Mine nello Sretto di Hormuz, cosa comportano e come andrebbero rimosse
Mine nello Sretto di Hormuz, cosa comportano e come andrebbero rimosse
L'Iran ha collocato un arsenale di mine estremamente potente, tra le 2000 e le 6000, in tutto lo Stretto di Hormuz bloccando così il traffico navale. Queste mine possono essere sia a contatto che "intelligenti" e per rimuoverle sono necessarie delle navi dragamine.
Lo Stretto di Hormuz è tuttora bloccato a causa del posizionamento di mine navali sul fondale posate dall'Iran che ha impedito così il traffico di qualunque merce. Lo stretto è un canale lungo circa 167 km e largo dai 39 km ai 100 km ed è formato da due sole corsie navigabili larghe circa 3 km. I fondali, il punto critico, sono profondi tra i 40 e i 60 metri ed è proprio per questo che le mine posizionate sono così pericolose; pensate che nelle zone più vicine alla costa la profondità varia tra i 15-30 metri. Tuttavia non è presente la mappa con la posizione di ogni singola mina però l'Iran ha creato un passaggio definito "sicuro" che punta ad andare verso le sue stesse coste a differenza di quello originale che transitava vicino alle coste dell'Oman.
Capiamo meglio le mine utilizzate e perché sono così pericolose:
Mine a contatto: sono delle mine che esplodono quando entrano a contatto con un materiale e possono essere ancorate al fondale oppure agganciate sopra cuscini galleggianti in modo da avvicinarle il più possibile allo scafo della nave.
Mine di fondo: sono delle mine che vengono ancorate al fondale e che non necessitano di un contatto fisco per esplodere in quanto sono dotate di sensori che rilevano la presenza di una nave.
Mine "intelligenti": sono mine che possono essere ancorate a una profondità maggiore perché sono dotate di sensori che rilevano la barca e che poi azionano una mina che sale verso l'alto per colpire la nave.
Per togliere tutte le mine dall'area e rendere il passaggio sicuro a Parigi è stato organizzato un vertice militare che comprende una serie di paesi tra cui anche l'Italia, per ideare le future missioni di sminamento da effettuare in un periodo di maggiore pace tra i paesi coinvolti, questo per evitare l'ascesa in guerra dell'UE che vuole rimanere neutrale ma allo stesso tempo aiutare. Alcune operazioni di sminamento sono però in corso e condotte dai cacciatorpedinieri americani USS Frank E. Peterson e USS Michael Murphy che stanno creando un passaggio sicuro per le rotte navali.
Per togliere le mine dal fondale possono essere utilizzate due tecniche:
Il mine hunting (letteralmente “caccia alle mine”), che si svolge con l'utilizzo di sonar ad alta risoluzione per identificare i singoli ordigni.
Il minesweeping (dragaggio), che utilizza invece sistemi meccanici o magnetici per provocarne la detonazione controllata e, quindi, eliminare le mine.
Il problema nell'elimninare le mine è che si tratta di procedure complesse e che richiedono mezzi specializzati e che sono spesso bersaglio per i nemici e per evitare ciò c'è bisogno di una scorta militare. Inoltre un altro problema è il fatto che la Marina Militare ha a settembre dismesso le ultime quattro navi utili per le operazioni. L'Italia in tutto ciò, come detto prima, è partecipe all'operazione e ciò non ci stupisce perché la Marina Militare Italiana ha una lunga esperienza nel dragaggio di mine questo perché utilizza delle tecnologie all'avanguardia in modo da essere molto efficienti.
La mappa rilasciata dall'Iran con il passaggio alternativo da seguire
Il traffico navale nelllo Stretto di Hormuz
La rotta iniziale nello Stretto di Hormuz