Piazza Vittorio Emanuele

Sito Archeologico

I.I.S. "A. Righi"

La piazza, luogo fondamentale dell’incontro e dello scambio, fin dall’antichità è stato il centro vitale della città, un vero teatro dove si manifestano l’identità e il senso di appartenenza di una comunità.

Situata tra il Corso Garibaldi, via dei Correttori, via S. Francesco di Sales e via Miraglia, Piazza Vittorio Emanuele II (nota come Piazza Italia) si caratterizza non solo come luogo di socialità e spazio su cui si affacciano gli edifici più importanti del potere politico-amministrativo, ma anche come area di notevole interesse archeologico.

Tra il 2000 e il 2004 è stata eseguita una campagna di scavi archeologici che ha portato alla luce, in soli sei metri di profondità, ben undici diversi strati di epoche diverse.


Spaccato prospettico della piazza con gli scavi

Strato greco-arcaico

Nello strato più basso, quello di epoca greco–arcaica, sono stati rinvenuti frammenti di ceramica e murature di ciottoli. È presumibile che in questa area si svolgessero attività commerciali.

Reggio, grazie alla sua posizione geografica, è stata da sempre inserita nei circuiti commerciali dell’area mediterranea e lo testimoniano le importazioni di vasellame, statuette e vari tipi di oggetti del VII secolo a. C. e del periodo arcaico.

Il commercio greco-arcaico era fortemente legato all’aristocrazia. In Omero il commercio (prexis) era attività di alto livello economico e sociale e comprendeva produzione, navigazione e commercio. Si commerciavano schiavi ,vino, olio, grano, metalli. Già nell’Odissea compare il concetto di kerdos , profitto commerciale, che proviene dal processo di circolazione e di scambio delle merci.

In Esiodo il commercio era gestito da un commerciante/agricoltore che partecipava direttamente al viaggio ed era proprietario della nave. Il livello economico–sociale degli operatori commerciali risultava più basso rispetto a quello di Omero.

In età classica il commercio su scala internazionale era praticato dagli émporoi,commercianti all’ingrosso, e dai naukleroi, proprietari di navi che affittavano o che utilizzavano per commerciare merci proprie. Sulle ancore delle navi spesso c’era inciso il nome di una divinità, probabilmente come auspicio di un buon viaggio.

Le indagini condotte hanno documentato l’esistenza di livelli di vita riconducibili a un periodo compreso tra fine VII – VI sec. a. C. Sono stati rinvenuti resti di una struttura lignea, forse una capanna, e, successivamente , resti di muratura in ciottoli di fiume . Resti murari conservati in fondazione documentano la volontà di organizzare l’area dal punto di vista urbanistico.


Vista prospettica della strada di epoca romana che si sviluppa in direzione Sud-Ovest Nord-Est

Strato romano

All’epoca romana si fanno risalire quattro vani rettangolari, i cui muri sono caratterizzati da una doppia fase costruttiva, coincidente con la sovrapposizione di materiali diversi.

Gli ambienti ritrovati risalenti all’età greca e a quella romana possono aver avuto funzione domestica.

Nel 1810, sul lato occidentale della piazza, nell’area oggi occupata dal Palazzo della Prefettura si scoprirono i resti di un grande complesso termale risalente all’età imperiale. Il valore della scoperta fu tale che la strada assunse il nome di “via Terme”. Il rinvenimento di importanti reperti marmorei, fra cui la base di una statua di Diana e il frammento di una scultura marmorea colossale, fa supporre che quell’area fosse il Foro, spazio che riuniva gli edifici pubblici e la casa degli dei, simboli del potere e del culto. Testimonianze epigrafiche avvalorano l’ipotesi dell’esistenza in quest’area di edifici pubblici. Di particolare importanza fu l’individuazione ,nel 1834, di un pozzo di acqua sulfurea che costituì probabilmente una sorgente naturale per il vicino impianto termale.

Strato bizantino

Caduto l’Impero romano d’occidente, durante le invasioni barbariche, Reggio subì il saccheggio di Alarico (410 d. C.) e , oltre un secolo dopo, l’assedio degli Ostrogoti di Totila. Nel 536 d. C, la città venne conquistata dai Bizantini guidati da Belisario. Durante l’impero bizantino e per più di cinque secoli Reggio giocò un ruolo importante. Rifiorì culturalmente e politicamente divenendo nel VI sec. d. C. capoluogo del Bruzio.

