Michela Moioli viene all'Amaldi, la sua storia
Michela Moioli viene all'Amaldi, la sua storia
Cari amaldini, tutti noi abbiamo sentito parlare, almeno una volta, della mitica campionessa Olimpica di Alzano. Ebbene sì, è venuta anche a farci visita nel nostro liceo: Michela Moioli, Olimpionica di snowboard cross, ha gentilmente accettato un'intervista, alla quale erano presenti i ragazzi della 5S e alcuni giornalisti de L’Edo.
Tra un'Olimpiade e l’altra, insomma, è riuscita a fare un salto in quella che, per un anno, è stata la sua scuola.
E che cosa ci ha raccontato in quelle due ore che erano destinate a matematica?
No, vi assicuro che non ha per niente flexato: ci ha raccontato la sua esperienza con modestia e umiltà, sottolineando la sua provenienza da un contesto familiare normalissimo. Ci ha portato le sue medaglie Olimpiche in un vecchio marsupio, e ha parlato con interesse, coinvolgimento e passione.
Sin dall'infanzia, è sempre stata molto attiva: ha saltato da uno sport all'altro (calcio, pallavolo, nuoto, atletica…) finché, a 8 anni, ha provato lo snowboard per divertimento e non se ne è più separata.
Durante la sua lunga carriera, che sente di non aver ancora concluso - sa di avere ancora da dare, ed è determinata a farlo - ha affrontato parecchie sfide e ostacoli, ma la sua perseveranza l'ha portata a superare ogni crisi, che ha definito una possibilità per evolversi. La stessa perseveranza con la quale, secondo lei, tutti noi possiamo raggiungere i nostri obiettivi, e trasformare i nostri sogni nel nostro futuro.
Michela è convinta, e su questo siamo pienamente d'accordo, che le scorciatoie per evitare la fatica, il disagio, la paura, alla lunga non ripagano. Come quando, durante le prove per la gara di Milano-Cortina, ha subito un trauma facciale e i medici le hanno lasciato libera scelta sulla partecipazione alla competizione. Lo stress di quei giorni l'ha quasi spinta a rinunciare, tuttavia sapeva che l'avrebbe rimpianto a lungo. Perciò, Michela si è detta: “Darò il 100% che avrò a disposizione”. E lo ha dato, probabilmente anche un 101%, grazie al quale ha conquistato altre due medaglie! Michela Moioli è uno straordinario esempio di tenacia, grinta, determinazione: anche dopo la crisi che ha seguito la sua prima Olimpiade, - aveva appena 18 anni -, durante la quale si è rotta il ginocchio, ha trovato il coraggio e la forza di reagire. Per lei è stata molto importante la presenza di uno psicologo sportivo, ma anche di una psicoterapeuta che l'ha aiutata a capire le sue emozioni.
Ma Michela non è solo un’atleta da podio; è anche una studentessa come noi. Nel 2020 ha intrapreso il percorso universitario in Scienze Motorie a Bergamo, scegliendo il programma Dual Career. Certo, studiare e gareggiare non è una passeggiata: ci ha confessato che il percorso è parziale e durerà sei anni invece dei canonici tre, dando un esame alla volta. Tuttavia, lo vive come uno stimolo costante, convinta che non si smetta mai di imparare, per tutta la vita. Ora sta lavorando alla tesi di laurea, che tratta un argomento che le sta molto a cuore: come la relazione tra allenatore e atleta influenzi la crescita di quest'ultimo. Perché, come ci ha ricordato più volte, "prima di tutto siamo persone".
E a proposito di persone, il discorso è caduto inevitabilmente sulla gestione della pressione. Michela è stata onesta: vivere per quattro anni in funzione di una medaglia d'oro può farti sentire svuotato e disorientato una volta raggiunto l'obiettivo. Ci ha parlato del rischio di burn-out, di quella sensazione di essere consumati dalla richiesta di performance della società. Proprio per questo, dopo una stagione in cui ha preferito rallentare per ritrovarsi, ha capito l'importanza di "spezzettare" gli obiettivi. Non si può pensare ogni giorno alla medaglia, è logorante. Il segreto è dare il massimo nel "qui e ora", accettando che ci sono giorni "sì" e giorni "no".
Anche il rapporto con il proprio corpo non è sempre stato facile. Ha ammesso che l’estetica del corpo tonico a volte l’ha "disturbata", portandola a dover gestire con attenzione l'alimentazione, vista non come una rinuncia ma come la "benzina" necessaria per competere. Viaggiare per il mondo le ha aperto la mente, ma la vera forza l'ha sempre trovata a casa. La sua famiglia è il suo porto sicuro, una "piccola isola felice" dove l'importante non è il risultato, ma il sostegno incondizionato. E sua sorella? È stata il suo primo modello, colei che lavorava per pagarle le prime gare e di cui ha deciso di seguire le orme.
Uno dei momenti più emozionanti del racconto è stato il ricordo dell'annuncio dei Giochi in Italia. Michela era sul palco di Losanna insieme a Sofia Goggia, davanti al CIO: un’emozione pesante ma bellissima, il sogno di rappresentare il proprio Paese in casa. Nonostante la competizione, ha sottolineato quanto sia fondamentale il rapporto con i compagni di squadra e persino con gli avversari. Oltre la gara c'è la condivisione, anche se, ha aggiunto con un sorriso, ci sono sempre quegli atleti un po' più "scorretti" che rischiano di farti cadere!
Oggi Michela affronta la vita d'atleta con una consapevolezza nuova. La sua preparazione è un ciclo continuo: da settembre ad aprile vive praticamente sul ghiaccio, mentre l'estate è dedicata alla preparazione fisica intensa tra scatti, bici e palestra. Ma la lezione più grande che ci ha lasciato è che il successo non è fatto solo di metalli preziosi. Le medaglie sono il coronamento di un percorso, ma non quantificano il valore di una persona. Quello che conta è l'impegno, il miglioramento e, soprattutto, la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta.
Grazie Michela, per averci ricordato che anche dietro i campioni più grandi batte un cuore che conosce la paura, ma che sceglie ogni giorno di metterci l'anima.