Intervista a Roberta Sciamanna e Celeste Zuccadelli, ex-alunne
Periodo trascorso alla Scuola Fontana: dal 1970 al 1975
Intervistatori: M. Marengo, Archivio Storico Scuola Fontana
Data: 19 giugno 2024
19 giugno 2024, Archivio Storico, le testimoni Roberta Sciamanna e Celeste Zuccadelli arrivano per caso alla Fontana, le accoglie Margherita Marengo e propone loro l’intervista
MM: voi venivate a scuola qua?
RS: sì, abbiamo iniziato nel 70 e finito nel 75. Il primo anno abbiamo avuto la maestra Maria Lucia Prezioso, poi dalla seconda siamo passati con la m. Maria Mauri e abbiamo finito nel 75, eravamo la quinta mista A, eravamo all’ultimo piano la classe che prendeva le tre finestre e le due su via Cesare Balbo, a fianco c’era la quinta con la maestra Pennino e poi c’era la classe del maestro Tornetta, che era una classe maschile, poi c’era una classe femminile…
MM: Eravate nella stessa classe?
RS: sì, dalla prima alla quinta, sempre insieme
MM: e allora siete amiche da allora?
CZ: ci siamo ritrovate dopo un po’ di anni tramite…
RS: Facebook, i social, insomma
MM: e com’era la scuola Fontana quando eravate qua?
RS: eh, la maestra era severa, poi c’erano quelle attività tipo i capiclasse che entravano dalla porta centrale e dovevano dire, per evitare che con le cartelle si sporcassero i muri, “Cartelle dall’altra parte” e fare in modo che si salisse in coppia. Se ce n’era uno che saliva da solo, bisognava aspettare che ci fosse un singolo o singola per farli salire in coppia. I corridoi erano in totale silenzio e in terza elementare io sono stata sospesa perché dovevo andare a fare un bisogno, i bagni delle femminucce erano tutti occupati, forse li stavano lavando, e quindi sono entrata in quello dei maschietti perché non ce la facevo… e uscendo ho incontrato la direttrice che mi ha preso per le orecchie e mi ha portato in direzione. Ha chiamato la maestra, la maestra mi ha dato due “buffetti”, mi ha portato in classe dietro la lavagna, nel mentre hanno chiamato i miei genitori che mi hanno dato il resto a casa e [ride] io avevo fatto solo la pipì nel bagno dei maschietti.
MM: La direttrice chi era?
RS: La Girotto, forse. Aveva le tortore al secondo piano. In quinta si era ricordata di me, mi aveva detto: “Tu sei quella che avevi fatto un po’ la… non ricorda il termine, per ricordo ti regalo una tortora” e mi ha dato questa tortora che io ho portato a casa. Quando sono entrata con la tortora mia mamma si è arrabbiata: “Cosa fai con un piccione??” “No, mamma, non è un piccione è una tortora…”. E allora la avevo tenuta nel cassetto della biancheria, non sapevo dove tenerla, poi ogni tanto la facevo volare in camera… e la tenevo nell’armadio.. e poi un giorno è scappata. Sono tornata a scuola, sono andata dalla direttrice a piangere “Mi è scappata la tortora…” e lei “Siamo alla fine dell’anno, altrimenti ti avrei messo la nota di classe”.
MM: Ma dove teneva le tortore?
RS: C’era una voliera all’ultimo piano, salendo la scala, sul pianerottolo a sinistra c’era un’enorme voliera. Aveva le tortore, degli uccelli…
MM: ma dentro la scuola?
