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ALIMENTAZIONE DEL DOMANI: QUALI LE SFIDE? I NOSTRI RAGAZZI PROPONGONO
Cibo per tutti🍕
La popolazione mondiale sta aumentando e non c’è abbastanza cibo per sfamare tutti.
In certe parti del mondo le persone soffrono la fame.
BISOGNA TROVARE UNA SOLUZIONE A QUESTO PROBLEMA!!!
Io propongo una soluzione semplice, anche se forse un po’ provocatoria, per ridurre gli sprechi di cibo nei Paesi che ne hanno parecchio (come il nostro):
Bisognerebbe valorizzare le piccole imprese (macellaio, fruttivendolo…), rispetto alla grande distribuzione. In questo modo lo spreco sarebbe minimo visto che:
I prodotti a breve scadenza non verrebbero buttati.
In questo modo si ridurrebbe anche l’inquinamento perché i prodotti sarebbero freschi e non confezionati.
Un terzo di tutti i prodotti alimentari a livello mondiale viene perso o sprecato ogni anno (Gli ultimi dati a disposizione derivano da uno studio del 2014 svolto dal Politecnico di Milano, che ha calcolato come le eccedenze alimentari all’interno della distribuzione ammontino a 770 mila tonnellate l’anno).
Ad esempio: adesso nelle grandi catene di distribuzione, vengono venduti in grandi quantità e varietà cibi confezionati (che inquinano), già pronti da mangiare o solo da riscaldare.
In questo modo gran parte degli alimenti freschi e di prima qualità (verdura fresca, frutta, carne…) non viene comprata, creando così molto scarto.
OSTACOLI CHE POTREBBE INCONTRARE QUESTO PROGETTO
Ma ci sono anche aspetti da migliorare per poter realizzare questo progetto: ad esempio gli orari di apertura e chiusura dei negozi.
Le grandi catene di distribuzione hanno orari di apertura più ampi e restano aperte anche nei giorni feriali e festivi.
Una soluzione a questo problema potrebbe essere quella di fare una spesa più abbondante il giorno prima della chiusura e, se il periodo di chiusura dura tanto, si potrebbe aprire a giorni festivi alterni.
Un altro problema potrebbe essere quello del parcheggio che potrebbe non essere grande e spazioso come quelli delle grandi catene alimentari.
La soluzione che propongo è quella di fare parcheggi condivisi, che possono essere sfruttati dai clienti di più negozi.
a cura di Checcoli, 2^B
NUOVI GENERI MUSICALI. UNA PANORAMICA DI SUONI E RITMI DEL FUTURO
I generi musicali, come la società, sono sempre più liquidi e mischiati fra loro. Mentre la musica occidentale si fa iper-concettuale e algoritmica, nuovi trend emergono in America Latina, Africa e Asia.
È molto difficile, talvolta impossibile, riconoscere i nuovi generi musicali. Da tempo gli artisti mescolano stili differenti, ridefinendo i confini – anche geografici – di pop, rock, folk, elettronica e rap, fino ad abbatterli. All’alba del 2020, la tecnologia ha reso gli strumenti di produzione musicale accessibili a chiunque e dappertutto, pure in camera da letto, con una semplice connessione Internet.
La musica di oggi, e ancor più quella di domani, è frutto della creatività post-globale. Per osservare la sua evoluzione, lo sguardo deve volgere dalla scena di New York, Londra e Berlino a quella di Lima, Lagos o Yogyakarta. L’esplosione dello streaming, anche nei video per coinvolgere dal vivo i fan attraverso piattaforme come TikTok, Twitch e YouTube, ha reso popolari artisti sommersi e musiche da tutto il mondo, quelle erroneamente taggate nella categoria “world” che, finalmente, vivono di vita propria.
Suoni di tradizioni secolari si lasciano ora contaminare, diventano ibridi e disegnano ritmi contemporanei. Brani coinvolgenti nascono dalle ultime generazioni di musicisti, produttori, etichette e collettivi artistici fra i quali si creano legami e collaborazioni internazionali.
America Latina, Africa e Asia sono i bacini più vasti da cui attingere: la loro diaspora continua a produrre talenti.
Ma cosa sta accadendo alla cosiddetta musica occidentale, specialmente in Europa?
Nasce la musica Conceptronica, la musica da ballare si ascolta al museo
Dopo mezzo secolo di pop e rock, il genere che ha dominato gli ultimi vent’anni di musica popolare è l’hip hop, con le sue derivazioni(urban, dubstep, trap), l’avvento di Internet ha trasformato radicalmente anche la produzione e la fruizione di musica da club. Per descrivere la musica elettronica più attuale e in voga, il critico musicale Simon Reynolds ha coniato il termine conceptronica.
Non un genere di per sé, piuttosto la modalità con cui vari produttori sperimentano la musica in funzione della ricezione di un pubblico impegnato negli spazi multidisciplinari di maggior diffusione: non più nei club e nelle discoteche, ma nei musei, nella gallerie d’arte e nei festival. E non si parla soltanto di musica iperdigitale, ma anche di design per videogiochi, animazioni tridimensionali, concetti di politica, filosofia e attualità su scenari più o meno distopici. Un ritorno all’arte totale, o almeno un tentativo, per affrontare un futuro che è già presente.
Alcuni di questi musicisti, come l’inglese Lee Gamble, i finlandesi Amnesia Scanner e il nostro Lorenzo Senni, decostruiscono suoni per ricostruire ambientazioni rave, altri cavalcano le tecnologie legate all’intelligenza artificiale.
La nuova onda latina, dal reggaeton spirituale all’andes step.
La musica latina è un genere in continua evoluzione, colorato dalle tradizioni, dalle migrazioni e dalle innovazioni. Sopravvissuto a dittature militari, guerre, carestie e catastrofi naturali, continua a resistere nonostante le mode del momento. Ma questo è proprio il momento del reggaeton, che non è solo il ritmo di una hit virale come Despacito, anzi può assumere sembianze impensabili, persino spirituali. Quella del dominicano Kelman Duran, per esempio, è una musica da ballare, festosa come può essere un’esplosione di sonorità afro-caraibiche, eppure abitata da inquietudini generazionali, spazi desertici, campionamenti e linguaggi spettrali.
L’electro cumbia è anche il genere più ballato a Lima, per merito di artisti come i Dengue DengueDengue, che si esibiscono indossando maschere fluo a richiamare il folclore peruviano. Il duo formato da Felipe Salmon e Rafael Pereira crea tempeste sonore tropicali digitalizzate, tra sound futuristico e visual accattivanti.
Dall’afrobeat all’afrobeats, nuove generazioni crescono
I ventenni del ghetto di Lagos, in Nigeria, sono cresciuti ascoltando l’afrobeat del leggendario FelaKuti, ma anche l’hip hop americano e la dancehall giamaicana. Dall’unione di questi stili musicali è nato un mix di linguaggi ibridi e ritmi propulsivi dell’Africa occidentale, influenzato da funk, jazz, elettronica e r’n’b.Il cantato, in inglese, francese o dialetti locali come yoruba e pidgin, si è fatto più melodico, i brani si sono accorciati, è arrivato l’Auto – Tune (softwer).Così si presenta l’afrobeats: più che un genere, una cultura, un movimento.