La disobbedienza civile
La disobbedienza civile
Nell’ambito degli incontri organizzati nella nostra scuola e tenuti da alcuni professori referenti dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani (ANPI) come la pro.ssa Teresa Simeone ed il prof. Dario Melillo,abbiamo affrontato il tema della disobbedienza civile.
Per comprendere che cosa s'intende per "disobbedienza civile" bisogna partire dalla considerazione che il dovere fondamentale di ogni persona soggetta a un ordinamento giuridico è il dovere di obbedire alle leggi. Questo dovere è chiamato obbligo politico. Nel 1976 Norberto Bobbio scrive che “la disobbedienza civile è una forma particolare di disobbedienza, in quanto viene messa in atto allo scopo immediato di mostrare pubblicamente l’ingiustizia di una legge e allo scopo mediato di indurre il legislatore a mutarla”.
L'obiettivo di chi attua questa strategia di lotta è quello di evidenziare, mediante la propria disobbedienza, l'ingiustizia, a suo avviso palese, della norma di legge e le conseguenze che essa comporta. In seguito a un atto di disobbedienza civile, come per ogni violazione di legge, segue il relativo accertamento in sede penale; nell'ambito del processo, gli esponenti di questo tipo di lotta possono perciò proseguire la propria azione politica, denunciando pubblicamente i motivi per cui ritengono errata la legge che contestano.
Giuseppe Pontara assegna alla disobbedienza civile anche altre ulteriori quattro caratteristiche:
⦁ “pubblicità”, ossia azione pubblica e non clandestina;
⦁ “apertura”, ossia azione notificata prima di essere compiuta;
⦁ “nonviolenza”, ossia esente da violenza;
⦁ “passività”, ossia disponibilità degli autori a sottomettersi alla pena.
Obbedienza e disobbedienza hanno uguale valore se sono per la giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una politica trasparente, per una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, per una memoria viva e condivisa, per una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione.
Mentre la disobbedienza comune è un atto che disintegra l’ordinamento , la disobbedienza civile è un atto che mira in ultima istanza a mutare l’ordinamento, dunque un atto non distruttivo ma innovativo.
A volte è l'obbedienza stessa ad essere una colpa.
Adolf Eichmann, uno dei nazisti responsabili dello sterminio degli ebrei, affermava che non era colpa sua se attraverso il suo operato erano morti tanti ebrei; egli aveva solo obbedito agli ordini e l’obbedienza è una virtù morale, come sostiene Kant.
Ma di certo Kant non intendeva giustificare la virtù dell’obbedienza fino al punto da permettere che venissero uccise moltissime persone colpevoli solo di esistere.
Come ci spiega bene Hannah Arendt “secondo Kant nessuno ha il diritto di obbedire”, ossia nessuno ha il diritto di giustificare il proprio operato criminale dicendo che qualcuno o qualcosa gli ha dato il diritto di farlo.
Esempi di disobbedienza civile
Ma quali sono stati i maggiori esponenti della disobbedienza civile? A quali figure possiamo fare riferimento: che abbiano essi analizzato e descritto il fenomeno o che si siano impegnati attivamente per difendere le loro idee?
Possiamo citare la figura di Danilo Dolci .
Egli portò avanti una battaglia sociale per i diritti dei più poveri, attraverso gli strumenti della disobbedienza civile e della lotta nonviolenta. Ricordiamo alcune date:
⦁14 ottobre 1952 per sensibilizzare l'opinione pubblica e le autorità politiche, egli attua il primo digiuno a seguito della morte di un bambino spentosi per deperimento organico provocato dalla prolungata carenza alimentare.
⦁1956 l'editore Einaudi pubblica “Processo all'articolo 4”che documenta alcuni fatti rilevanti come il digiuno di 1000 persone sulla spiaggia di San Cataldo a Trappeto contro i motopescherecci della mafia; lo sciopero alla rovescia per riattivare una trazzera intransitabile sulla base del diritto di lavoro sancito dall'articolo 4 della Costituzione; uno sciopero collettivo a Palermo e in tre paesi della provincia per denunciare lo stato di miseria di quei luoghi. Al commissario di polizia che era intervenuto per interrompere quello «sciopero alla rovescia», Dolci rispose che «il lavoro non è solo un diritto, ma per l’articolo 4 della Costituzione un dovere: che sarebbe stato, era ovvio, un assassinio non garantire alle persone il lavoro, secondo lo spirito della Costituzione». Danilo Dolci fu difeso da Piero Calamandrei.
Possiamo anche citare la figura di Don Lorenzo Milani.
Don Milani è un prete e il suo primo riferimento è ovviamente il Vangelo. Ma don Milani è un cittadino italiano e insieme al Vangelo ha come suo irrinunciabile punto di riferimento la Costituzione. A causa di screzi con la Curia di Firenze,viene mandato a Barbiana, minuscola e sperduta frazione di montagna, dove entrò in contatto con una realtà di povertà ed emarginazione. L’unica soluzione secondo lui era lo studio. Don Lorenzo insegnava ai suoi ragazzi a valutare le “cose del mondo” attraverso le pagine del Vangelo e della Costituzione con un percorso che inizia dalla scuola passa nella Chiesa e si chiude con una presa di posizione davanti allo Stato.
⦁l’11 Febbraio 1965: scrive una lettera aperta ad un gruppo di cappellani militari toscani, che in un loro comunicato avevano definito l’obiezione di coscienza “estranea al comandamento cristiano dell’amore e espressione di viltà”. La lettera fu incriminata e don Lorenzo rinviato a giudizio per apologia di reato. i cappellani militari della Toscana avevano attaccato gli obiettori di coscienza, sostenendo che l’obiezione è un insulto alla patria e un atto di viltà.
⦁Febbraio 1966 : al processo, che si svolge a Roma, non è presente a causa della sua grave malattia. Invia allora ai giudici un’autodifesa scritta. Il processo in prima istanza si conclude con l’assoluzione.
⦁26 giugno 1967: Don Lorenzo muore a Firenze a soli 44 anni a causa di una lunga malattia.
⦁28 ottobre 1967, si tiene il processo d’appello nei confronti di don Lorenzo Milani per il suo scritto a difesa dell’obiezione di coscienza e contro la guerra. Assolto in primo grado, il priore di Barbiana in appello è condannato.
La visione Milaniana dell’obiezione di coscienza poggia su una concezione della democrazia intesa come nonviolenza, come partecipazione, come attuazione della Costituzione repubblicana e antifascista. Ed è solo perché la nostra Costituzione è repubblicana e antifascista che don Lorenzo Milani può insegnare ai suoi ragazzi e a tutti noi che si deve disobbedire alle leggi ingiuste anche pagandone le conseguenze.
Tutto ció è ancora attuale e argomento di discussione. Abbiamo il diritto e l' obbligo morale di protestare di fronte a casi di ingiustizia politica, economica o sociale.
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