ALMESE
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Scultura di Loris Pavan dedicato alla staffetta partigiana Teresa Garbarini "Tere"
"Tere"
Azioni semplici, gesti compiuti nella più disarmante normalità.
Al loro interno custodiscono il seme della Liberazione.
Atti eseguiti milioni di volte in precedenza... ma oggi hanno un valore unico.
Una scelta, un impegno... un immenso rischio!
Oltre alla proprio vita, quella di migliaia che come me hanno deciso di scegliere da che parte stare.
Messaggi, codici, dispacci... tutto custodito a mente o in un sacco di farina o sotto la suola delle scarpe. Quanti passi... i miei fratelli sparpagliati tra questi monti aspettano un mio messaggio, nella certezza di costruire un domani più giusto per tutti.
Dimenticavo... il mio nome è Tere... Staffetta partigiana... mamma... nonna!
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TERESA GARBARINI: STAFFETTA PARTIGIANA
LA SCULTURA
L'opera è nata per rappresentare la figura della staffetta in modo universale e per chiarirne l'importanza; infatti, nonostante questa figura sia sempre stata collocata un gradino sotto a quella del partigiano, dal punto di vista operativo è stata tanto essenziale quanto quella dei combattenti: le bande non avrebbero potuto agire senza le comunicazioni delle staffette e il rischio che correvano era alto tanto quello dei partigiani.
L'opera vuole essere un riconoscimento a tutte le figure delle staffette partigiane e per farlo l’autore Loris Pavan ha scelto di partire da una storia, quella di sua nonna, che lei stessa gli aveva raccontato.
La statua è intitolata con il nome di battaglia “Tere”, non quello anagrafico, Teresa Garbarini, per esprimere l'universalità dell’opera dedicata a tutte le staffette.
Teresa conobbe suo marito in questi anni, proprio nell’ambiente della Resistenza; hanno avuto due figlie e dei nipoti che hanno potuto raccontare la sua storia.
Loris Pavan vuole ricordare sua nonna come una donna molto semplice, mite e sorridente; nessuno avrebbe mai immaginato che una persona come lei potesse prendere posizione e addirittura darsi alle armi. Pur avendo questo carattere è riuscita a trovare la forza per intraprendere questa attività, mettendo i suoi ideali al primo posto.
COME HA PRESO PARTE ALLA RESISTENZA
È necessario specificare che per un errore anagrafico Teresa era stata registrata al comune con il cognome terminante con la “o” (Garbarino) invece che con “i” finale (Garbarini). Questo è il motivo per il quale nell'archivio Istoreto è stata registrata, anziché come staffetta partigiana, solo come patriota, qualifica che non le ha permesso di ottenere un'indennità mensile. Tuttavia Teresa non ha mai cambiato il nome all'anagrafe.
Teresa Garbarini è nata nel novembre del 1924, aveva perciò 20 anni quando è entrata a far parte della Resistenza.
La sua famiglia, come quella dell'uomo che sarebbe diventato suo marito, era socialista e contro il regime; per questo entrambi hanno scelto di agire attivamente rischiando anche la vita.
Teresa ha preso parte alla divisione Monferrato come staffetta partigiana con la sorella maggiore 25enne Mariuccia Garbarini (parte delle Brigate Garibaldi), dove operava da circa un anno anche il fratello maggiore Ottavio.
Ottavio Garbarini faceva parte dal 1943 di una brigata garibaldina che operava nelle valli di Lanzo; un anno dopo, fra l’autunno e l'inverno 1944, ci fu un grande rastrellamento nelle zone di Viù e nelle Valli di Lanzo: il loro fratello, Emilio Garbarini, fu catturato e deportato a Mauthausen (esperienza a cui sopravvisse), mentre Ottavio riuscì a scappare nel Monferrato nel novembre per riuscire a superare l'inverno, che in questa zona era meno rigido.
È così che la sorella Teresa, insieme a Mariuccia, entrò nella divisione Monferrato in appoggio al fratello Ottavio, per portare informazioni fra le varie divisioni.
IL LAVORO DELLA STAFFETTA
Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale Teresa racconta, descrivendo il suo lavoro, che era sempre in continuo movimento: portava i dispacci mettendo in comunicazione la pianura con la valle di Susa e la valle di Lanzo.
Per portare a termine queste missioni prendeva strade secondarie e spesso passava lungo i binari ferroviari per non farsi notare e nascondeva i messaggi dentro alle scarpe o nel sellino della bicicletta. Un altro nascondiglio frequente erano i sacchi di grano o di farina; si andava, infatti, dalle città alla campagna con la scusa di prendere scorte alimentari non presenti in città. Per questo motivo una donna che si muoveva fra città e campagna era considerata normale, mentre sarebbe stato più sospetto nel caso degli uomini.
Il rischio era comunque estremamente elevato: molte volte veniva fermata mentre portava messaggi nascosti, rischiando continuamente di essere scoperta.
IL RICORDO DELLA LIBERAZIONE
Si ricordava i giorni successivi al 25 aprile 1945, quando Torino non era ancora così sicura, poiché c'erano state ancora delle rappresaglie. Nel centro, nei quartieri più popolari, dove era più forte la presenza dei partigiani, c’era una irresistibile aria di festa: si tornava a ballare, a suonare per le strade, dopo anni in cui tutto ciò era stato vietato dal regime. A Teresa piaceva tanto ballare e quella era un'occasione speciale, perché era collegato alla sua passione, alla sua vitalità e alla sua gioia.
La bellezza - e al contempo la stranezza - era scendere in strada e sentire la musica, che per anni si era potuta sentire solo in determinati luoghi e in modo controllato; e soprattutto per la prima volta c’era la possibilità di scegliere di fare ciò che si voleva.
Era incominciata una vera e propria apertura al mondo, per esempio agli Stati Uniti. Nonostante gli aiuti degli americani ai partigiani, Teresa aveva un brutto ricordo dei bombardamenti americani; si ricordava la sensazione che si provava nascondendosi nelle cantine torinesi al suono delle sirene e vedendo poi le case distrutte dal bombardamento. Quest'esperienza l'aveva segnata profondamente.
DOPO LA GUERRA
Il suo intervento è stato uno dei tanti fondamentali che hanno contribuito a uscire dalla dittatura e dalla guerra.
Dopo la guerra Teresa si è dedicata alla famiglia; non era una persona particolarmente avventurosa: ha scelto di dedicarsi completamente ai figli e ai nipoti, raccontando loro diverse vicende e aneddoti, tra cui questa storia.
Informazioni ricavate dall'intervista a Loris Pavan, nipote di Teresa Garbarini, raccolta da Beatrice Berzolla e Rebecca Cafarella nel marzo 2025.
Ringraziamo Loris Pavan per la sua disponibilità