BUSSOLENO
BUSSOLENO
Ai nostri caduti fratelli e sorelle italiani URSS Georgia
Dono dei partigiani sovietici alla Valle di Susa
ora e sempre Resistenza
30 maggio 1982
Indirizzo: Via Don Prinetto 2 (accanto all'ingresso della scuola media) - 10053 Bussoleno (To)
Coordinate GPS sulla mappa: 45.136635, 7.143826
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Questo monumento è un’importante testimonianza del contributo dei soldati sovietici, in particolare originari della Georgia, alla Resistenza italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto molti soldati georgiani, arruolati nell’Armata Rossa, furono catturati dalle forze di occupazione nazifasciste; tuttavia una piccola parte di essi riuscì a liberarsi e a unirsi ai gruppi di partigiani italiani come la 17° , la 42° e la 106° Brigata Garibaldi.
Questo monumento è un simbolo della fratellanza internazionale nella lotta contro il nazifascismo. La storia dei partigiani georgiani è meno conosciuta rispetto ad altre vicende della Resistenza, ma il loro contributo fu comunque significativo.
In Val di Susa all’interno delle formazioni partigiane si arruolarono, a partire dal settembre del 1943, all’incirca 370 uomini sovietici, di cui circa 80 rimasero feriti e circa 40 caddero in combattimento. I sovietici erano ben visti dagli italiani, perché essi erano molto coraggiosi, socievoli e furbi. Essi si dimostravano, infatti, sempre pronti a dare il proprio contributo per aiutare la comunità proponendosi per macellare, riparare scarpe e offrire aiuto a chi chiedeva un piacere. L’unico difetto che era attribuito loro era il morboso attaccamento all’alcol; i sovietici, infatti, essendo abituati a consumare bevande dall’elevato tasso alcolico, non si accontentavano facilmente del vino.
I partigiani sovietici erano prevalentemente presenti nella 17° e 42° Brigata Garibaldi, agivano sul versante Nord della vallata e collaboravano con le brigate 41° e 106°, caratterizzate dalla considerevole presenza di cecoslovacchi che agivano invece sul versante meridionale.
In particolare i membri della 17° brigata sono ricordati per aver sventato il tentativo da parte di un gruppo tedesco di raggiungere di sorpresa gli avamposti partigiani, questo atto difensivo fu guidato dal comandante Andrej Gretcko e dai fratelli Nicolaj e Michail Simonov, che il 2 luglio 1944 fronteggiarono per 2 ore i tedeschi permettendo ai partigiani dell’avamposto di salvarsi dall’agguato.
I partigiani sovietici che facevano parte della 42° Brigata Garibaldi sono invece ricordati in particolare per le loro azioni di sabotaggio lungo la ferrovia Torino-Modane. Uno di questi atti di sabotaggio si tramutò in un breve combattimento, nel quale i partigiani poterono salvarsi proprio grazie alla presenza di spirito del georgiano Gregorij Tatasuri detto “Griscia”, che si distinse per la sua prontezza e il suo coraggio che lo portarono all'abbattimento di due ufficiali nazisti. La battaglia, combattuta nei pressi di Chianocco, si protrasse per tutta la giornata del 18 settembre 1944 a causa dell'arrivo dei rinforzi nemici da Borgone e da Bussoleno e terminò con la vittoria dei partigiani.
Il legame creatosi tra le fila della Resistenza tra valsusini e sovietici perdurò anche in seguito alla fine della guerra. A distanza di anni erano soventi le corrispondenze epistolari, ma la prova più lampante di questo legame è la scuola “Walter Fontan” sorta in una piccola città della penisola di Kola in Russia.
Il monumento posto in via Don Prinetto fu donato nel 1978 dai reduci georgiani della Resistenza in Italia come segno di riconoscenza per l’accoglienza ricevuta dalla popolazione locale e fu collocato presso l’ingresso della Scuola Media di Bussoleno il 30 maggio 1982. Esso è molto particolare in quanto accanto al monumento sono presenti due lastre incise interamente in lingua georgiana dove sono presenti i nomi di alcuni partigiani georgiani che combatterono e caddero in Val di Susa.
Di essi è difficile reperire informazioni, l’unica testimonianza attendibile riguarda Taras Zacharaja.
Taras Zacharaja nacque nel 1910 in Abcasia una regione georgiana che si affaccia sul mar Nero, era un insegnate di matematica che dovette arruolarsi nell’Armata Rossa nel 1941 per contrastare l’avanzata nazista. Fu catturato dai nazisti durante l’Operazione Barbarossa e venne trasferito in primo luogo in Polonia e poi successivamente in Val di Susa, dove insieme ad altri 24 georgiani si unì alla 106° Brigata Garibaldi nel 1944. Essi combatterono fino alla Liberazione distinguendosi per il loro coraggio e la loro dedizione, fino a quando nei primi giorni di maggio del 1945, Taras venne preso in consegna dal Comando Alleato e successivamente rimpatriato insieme a tutti i partigiani sovietici.
Taras, come tutti gli altri soldati dell’Armata Rossa risultati inizialmente dispersi e poi rientrati in Unione Sovietica alla fine della guerra, trascorse un periodo in un campo di “filtraggio”. Superati tutti gli accertamenti tornò alla vita civile svolgendo la professione di insegnante di matematica in Georgia.
La sua storia fu resa nota dalle ricerche sul suo passato da parte del nipote Vachtang Zacharaja.
M. E. Borgis, La Resistenza in Valle di Susa, Edizioni del Graffio, Borgone di Susa, 2011 [I edizione 1974], cap. XII