Medea


TRA TRAGEDIA E REALTA’

GIORGIA PAGLIALUNGA , IVB

Ventiquattro ore. Ventiquattro ore per attuare una vendetta. Medea è ormai sola: ripudiata dal marito Giasone per la figlia del re Creonte; in una terra che non è la sua, Corinto; minacciata di esilio dallo stesso sovrano che teme la ferocia di questa donna nei confronti della sua famiglia. Un’ingiustizia che ha un prezzo. E questo prezzo è Medea a stabilirlo, pronta a tutto. La decisione è presa: ucciderà la nuova consorte di Giasone offrendole come dono di pace un peplo e una corona, avvelenati. Ma sente che questo non le basta, vuole di più, Giasone deve sentirsi solo ed espropriato di ogni suo affetto tanto quanto lei. Medea è decisa ad uccidere i suoi stessi figli. Mente fredda e calcolatrice, mano ferma e letale, o quasi… ventiquattro ore sembrano in apparenza un tempo esiguo, ma che, essendo tali le circostanze, si moltiplica, diventa interminabile, pieno di sentimenti contrastanti. È davvero pronta a sacrificare così tanto?

Emozioni forti, che stridono le une con le altre, attraversano il palco, arrivando al pubblico grazie alla magistrale interpretazione di Franco Branciaroli nei panni di Medea. È un uomo dunque ad interpretare questo colossale personaggio femminile: un richiamo all’antica tragedia greca, ma anche alla forza e alla complessa ambiguità del personaggio stesso.

Sono tanti i richiami all’antichità: dall’interpretazione maschile di Medea, alla presenza del coro delle donne di Corinto; ma anche dal tipo di recitazione, basato principalmente sull’ intonazione piuttosto che sull’emozione evidenziando in questo modo le parole del testo; e da una “Medea ex machina” che alla fine della tragedia, insieme ai suoi figli, si trova al di sopra di tutti.

Particolari sono state la scelta della scenografia e quella dei costumi. La scenografia in stile “felliniano”, che richiama un cinema degli anni 50 con le sue sedie reclinabili in legno, si abbina ai costumi, anche questi in stile anni 50, indossati dalle donne del coro e dagli altri personaggi, dandoci l’idea di un’atmosfera attualizzata. È qui la novità di questa messa in scena di una tale colonna portante del teatro mondiale: la rivisitazione tra classicismo e attualità. Che senso ha rappresentare ancora una volta la tragedia di Medea rimanendo fedeli al testo, utilizzando i canoni rappresentativi tipici del teatro greco tradizionale, senza inserire un elemento nuovo, particolare, che porti ad ulteriori riflessioni più di quanto non faccia già la tragedia in sé? Il regista, Daniele Salvo sulla scia di Luca Ronconi , ha voluto osare pur rimanendo fedele alla tradizione. Ha reso il dramma atemporale così come lo è la crudeltà umana e la vendetta calcolatrice, che neanche un bambino, uno stesso figlio, con il suo candore e la sua innocenza può far impietosire.

Infatti Medea ucciderà i suoi figli, impotenti tanto nella vita quanto sulla scena teatrale, provocando un dolore straziante a Giasone e alla stessa artefice del delitto, così come al pubblico che assiste distante alla rappresentazione, ma che non può ignorare la presenza dei due bambini sul palco che, benché non parlino, sono dei focalizzatori di attenzione e pathos.

Uno spettacolo tra tradizione e innovazione, che cerca di far riflettere l’uomo di oggi sulla base del passato. Due ore intense, vissute tutte d’un fiato, che non lasciano spazio allo sbadiglio e all’ indifferenza.

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RECENSIONE DI “MEDEA” di Euripide regia di Daniele Salvo

di Francesca Belperio IV B

Nella sera del 24 Ottobre 2017, è in scena al teatro Quirino a Roma la nota tragedia di Euripide “Medea”, diretta da Daniele Salvo, che ha riproposto una rappresentazione del 1996 a cura di Luca Ronconi. Il regista ne ripropone fedelmente la contorta trama: la protagonista Medea, interpretata dal sublime Franco Branciaroli, si strugge per via del tradimento del marito Giasone (Alfonso Veneroso), che ripudia la moglie ed abbandona i due figli per sposare la figlia del re Creonte. Quest’ultimo, preoccupato per la possibile reazione violenta di Medea, le intima di andare via dal suo regno, Corinto, e le concede un giorno per abbandonare la sua casa insieme ai figli. A questo punto Medea è dilaniata da un fortissimo desiderio di vendetta verso il marito e la sua futura moglie ed attua un crudele piano che vedrà la morte atroce di questi, ma anche dei suoi figli. Il re Egeo, che ha offerto un riparo nel suo regno alla protagonista, la nutrice, il pedagogo, le donne del coro e persino i due bambini: sono i personaggi che interpretando egregiamente il loro ruolo hanno contribuito alla buona riuscita di questa rappresentazione, e per ognuno di loro l’attenzione e la cura di ogni minimo dettaglio è stata attenta e precisa. L’intera esposizione ruota attorno al conflitto interiore dell’animo della spregiudicata, crudele, folle Medea, i cui sentimenti di vendetta e di pietà saranno resi ancor più intensi dalle audaci scelte scenografiche e costumistiche, a cura di Francesco Calcagnini e di Jacques Reynaud. Molti elementi di questa rappresentazione rimandano all’antica tradizione greca, e la scelta di un attore ( anzi di un Attore, con la A maiuscola!) nei panni di una donna, secondo me è tra tutti la migliore. Una volta aperto il sipario sarà inevitabile immergersi nei sentimenti di folle rabbia e di dolore, nell’atmosfera di comicità deforme, che caratterizzano la grande epicità di questa tragedia senza tempo. Infiniti complimenti dunque a tutto il cast, alla regia e a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dello spettacolo: avete reso onore alla grandiosa “Medea”, a cui ora è proprio impossibile mancare!

Venerdì 27 / 10/ 17