Intervista a Rosalba Prando, ex-insegnante
Periodo trascorso alla Scuola Fontana: dal 1978 al 2013
Intervistatori: classe 3^A Scuola Fontana
Data: 24 maggio 2024
Venerdì 24 maggio è venuta a trovarci Rosalba Prando, un ex insegnante, collega e amica della maestra Paola.
Lei è stata molto importante per la scuola Fontana perché ha creato e gestito, finché non è andata in pensione, il nostro laboratorio di scienze. È anche grazie a lei se abbiamo conosciuto Giuseppe, il tirocinante che per due anni è stato con noi, perché è lei che ha iniziato la collaborazione tra la nostra scuola e l’università che prepara i futuri maestri. Le abbiamo fatto un sacco di domande e lei con pazienza ci ha raccontato molte cose. Alla fine ci ha fatto fare un’esperienza incredibile con le bolle di sapone nel laboratorio di scienze.
Ci ha raccontato che ha 71 anni e che ha iniziato a fare l’insegnante nel 1974. Nella nostra scuola è arrivata nel 1978 e ha continuato a lavorarci finché non è andata in pensione. A quell’epoca la scuola Fontana era Direzione Didattica, cioè non era insieme ad altre scuole per formare un Istituto Comprensivo come oggi. Ha scelto di continuare a lavorare qui anche quando è andata ad abitare a San Mauro torinese perché ha sempre creduto nella continuità didattica e nel tempo pieno perché così poteva condividere con le sue colleghe il modo di lavorare e gli obiettivi. Per lei è sempre stato importante collaborare con i colleghi perché riteneva che lo scambio reciproco arricchisse e ampliasse le competenze di ciascuno, permettendo una ricaduta anche nel lavoro quotidiano con i ragazzi. All’inizio si occupava di tutte le discipline, alternandosi con la collega, sempre dopo aver concordato e condiviso con lei i percorsi di lavoro. Poi, con la suddivisione delle discipline, si è occupata di più di scienze e matematica, ma nei momenti di compresenza con la collega approfondivano argomenti interdisciplinari con i bambini. Nelle sue lezioni ha sempre preferito, perché lo riteneva più efficace, partire da situazioni pratiche per costruire le conoscenze e quindi predisponeva quello che considerava quasi un “palcoscenico” con i materiali necessari e a partire da discussioni collettive costruiva insieme ai bambini nuove conoscenze. I voti non le sono mai piaciuti molto perché secondo lei non permettevano di comprendere bene se c’erano stati dei progressi. Invece le piaceva evidenziare il percorso dei bambini. Si considera fortunata perché gli alunni che ha avuto nei diversi anni erano sempre vivaci e collaborativi nelle attività. Ha sempre creduto nella costruzione del gruppo classe e quindi ha scelto di portare gli alunni in soggiorni a partire dalle classi prime: tre giorni in prima e seconda e una settimana negli anni successivi. Si ricorda ancora il primo soggiorno con una quinta in montagna a Pracatinat: era febbraio, c’era la neve e la dirigente della scuola era molto preoccupata e quindi le ha chiesto di rinunciare. Ma lei e i ragazzi erano così felici di partire che sono andati lo stesso. I ragazzi si sono divertiti molto, seguendo corsi di sci con gli istruttori e facendo attività pratiche legate alla conoscenza dell’ambiente. Di notte hanno potuto osservare il cielo con un telescopio messo a disposizione dalla struttura. Un’altra bella attività che si ricorda è una collaborazione di scambi epistolari tra alunni con Capo Verde. L’argomento centrale era l’habitat in cui ragazzi vivevano: per loro la città, il Piemonte, l’Italia e per i capoverdiani le loro isole di origine vulcanica. Con gli alunni si è sempre divertita e si è sempre considerata fortunata perché ha potuto fare un lavoro che le piaceva. La maestra Rosalba ricorda molti dei suoi alunni e con alcuni si sente ancora adesso tramite messaggi. Di alcuni sa che hanno realizzato i loro sogni e lavorano all’estero.
Un'alunna in particolare ha deciso di proseguire negli studi come futura insegnante e quindi prima ha frequentato con lei le cinque classi della primaria e poi l'ha ritrovata nel tirocinio come futura insegnante e adesso è di ruolo. A questo proposito ci ha raccontato che dal 1999 ha collaborato per metà orario di lavoro con un distacco presso l’Università di Torino, con la facoltà di Scienze della Formazione Primaria, occupandosi del tirocinio dei futuri insegnanti.
