Intervista a Gabriele Delise, ex-custode
Periodo trascorso alla Scuola Fontana: dal 1989 al 2019
Intervistatori: Margherita Marengo, Archivio Storico Scuola Fontana
Data: 17 giugno 2024
Ci racconti un po’ chi è.
Io sono Gabriele Delise. Sono stato il custode della scuola Leone Fontana per trent'anni. È stata una bellissima esperienza con tutte le maestre carinissime e i bambini poi adorabili. Quindi io sono arrivato qua nel 1989, all’inizio per l’apertura della scuola, anzi un po’ prima, perché mi ricordo che ero venuto per la scelta della custodia e la scuola era in ristrutturazione. Mi ricordo che ho visto la scuola che era così… smantellata e sono andato alla ex Safov e c'era la direttrice Lanfredini, che ha lasciato per me un bel ricordo perché è stata veramente una direttrice proprio come si deve. E mi ricordo, appunto, che mi hanno fatto vedere la scuola e mi aveva accompagnato l’insegnante Luparia, forse era la vicaria che aiutava. C'erano due aulette di là, mi ricordo che ho incontrato Avilii, Farris, poi c'era Grosso, ho incontrato le prime insegnanti. La scuola doveva ancora essere finita, però io ero già aggregato qua. Ho finito di lavorare alla scuola Sabin, appunto quei quattro mesi, però ero già assegnato alla scuola Fontana. Quando sono arrivato alla Fontana c'erano i bidelli comunali e c’erano Mariano, Angela, ??sciglio???, Maurizio, eravamo una bella squadra. Mi pare fossimo in 17, c’era anche Fabbri che era il perno di tutto, Mariano era il custode invece e aveva rinunciato alla Fontana perché aveva trovato alloggio a Rivoli. Sono venuto qua e la scuola ha cominciato a funzionare con la Lanfredini che ha lasciato dopo 4 anni da quando sono arrivato ed è arrivato il direttore Angelo Calà, anche lui un direttore veramente bravo e a modo. Come custode eri la figura principale, aprivi la scuola, c’erano bambini, genitori, nonni… eri una sicurezza per le famiglie. Ho fatto pochissima mutua e sono stato sempre presente. Io ho sempre fatto l’orario spezzato perché la direttrice Lanfredini voleva la presenza del custode sia alla chiusura che all’apertura della scuola, gli altri invece facevano orario continuato, chi il mattino, chi il pomeriggio per tenere sempre la scuola sorvegliata con personale sufficiente. Eravamo in due per piano perché la direttrice desiderava la vigilanza assoluta. Teneva molto agli insegnanti e al personale della scuola e nessuno si doveva intromettere, i genitori dovevano avere il permesso per entrare a scuola e salivano ai piani solo se avevano un appuntamento con gli insegnanti.
Io ho passato trent’anni belli, anche se a volte entravano i ladri a rubare; io ho avuto una brutta esperienza, io e soprattutto mia moglie ne risentiamo ancora molto. Ho lavorato anche alla Sabin, e anche lì ho avuto un’ottima direttrice che non voleva lasciarmi andare via, ma era arrivato un altro custode che aveva la precedenza su di me.
Si ricorda qualcosa di speciale che è successa?
Era una scuola di progetti, noi collaboravamo tanto con le maestre, ricordo che avevamo fatto una mostra con i bambini in Piazza San Giovanni una sera, con il direttore, Avilii, Marengo e tanti altri… siamo stati fino a mezzanotte ma ci mancava un furgone per poter portare tutto il materiale e io parlai con il direttore e Anna Piazzolla (ex-dsga, ndR) perché mio fratello aveva un grande furgone e forse poteva prestarcelo e così è stato. Abbiamo caricato di tutto, tutti i lavori degli insegnanti e il materiale per poi allestire di fronte al comune. Il direttore Calà è stato sempre disponibilissimo, abbiamo passato una bella serata e poi siamo ritornati a scuola, chi è andato a bersi qualcosa insieme... C’erano Andrea, Amilcare Lanza, Maria Nilo, loro due lavoravano sempre insieme.
Poi eravamo aperti per Adotta un monumento la domenica, le maestre mi chiedevano se io fossi disponibile e io lo sono sempre stato su tutto, facevo anche degli straordinari per aggiustare le tapparelle o varie cose. Il direttore mi diceva di comprare gli attrezzi e il materiale e lavoravo anche fino all’una di notte per non disturbare gli insegnanti al mattino, anche perché non si poteva lavorare in classe al mattino con gli attrezzi mentre c’erano i bambini. Ricordo il tetto da fare, o la gente che arrivava da fuori per le votazioni e tante altre cose.
