L'educazione all'amore in famiglia

Il compito della famiglia nell’educazione all’amore dei figli  

                  Insegnare non soltanto a prendere ma anche a dare

   I genitori dovrebbero non soltanto educare i figli con amore ma anche all’amore. Poiché essi vivono l’amore in ogni loro esperienza di vita, sono i più idonei ad  educare i giovani a passare progressivamente da un atteggiamento auto-centrato (egocentrico) ad uno etero-centrato (aperto verso l’altro). Occorre insegnare ai bambini e ai giovani non soltanto a prendere, ma anche a dare. Oltre a  trasmettere delle conoscenze e delle nozioni, serve stimolare la coscienza personale a prestare attenzione all’altro: aprire la propria mente ed il proprio cuore ai bisogni altrui fino conseguire un senso di responsabilità riguardo all’altro. L’esistenza dell’altro ed i suoi bisogni mi riguardano e richiamano la mia attenzione. Mi richiedono di uscire dal mio isolamento.”Nessun uomo è un’isola” Ciascuno può rendersi utile al suo prossimo con la propria attenzione e con le proprie risorse. Sappiamo bene che il proprio perfezionamento non è frutto di esclusiva attenzione a sé: ciascuno rimarrebbe nella sua povertà. E’ nell’apporto con l’altro che ci si arricchisce  e si realizza più compiutamente se stessi. Per superare se stessi ed i propri limiti, occorre guardare all’altro ed offrirsi  con amore disinteressato sia nel dare che nel ricevere.

 In termini pedagogici parliamo di auto-trascendenza (superamento di sé), ed essa diviene il fondamento per un’educazione all’amore disinteressato. L’amore di sé egoistico  non è autentico amore, perché l’amore è sempre altruistico o, come generalmente si dice, disinteressato.

 

                                                                  Uscire dall’immediatezza

 Per R. Guardini  valgono come promozionali solo gli incontri in cui il soggetto si ‘distacca da sé’ per aderire alla conoscenza della verità e non in funzione dei propri bisogni egoistici in quanto in questo caso ‘il mio io rimane in casa sua’…L’incontro è l’origine di tale processo di realizzazione di sé. Nei suoi rapporti con il prossimo l’uomo finisce con il trovarsi continuamente dinanzi ad un bivio: imboccare e percorrere la strada dell’egocentrismo e dell’individualismo, o quella dell’altruismo e della fraternità. Vedere nell’altro una presenza che espropria e rende schiavi (Freud) è deviante, mentre una presenza aperta alla disponibilità, nonostante possa turbare sicurezze ed equilibri, sollecita apertura e promozione “E’ il momento in cui ciò che si fa incontro rivolge un iniziale suggerimento, attraverso il quale colui che ne è stato colpito viene chiamato fuori dall’immediatezza ed invitato ad allontanarsi da sé per inoltrarsi in ciò che lo chiama”(R.Guardini. Persona e libertà. La Scuola. Brescia, pp.46-47).

 

                                                                  Cosa dà una persona ad un’altra

    La sfera più importante del dare non è quella delle cose materiali, ma sta nel regno umano. Che cosa dà una persona ad un’altra? Dà se stessa…le dà la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, la propria tristezza, i propri valori; tutte le espressioni e manifestazioni di ciò che ha di più vitale. In questo dono di se stessa, essa arricchisce l’altra persona, esalta il senso di vivere proprio e dell’altro.

 L’amore nell’esperienza umana è una conquista; è frutto di una volontà attiva, operante, che procede secondo un programma in un cammino perfettivo ed un metodo educativo che mirano a superare la chiusura in sé. Necessita, pertanto, di un programma d’educazione che impegna la volontà a conquiste progressive.   Scrive M.Peretti: “L’itinerario dell’amore è l’itinerario della rinuncia, del sacrificio, l’itinerario del progressivo superamento e della graduale, silenziosa, paziente liberazione dai limiti che ci costringono nelle angustie egoistiche” (Peretti M. “Armonie e dissonanze nell’educazione cristiana” Ed. La Scuola. Brescia, p.52).

                                                                                     I nuovi adolescenti

  Recenti studiosi ci mettono in guardia di fronte a frange avanzanti di nuovi stili di comportamenti adolescenziali. I nuovi adolescenti appaiono “sfacciati” e “fragili” ossia privi di valori di riferimento e di carattere proprio. Chiaramente urge interrogarsi sulle strategie da mettere in atto per rendersi utili come educatori, cominciando dalla famiglia di questi adolescenti. La risposta sul piano teorico è abbastanza chiara. Anzitutto non possiamo non domandarci qual’è la causa di tutto questo. Non intendiamo colpevolizzare i genitori, anche se ravvisiamo le difficoltà in cui essi si trovano sia per relativa competenza, sia per l’incidenza dei coetanei  nei loro figli. In ogni caso i primi e insostituibili educatori sono i genitori: essi dispongono di risorse proprie, uniche, sicuramente sempre efficaci qualora ben impiegate. Così diventa essenziale il rapporto d’amore che si deve instaurare tra genitori e figli. Un autentico rapporto d’amore serve a formare e  prevenire anche le eventuali suggestioni dell’età e del mondo. Un ragazzo che si sente accolto, amato dai suoi, vive in pienezza il suo essere perché saziato nel suo bisogno più profondo di amore, proprio perché l’amore è il balsamo della sua vita ed il riconoscimento della sua dignità.

                                                                  Qualità dei rapporti d’amore

L’educazione all’amore si fa vivendo rapporti di amore esplicitati tra coniugi, tra fratelli, tra parenti ed amici. Si parte dallo stimarsi a vicenda, ringraziare per la reciproca esistenza, per ogni opera fatta a beneficio altrui. I fratelli vengono aiutati ad accettarsi reciprocamente nelle singole caratteristiche di ciascuno, nella collaborazione nei bisogni di ciascuno e di tutti.

 Attraverso questi atteggiamenti si fanno strada gli autentici valori che consolidano il carattere, il quale diventerà il punto di riferimento della propria identità. Sarà questa a fare di sé il giovane in grado di agire con coerenza verso se stesso contro le suggestioni del mondo e dell’eventuale costume imperante.

   Tutte le riflessioni che abbiamo fatto si fondano nell’esperienza dell’amore acquisito attraverso i comportamenti dei genitori, dei fratelli e di tutti i famigliari. Si riconosce ed esalta così l’amore come l’unica e fondamentale risorsa per una crescita pienamente umana. Allevare un figlio  con amore e nell’amore è un antidoto  contro tutte le eventuali sirene della deviazione.

  S’aggiunga, pure, che gli sforzi  compiuti dai genitori per essere coerenti ai criteri che qualificano il loro compito educativo, tornano anche a beneficio proprio di loro come coniugi. In ultima analisi il voler amare ed educare all’amore il proprio figlio li “costringe” a superare le eventuali tensioni al loro interno e rafforzare il reciproco amore.

 In fine, prima di concludere, è doveroso ricordare ai genitori di non cadere in una falsa relazione col figlio, quando si voglia possedere i suoi sentimenti ed affetti, ossia quando si voglia possederlo come fonte di consolazione secondo i propri desideri. Chiaramente si tratta di un falso amore in quanto si depriva il figlio della propria autonomia, della propria identità: non è un amore altruistico ma egocentrico.

 

                                                                                                       Luigi Secco
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