Le domande che ci sono sembrate più significative:
Quante volte passano i mezzi che trasportano la merce?
La fabbrica in cui lavora usa combustibili fossili oppure energie rinnovabili?
Che cambiamenti hai notato nel corso della tua vita? Da cosa lo capisci?
Prima si parlava molto del cambiamento climatico?
Rispetto a tempo fa come è cambiato il modo di pensare?
Tempo fa le città smart erano molto diffuse oppure no?
Dalle risposte è emersa una generale attenzione alla causa ambientale, anche perché ci sono norme rigide, come i CAM (criteri ambientali minimi) che garantiscono un controllo di emissioni di gas potenzialmente inquinanti e una corretta gestione dei rifiuti.
Dall’intervista ad un’azienda di smaltimento di rifiuti, emerge che la quantità di rifiuti varia molto durante l’anno: aumenta nei periodi lavorativi e diminuisce durante festività e le chiusure aziendali. Un aspetto importante riguarda il trasporto dei rifiuti: è controllato e tracciato, le aziende rispettano norme rigide. L’inquinamento non dipende totalmente dal trasporto, ma da una gestione scorretta dei rifiuti da parte di aziende o cittadini.
Per inquinare meno, inoltre, chi realizza prodotti dovrebbe riuscire ad adottare metodi di confezionamenti meno impattanti (se ci pensi, facci caso quando vai a fare la spesa... entri con una borsa di alimenti e poi da buttare tra scatole, sacchetti, ecc... esci da casa con due borse di immondizie... assurdo no?). Mentre noi cittadini come privati possiamo attenzionare alcuni piccoli gesti che insegnano spesso anche nelle scuole come riempire una borraccia invece di bere dalle bottiglie di plastica, in modo tale da utilizzare sempre lo stesso contenitore.
E soprattutto, se si producono dei rifiuti, basta buttarli nell'apposito cassonetto e lasciare che poi qualcuno se ne occupi e dia loro una seconda vita.
Vogliamo riportare per intero l'intervista a Luca Fruner che da anni gestisce una piccola stazione metereologica a Ballino nel comune di Fiavè. Di fianco il link per navigare sul sito internet da lui gestito.
Innanzitutto vorrei ringraziarti per questo interesse verso il tema meteo-climatico. Il clima è un argomento sempre più importante perché riguarda tutti noi e il futuro del pianeta. Informarsi e capire cosa sta succedendo è fondamentale per affrontare il cambiamento climatico. Allora inizio con le risposte:
1) È difficile “mantenere” una stazione meteo, anche piccola? Devo essere sincero con me stesso prima di tutto e ammettere che non è stato facile, quanto meno all’inizio, gestire una stazione meteo. Una stazione meteo è un aggeggio tecnologico-informatico che misura i principali parametri meteorologici, ma per gestirla occorre conoscere almeno le basi dell’informatica. Con il passare del tempo si matura un po’ di esperienza e si capisce come evitare certi tipi di errori e di blocchi; quindi, in realtà ora il tempo che impiego per gestire a livello informatico la stazione non è molto. Le stazioni meteo hanno anche bisogno di essere manutentate, per esempio ogni anno occorre effettuare una pulizia integrale del corpo sensori e sostituire la pila di alimentazione.
2) Qual è il consumo energetico medio della stazione meteo? Come viene alimentata? Dunque ti spiego brevemente qual è lo schema logico di un’installazione meteo, in modo tale che la spiegazione successiva risulti più chiara. Innanzitutto c’è un gruppo sensori (ISS in inglese Integrated Sensor Suite) che ha lo scopo di rilevare le grandezze meteorologiche: parliamo quindi di termometro, igrometro, anemometro e pluviometro. Il gruppo sensori comunica wireless (quindi senza filo) con una console ricevente (diciamo una sorta di tablet il cui unico scopo è leggere i dati dei sensori). La console ricevente è connessa via cavo a un piccolo computerino (detto meteo-server) che salva i dati e li manda online sul mio sito web. Quindi per quanto riguarda l’alimentazione, in realtà il gruppo sensori esterno ha una piccola pila stilo e tipicamente un pannellino fotovoltaico integrato. Il consumo energetico è davvero basso, basta cambiare la pila una volta all’anno (anche grazie all’aiuto del pannellino fotovoltaico). La console è connessa alla rete elettrica, così come il meteo-server. Entrambi questi due ultimi dispositivi hanno un consumo di circa 5-10 W (diciamo nell’ordine di grandezza di una lampadina a LED).
