I valori nell'educazione contemporanea

1.- Amore e obbedienza come iniziale introduzione al mondo dei valori

Logica e pedagogia vogliono che si cominci dalla prima età, cioè dal bambino per avviare l'educazione ai valori. Per rendere chiaro il nostro discorso occorre tenere presente che l'educazione si fa con i valori e per i valori; senza di essi non esiste educazione, ma, eventualmente, solo istruzione asettica.

L'amore appare il primo valore sperimentabile sia in ordine cronologico che psicologico e la base per l'accoglienza degli altri valori. Il bambino che gode dell'amore materno, non può e non si sente di rinunciarvi; e pur di non perderlo accetta quanto la madre esige da lui: l'obbedienza è il prezzo da pagare per l'amore della mamma e, se ben consideriamo, anche del papà. Il bambino capisce ben presto che il modo migliore per ottenere amore e approvazione è quello di obbedire ai genitori. Se si comporta bene secondo loro, egli otterrà approvazione, affetto, amore; riterrà buone le azioni che suscitano approvazione e cattive quelle che suscitano disapprovazione. S'instaura così un processo circolare che, pur non fondato nella logica, costituisce il principio della formazione ai valori.

Il bambino vuole tutto per sé e non è portato a condividere con i fratelli: egli è dominato dalla gelosia e dalla rivalità; la "fraternità" diventa la prima meta nell'educazione ai valori. Il fratello arriverà ad amare il fratello quando il genitore amato lo esige e quando, per meritare maggiormente il suo amore, soffocherà la primitiva rivalità fraterna. L'amore fraterno,che pure è spesso elevato a prototipo di ogni affetto profondo e disinteressato, non appare quale istinto naturale primordiale. Ad esso, piuttosto, si giunge attraverso un processo esperienziale nei rapporti coi genitori che inducono a guadagnarsi la stima del genitore, padre e madre, accettando le loro leggi e modellandosi sul loro comportamento.

In questo processo il padre è la prima persona che s'introduce nei rapporti di stretta unione tra madre e figlio, aiutando il figlio a superare quella ristrettezza: si tratta della esperienza di "separazione" e di adattamento ad un "estraneo". Il padre personifica la possibilità di adattamento alla comunità. Il padre insegna al figlio il valore dei rapporti umani e dell'ordine che ne garantisce lo sviluppo.

Tutto questo, fatto con amore, nel rispetto dell'ordine richiesto dalla natura e dal civile consorzio, rende accettabili i valori proposti, perché apprezzati nella persona amata e stimata E' così che i valori diventano visibili e appetibili, prima ancora che il figlio ne comprenda l'intrinseco significato; diventano oggetto di conquista per motivo di identificazione paterna e materna, contribuendo nel contempo a risvegliare la coscienza e a fornirle i contenuti destinati a risuonare al suo interno con rinnovati appelli, preparando quel distacco che comprova l'adesione al valore per se stesso, indipendentemente dalla persona che lo ha incoraggiato e sostenuto per ragioni di profitto affettivo ed emotivo.

A questo punto non possiamo non avvertire il grave danno che l'assenza del padre e della madre in atto di autentici educatori provoca in ordine all'educazione ai valori

2.- L'educazione ai valori nell'età giovanile

Nell'età giovanile tutta l'educazione fa leva sulle facoltà critiche del giovane. A questa età l'educazione non è possibile senza la collaborazione intenzionale del giovane: egli può, opportunamente sostenuto, disporre di sé. Due sono le condizioni per un buon cammino verso il riconoscimento e l'adesione ai valori: a) che nella

storia educativa del suo passato si siano create esperienze e conoscenze basilari; b) che i valori siano presentati come tali (l'ignoranza approda a nulla ) e che essi siano debitamente motivati nella loro oggettività e nell'affermazione della propria personalità.

3.- Le risorse della scuola

L'esperienza e varietà di valori e di ideali, che sono di generazioni passate e presenti, fanno della scuola un serbatoio di risorse a disposizione delle giovani generazioni, da poterla dire essa stessa un valore (al di là di tutte le critiche più o meno fondate).

Che essa assurga a valore dipende molto dall'umanità dell'insegnante e dalla sua competenza professionale. Ciò rende vero che egli resta il perno dell'educazione. Dipende dall'insegnante far emergere e considerare positivamente i valori che si ritrovano nello studio. delle varie discipline:

  • La letteratura fa incontrare personaggi e opere che hanno elevato il valore del pensiero nobile; che hanno celebrato la dignità della persona umana .
  • Le scienze e le lettere esaltano il valore dell'umano e della civiltà tecnologica.
  • La poesia e l'arte non hanno mai cessato di essere un valore, teso a formare alla elevazione dello spirito
  • L'insegnamento della religione aiuta a comprendere come l'uomo ha affrontato i problemi del senso e del trascendente, istruendo intorno a questo valore, sul quale sono cresciute intere civiltà.
  • La storia,tradizionalmente presentata come maestra della vita, apre alla considerazione della saggezza e del valore dei rapporti umani.
  • La matematica esercita la mente alla riflessione ed al valore del giusto ragionare.
  • La geografia testimonia il valore del rapporto uomo-ambiente
  • La filosofia come scienza della ricerca dei perché attraverso la ultime cause, stimola ad avvalorare la propria intelligenza al di là dell'effimero.

    La veloce e indicativa rassegna fin qui fatta, vuole rilevare la enorme possibilità della scuola di rispondere al bisogno del giovane di apprendere i valori umanizzanti della vita, i quali si ritrovano fondamentalmente anche nella nostra Costituzione.

    Né va sottovalutata la funzione della disciplina scolastica nel promuovere il rispetto delle persone, sia coetanei che adulti , i quali hanno ruoli da riconoscere ed onorare.

    Luigi Secco

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