di Miriam Zacco
Ognuno di noi ha il proprio barattolo di luce, un punto verso cui si protende, a cui si anela. Come quella ragazza che ogni giorno lotta contro il proprio corpo, si detesta, copre ogni specchio di casa per non dover affrontare il proprio riflesso. Magari sul pullman siede accanto a noi, si comporta come se niente fosse, e noi non lo notiamo. Lei nasconde tutto in fondo al cuore mentre smette di mangiare. Nel tragitto verso scuola ci capita di incontrare anche quel ragazzo che dorme, rischiando di sorpassare la propria fermata senza accorgersi. Esce tutte le sere per non rimanere incatenato ai suoi problemi, solo nella sua stanza, a fare i conti con la sua esistenza. Non sente una parola delle lezioni, desidera soltanto riposarsi un po’ per uscire ancora la sera stessa e ubriacarsi, così da dimenticare per qualche ora tutti quei pensieri che gli appesantiscono l’animo. Forse vuole solo evadere dalla realtà, spezzare la monotonia. Anche lui ha il suo barattolo di luce. Ce l’ha anche quella ragazza irrequieta, che si agita sul sedile provocando mormorii infastiditi.
Lei che era una studentessa brillante, sopraffatta dalla pressione e dall’ansia, stravolta da un evento che ha causato una crisi nel suo corpo, ora lotta contro la dipendenza. E quel tale che ride sempre? Quella ragazza che non parla con nessuno?
Pochi sedili più avanti c’è un ragazzo col cellulare in mano. Cerca di rispondere alla miriade di messaggi della sua ragazza. Sembra sia l’ennesimo litigio causato dalla gelosia di lei. Invano i suoi amici gli hanno consigliato di lasciarla andare, lui è
troppo coinvolto. È innamorato dell’idea di quella ragazza, che lentamente si è trasformata in una persona completamente diversa. Lui ha perso la testa, le ha donato il suo cuore, ma la ragazza se ne fa ben poco. Da tempo si sente legato a un
guinzaglio, ma ancora non lo vede, paralizzato dai suoi sentimenti. Desidera che le cose tornino come prima, questo è il suo barattolo di luce.
In fondo non siamo così diversi da uno sciame di falene che, avvistata la luce più brillante, quel faro in mezzo all’oscurità, vi si lancia a capofitto. Così attratto da quella stella che promette di rischiarare la propria vita, da non accorgersi che si tratta di una trappola. Una mera illusione, la maschera di una gabbia dalla quale è difficile uscire. A volte, quando stiamo trascorrendo un periodo difficile, rimanere accecati da quel fascio di luce che occhieggia intorno a noi è tremendamente semplice. Spesso non vediamo altra soluzione, non percepiamo vie d’uscita alternative, ma ci sono. A volte serve soltanto il paio di occhiali da sole che un amico ci offre, altre bisogna procedere a tentoni nel buio, anche se abbiamo paura.
Non lasciamoci accecare da soluzioni o desideri sbagliati, ma impariamo a riconoscere i nostri errori, le nostre paure e i nostri problemi.
Le falene non imparano dai propri sbagli, noi invece sì.