CHIANOCCO
CHIANOCCO
CADUTI 1940 – 1943
Cevrero Silvio
Cevrero Angelo
DISPERSI
Borgis Emanuele
Borgis Cesare
Vair Silvino
GUERRA DI LIBERAZIONE 1943 – 1945
PARTIGIANI DI CHIANOCCO
Rossero Nini
Peirolo Pierino
Rossero Aldo
Righi Giuseppe
Marziano Romano
CIVILI
Peirolo Vittorio
Borgis Maria
Vair Cecilia
Abbracciavento Renato
PARTIGIANI
Zalapata Nicolai
Spoton Cesare
Paolino Nicola
Cigna Giuseppe
Ceronetti Angelo
Frano Enrico
Ceciari Francesco
Martarello Catterino
Panfetti Piero
Ala Giuseppe
Bianco Giuseppe
Abdulas Nikolaj
Sartania Sio
Megrelisciuli Lado
Cobachizzi Alessandro
Zucov Arcadi
Indirizzo: Piazza Walter Fontan - 10050 Chianocco (To)
Coordinate GPS sulla mappa: 45.148537979508, 7.1694513514047
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Questo monumento celebra il coraggio e il sacrificio dei partigiani che, con la loro lotta contro il nazifascismo, ci hanno restituito la libertà e contribuito alla nascita della nostra Repubblica. Tra i caduti della Resistenza, molti rimangono oggi affidati quasi unicamente al loro nome, inciso nella pietra e nella memoria, con rare tracce che ne restituiscano appieno la vicenda umana; di altri è stato possibile conservare e tramandare informazioni più ampie.
PARTIGIANI
Nato a Bruzolo il 27 luglio 1921, militò nella 42° Brigata Garibaldi "Walter Fontan", dal 15 ottobre 1943 al 5 luglio 1944, giorno in cui morì caduto in un'imboscata. A lui è dedicata una lapide posta nella frazione Roccaforte (Chianocco) nel luogo in cui cadde.
GIUSEPPE RIGHI
Nato a Torino il 7 ottobre 1918, figlio di Battista Righi e Giovanna Palpone, milità con il nome di battaglia "Pepe" nella 42° Brigata Garibaldi "Walter Fontan", dal 20 ottobre 1943 al 12 maggio 1944, giorno in cui, catturato dai nazifascisti, fu fucilato a Sant'Antonino.
Giuseppe Bianco. Fotografia proveniente dall'archivio del Laboratorio di storia del Liceo Norberto Rosa (Bussoleno)
GIUSEPPE ALA
Nato a San Giorio il 3 febbraio 1923, figlio di Valentino Ala e Lidia Raizze, residente nella frazione Martinetti di San Giorio. La sua professione era meccanico fresatore. Militò come partigiano combattente con il nome di battaglia "Pinin" nella 106° Brigata Garibaldi "Giordano Velino" dal 20 giugno 1944 al 30 novembre 1944 e dal 23 marzo 1945 a giugno 1945.
GIUSEPPE BIANCO
Nato a Crescentino in provincia di Vercelli il 29 marzo 1917, figlio di Antonio Bianco e Maria Perdaro, era residente a Verrua Savoia (To). Militò nella 42° Brigata Garibaldi "Walter Fontan" dal 15 settembre 1943 al 1° maggio 1944. Cadde in combattimento il 1° maggio 1944 a Chianocco [c'è una discrepanza nella segnalazione della data di morte, indicata talvolta 1° maggio 1944, talvolta 1° giugno 1944].
GIUSEPPE CIGNO
Sul monumento è indicato erroneamente come Giuseppe Cigna. Il cognome e la data di nascita sono stati corretti nell’ambito della ricerca Partigianato meridionale 2016 sulla base delle segnalazione della ricercatrice Alessia Maria Rapisarda.
Giuseppe Cigno acque a Sommatino (Caltanissetta) il 24 settembre 1920. L’8 settembre lo soprese lontano da casa, per cui si unì alla Resistenza già dal settembre del 1943.
