Villafranca di Verona, 01 giugno 2022
Un caloroso benvenuto a tutte le autorità presenti. E’ un grande piacere avervi qui assieme a noi del Liceo Medi per questa giornata dedicata all’Albero della Pace, in giapponese Hibakujumoku.
Una cerimonia breve ma intensa, densa di significati e di rimandi che le ragazze e i ragazzi della classe terza F hanno voluto e preparato assieme al loro professore di scienze naturali Mariano Turrina.
Saranno poi i ragazzi stessi a tratteggiare il percorso che li ha portati fin qui e che li proietta anche in progetti futuri, ma permettetemi intanto qualche considerazione che scaturisce da questa semplice domanda: perché mettere a dimora un Albero della Pace, un Hibakujumoku nel giardino della nostra scuola, un albero generato da altri alberi che, 77 anni fa, sono sopravvissuti alle devastanti bombe atomiche sganciate sul Giappone?
E’, prima di tutto, un segno di rispetto a un simbolo di resistenza, la resistenza che occorre avere nei momenti difficili, la fermezza di rimanere fedeli ai principi e ai valori – e la pace lo è e nessuno lo può ragionevolmente mettere in discussione – soprattutto nei momenti di difficoltà, perché farlo quando tutto è facile non può essere motivo di orgoglio.
E’ inserire nel nostro ambiente scolastico un simbolo di resilienza, la capacità di adattarsi ai cambiamenti “senza spezzarsi”, per superare gli ostacoli anche se imprevisti e a volte terribili, quello che in fondo è stato chiesto a tutti noi in questi due anni di pandemia: la capacità di modificare i nostri stili di vita, le nostre abitudini – magari non sempre sane – i nostri comportamenti nel momento in cui non dovessero più essere compatibili con ciò che ci circonda.
E, in quest’ottica il nostro albero, diventa allora anche un richiamo ad un altro fenomeno che impatta negativamente con la nostra civiltà, il cambiamento climatico; diventa un forte invito a mutare e migliorare, a scegliere modi sostenibili di rapportarci con il nostro pianeta, con le sue risorse, con la natura di cui siamo parte integrante.
Stiamo piantando questo Albero della Pace, inoltre, in un momento storico in cui la pace è fortemente minacciata e ci troviamo a vivere in un clima – e in questo caso mi riferisco al clima che gli uomini creano tra di loro, nelle loro relazioni – che non corrisponde alle aspettative di un’umanità assennata, che non favorisce la crescita e il progresso ma riporta l’uomo alla barbarie della violenza e della sopraffazione. Questo albero è testimone di ciò che non deve accadere mai più, e siamo onorati di avere un simbolo così forte nel giardino della nostra scuola e di avere la preziosa opportunità di prendersene cura.
Ci prenderemo cura dell’Albero della Pace allo stesso modo in cui tutti noi saremo chiamati a prenderci cura della nostra Terra, del nostro ambiente, e delle altre persone con cui condividiamo questo meraviglioso viaggio che è la vita.
Il Dirigente Scolastico
Prof. Marco Squarzoni
Nel 1945, il 6 e il 9 agosto, avvenne un fatto mai visto prima, che avrebbe cambiato per sempre la storia dell’umanità: gli americani sganciarono sul Giappone due ordigni atomici nelle cittadine di Hiroshima e Nagasaki, le quali erano molto lontane dalla linea del fronte e si trovarono del tutto impreparate a questo attacco. Fu distruzione. Ancora oggi si possono vedere le ombre degli abitanti, inceneriti dalla potenza dell’esplosione, stampate su strade e muri. Si ipotizzò che i luoghi colpiti sarebbero rimasti senza forme di vita per 75 anni. Ma la natura è sorprendente: già nella primavera successiva iniziarono a spuntare dei germogli di alberi - sia a Hiroshima che a Nagasaki - che si trovavano a circa 2 chilometri dall'epicentro dell'esplosione. A Hiroshima sono sopravvissuti circa 170 alberi di 32 differenti specie. oggi questi sono registrati ufficialmente come "alberi colpiti dalla bomba atomica": Hibakujumoku. Sono divenuti il simbolo per eccellenza della resilienza della natura. La vita dopo la morte, soprattutto quando si tratta di tragedie immani, ha sempre il sapore del miracolo. In Italia da alcuni anni è l’associazione “Mondo senza Guerre e senza Violenza - Biodiversità Nonviolenta” di Castenedolo (Bs), sotto la guida di Tiziana Volta, a curare l’arrivo dei semi delle piante rigermogliate dopo l’esplosione del 6/8/1945. Dalla primavera 2020, la raccolta dei semi è coordinata per l’Europa dal PEFC Italia, grazie ad un accordo sviluppato con il Dipartimento di Scienza Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia, in collaborazione con PEFC Internazionale e Green Legacy Hiroshima, la realtà nata da Unitar (United Nations Istitute for Training and Research), che ha come obiettivo la salvaguardia e la diffusione nel mondo di semi e nuovi nati degli Hibakujumoku. La nostra classe ha raccolto numerosi dati climatici degli ultimi dieci anni, relativi alla zona in cui abitiamo, per far sì che l’associazione PEFC ci potesse affidare un esemplare della specie più adatta al nostro territorio. Ci è stato affidato un esemplare di Celtis sinensis japonica come testimonianza della possibilità di rinascita. L'albero è simile ad una specie ordinaria in Italia, comunemente chiamata “spaccasassi”, ma quello che lo contraddistingue è il significato che esso ha, il simbolo che esso rappresenta, ovvero un simbolo di pace, resilienza e vita che, nonostante i fatti più catastrofici, continua a sopravvivere e crescere. La nostra scuola avrà per generazioni il compito di prendersi cura di questo albero e di inviare periodicamente i dati all’associazione. Ci auguriamo che questo sia spunto per riflettere e apprendere un maggiore rispetto nei confronti di quelli che sono i nostri coinquilini silenziosi ma indispensabili per il benessere del pianeta.
CLASSE 3°F - 2021/2022
PRIMA INIZIO DOPO
Video dell'impegnativa preparazione del terreno
ALCUNI MOMENTI DELLA CERIMONIA
Video della cerimonia
DALLA CLASSE 3°F - A.S. 2021/2022
E DOPO 2 ANNI... CLASSE 5°F - A.S. 2023/2024