Manta in provincia di Cuneo.
Pierino Bar, il terzo nome riportato sul cippo, aveva combattuto in Jugoslavia ed è morto lì all’età di 25 anni. Di lui sappiamo solo il suo comune di nascita, che è proprio San Giorio. I suoi dati anagrafici sono andati persi probabilmente nell’incendio dell’archivio di San Giorio avvenuto nel 1980.
La banda di San Giorio iniziò con il raccogliere armi, munizioni, equipaggiamenti militari e indumenti. Si crearono contatti con gli antifascisti di fondovalle (Meana, Chiomonte, Bussoleno, Villarfocchiardo, Foresto). Ben presto passarono anche all’azione: tra il 20 e il 21 settembre 1943 venne abbattuto un traliccio della linea elettrica nei pressi di San Giorio e i 4 montanti vennero recisi con il seghetto cadendo direttamente sulla strada. Questo causò la mancanza di corrente alla periferia ovest di Torino per due giorni.
Alla fine di settembre la banda di San Giorio passò sotto il controllo del tenente Carlo Carli, studente universitario armato di potente spirito patriottico, e la direzione politica venne affidata a Ugo Berga.
Poco tempo dopo rientrò a Bussoleno il tenente Walter Fontan, che aveva combattuto in Jugoslavia.
Nell’ottobre del 1943 la banda di San Giorio comprendeva oltre 50 uomini tutti armati, che fecero colpi di mano contro spie e fascisti nei paesi. La loro attività era talmente andata oltre da indurre il comando tedesco di Torino a intervenire per fermarli. Il 16 ottobre 1943 San Giorio venne circondato da “SS” che fecero rastrellamenti casa per casa.
Alcune persone vennero catturate e liberate solo dopo quasi un mese di detenzione. In questa occasione i partigiani erano decisi a scendere dalla montagna per scontrarsi con i tedeschi, ma si ritirarono evitando lo scontro (non soddisfatti, in seguito attaccarono la “Casa del fascio”).
Quello del 28 dicembre 1943 fu il primo dei dieci rastrellamenti avvenuti fino alla Liberazione. Dopo questo, su consiglio del Comitato militare di Torino, si diede vita a un Comando militare unificato con sede a Villardora e con a comando il maggiore Liberti.
Di fronte al pericolo dei campi di concentramento molti militari crearono piccole bande, animate solo da spirito difensivo, si sfasciarono in fretta ma da qui sorse la banda del Ten. Walter Fontan diede poi vita alla 42esima Brigata Garibaldi “Walter Fontan” e alla 106esima Brigata Garibaldi “Giordano Velino”, di cui faceva parte Adolfo Velino.
Banca dati dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” – Istoreto (http://intranet.istoreto.it/partigianato/default.asp)
Dati da I partigiani d'Italia. Lo schedario delle commissioni per il riconoscimento degli uomini e delle donne della Resistenza (www.partigianiditalia.cultura.gov.it)
M.E. Borgis, La Resistenza in Valle di Susa, Edizioni del Graffio, Borgone di Susa, 2011 [I edizione 1974], p. 50
U. Berga, Diario partigiano, Tipolitografia Morra, Almese 2003, pp. 7-14
S. Bellone, Testimonianze (1933-45), Tipolito Melli, Borgone di Susa 1995, pp. 33-40