3) Quali sono le condizioni meteorologiche più comuni che osservate nella zona? Ci sono fenomeni particolari che si verificano frequentemente? In realtà il clima che interessa la nostra zona è molto variegato. Tipicamente possiamo osservare maggior variabilità nella stagione primaverile, maggior presenza di fenomeni temporaleschi in estate, perturbazioni più insistenti nella fase autunnale e meno precipitazioni durante la stagione invernale. Tuttavia, non è una buona regola per capire se la prossima estate sarà piovosa o meno, perché c’è molta variabilità di anno in anno. Per quanto riguarda fenomeni particolari che si verificano frequentemente mi verrebbe da citare il fenomeno dell’ora del Garda, ossia una brezza di lago che si attiva in primavera e in estate in modo costante e regolare per la differenza di temperatura che c’è tra il terreno e il lago.
4) Qual è il processo di raccolta e analisi dei dati meteorologici? Come vengono utilizzate queste informazioni per creare previsioni accurate? Ti parlo intanto della mia piccola realtà. Dunque, i dati come dicevo in precedenza sono raccolti e registrati dal meteo-server, vengono poi confrontati e elaborati tramite metodi statistici. L’idea è capire la variazione delle grandezze meteorologiche a lungo termine quindi da un punto di vista climatico. Per quanto riguarda le previsioni si apre un mondo a parte: ad oggi si fanno previsioni meteorologiche basandosi su modelli meteorologici internazionali. Si tratta di maxi-centri di ricerca e sviluppo che grazie all’utilizzo di super-computer simulano il comportamento futuro dell’atmosfera, integrando rilevazioni di stazioni meteo (solo selezionate da reti professionali e ufficiali) e radar. Quindi in realtà le piccole stazioni meteo come la mia non migliorano direttamente la qualità delle previsioni, ma aiutano ad avere un’idea più precisa del comportamento meteo-climatico di una specifica zona.
5) Qual è l'impatto ambientale della stazione meteo sulla zona circostante? Vengono adottate misure per minimizzare questo impatto? Direi che l’impatto ambientale di una stazione meteo è abbastanza limitato. Diciamo che vista da un occhio inesperto appare come una piccola antenna un po’ stravagante, ma le dimensioni sono estremamente limitate. In realtà non si adottano misure particolari perché di fatto non genera un impatto ambientale negativo.
6) Con quale frequenza vengono raccolti i dati meteorologici? Tornando allo schema che ho spiegato prima, la comunicazione tra gruppo sensori e console ricevente avviene ogni 30 o 60 secondi (dipende dal modello), invece tra console e meteo-server è in tempo reale. Il meteo-server aggiorna i dati in tempo reale e poi li archivia nei suoi database ogni 5 minuti. È importante che la frequenza di campionamento sia alta soprattutto per la rilevazione del vento, altrimenti alcune raffiche improvvise e poco durature potrebbero non essere “lette” dalla stazione meteo.
7) Come vengono archiviati i dati meteorologici raccolti?