Poi ci ha parlato del LABORATORIO DI SCIENZE che lei ha “costruito” nella nostra scuola: il laboratorio è nato nel 1989 perché in quel momento a Torino si è istituito un progetto che si chiamava “Dieci laboratori di educazione scientifica nell’area torinese” in collaborazione con un fisico dell’Università di Napoli (Guidoni) e con una biologa dell’Università di Roma (Maria Arcà), che prevedeva che dieci scuole di Torino avrebbero realizzato un luogo come laboratorio di scienze. La maestra Rosalba faceva parte di questo progetto perchè ha sempre pensato che imparare le scienze non vuol dire imparare a memoria delle cose, ma che se le cose si fanno con le mani i bambini, ma anche gli adulti, ragionano con la mente, si pongono delle domande e imparano più facilmente. Il suo modo di lavorare è sempre stato il FARE, dove il “fare” non voleva dire fare chissà quali esperimenti, ma fare delle esperienze, come per esempio quella che abbiamo fatto noi alla fine con le bolle di sapone. Grazie a lei abbiamo capito come si formano, come sono fatte, di quali materiali sono fatte, cosa c’è dentro, cosa c’è fuori e quindi abbiamo capito un po’ come è fatta la materia. Mentre facevamo, abbiamo scoperto delle cose e quindi, per lei, il laboratorio ha proprio questo scopo.
In questo laboratorio, nel corso degli anni, sono state effettuate esperienze pratiche di vario tipo come:
- allevare insetti stecco
- allevare chiocciole
- far nascere le farfalle
- far nascere i pulcini
- analizzare cose al microscopio (per esempio le muffe)
Abbiamo chiesto come ha fatto ad allestire il laboratorio e lei ci ha spiegato che ha chiesto e ottenuto un’aula per allestirlo. All’inizio c’erano cinque insegnanti (uno per interclasse) che avevano aderito al progetto e lei era la responsabile. Hanno mandato una comunicazione scritta a tutti i genitori della scuola dove chiedevano alcuni materiali come stoffe, grattugie, pestelli, contenitori, piatti, bicchieri, frullatori, bilance…I genitori hanno mandato i materiali che avevano in più. Allora non c’era il lavandino, non c’era il boiler, non c’era niente. Non c’erano gli scaffali e tutte le cose stavano appoggiate su dei banchi. Poi, piano piano, hanno chiesto il permesso di mettere il lavandino, di avere degli armadi. Ci sono voluti anni per allestire il laboratorio. La maestra Rosalba ci ha raccontato che ogni tanto andava in segreteria e chiedeva: “Ma non potete procurarmi un armadio? Non possiamo acquistare un tavolo?“. Ogni tanto arrivavano degli armadi che gli altri scartavano e finalmente il Comune di Torino ha mandato le bellissime vetrine che possiamo vedere ancora oggi. Tra tutti gli strumenti che sono presenti nel laboratorio ce n’è uno particolarmente costoso che è il microscopio stereoscopico che è stato comperato intorno al 1994-95: è un microscopio speciale perché quelli normali hanno bisogno di una lunga preparazione e dei vetrini, mentre questo no e qualsiasi cosa gli si metta sotto, si vede. Ci ha anche raccontato che non si può aprire l’armadio di legno con la vetrina che c’è in fondo al laboratorio perché dentro ci sono cose un po’ particolari come uccelli impagliati, la pelle di cobra sotto formalina…Quella vetrina lì contiene reperti precedenti al 1989, cioè erano già presenti nella scuola di sessant’anni fa, quindi gli animali imbalsamati sono lì da tanto tempo e per questo ci vogliono alcune prevenzioni igieniche perché potrebbero essersi formati dei microbi o un gas o un qualcosa che ci potrebbe danneggiare. Infatti avevano chiesto l’intervento dell’ufficio di igiene perché venissero a controllare che non ci fossero problemi. Ci ha detto che ogni tanto si arrabbiava perché quando alcune classi andavano e utilizzavano il laboratorio, poi c’era tutto per aria, in disordine, perché non sistemavano le cose e lei poi lo doveva risistemare. Però per lei è sempre stato un piacere perché la sua passione sono le scienze e la matematica perciò anche se era faticoso occuparsene lo faceva volentieri.
Dopo averla ascoltata c’è proprio venuta voglia di andare nel laboratorio di scienze.