30Apr22
30Apr22
di Miriam Zacco
In un mondo tormentato dagli sbagli presenti e passati, eccoci qui, eterni complicati, noi adolescenti. Sempre con la testa altrove, i pensieri all’ultima festa e il cuore già in vacanza, ci troviamo a fronteggiare la trama di un romanzo distopico, che pare fuoriuscire dalla penna di uno scrittore fin troppo abile.
Dapprima la pandemia, i distanziamenti, gli amici visibili solo da un cellulare, sempre che i rapporti non si siano completamente spezzati. Insomma, una sorta di solitudine continua in cui la scuola era quello che era e la vita andava avanti un po’ per inerzia.
Ora, nonostante il virus ancora a piede libero, dobbiamo anche essere testimoni di una guerra terribile e vicinissima.
Avere un’adolescenza qualsiasi era veramente chiedere troppo.
Ma in fondo ogni periodo storico si distingue per vicissitudini straordinarie, alcune delle quali anche catastrofiche: probabilmente dovremmo essere grati che la guerra non ci abbia raggiunto fisicamente. E pensare che ad una distanza relativamente breve da noi ci sono tanti ragazzi che già imbracciano un fucile, pronti a non far più ritorno a casa pur di salvare ciò che resta di una vita andata in frantumi, come un vaso di coccio urtato e caduto a terra, col tonfo di tanti corpi innocenti.
È surreale ascoltare i notiziari, parlarne in classe o sentire qualche discorso connesso, anche di sfuggita. Forse è più allettante l’idea di fingere che non stia accadendo nulla, che sia tutto lontano, che non abbia assolutamente niente a che fare con noi e che per questo motivo non ci importi. Sarebbe sicuramente più semplice ripetercelo come un mantra, ma questo non risolverà certo un conflitto armato.
Servirà soltanto a farci coricare più tranquilli, come se avessimo dei tappi nelle orecchie, lontani dal rumore delle bombe e dall’eco delle urla di una guerra troppo vicina per non farci tremare il cuore.
Siamo qui, studiamo, usciamo con gli amici, cerchiamo leggerezza dopo questi brutti periodi che ci hanno rubato anni di crescita, di esperienze, di risate che non torneranno mai più.
Il mio pensiero va anche ai ragazzi Ucraini e Russi, derubati ancora più profondamente delle loro vite, ancora più pesantemente abbandonati a loro stessi, come foglie in balia del vento, obbligati a combattere una guerra che nessuno vuole.
Noi tutti abbiamo sulle spalle il peso di un mondo rovinato, deturpato dalla mano dell’uomo che troppo spesso stringe un’arma e la volge verso un altro essere umano o contro l’ambiente. Dai cambiamenti climatici alla pandemia, dalle disuguaglianze alle diverse guerre che si combattono ovunque, con grandi spargimenti di sangue innocente, fino a un ideale generico di violenza, normalizzato a destra e a manca: tutti possiamo vedere e toccare con mano l’orrore che abbiamo generato. Ci sono così tante cose sbagliate che non si sa nemmeno da dove iniziare a ripulire le macchie che oscurano la storia di questi anni.
Allora guardiamo al marcio di questo pianeta come ad un monito e cerchiamo di aggrapparci alla vita saldamente, difendendo la nostra e quella dei più deboli con quanto in nostro potere. Siamo quasi stati spazzati via dal vento in alcuni momenti, ma la tempesta passerà, perché tutto passa, prima o poi.