CONDOVE
CONDOVE
Partigiani 114° Brigata Garibaldi
Bobba Guido
D'Agostino Antonio
Carbone Vincenzo
Peluso Cosimo
In questa zona caddero per la libertà
20 Aprile 1945
Indirizzo: Colle della Portia (2183 m) - 10055 Condove (To)
Coordinate GPS sulla mappa: 45.191272, 7.256944
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GUIDO BOBBA
Nacque il 01/02/1913 a Cigliano, Vercelli. Divenne un soldato dell’esercito, ma poi partecipò alla Resistenza partigiana come vice comandante della 42° Brigata Garibaldi dal 08/09/1943 al 20/04/1945. Per la sua azione partigiana dopo la morte gli fu assegnata una medaglia di bronzo.
VINCENZO CARBONE
Nacque il 21/03/1922 a Bagnara Calabra, Reggio Calabria. Di Carbone non abbiamo molte informazioni, perché sono rimaste riservate, ma sappiamo che l’ultima formazione fu collegata alla 42° Brigata Garibaldi, come caposquadra, dal 12/09/1943 al 20/04/1945, giorno dei caduti di Vaccherezza. Alla sua morte gli fu assegnata la medaglia di bronzo.
COSIMO PELUSO
Nacque a Napoli nel 1914, sappiamo che faceva parte della 42° Brigata Garibaldi.
ANTONIO D’AGOSTINO
Nacque a Deltanova, Reggio Calabria nel 1924, e sappiamo solo che faceva parte della 42° Brigata Garibaldi.
Il giorno 20 aprile 1945, cinque giorni prima della Liberazione, a seguito di un rastrellamento vennero uccisi dai nazifascisti 16 combattenti partigiani appartenenti alla 114ª Brigata Garibaldi. L’evento ebbe luogo in Val di Susa, a Condove, precisamente nella conca di Vaccherezza, luogo assegnato alle Brigate Partigiane Garibaldi 113ª e 114ª, due formazioni create il 15 novembre 1944, per presidiare la vasta area montana che si estendeva da Condove a Caprie.
Il 18 aprile 1945 Pietro Bassignana, interprete di lingua tedesca presso le allora Officine Moncenisio, comunicò alle brigate partigiane stanziate in montagna una particolare informazione ricevuta da un collega interprete del comando tedesco. L’informazione verteva su un'imminente azione di rastrellamento da parte di forze naziste e della divisione alpina "Monterosa" della Repubblica Sociale Italiana nei confronti dei nuclei partigiani nascosti in montagna.
La 113ª brigata decise di salvare i suoi uomini e portarli a valle, abbandonando le basi in montagna e preparandosi a combattere durante gli scontri finali per la liberazione dall’oppressione nazifascista, ormai vicina.
I comandanti della 114ª Brigata, Cugno e Negro, decisero invece di riunire i comandanti di squadra e di distaccamento per decidere se credere al messaggio e che cosa fare: dopo lunghe discussioni i partigiani decisero di tenere le loro posizioni e di combattere. L’azione nazifascista non si fece attendere e alle tre di notte del 20 aprile alcuni colpi di moschetto sparati dai partigiani comunicarono ai compagni l’avanzata dei nemici. Gli automezzi tedeschi iniziarono difatti a salire lungo i pendii della montagna, scaricando uomini e materiale bellico, tra cui anche mortai e armi pesanti. La popolazione degli alti borghi di Condove e Caprie iniziò a nascondersi in rifugi di fortuna, come stalle o vecchie miniere. Alle prime luci dell’alba i 5000 soldati nazisti e alpini, favoriti dall’abbandono delle posizioni difensive controllate dalle brigate 42ª, 113ª e 117ª fino a due giorni prima, iniziarono la loro retata riuscendo a chiudere in una morsa di fuoco e proiettili i partigiani, in un'azione militare che costò la vita a 16 giovani e coraggiosi partigiani della 114ª Brigata Garibaldi. Quattro di loro vennero uccisi al colle Portia nel luogo in cui è posta la croce: Guido Bobba, Vincenzo Carbone, Antonio D'Agostino e Cosimo Peluso.
Il grosso della brigata, composta da 120 partigiani divisi in 5 distaccamenti, riuscì a sfuggire all’attacco scendendo dalle pendici di Punta Lunella, a circa 2772 m s.l.m., unica zona lasciata sguarnita dai nazifascisti.
20 aprile 1945