L’area della piazza rappresentava il centro del kastron ,con la sede dell’Arcivescovo Metropolita, la Cattolica, il Pretorio e, presumibilmente, la Zecca, come attestato dalle monete rinvenute durante gli scavi del 1912. Le campagne di scavi, effettuate tra il 2000 e il 2004, hanno evidenziato la presenza di alcuni vani adibiti ad attività commerciali, con pozzi e cisterne.

Reggio, in epoca bizantina, avrebbe avuto notevole importanza nell’ambito del commercio marittimo che, come dimostrano molti documenti relativi all’economia meridionale nei secoli VI-X, riguardava soprattutto prodotti derivati da cerealicoltura, viticoltura e olivicoltura.

Strato normanno

Nel 1057 Roberto il Guiscardo scese con un’armata lungo le coste dello Jonio e, giunto a Reggio, assediò la città per tre giorni. Per la resistenza opposta dai bizantini fu costretto ad abbandonare la città e a far ritorno in Puglia. Nel 1059 la città fu cinta d’assedio da Ruggero d’Altavilla, e , dopo alcuni mesi di resistenza, fu costretta a cedere.

Nel piano di riordinamento amministrativo realizzato dai Normanni la città non subì particolari trasformazioni. La gestione dell’amministrazione fu lasciata ai funzionari locali che conservarono i titoli bizantini garantendo la loro sottomissione con un giuramento di fedeltà.

Quello normanno fu un periodo di prosperità per Reggio. Furono restaurati molti edifici e costruite nuove fortificazioni. Nei recenti scavi di Piazza Italia è stato rinvenuto un tratto di muro a scarpa, forse residuo di una piccola residenza fortificata. Nel XII secolo il geografo e viaggiatore arabo Edrisi così descriveva Reggio “città piccola ma ben popolata, con frutti in abbondanza, bagni e mura in pietra”. In un altro passo della sua opera si legge questa annotazione aggiuntiva ”…ha mercati ben provvisti ed è ritrovo di viaggiatori che vanno e vengono” (F. Gabrielli - La Calabria nei geografi arabi).

Gli scavi nell’area del Palazzo Corrado Alvaro, attuale sede della Città Metropolitana, hanno messo in luce strutture difficilmente databili. È possibile la presenza di una chiesa medievale della quale si sarebbero trovati un muro lungo circa 6 metri e varie sepolture ”povere”. Le murature non sarebbero state diverse da quelle della chiesa normanna situata nel cortile della chiesa di S. Giorgio al Corso, in prossimità della piazza,il cui accesso si affaccia sulla via Giudecca.

Tracce di lavorazione di metalli farebbe ipotizzare la presenza anche di botteghe artigianali.

Pro

Pianta Generale di Piazza Vittorio Emanuele in trasparenza. Copertura della piazza (graticcio della copertura, scala di accesso al sito lato destro in basso) con in trasparenza gli scavi.

"Passeggiata virtuale" all'interno del sito archeologico......

Sito realizzato solo per scopi didattici e scientifici.

L'uso da parte di terzi delle immagini e delle informazioni metriche riportate nel sito è soggetto al rilascio di autorizzazioni da parte dell'ente preposto alla tutela e conservazione del bene (SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER LA CITTA' METROPOLITANA DI REGGIO CALABRIA E LA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA )


Progetto CIVITAS Reggio Calabria: concorso "La Città che vorrei"

realizzato dagli studenti dell'Istituto "A.Righi" di Reggio Calabria

coordinati dai docenti

per la ricerca storica: prof.ssa Vittoria Crucitti ; prof.ssa Teresa Bitonti

per i rilievi topografici (2015) con tecnologia laser scanner: prof. Stefano Costantino; prof. Giuseppe Laganà; prof. Francesco Guarnaccia; prof. Filippo Maltese

per l'elaborazione dei dati e la modellazione tridimensionale: prof. Stefano Costantino

stampa tridimensionale del modello: prof. Stefano Costantino

cura del sito WEB: prof. Stefano Costantino


Coordinatori Progetto: prof. Luciano Arillotta; prof. Stefano Costantino

referente progetto CIVITAS: prof.ssa Maria Siclari

Rilievo, autorizzato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Reggio Calabria, eseguito il 28 aprile 2015. (Si ringrazia la dott.ssa Rossella Agostino, responsabile, pro tempore, del sito archeologico)