Bullismo & CyberBullismo

Liceo Scientifico Giulietta Banzi Bazoli

L’idea di costituire un gruppo, formato da Studenti e Docenti, chiamato ANTIBULLO è FIGO è nata subito dopo il 23 gennaio 2016, come si evince da questa pagina di diario di Allegra Passabì, Studentessa del Liceo Banzi Bazoli.

Caro Diario,

ti scrivo per raccontarti ciò che mi è accaduto qualche tempo fa, in particolare ti racconterò un fatto che mi ha stravolto un po' la vita.

Era il 23 Gennaio 2016: per me un giorno qualunque.

Arrivata a scuola, come sempre, ho ritrovato le mie compagne di classe e poi i professori. Tutto tranquillo, tutto normale.

Ma quel giorno così normale si è trasformato in un incubo!

Ero nel cortile della scuola, quando qualcuno ha pensato bene di farmi una foto e di postarla su “Instagram”, scrivendo sotto una didascalia molto offensiva sul mio modo di vestire.

Ricordo ancora come ero vestita, come potrei scordarlo… Quel giorno indossavo un paio di pantaloni scozzesi un po' larghi in basso, un semplice maglioncino nero, una pelliccetta di color rosso e un paio di scarpe con una zeppa abbastanza alta, tanto da aver creato cosi tanto scalpore perché nella foto, hanno pensato bene di cerchiare le scarpe, scrivendoci su: “Butta stile al Banzi!!”, deridendomi spudoratamente davanti a tutta la rete internet.

Appena ho visto la foto ho provato un forte disagio e qualcosa di sgradevole cresceva dentro di me.

Per tutto il pomeriggio non pensavo che a quella maledetta foto che mi ritraeva e non riuscivo a capire il perché. Perché io? Cosa avevo che non andasse? Ero proprio così brutta? Ero tanto ridicola? Tutto d’un tratto mi sentivo mal vestita e inadeguata.

Una cosa era certa: mio malgrado ero su un social e tutti potevano vedermi e dire di me qualunque cosa.

Decisi di avvisare la mia Prof. di Religione; lei comprese subito la gravità della cosa e il mio stato d'animo e mi suggerì di parlarne con mia madre. Prima, però, mi accompagnò dalla Dirigente dalla quale fui accolta con tanto affetto e delicatezza.

Presi coraggio e con le lacrime agli occhi e con tanta amarezza nel cuore raccontai tutto a mia madre.

Parlare con lei generò in me un senso di liberazione: finalmente potevo scaricare tutta l'ansia, l'amarezza, la delusione e, perché no? anche la vergogna che quel gesto mi aveva provocato.

Sentivo come se mi avessero violentato l'anima, il mio cuore, la mia intimità, le mie cose più segrete.

Ero lì, sullo schermo di un telefonino e mi sentivo morire.

Ho pianto tanto, tra le braccia di mia madre e lei ha accolto il “mio tutto” in un caldo abbraccio. E’ stato molto importante condividere il mio malessere perché era doloroso e pericoloso tenerlo tutto dentro.

Ero arrivata a pensare di essere sbagliata, di essere brutta e che se avessi cambiato il mio abbigliamento e fossi passata inosservata, nessuno mi avrebbe più fotografato, nessuno mi avrebbe più deriso.

Mia madre, però, ha cercato di farmi comprendere che non ero io quella sbagliata, che non avevo niente di ridicolo, che non ero una ragazza di cui ridere.

Al contrario, era sbagliata la persona che mi aveva fatto quella foto, era sbagliato quel gesto, era lei che doveva vergognarsi, non io.

Così, pian piano ho ripreso ad avere più fiducia in me grazie anche alla consapevolezza di poter sempre contare su persone speciali come mia madre, mia sorella, la Preside con la mia cara Prof. e le mie amate amiche.

Tutte loro hanno saputo toccare le corde giuste del mio cuore e pian piano qualcosa in me è cambiato.

Da quel momento sono diventata una testimone impegnata per la prevenzione e il contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Il 12 aprile 2018, nell’ambito del Convegno, alla presenza del Dr. Tanisi - Presidente della Corte d’Appello di Lecce- ho portato la mia testimonianza. E’ stato lo stesso il 1 dicembre 2018 presso l’Istituto Costa a Lecce in occasione della manifestazione Solo x Loro organizzata da Tria Corda.

Sempre, Allegra.

Informarsi... per formarsi

Per poter definire il bullismo è necessario prima di tutto capire quale ne è la caratteristica di base: l'aggressività. E’ molto importante, però, saper distinguere rabbia e aggressività; la prima è un’emozione a tutti gli effetti: ci permette di difenderci e delinearci come persone e funziona anche come campanello d’allarme nel momento in cui ci sentiamo vittime di un’ingiustizia o i nostri desideri non vengono riconosciuti. L’ aggressività invece è una manifestazione disfunzionale di uno stato di rabbia, che comporta un’azione fisica o verbale contro qualcosa o qualcuno. La differenza che intercorre tra le due è molto importante: se arrabbiarsi può essere considerato sano in quanto non ha lo scopo di danneggiare l’altro e permette di raccontarsi, definire se stessi ed esprimere le proprie emozioni, l’aggressività agita invece deriva da un mancato controllo della rabbia, che ha come conseguenza un atto di prevaricazione. Inoltre chi agisce con aggressività assume un comportamento che non garantisce il benessere della persona, anzi, annulla il dialogo tra chi agisce e chi subisce e genera nella persona grandi sensi di colpa, i quali a loro volta danno vita a circoli viziosi; il soggetto allora viene “etichettato” negativamente dalla società e non viene riconosciuto il suo “sé positivo”.