Fu partigiano combattente in Val di Susa nella 42° Brigata Garibaldi "Walter Fontan" dal 12 settembre 1944 al 16 febbraio 1945. Dal 1° novembre 1944 fu capo nucleo della 114° brigata Garibaldi “Marcello Albertazzi”, distaccamento “Giovanni Novara”. Il distaccamento di cui fa parte, comandato da Antonio Decancubino, era formato quasi esclusivamente da partigiani meridionali e si distinse per le numerose e vittoriose azioni di sabotaggio contro tedeschi e fascisti.
Nel febbraio 1945, a causa delle precarie condizioni in cui si trovava l’intera brigata soprattutto per la carenza di viveri, il distaccamento “Novara” cercò di spostarsi verso la 42° brigata Garibaldi “Walter Fontan” ed è in questa occasione che si imbattè in una feroce operazione di rastrellamento nazifascista nella zona di Balmafol. Giuseppe Cigno cadde colpito in combattimento durante la battaglia di Balmafol il 16 febbraio 1945 insieme al commissario politico del distaccamento, poi medaglia di bronzo, Oscar Gastaldi, che preferì suicidarsi piuttosto che cadere prigioniero del nemico. Nel corso dello stesso rastrellamento in cui Cigno perse la vita venne fatto prigioniero un altro siciliano, Giuseppe Lumia, che sarà poi fucilato dai tedeschi il 9 marzo 1945 a Coldimosso, frazione di Susa.
Il nome di Giuseppe Cigno (erroneamente indicato anche in quel caso come Giuseppe Cigna) è indicato anche nel monumento ai caduti della 114° Brigata Garibaldi "Marcello Albertazzi" a Condove.
NIKOLAJ ABDULAEV
Noto anche come Nikolaj Abdulaj, è stato un partigiano sovietico che ha combattuto nella Resistenza italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Nato nel 1921 a Leninabad (oggi Khujand, in Tagikistan), Abdulaev si unì alla 42° Brigata Garibaldi "Walter Fontan" il 1º agosto 1944. Purtroppo il 16 febbraio 1945 cadde in combattimento sulle Alpi Gardiner. Si ritiene che sia sepolto a Torino, nel cimitero monumentale, nella tomba 36, cella 15, dove attualmente è indicato come "partigiano sconosciuto".
ARCADI ZUCOV
Tenente russo, militò nella 42° Brigata Garibaldi "Walter Fontan" dal 1° giugno 1944 al 20 ottobre 1944. Ferito gravemente, morì pochi giorni dopo all’ospedale di Margone.
CIVILI
RENATO ABBRACCIAVENTO
Nato a Collepasso (Lecce) il 13 settembre 1915, figlio di Giuseppe Abbracciavento e Gaetana De Prezzo. Era un sottoufficiale di carriera. Fu ucciso per rappresaglia dai fascisti a Chianocco il 27 giugno 1944 e ottenne la qualifica di caduto civile.
MARIA ELISA BORGIS
Alla piccola Maria (Elisa) Borgis a cui è dedicata una lapide posta nel luogo in cui fu ferita lungo una mulattiera sopra la frazione di Pavaglione.
VITTORIO PEIROLO
Nato a Chianocco il 10 giugno 1909, figlio di Giuseppe Peirolo e e Veneranda Ivol. Era un civile, ucciso per rappresaglia dai fascisti il 5 giugno 1944.
Una battaglia del luglio del 1944 ha segnato profondamente la storia della Resistenza in Val di Susa e oggi vive incisa sulla pietra del monumento di Chianocco.
All'alba dell'8 luglio 1944, il silenzio delle montagne sopra Chianocco fu rotto dal movimento furtivo di mezzo battaglione di camicie nere. L'obiettivo dei fascisti del 28° Battaglione "M." era chiaro: annientare la 42ª Brigata Garibaldi "Walter Fontan" con una micidiale manovra a tenaglia, salendo da Bussoleno e Chianocco per stringere i partigiani in una morsa.
La battaglia iniziò con un colpo di fortuna per i partigiani. Le sentinelle del gruppo avanzato avvistarono il nemico a soli 500 metri. Per ripiegare velocemente verso il caposaldo di Balmafol senza farsi notare, i partigiani abbandonarono le loro tende. I fascisti, credendo di aver sorpreso l'accampamento nemico, sprecarono tempo e munizioni crivellando di colpi le tende vuote. Questo errore tattico permise agli uomini del comandante Alessandro Ciamei ("Falco") di posizionarsi e studiare una difesa disperata.
La sproporzione era drammatica: 60 partigiani equipaggiati con vecchi fucili e pochissime munizioni dovevano fermare centinaia di soldati ben armati. Il "piano" era al limite del suicidio: resistere non più di tre ore, sperando in un miracolo.
La tensione era tale che lo scontro a fuoco ravvicinato iniziò quasi per errore, quando il fucile di un giovanissimo partigiano sparò un colpo accidentale. In quel momento, Balmafol esplose. Nelle relazioni ufficiali, il comandante descriverà quelle due ore di fuoco infernale dicendo che "Balmafol sembrò un vulcano in eruzione".
Mentre le munizioni partigiane stavano per esaurirsi, intervenne l'ingegno locale. Il figlio di un margaro della zona suggerì un'arma primitiva ma devastante: far rotolare enormi macigni giù per i ripidi pendii contro gli assalitori. Il boato delle rocce che precipitavano nel vallone, unito al fuoco intermittente dei mitragliatori, terrorizzò i fascisti. Credendo di essere sotto un attacco massiccio, le camicie nere ruppero i ranghi e fuggirono in disordine verso il torrente Moletta, abbandonando armi e zaini.
Alle ore 17:00 la battaglia era vinta. Mentre i partigiani intonavano la "Canzone di Balmafol" per celebrare lo scampato pericolo, il bilancio si faceva definitivo:
* Per i partigiani: 2 morti e 3 feriti.
* Per i fascisti: 18 morti, una quarantina di feriti e 2 prigionieri.
Per vendicarsi della rotta, i fascisti in ritirata incendiarono le baite dei pastori a Pianfé, ma furono messi in fuga un'ultima volta dai distaccamenti di rinforzo.
Il Monumento: La Memoria Incisa
Sulla lapide, i nomi dei "Partigiani di Chianocco" non sono solo una lista di caduti, ma i volti di chi ha vissuto quelle ore tra le rocce di Balmafol. Leggere nomi come Nini Rossero, Aldo Rossero e Arcadj Zucov significa ritrovare i comandanti e i combattenti. Quei blocchi di marmo onorano sia i giovani soldati della montagna, sia i civili che subirono le ritorsioni per aver aiutato i "ribelli".
Ogni nome sulla pietra è un pezzo di quella storia che ottant'anni fa decise le sorti della valle.
M. E. Borgis, La Resistenza in Valle di Susa, Edizioni del Graffio, Borgone di Susa 2011
Dati da I partigiani d'Italia. Lo schedario delle commissioni per il riconoscimento degli uomini e delle donne della Resistenza, Istituto Centrale per gli Archivi (ICAR): www.partigianiditalia.cultura.gov.it
Banca dati dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” Istoreto, Partigianato piemontese:
http://intranet.istoreto.it/partigianato/dettaglio.asp?id=24446
Banca dati dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” Istoreto, Partigianato meridionale:
http://intranet.istoreto.it/partigianatomeridionale/p_bio_vis.asp?id=1232
http://intranet.istoreto.it/partigianatomeridionale/dettaglio.asp?id=103
Su Nikolaj Abdulaev (o Abdulaj) sito in russo tradotto grazie all’uso dell’intelligenza artificiale:
https://www.moypolk.ru/soldier/abdulaev-nikolay?utm_source=chatgpt.com
Per la fotografia di Giuseppe Bianco: Archivio del Laboratorio di storia del Liceo Norberto Rosa (Bussoleno)