Intervista a Anna Giordanengo, ex-operatrice
Periodo trascorso alla Scuola Fontana: dal 1958 al 1967 circa
Intervistatori: Margherita Marengo, Archivio Storico Scuola Fontana
Data: 17 giugno 2024, ore 10:30
MM: in quali anni è stata alla Fontana?
AG: sono stata qui per 9 anni, credo dal 58 perché ricordo che mi sono sposata e ero già qui e tutte le maestre mi hanno fatto il regalo, quindi penso dal 54. [ndR. La signora dice di essere del 41, quindi non è plausibile che sia arrivata alla Fontana nel 54 a 13 anni]. La direttrice mi ha regalato un portamantelli di ferro battuto tutto lavorato, una maestra un portaombrelli.
Poi sono andata via, ho chiesto trasferimento perché avevo un bambino e allora volevo avvicinarmi a casa. C’era la dottoressa Girotto Cavagliotto come direttrice, era molto molto brava, faceva fare di tutto, a noi ha fatto fare le coccarde quando c’è stata Italia 61, poi abbiamo fatto anche i costumi per i bambini.
Ci faceva lavorare, ma stavamo bene perché oltre ai nostri lavori di pulizie facevamo altre cose, io andavo in palestra con i bambini a farli giocare e a farli cantare perché io ero sempre di buonumore, però sudavano troppo e allora mi sgridava…
Comunque sono stata bene, una volta davano le qualifiche e io avevo sempre ottimo, moltissimo perché grazie al cielo stavo anche bene di salute, quindi sa come dicevano “i bidelli lavorano tre giorni, poi… “. Io ero sempre qua, stavo bene, ero sempre presente… anche come estate ragazzi andavamo via, io portavo il sacco del mangiare sulle spalle… Avevamo il laghetto con i pesci e sono andata anche lì dentro. Un giorno è passato un ispettore e mi ha visto lì dentro che pulivo la vasca e mi dice “Ma cosa fanno fare qui dentro ai bidelli? È lì dentro lei, ma questo lavoro le spetta?”. Ma la direttrice aveva la mania dei pesci e dei gatti, e ne aveva due che bisticciavano sempre, allora ne avevamo messo uno fuori e l’altro dentro.
Invece una volta ero andata a fare un giro sotto in cantina, ero un po’ curiosa mi sembra dalla parte di via Balbo, ero un po’ curiosa, c’era una bomba anti-uomo e allora abbiamo chiamato gli artificieri e il commissario, sono venuti e hanno messo contro il muro, quello in fondo al cortile, dei sacchi perché non potevano portarla via e l’hanno fatta brillare. Quel giorno lì avevano fatto stare tutti dentro. Eravamo andate a fare un giro sotto, forse perché aiutavamo le cuoche e c’erano dei sacchi da portare e allora lo facevamo noi e, non so come mai, forse eravamo andate a cercare qualcosa, io e una mia collega, e abbiamo visto questa bomba. Noi ci siamo avvicinati per vedere e il commissario ci ha mandati via di brutto, ci ha fatti correre “Andate via, ficcanase!”.
Ho chiesto solo il trasferimento perché aspettavo un bambino e avevano fatto una scuola vicino a casa mia e sono andata poi lì all’Antonelli.
MM: lei c’era ancora quando hanno fatto il Parco Robinson nel cortile? C’erano le bestie in un recinto in cortile…
AG: sì, mi ricordo di quegli animali lì, le caprette c’erano anche… avevo chiuso dentro la mia amica perché c’era da togliere qualcosa,perché io avevo paura perché ce n’era una che dave delle cornate… le avevo dato una spinta e l’avevo chiusa dentro dicendole “Adesso fai quello” [ride]
MM: c’erano le caprette e cos’altro?
AG: le caprette, sì, due gatti, i pesci… non mi ricordo più cosa perché sono passati 50 anni
Ce li aveva gli animali, era molto brava, aveva anche una cocorita, mi pare, degli uccellini. Una volta per sbaglio avevano chiuso un gatto dentro, non li ha mangiati ma era successo di tutto. Era molto attiva la dott.ssa Girotto e tanto severa. Chi lavorava, lavorava, chi non lavorava, lavorava lo stesso. A volte ci vedeva e ci diceva C’è un reparto da fare! e noi andavamo. Poi eravamo diventate amiche con il parroco che veniva a fare le lezioni, quel parroco lì ci parlava sempre e poi mi dovevo sposare, avevo chiesto dei consigli.
MM: la scuola aveva ancora le due entrate per i maschi e per le femmine?
AG: sì, non ricordo però come entrassero, ma comunque le classi miste non c’erano ancora.
MM: lei è andata anche con le classi alla SAFOV dall’altra parte della strada?
AG: mmm, non ricordo…
MM: si ricorda qualche maestra del periodo?
AG: sì, ricordo la m. Corsi, che era bravissima, il maestro Ermellino, il m.o Lazzarone, la m. Appendino… non ricordo più
La m. Corsi era la mia preferita perché lei non gridava, i bambini entravano con lei e stavano zitti e buoni, certi invece gridavano e più la m. gridava e più i bambini facevano baccano. Quando mi sono sposata mi aveva fatto le tende, mi ha fatto l’orlo, mi aveva aiutato. Lei riusciva sempre con due parole gentili…
Stamattina cercavo anche quel libro che ha scritto la direttrice ma non sono riuscita a trovarlo, aveva scritto un libro sulla scuola. C’era questa, la Ferrante Aporti e mi pare anche un’altra in collina, erano tutte sotto la direzione.