Questa è una domanda un po’ tecnica ma provo a rispondere in modo semplice. I dati vengono elaborati dal meteo-server dopo essere stati rilevati dalla stazione meteo e vengono scritti in diversi tipi di file. Esiste un file che contiene i dati rilevati ogni 5 minuti per tutta la vita di funzionamento dell’impianto. Esiste un altro file chiamato “dayfile” ossia giornaliero, in cui vengono riportati per ogni giorno i principali parametri di riferimento, quindi temperatura media, minima, massima, precipitazione, intensità di precipitazione massima, vento medio, raffica massima, ecc. Diciamo che l’archiviazione avviene a più livelli, in ogni caso si tratta di normalissimi file leggibili da un normale computer.
8) Vengono effettuate analisi sui dati meteorologici raccolti? Se sì, quali tipi di analisi e con quali obiettivi? I dati raccolti sono automaticamente elaborati dal software di gestione della stazione meteo, il quale calcola medie, minime, massime per i parametri rilevati. Gli obiettivi principali sono: innanzitutto conoscere le peculiarità microclimatiche di una località; quindi, per esempio osservare che una zona è più o meno fredda rispetto alle zone circostanti, più o meno ventosa, ecc. In secondo luogo, ma di certo non meno importante, un altro obiettivo è valutare come cambiano le condizioni medie lungo gli anni. Occorrono molti anni di dati per poter dire che il clima è cambiato; tuttavia, già dal 2015 al 2025 (10 anni di dati) si evidenzia un significativo aumento della temperatura. La mia stazione non è sicuramente sufficiente per dirlo, ma è l’ennesima conferma del riscaldamento globale che stiamo vivendo.
9) Qual è la previsione a lungo termine per il clima locale? Il clima locale è sempre figlio del clima globale. Tutto ciò che succede globalmente interessa anche la nostra regione quindi non si può fare altro che confermare un futuro riscaldamento dell’atmosfera anche qui da noi, con conseguenze più o meno note, tra cui fusione dei ghiacciai, variazione della biodiversità, fenomeni più estremi. Il riscaldamento globale è un fenomeno molto lento e soprattutto che agisce con molto ritardo nei confronti dei comportamenti dell’uomo. Ora stiamo pagando le conseguenze delle emissioni di gas serra (in particolare anidride carbonica) degli anni passati ma anche se smettessimo di colpo di emettere qualunque tipo di inquinamento, il riscaldamento globale aumenterebbe ancora per qualche anno prima di stabilizzarsi. Diciamo che è come se stessimo spingendo tutti insieme un grosso camion. All’inizio tutti spingiamo forte (emissioni non controllate molti anni fa) ma sembra che il camion rimanga fermo. Poi man mano il camion inizia a muoversi ma noi continuiamo a spingere sempre di più e inizia a prendere velocità. Ora stiamo correndo insieme al camion e possiamo fare due cose: o continuare a correre (quindi emettere un sacco di gas serra) ma prima o poi il camion si schianterà, oppure fermarci e sperare che il camion si fermi prima che vada a sbattere. Il problema è che il camion è senza autista e ancora peggio senza freni. Ti lascio con questo grafico che mostra la relazione tra aumento della CO2 (in inglese carbon dioxide) e l’andamento delle temperature medie tra 1850 e 2024.
Ti ringrazio per l’intervista, se hai altre curiosità o necessiti di qualche chiarimento scrivimi tranquillamente quando vuoi!
Buono studio!
La previsione per il nostro futuro clima è sempre una conseguenza di quello globale quindi non si può altro che confermare un futuro riscaldamento dell’atmosfera anche da noi con conseguenze più o meno note, tra cui fusione dei ghiacciai, variazione della biodiversità, fenomeni più estremi. Il riscaldamento globale è un fenomeno molto lento e soprattutto che agisce con molto ritardo nei confronti dei comportamenti dell’uomo. Ora stiamo pagando le conseguenze delle emissioni di gas serra (in particolare anidride carbonica) degli anni passati ma anche se smettessimo di colpo di emettere qualunque tipo di inquinamento, il riscaldamento globale aumenterebbe ancora per qualche anno prima di stabilizzarsi.