RS: sì sì, dalla parte di via cesare balbo
CZ: tu ti ricordi? Ci hanno anche fatto tenere la gazza ladra in classe, poi noi dovevamo fare come al solito il compito sulla gazza ladra
RS: è vero. E poi c’era un maestro che avevamo con il doposcuola che, mi ricordo, era pelato e con gli occhiali, prima di entrare in mensa ci teneva in classe in silenzio monastico e doveva insegnarci a usare le posate, come si tagliava la carne, ecc. In mensa controllava se tagliavamo e mangiavamo come ci diceva lui, se non facevamo come diceva lui si metteva lì vicino e finché non tagliavamo la carne o non portavi il cucchiaio alla bocca come dovevi, non si muoveva di lì e ti faceva mangiare. C’erano le cuoche, c’erano di quei profumi… non mi ricordo da quale parte… La minestra non piace a nessun bambino, ma la minestra di questa scuola era buonissima
CZ: sì, si mangiava bene
MM: ma perché c’era la cucina qua…
RS: sì sì, e poi dei profumi… una cosa mi ricordo: non ci hanno mai dato le uova e i pomodori che a me piacevano, però per il resto mangiavamo tutto… le polpette
CZ: il lunedì c’era il riso in bianco, se ti ricordi, il martedì pastasciutta, poi il mercoledì la minestra, giovedì di nuovo pastasciutta e il venerdì mi sembra… davano brodino.
MM: e quindi voi facevate il doposcuola? Tutta la classe o solo alcuni?
RS: sì, solo pochi di noi, nel mio caso c’erano i miei genitori che lavoravano, nel suo (indicando CZ) presumo anche la stessa cosa e c’erano i bambini del patronato che utilizzavano la mensa, per cui c’erano pochi bambini di famiglie con papà e mamma che lavoravano, anche perché quasi tutte le mamme allora non lavoravano, non usava, e poi buona parte veniva dal patronato
CZ: però al doposcuola facevamo i compiti e anche delle attività, ti ricordi?
RS: sì, sì, era bello stare qua, era per noi normale alzarsi in piedi quando entravano le maestre, era normale stare sull’attenti, era normale dire buongiorno signora maestra
CZ: anche quando entravano i bidelli… massimo rispetto
RS: poi si andava in fila per due comunque, dal bagno al cortile… non era un liberi tutti, in cortile c’erano dei gruppetti che la maestra controllava e anche in palestra e si faceva ciò che lei diceva… batteva il tamburello, c’era la maestra con il camice marrone, facevamo ginnastica artistica, però per me era normale, il liberi tutti era quando si usciva…
MM: da dove entravate e uscivate?
RS: entravamo e uscivamo da via Cesare Balbo, mentre mia sorella entrava e usciva da via Buniva, per cui lei mi aspettava fuori, io la recuperavo. Io abitavo in Via Artisti e lei (indicando CZ) in via Balbo.
MM: che meraviglia che siate passate di qua!
CZ: io adesso abito in Puglia e non sono più qui e ci siamo date un appuntamento e ci siamo viste, ci siamo dette:
“Ci facciamo una foto davanti alla scuola?”, abbiamo visto la porta aperta e siamo entrate!
RS: Così abbiamo visto la nostra classe, che adesso è la 3^C, al secondo piano. I pavimenti sono rimasti uguali, la lavagna col gesso abbiamo visto che c’è ma penso serva ormai come museo perché c’è una lavagna interattiva. Noi avevamo il proiettore e si usava una volta l’anno quando c’era la recita
CZ: bè, ormai sono passati tanti anni…
MM: le lavagne interattive ci sono solo da quest’anno…
facevate le recite?
RS: io facevo le lingue straniere qua e quindi si facevano le recite
CZ: io ricordo pochissimo, è lei che ricorda di più
RS: bè, ci sono delle cose… ad esempio il menu io non lo ricordavo più
CZ: ecco, sì, il menu me lo ricordo tutto! Anche il pomeriggio ci passavano la merendina, il panino con il pezzo di cioccolata, quella quadrata, o il formaggino, o un frutto…
RS: è vero!! c’era anche la merenda per chi faceva il doposcuola. Non me lo ricordavo questo.
CZ: poi a Natale davano anche i pacchi natalizie alle famiglie più bisognose.. e io ero una di quelle, ricevevo il mio pacco natalizio
MM: lei abitava già a Torino o è arrivata qua in quegli anni?
CZ: Noi siamo arrivati qua nel 69 e io la scuola l’ho iniziata qua nel 1970
MM: da dove erano arrivati i suoi genitori?