MM: aveva anche rapporti con i colleghi delle altre scuole?
AG: no, non li conoscevamo, magari li vedevamo o qualche volta quando bisticciavano allora lei ne toglieva uno e mandava me, perché mi diceva che non facevo più bisticciare. Anche con i bambini avevo un bellissimo rapporto, infatti avevo fatto anche un concorso in comune per avere dei punteggi, ero passata e allora mi aveva detto di andare a lavorare in ufficio, ma a me piaceva lavorare con i bambini, stare con loro.
Specialmente con i disabili, me li prendevo a cuore, con me stavano bene. Io mi affezionavo. Era duro il lavoro perché una volta alla settimana lavavamo a fondo le aule e quando sono andata in pensione… mi manca ancora adesso, sogno che sono lì con i b.
Magari portavo i bambini a casa, se si facevano la cacca addosso, qui vicino c’erano delle soffitte, vedesse che roba. Un giorno sono enrata in una soffitta c’era una stufa in mezzo alla stanza, una signora anziana in un letto, era un posto molto antico con tante case.
Anche quando si facevano male quasi sempre li portavo io all’ospedale San Giovanni e allora i carabinieri mi intervistavano, mi chiedevano cos’era successo.
E’ stato un lavoro che ho fatto 39 anni e poi mi hanno mandato in pensione loro. Prendevo due pullman e treno e facevo tante ore di straordinario. Lavoravo gratis e prendevo anche meno di quanto mi davano di pensione.
MM: la scuola era già così? le finestre…
I pavimenti erano questi, ricordo le persiane che lavavo ma non so come. Erano vetri altri come adesso e per andarli a lavare dovevamo prendere la scala.
Avevamo fatto dei costumi per i bambini per una recita di carnevale con la signora Girotto. Ma non ho trovato le foto. Era sulle fiabe, c’era chi era vestito da Peter Pan… i costumi fatti con la carta a strappo o con vestiti di recupero.
Poi diceva che voleva rifare la biblioteca e ha messo tutti… abbiamo pennellato per non so quanto. Lei era molto ingegnosa e ognuno con il suo colore… Non so se ci sono ancora quei libri, ma c’erano delle copertine rigide tutte colorate [a seconda del genere], così uno sapeva già quando cercava quello che c’era. Erano verdi, gialle, rosa e azzurre; il colore aiutava a scegliere.
Ero la responsabile della biblioteca.
Mio padre è stato il primo custode della Muratori. Era invalido di guerra, zoppicava, ma lavorava lo stesso, ma quando è stata bombardata la scuola aveva aiutato a portare fuori tutte le macerie. E mi avevano invitato per il centenario.
In realtà alla Muratori siamo stati poco lì perché io sono nata nel 1941, è mancato nel 1948, quando è mancato lui ci hanno mandato via di lì perché ci voleva un uomo. A 12 anni ho iniziato a lavorare in uno scatolificio, sono stata 9 anni, ma non mi trovavo bene perché ci facevano lavorare la domenica, la sera… e io volevo prendere la terza media, ci tenevo ad avere il titolo di studio e non mi lasciano andare a scuola la domenica, allora ho cercato altro e poi mi hanno assunto in una ditta dove facevamo i condensatori, lavoravo su turni e abitavo a Sassi e andavo a lavorare al fondo di Corso Regina. Poi quando ho avuto l’età mia mamma mi ha consigliato di fare domanda da bidella mi hanno fatto un colloquio e mi hanno preso. Subito mi hanno mandato in una media perché qui non c’era posto e sono stata lì un anno, poi sono venuta qui alla Fontana e per me era più vicino.
MM: erano tante le classi quando lei lavorava qua?
AG: sì, erano tante e c’erano anche 48 bambini in alcune classi, ce n’erano tante e le aule erano quasi tutte piene. Qui sotto c’erano i maschi più piccoli, poi al primo piano c’era la direzione, la segreteria, le aule, in fondo la biblioteca e anche sopra al secondo piano c’erano tutte le classi dei più grandi.
Poi dopo una riforma che hanno fatto erano meno di 30 per classe. Io ero al primo piano dove c’è la direzione e la biblioteca era allo stesso piano, in un’aula d’angolo [indica verso via S. Giulia], al primo piano c’era anche una sala insegnanti. Qui c’era una mia cugina che insegnava, si chiamava Parodi (?).
MM: i banchi com’erano? I bambini scrivevano ancora con l’inchiostro?
AG: Sì sì, al mattino dovevamo riempire i calamai, i banchi avevano un buco per i calamai.
La signora durante il giro della scuola vede il cortile
AG: c’erano anche le galline, ecco il laghetto… Quei tavoli non c’erano invece. Ci sono ancora i pesciolini rossi dentro?
Passa al primo piano
Nell’aula a sinistra della direzione c’era la segretaria.
Dopo che la direttrice ha scritto il libro ci ha invitate a casa sua, con una collega, e ce ne ha regalato una copia. Era una donna davvero grintosa.