Ricordo la maestra Mariella che ho sempre nel cuore, ad esempio nel giorno della mia festa finale quando sono andato in pensione. Ci sono tante cose che mi vengono in mente, in trent’anni ne sono successe molte. Penso anche alla normale amministrazione, alla collaborazione con le operatrici della mensa, anche loro gentilissime e disponibili. Anche loro mi chiedevano di aggiustare delle cose e io lo facevo per non fare una richiesta in comune che avrebbe richiesto anche un mese per cose di poco conto. Ricordo anche un anno in cui la fontana fuori in cortile perdeva e il direttore Calà aveva inviato la richiesta ma nessuno veniva, mi ero proposto di andare ad acquistare il pezzo e sostituirlo. Ricordo un ingegnere del comune che disse al Direttore Calà di tenersi stretto il custode che aveva perché per la manutenzione era prezioso, visto che spesso in comune mancavano i fondi per intervenire.
Cosa ricordi della ristrutturazione della scuola?
Io ricordo che sono arrivato a fine ristrutturazione, la scuola era nuova, mi ricordo che c’erano le porta antipanico da mettere, il corridoio era tutto libero. (più tardi aggiunge che le porte sono state messe 6-7 anni dopo il suo arrivo, forse 1995-96). Ricordo che c’erano stati problemi sulle porte installate che non erano a norma, c’erano maniglie da aggiustare, in un’aula al primo piano si rimaneva chiusi all’interno e ho dovuto cercare di risolvere il problema in attesa dell’intervento. Ricordo che c’è stata un’inchiesta del comune su queste ditte che avevano svolto un lavoro non conforme.
Per il resto son passati tanti anni, hanno imbiancato nel 2015 ma c’è stata carenza di fondi e di interventi, anche se la scuola dovrebbe essere la priorità di tutti.
Hanno rifatto il tetto, ma poi a causa di un temporale c’è stato un danno perché la copertura non era stata fatta bene. C’era l’acqua che scendeva dalle scale ed era arrivata fino giù in cantina e… Gabriele a lavorare fino alle due di notte a togliere l’acqua e poter liberare l’archivio il prima possibile.
Anche quando hanno imbiancato il lavoro non è stato fatto bene e con cura, non avevano ad esempio staccato i listelli dalle aule.
E poi l’esperienza dei ladri. Sono entrati 13 volte e a casa mi hanno fatto piazza pulita. La sicurezza dal lato del cortile non c’è mai stata perché c’era sempre il pericolo che entrassero alla sera. Io ricordo che andavo a dormire tardi, anche alle due, due e mezza facevo l’ultimo giro ed era tutto a posto e poi l’indomani mattina trovavo la mala sorpresa perché loro vedevano dalla strada che io spegnevo la luce e io nel primo sonno non sentivo. Loro entravano dal lato della palestra e per arrivare a casa mia c’erano due porte antipanico in mezzo e non si sentiva. La mattina ti ritrovavi la porta del cortile aperta dalla quale entravano e il portone centrale che era più comodo per uscire.
Si ricorda le feste in cortile con il comitato genitori?
Era bellissimo, gli insegnanti organizzavano tutto, i lavori con i bambini e sempre anche lì c’era molta collaborazione, era bellissimo, era una scuola di progetti anche se piano piano alcuni con il tempo sono andati un po’ persi, era una scuola viva.
Io ho sempre guardato al mattino e pomeriggio quando entravano e uscivano i bambini se c’erano persone di cui non ti potevi fidare e ricordo un episodio, c’era un signore fuori dalla scuola che da due giorni andava avanti e indietro e l’ho segnalato alla polizia. Sono venuti in borghese per fare accertamenti ed è emerso che era un pedofilo. Io sono stato molto attento e le mamme mi dicevano che avevo l’occhio abituato.
Alle porte aperte, le feste che si facevano, gli estranei si potevano intrufolare e dopo le feste che si facevano arrivavano a rubare, forse venivano a esplorare, a vedere.
Ricordo anche l’estate ragazzi che era diversa da adesso, con le insegnanti comunali.
Ricordo che un giorno mi ha chiamato la maestra Erica perché non si trovava dove chiudere l’acqua centrale. Se ci fossero ancora stati dei comunali magari avrebbero saputo dove chiudere. Un giorno mi ha chiamato anche Daniela della mensa perché non si sapeva dove chiudere l’acqua.
Loro sapevano che io avevo gli attrezzi e le piccole riparazioni potevo farle io perché bisognava aspettare molto che dal comune intervenissero
Si ricorda quando si occupava della cova dei pulcini?
Mi ricordo la m. Marengo quando andava via mi diceva “Gabriele, hai un compito”, io andavo su, mettevo due goccine d’acqua che servivano, se ne occupavano la maestra Mariella (Maimone, ndR) e la maestra Rosalba (Prando). Rosalba il sabato e la domenica mi chiedeva il di occuparmi dei pulcini, è stata una bella esperienza, ma anche da parte mia perché io non avevo mai visto i pulcini che uscivano dal guscio.
Io collaboravo molto con gli insegnanti anche perché per me era come una famiglia, ricordo la maestra Bossuto che ogni tanto era disperata e mi chiamava perché un cassetto non teneva, io lo prendevo e la mattina dopo era già pronto perché lo incollavo e mettevo i chiodini.
Tutte queste sono piccole cose che non potevano aspettare i tempi comunali delle manutenzioni. C’erano delle serrature scadenti perché ogni tanto le insegnanti rimanevano chiuse dentro, una volta è successo alla maestra Franchino che era rimasta bloccata in bagno al secondo piano per le maniglie difettose. Anche durante le riunioni andavamo fuori orari, ma 10-15 minuti di tolleranza c’era sempre. Io ho un ricordo bello e penso di aver lasciato un bel ricordo.
Mi ricordo della maestra Ruboni quando era ancora supplente giovanissima. Ricordo la maestra di sostegno Gorgoglione, comunale, era bravissima… e poi ricordo tanti bimbi con difficoltà e però tutti collaboravamo al meglio. Un’operatrice che si prestava proprio tanto era Piera Virciglio. Con lei eravamo affiatati, si collaborava e si facevano i lavori e poi anche gli operatori precedenti, Mariano, anna __---, Maurizio Fabbri che ricordo sempre con la divisa addosso. Noi eravamo sempre senza divisa anche perché non ti davano così tanto vestiario.
Però bambini e genitori mi conoscevano come il custode. Io guardavo sempre prima i bambini perché erano loro che dovevano ricevere molta attenzione, e poi i genitori.
Tanti bambini che magari facevano i birichini e allora mi chiamavano, io andavo su, li prendevo, facevamo 10 minuti una passeggiata e poi loro erano più tranquilli.
Ricordo che Mariano mi raccontava che qui alla scuola Fontana c’erano due custodi poi lui aveva lasciato continuando a fare il bidello. Raccontava anche che la vecchia direttrice, che aveva fatto il parco giochi fuori, la Girotto, e quando era in ufficio aveva un coniglio bianco che il custode doveva portargli in ufficio.
Ricordo che quando sono arrivato alla Fontana l’appartamento del custode erano l’aula 11 e 12 e la casa dove io sono stato doveva ancora essere conclusa per i lavori. Alla Fontana erano indicati 180 mq di casa, nelle soffitte (due alloggi), ma in realtà la direttrice aveva voluto il custode sotto al piano terra per una maggiore sorveglianza.
Al primo piano c’era la sala video e sala insegnanti e c’erano i megafoni in cortile e lei aveva un apparecchio per chiamare e comunicare, anche i bidelli nel corridoio venivano chiamati con dei pulsanti nelle aule. Non ho invece ricordi di voliere per tortore al secondo piano.
Mi ricordo che Mariano mi aveva raccontato anche che giù nelle cantine c’è una grande botola dove ci sono i cunicoli che arrivano fino a Porta Palazzo e in Piazza San Carlo, come un rifugio.
Sotto dove c’è l’ultima porta, dalla parte della palestra, quando si apre la porta si gira a destra e dalla porta di fronte, se si guarda a terra, c’è una botola ormai cementata. (sulle piantine non c’è però traccia alcuna di questa botola, che però si vede sul pavimento, ndR).
Mariano mi aveva raccontato queste due cose quando mi ha fatto fare bene il giro della scuola dopo la maestra Luparia, mi ha spiegato delle scale interne, da dove si passava…
Vicino alla centrale termica c’era una piccola cantina, ma la direttrice Lanfredini mi aveva indicato un altro locale…
Seguono indicazioni sulle cantine e gli spazi del piano sotterraneo, con conversazione con Marengo per cercare di localizzare il rifugio, ma con scarso successo.