CZ: da Foggia, dalla Puglia. Adesso invece sono a San Giovanni Rotondo, il paese di Padre Pio. Però ho ancora i fratelli qua e torno sempre molto volentieri, qui mi sento a casa mia. Questa è casa mia.
RS: abbiamo le radici qua…
MM: fino a che età è rimasta qui a Torino?
CZ: fino a 18 anni e poi mi sono dovuta trasferire in Puglia. Però sono stati begli anni anche se ricordo poco, però ci sono gli altri compagni di classe…
MM: vi sentite ancora?
RS: abbiamo creato una chat su Messenger…
CZ: non tutti, però…
RS: sì, anche perché abbiamo scoperto che alcuni di noi… non c’è più. Poi avevamo provato a contattarne uno ma addirittura questo signore non si ricordava nemmeno più di essere venuto in questa scuola… era il mio fidanzatino quando eravamo a scuola e mi piaceva tanto
CZ: poi io ho ancora tutte le foto, dalla prima alla quinta
MM: ce le mandate? mandateci una mail, segnateci l’anno…
RS: una volta si scriveva per posta… E per i compiti in classe si passava da Bignante/Vignante a comprare i fogli protocollo, uno per la brutta e uno per la bella e poi si entrava in classe
MM: voi avete fatto ancora gli esami di seconda?
RS: sì, di seconda e di quinta. Io quello della seconda non me lo ricordo, ma quello di quinta so che mi aveva dato tanta ansia, non come quello della maturità, ma…
CZ: io non ero brava a scuola però la maestra stava dietro a tutti quanti, non ha mai fatto nessuna differenza tra bambini, mai. Eravamo tutti uguali. Avevamo una maestra che dava ancora gli sberloni, ma era una maestra che, finita la scuola, da grandi, abbiamo cercato tutti e lei si ricordava di ognuno di noi, con tutto che siamo andati via, ha avuto altre classi… abbiamo saputo che è mancata qualche anno fa. Si è ricordata di ognuno di noi, i nostri pregi, i nostri difetti… allora le prendevi ma non andavi a casa a dire qualcosa, perché poi prendevi anche il resto, però in classe c’era disciplina, eravamo tutti in silenzio, tutti ascoltavano la maestra, lei parlava e se ne vedeva qualcuno in fondo che non stava attento… dritti dietro la lavagna.
MM: eravate una classe mista, giusto?
CZ: forse una delle prime classi miste
RS: eravamo anche in tanti, eravamo 25, forse anche 30, e lei riusciva a fare tutto, ginnastica compresa. Poi c’è stato l’anno in cui la novità erano i tirocinanti e con loro facevamo religione e poi facevamo anche catechismo qui all’oratorio di Santa Giulia, con don Giancarlo e suor Silvana
CZ: è stata proprio una bella emozione tornare…
RS: Davvero. In quinta elementare non vedevo proprio l’ora di andarmene, era finita, ci stavamo trasferendo a San Gillio, ricordo che c’era il camion del trasloco qua sotto e c’erano in macchina mia mamma, mio papà. Davano le pagelle e ricordo che ho detto alla mia maestra “Si sbriga a darci le pagelle che c’è il camion del trasloco che ci aspetta” e così, ancora l’ultimo giorno, uno scappellotto [ride] “Mettiti seduta insieme a tutti gli altri e stai zitta”.
Ricordo anche che avevamo 10 minuti per la merenda in classe e c’era chi portava un panino lungo così e dieci minuti non bastavano, oppure quando si faceva il dettato questa persona si girava a guardare ognuno di noi che scrivevamo e nel dettato lui aveva solo la data… e le prendeva!
CZ: sì, perché c’erano anche bambini molto più vivaci. Io ero sempre zitta… nell’angolino…
RS: pativa quando la interrogavano perché era di una timidezza… Io invece rispondevo già, ero una peperina e una piccola ribelle…
MM: e con le altre classi facevate delle attività o no?
RS: no.
MM: andavate fuori, ai musei…?
RS: no, andavamo solo in autunno fuori a raccogliere le foglie e studiare le foglie, che erano sempre quelle, tutti gli anni erano sempre le solite foglie
MM: e in cortile?