Definizione

Essendo a conoscenza di ciò che lo caratterizza, si può allora elaborare una definizione di bullismo: esso consiste in azioni sistematiche di prevaricazione o sopruso da parte di un bambino o adolescente nei confronti di un altro bambino o adolescente, ovvero la vittima, percepito come più debole. Può manifestarsi come bullismo diretto (caratterizzato cioè da attacchi espliciti, fisici o verbali) o indiretto (consistente invece in esclusione e isolamento dal gruppo o diffusione di calunnie e pettegolezzi).

Chi sono gli attori del bullismo?

E’ comune pensare che il fenomeno del bullismo coinvolga esclusivamente bullo e vittima, ma nella realtà, pur restando essi i veri “protagonisti”, si aggiungono alla lista degli attori anche i supporter, i difensori e gli osservatori.

Supporter: sono coloro che aiutano il bullo a svolgere l’atto di prevaricazione e lo organizzano.

Difensori: sono coloro che si pongono in difesa della vittima ma senza sortire risultati efficaci, in quanto possono diventare loro stessi vittime e sono comunque bloccati dal bullo e dai supporter.

Spettatori: sono tutti coloro i quali assistono agli atti di bullismo senza intervenire in prima persona, ma incitano e sostengono il bullo.

Bullo: il personaggio del bullo appare diverso da come lo si è soliti immaginare, infatti, non corrisponde esattamente alla figura del ragazzo “grande e grosso” altamente sicuro di sé. Vediamo perché.

Innanzitutto bisogna sottolineare che l’aggressività del bullo non è accidentale ma del tutto intenzionale: il suo scopo quindi è proprio quello di arrecare danno all’altro. Ciò che il bullo dimostra è intolleranza e impulsività nell’agire, determinati dal fatto che il suo intento è quello di assumere potere all’interno del gruppo, cercando attenzione e ammirazione, in quanto egli è alla ricerca della affermazione di sè e del proprio ruolo sempre all’interno del gruppo. Inoltre, se il bullismo avviene in ambito scolastico, il bullo sa perfettamente come e quando agire, in quanto è a conoscenza di come l’insegnante reagisce agli atti e come agisce in difesa della vittima; sa anche che se la vittima e i difensori sono silenziosi, quindi non denunciano ciò che vedono o subiscono, lui può continuare.

Al contrario di quello che comunemente pensiamo, il bullo è spesso una persona frustrata: da difficoltà scolastiche, da legami affettivi deficitari o da difficoltà relazionali. Spesso è vittima egli spesso di bullismo (nell’ambito della comunità familiare) per cui ha imparato a riconoscere la violenza come unico mezzo di sopravvivenza, oppure ha subito abusi, per cui esprime la sua rabbia in modo disfunzionale tramite l’aggressività, o ancora è trascurato affettivamente.

Vittima: quali sono le caratteristiche di questo personaggio? La vittima, che tendenzialmente ha una bassa propensione alla violenza, quindi la evita, può essere percepita dal bullo come meno forte fisicamente, sensibile, “secchiona”, o ancora può apparire brava nella comunicazione con gli adulti. In realtà non è per niente propensa a chiedere aiuto a chi di dovere (persone adulte) o semplicemente agli amici e spesso non riceve supporto da parte dell’insegnante o dei compagni perché considerata “meno attraente”. Inoltre è fortemente convinta che tutto ciò che subisce dipenda da una sua mancanza o inadeguatezza, per cui se ne sente responsabile; questa convinzione è spesso rinforzata dagli stessi genitori della vittima, che quindi fanno sì che diminuiscano le possibilità che il ragazzo chieda aiuto proprio a loro.

Esistono due tipologie di vittime: le vittime passive o sottomesse e quelle provocatrici. Le prime hanno difficoltà di adattamento, sono autosvalutanti e hanno scarse risorse sociali (cioè hanno difficoltà a stringere amicizie); le seconde invece sono ansiose, irrequiete e offensive e non riescono a riconoscere le emozioni, in particolare la rabbia, per cui la “attirano” a sé.

Disimpegno morale

Il disimpegno morale è la tendenza da parte di tutti coloro che partecipano come spettatori agli atti di bullismo a non ritenersene responsabili: nella consapevolezza di essere testimoni in tanti di ciò che accade, non si sentono in dovere di denunciare. E’ importante invece sottolineare la grande responsabilità che ognuno degli spettatori si assume per il semplice fatto di essere lì ad osservare.

Conseguenze

Per il bullo:

  • a breve termine: basso rendimento scolastico, mancato rispetto delle regole, difficoltà relazionali
  • a lungo termine: bocciatura/ abbandono scuola

(non bisogna generalizzare: ci sono casi in cui i bulli sono tra i primi della classe!)

Per la vittima:

  • a breve termine: sintomi fisici (mal di pancia/testa), sintomi psicologici (ansia/incubi), problemi di concentrazione e apprendimento, calo del rendimento, mancata voglia di andare a scuola (perché luogo dove subisce bullismo), abbassamento di autostima;
  • a lungo termine: psicopatologie, abbandono scolastico, insicurezza / perdita totale di autostima, solitudine/ritiro, suicidio (in casi estremi).

Laura Caldararo

– Studentessa Liceo Banzi classe 4 I –

(Anno scolastico 2018/2019) *

*Nell’anno scolastico 2016/ 2017 Laura, insieme alla sua classe, ha ricevuto formazione dalla Dott.ssa Rossella Grasso. Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale