di Viola Bertolazzi
Cara me,
so di essere ancora giovane, e nonostante lo sia, di fatto, ho vissuto molto.
E l'ho fatto seriamente, profondamente; ho provato la sensazione di appartenere ad una famiglia, nel bene e nel male, mi hanno amata, per quanto questo sia stato fatto nel loro modo, e forse, non l'ho mai veramente compreso.
Ho avuto degli amici, in negativo e in positivo; ho impiegato del tempo per capire cosa fosse veramente un amico, cosa dovermi aspettare e cosa dover dare, cosa fare e cosa evitare. Ho imparato a riconoscere i sentimenti riconducibili all'amicizia, e quali ad altro.
Ho litigato, ho fatto pace, ho desiderato di picchiare qualcuno, l'ho fatto, ho desiderato di baciare qualcuno, l'ho fatto.
Posso dire di essere stata amata, e di aver amato, platonicamente e non; me ne frego di chi dice che l'amore e incomprensibile a questa età, perché quello lo era, lo era per me almeno, e credo che, come ogni altra emozione, lo possa comprendere veramente solo chi lo prova. Ed il nostro è stato amore, sbagliato o giusto che fosse.
Perché dopotutto nulla può essere sempre bello, e di certo nemmeno qualcosa di tanto forte, soprattutto quello, perché più forti sono i lati positivi, per equilibrio, tanto sono forti quelli negativi.
Sono stata felice, tanto da non poter più nemmeno considerare di star male, sono stata triste, tanto da venirne schiacciata, ho sentito dolore e disperazione, tanto forti da farmi credere di non poterne più uscire, sono stata arrabbiata, tanto da spaccarmi le nocche, ho provato molte cose, alcune mi hanno fatto piangere, urlare e chiedere aiuto, altre ridere fino a non riuscire a respirare. Non ho combattuto contro quelle emozioni, desideravo comprenderle, e arrivare, addirittura, a controllarle, ma non sono mai riuscita a farci nulla.
Ho conosciuto me stessa, per quanto mi è stato possibile, mi sono amata, nella misura in cui ho potuto, mi sono odiata, forse sempre un po' più del necessario, ho desiderato cambiare, ci ho provato, ho pensato di essere felice di com'ero, ho pensato di odiarlo, mi sono immaginata diversa, mi sono immaginata identica in un'altra realtà.
Ho cercato il mio equilibrio, l'ho persino trovato qualche volta, e in quei momenti ho fatto progetti, per il futuro, per la vita.
Ma l'equilibrio si spezza e ti rendi conto all'improvviso di quanto fossero vacillanti quei piani, alcuni li ho seguiti comunque. Ma erano fragili e mi hanno fatta cadere.
Ho viaggiato, ho visto il mondo, per quanto mi è stato permesso, cercando un posto da considerare casa, in cui sentirmi a casa, ma non l'ho trovato, forse non esiste ancora, ho cercato di essere la mia casa, ma le cose tra me e me, spesso non funzionano, soprattutto nell'ultimo periodo, non andiamo d'accordo. Ho provato a scappare ma mi è impossibile.
Ho conosciuto molte persone, alcune mi hanno cambiata, nel bene e nel male, chi più di altri, chi meno. Alcune ho faticato di più a lasciarle andare, altre meno.
Ho vissuto tanto, più di quanto spesso una persona possa fare in una vita intera, ho sperimentato, aperta ai cambiamenti, ma nessuno di questi era adatto a me.
Se sono io il problema o il mondo attorno io non lo so, ma credo abbia ben poca importanza.
Ciò che è stato, è stato, ciò che è, è, ciò che sarà, sarà. A me non importa nemmeno più.
Accettazione, rassegnazione, chiamala come vuoi, ho trovato in questo la mia pace, non so perché non riesco a trovarla in una famiglia, in un lavoro o in altro, semplicemente il mio equilibrio non si trova nello stesso modo in cui lo trovano gli altri.
Ho vissuto, ho provato molto più di quello che avrei potuto fare se avessi avuto le idee chiare su cosa voler essere, se non mi fossi dovuta cercare così disperatamente.
Ma nonostante tutto non sono mai riuscita ad amare la vita, ci ho provato, lo giuro, più volte, continuamente, ma non ce l'ho mai fatta.
Forse non sono stata fatta per questo, magari non ero destinata a trovare il mio posto in questo mondo.
Forse se ci provassi ancora, tra anni, forse di più, potrei cominciare a farmela piacere, la vita, riuscirei a ignorare il fatto che non mi sia mai sentita reale in qualcosa che dovrei considerare l'unica realtà.
Forse è presto per mollare, o magari avrei dovuto farlo tempo fa, non ne ho idea e non mi interessa, ho accettato le cose per come sono.
Io ci ho provato, lo giuro, e mentirei se dicessi che non ho sofferto, era angoscioso, non riuscire a capirmi, a capire il mondo e la vita, a integrarmi, a sentirmi bene nella mia stessa pelle.
Ci ho provato, ma sfortunatamente non ha funzionato, non può andare bene a tutti.
Ma va bene così, a me va bene così.
E spero che non ne sarai sconsolata, spero che tu non mi odierai per questo, e che non sarai delusa da come siamo diventate.
Io ti ho amata, quando pensavo a come ero, e a come speravo di diventare.
Scusa se non sono diventata la persona che desideravamo diventare.
La vita è ingiusta a volte.
Ma va bene così.
Io continuo ad amarti.
Amarci.
Amarmi.
Dopotutto tu sei me e io sono te, siamo me, siamo noi, e va bene così.
Andiamo bene così.
Perdonami se sono diventata così, sarei voluta crescere diversamente, lo ricordo.
Ti ho delusa, scusami.
Ma va bene così, andiamo comunque bene così.
Ricordalo.