Perché ha scelto di impegnarsi nei centri antiviolenza?
Sono approdata in questo percorso dopo essermi laureata in psicologia con il tirocinio post laurea. Una volta iniziato il tirocinio presso il centro antiviolenza, ho compreso il lavoro dei centri, ho lavorato su me stessa riflettendo sul ruolo della donna sia all'interno della famiglia che nella società. Questo mi ha convinta a rimanere, perché credo profondamente in quello che faccio e nel potenziale di cambiamento che possiamo portare avanti.
In questi anni di esperienza c’è stata una storia che più l’ha colpita e che sente di poter raccontare?
Le storie che ho ascoltato nel corso del mio impegno nell'associazione sono numerose, e ciascuna di esse risuona in modo profondo in me. Ogni donna che si rivolge a noi porta con sé una parte della propria esperienza e delle proprie sofferenze, e ogni storia è unica e significativa. Tuttavia, c'è una vicenda che mi ha colpito particolarmente dal punto di vista emotivo. Si tratta della storia di una donna che abbiamo accolto qualche anno fa, insieme ai suoi cinque figli, dopo che aveva subito vere e proprie torture. Fin da subito abbiamo cercato di sostenerla e di starle accanto, poiché era profondamente devastata da quanto accaduto, così come i suoi figli. Nonostante le difficoltà incontrate lungo il cammino, alla fine possiamo dire che è stata fatta giustizia. L'uomo responsabile è stato arretato e la donna dopo il percorso di fuoriuscita ha ottenuto una borsa lavoro presso il nostro laboratorio di reinserimento lavorativo e questa opportunità le ha dato la possibilità di vivere liberamente e di ricostruire la propria vita.
Molte sono le donne straniere come Saman (Abbas) che si ritrovano obbligate a sposare un uomo voluto dalla propria famiglia, secondo lei cosa potrebbe fare una ragazza maggiorenne o minorenne per riuscire a uscire da questa situazione?
Il problema dei matrimoni forzati tra ragazze straniere è purtroppo diffuso, molto dipende dalle risorse personali di ciascuna ragazza coinvolta e dalle opportunità che le stesse hanno per potersi sottrarre a tale condizione. Alcune accettano il loro destino senza immaginarsi alternative, mentre altre riescono, grazie al contesto sociale e alle opportunità che le circondano, a chiedere aiuto. È fondamentale che esse sappiano di poter contare su supporto e risorse per sfuggire a un destino imposto e vivere una vita libera e autodeterminata.
Cosa pensa del fatto di cronaca successo pochi giorni fa, riguardo alla ragazza violentata da un gruppo di egiziani?
La violenza di genere è un fenomeno complesso che si manifesta sia all'interno delle famiglie che al di fuori. Essa deriva dalla convinzione radicata che gli uomini abbiano il diritto di esercitare un controllo sulla donna, sia fisicamente che emotivamente. Sebbene lo stupro sia spesso associato a estranei o a persone non conosciute, è importante riconoscere che può verificarsi anche all'interno delle mura domestiche. Questo pregiudizio contribuisce a colpevolizzare la vittima anziché l'aggressore, rendendo difficile per le donne parlare apertamente degli abusi e chiedere aiuto. Il caso della ragazza di 13 anni che subisce abusi da parte di un gruppo di ragazzi sconosciuti evidenzia la paura e il timore che le donne hanno, anche solo nel camminare da sole o nell'incontrare amici. Questa disparità di percezione tra uomini e donne sottolinea l'urgente necessità di combattere la cultura dello stupro e del controllo maschile sulla donna, per promuovere una società più equa e sicura per tutti.
Giulia Tramontano e Giulia Cecchettini sono due esempi di donne forti che nonostante ciò sono andate incontro alla morte, come consiglia a queste donne di non cedere alla richiesta di un ultimo incontro?
Il problema fondamentale non risiede nell'ultimo appuntamento in sé, ma piuttosto nella fiducia che le donne ripongono nei propri partner. Nelle relazioni intime, esiste un forte legame di fiducia, che porta la donna a non considerare un possibile atto violento da parte dell'uomo. Di conseguenza, la vera problematica è la scarsa percezione del rischio nelle relazioni con i partner. Quando le donne si rivolgono a noi per chiedere aiuto, il primo passo è capire se si trovano ancora in una relazione violenta e quindi svolgere un lavoro di consapevolezza e valutazione del rischio. È importante far comprendere alla donna che, anche se non ne è consapevole, l'uomo che ha accanto potrebbe effettivamente farle del male. Un esempio emblematico è il caso di Giulia Cecchetin, che aveva chiesto aiuto alle proprie amiche perché non riusciva più a sostenere la situazione. Tuttavia, nessuno avrebbe mai immaginato un atto così violento da parte di un ragazzo considerato bravo, nemmeno Giulia stessa. Questo dimostra l'importanza di informare le donne sulla percezione del rischio a cui potrebbero essere esposte nelle loro relazioni di intimità.
Molti sono i progetti della Cooperativa Eva, quali sono quelli in corso?
Da gennaio 2023 il progetto Luana: Prevenzione della Violenza e Empowerment cofinanziato da Fondazione con il Sud. il progetto vuole dare risposte concrete alla violenza maschile contro le donne e minorenni e insieme contrastare lo sfruttamento lavorativo e la negazione dei diritti che spesso si intrecciano alla violenza nelle relazioni d'intimità e che si nutrono di fragilità economica e vulnerabilità sociale, per favorire un cambiamento culturale e sociale volto a prevenire e a contrastare la violenza anche decostruendo quegli stereotipi e pregiudizi che ancora troppo spesso finiscono per giustificarla.
Da giugno 2023 il progetto R.O.S.E : Reti per l'Occupazione, la Salute e l'Empowerment. Finalizzato ad ampliare e diffondere le azioni di empowerment per donne in uscita da situazioni di violenza e di esclusione sociale; sviluppare le attività imprenditoriali in corso e renderle sostenibili nel tempo; implementare il lavoro sociale con le donne orientato a rafforzarne le competenze, le capacità, l'autodeterminazione con interventi di "healt literacy" per rendere le donne promotrici attive della propria salute.
Ci dica una slogan per incitare la donna a denunciare in caso di violenza o amore violento?
La denuncia certamente aiuta le donne a interrompere i rapporti violenti, ma è solo uno dei passi necessari. È fondamentale avere qualcuno che creda in loro e nelle proprie capacità. Le donne non devono isolarsi e devono sempre credere nella propria capacità di autodeterminazione, indipendentemente dalla presenza di un uomo nella propria vita. Come recita la canzone di Fiorella Mannoia, non dovremmo mai sentirci incomplete, ma sempre complete. Questo messaggio è importante perché sottolinea l'importanza dell'indipendenza e dell'autonomia delle donne, incoraggiandole a trovare la propria forza e fiducia in se stesse.