RS: sì, ogni tanto andavamo.
CZ: ah! e io mi ricordo che anche lì c’era la gabbia con quegli…
RS: sì! e avevano fatto un concorso fotografico e io avevo preso il secondo premio perché avevo fatto una foto a un angolo del cortile con due alberelli, due siepi, era venuto fuori un riflesso, ma era stato premiato. Avevo la macchina della Kodak ed ero andata fino in via Vanchiglia dal fotografo a svilupparla perché non c’erano fotografi qui vicino.
Si faceva educazione civica, si imparavano tutti i nomi… come Via Michele Buniva, che era un medico, via Sant’Ottavio… tutte le vie del circondario, si scrivevano e si scriveva le storia delle persone a cui erano state intitolate
MM: stava dicendo che c’era anche una gabbia fuori in cortile?
CZ: sì, la gabbia fuori, non te la ricordi? C’erano colombi, tanti tipi di uccelli
MM: mi hanno detto che c’erano le caprette, e un’altra signora ci ha detto che c’erano anche le galline.
CZ: sì
RS: io non ricordo
CZ: …e ogni tanto la maestra ci faceva scendere giù in cortile e giocavamo
RS: sì, ma non era un gioco in cui potevi sfogarti
CZ: no, sempre in cerchio, le canzoncine come La bella lavanderina, La bella cinesina… e poi c’era sempre quella che cominciavamo ad ottobre a cantarla e serviva a Natale e poi si continuava fino a Carnevale perché dovevamo ricordarcela siccome secondo lei a Natale non l’avevamo cantata bene [canta] C’è un piccolo, piccolo spazzacamin, che spazza nel cielo turchin. Si cominciava da ottobre per allenarci, si cantava in classe, poi c’erano le recite e si continuava fino a Carnevale. Ci permetteva di mascherarci, anche se comunque si faceva lezione, non la saltavi. Però io la prima media l’ho vissuta di rendita.
CZ: è stata una brava insegnante
RS: una mamma, una maestra, però… ci conosceva tutti. Sapeva che se io avevo fatto quello… anche con la faccenda dei bagni lei poi mi ha detto: “Io ho dovuto punirti, perché non posso permettere che accada di nuovo che un maschio vado nel bagno delle femmine o viceversa”. Oggi i bagni sono, credo, misti. I bambini quando escono si sfogano…
Noi sempre con il grembiule, bianco, il fiocco e poi sul petto il distintivo della Scuola “Leone Fontana” che cambiava ogni anno; i maschietti lo avevano sull'avambraccio, con giacchetta blu e il cravattino bianco a pois blu o il fiocco. Però guai se qualcuno arrivava in classe senza grembiule o non in ordine, prendeva una nota. Quella era la divisa, era prevista e dovevi averla.
MM: avevate la cartella o lo zaino?
RS: avevamo la cartella e la matita, dalla terza la penna stilografica. Facevamo un’ora alla settimana con l’inchiostro di china, bella scrittura, con tutte le lettere in corsivo. E poi con l’inchiostro di china c’era il buco nel banco. E se non scuotevi bene il pennino faceva la macchia sul foglio e prendevi il brutto voto perché dovevi fare attenzione.
CZ: e poi c’era la carta assorbente per fare asciugare l'inchiostro e poi avevamo sempre la manica del grembiule macchiata [ride]
RS: e poi c’erano quelli dietro che magari ci macchiavano il grembiule di inchiostro perché scuotevano da dietro la penna. Andavamo a casa e le prendevamo, almeno, io le prendevo.
MM: la maestra vi picchiava?
RS: sì, ci prendeva per un braccio e ci teneva e poi scappellotti
CZ: e i nostri genitori dicevano “Ha fatto bene!”
RS: tranne uno che la mamma era poi venuta a lamentarsi e a dire alla maestra “Guai a lei se tocca ancora mio figlio” e la maestra aveva risposto “Cambi scuola”. Quella era la disciplina, si usava così e si doveva fare così, basta. Ti piace, bene, non ti piace, vai da un’altra parte.
MM: Grazie per la vostra visita e i vostri racconti!