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Università di verona

Per Mezzo secolo di storia e di cultura nella Facoltà di Magistero e di Scienze della formazione Martedì 28 febbraio 2006. Aula Magna Palazzo del Bo Via VIII Febbraio 2 - Padova

Che Verona aspirasse ad una sua Università è ben noto. Le premesse erano abbastanza chiare per documentare questa aspirazione.

Possiamo cominciare con un richiamo storico alquanto lontano nel tempo ma assai significativo. Si tratta di un Decreto di Benedetto XII dato da Avignone il 22 settembre 1339 con cui si concedeva a Verona l'istituzione della Facoltà di Diritto civile e canonico, di Medicina e di Arti. Ma vicende storiche avverse ne impedirono lo sviluppo. Non va tuttavia dimenticata la celebre scuola di Guarino Veronese dal 1420 al 1436 per offrire ai giovani lo studio di Cicerone e dell'eloquenza.

Giungendo più vicino a noi troviamo tutti i prodromi che manifestavano l'intenzione dei veronesi di ambire ad una propria università. Vi andarono per gradi. Furono i fondatori dell'Istituto storico Ludovico Muratori a proporre il 10 gennaio 1959 l'avvio di una "Libera Università di Economia e Commercio". Il 23 gennaio dello stesso anno 1959 il Sindaco della città, il Presidente della Provincia ed il Presidente della Camera di Commercio diedero vita ad un Consorzio di enti pubblici per la costituzione e lo sviluppo degli studi universitari. Subito si ebbero circa trecento giovani che cominciarono a frequentare i corsi di Economia e commercio nel Palazzo Giuliari, attuale sede della costituita Università degli Studi di Verona.

L'altro evento per il cammino verso l'Università è l'insediamento in Verona dei corsi paralleli raddoppiati dell'Università di Padova: di Economia nell'anno accademico 1963/64, di Lingue 1965/66, di Magistero 1968/69, di Medicina 1969/70. Nei primi anni, rinomati docenti patavini si assunsero il compito di sostenere personalmente i corsi, conferendo così una indubbia garanzia di elevato spessore della didattica e della ricerca sia di fronte agli studenti che di fronte all'opinione pubblica veronese.

Col Decreto del 14 agosto 1982 l'Ateneo veronese divenne autonomo. Questo Decreto dava riconoscimento alle varie iniziative dei veronesi, e contemporaneamente alleggeriva il numero degli studenti iscritti all'Università di Padova.

La neonata Università dovette affrontare tutti i problemi connessi con la strutturazione degli organi istituzionali e con la provvista di docenti.

In particolare per ciò che riguarda la Facoltà di Magistero, si dovette far fronte alle difficoltà legate al fatto del numero piuttosto elevato di docenti pendolari, ai quali risultò impegnativo mettere a disposizione il tempo necessario per le lezioni, i seminari, il ricevimento degli studenti e per la partecipazione ai Consigli istituzionali.

Il Decreto istitutivo impegnava la strutturazione in Dipartimenti. Tuttavia si provvide alla creazione degli istituti, cosa più facile potendo contare sull'esperienza patavina e su docenti già membri d'istituto in Padova. I Dipartimenti sorsero faticosamente ed in tempi non brevi avendo dovuto affrontare i problemi della loro identificazione, e delle discipline e dei docenti di afferenza.

Nell'anno accademico 1992/93 con la trasformazione della Facoltà di Magistero in Facoltà di Lettere e filosofia, il corso di Laurea in Pedagogia fu mutato in Corso di laurea in Scienze dell'educazione. Fu una trasformazione carica di problemi sia in ordine al reperimento dei docenti, come in ordine all'orientamento degli studenti. Si trattava di attivare discipline nuove, non solo per Lettere e Filosofia, come il greco ed il latino ed altre, ma anche quelle di "Scienze dell'educazione" e strutturare modelli di piani di studio adeguati Non fu un passaggio facile, anche se accolto volentieri dai docenti del Consiglio di Facoltà. Buona parte dei quali rimpiangeva la Facoltà di Magistero estinta, più che tutto per la presenza di discipline ritenute profondamente qualificanti per i futuri insegnanti. Sulla base di queste valutazioni la neonata Facoltà di Lettere e Filosofia tenne sempre viva l'aspettativa di avere una specifica Facoltà che fin da allora veniva chiamata "Facoltà di scienze della formazione". La richiesta fu ripetutamente fatta dal Consiglio di Facoltà a unanimità, ma trovò sempre l'opposizione del Senato Accademico, preoccupato dei costi che si sarebbero dovuti affrontare, proprio in quel periodo in cui erano stati bloccati i contributi statali per le nuove cattedre e per ogni altra attività. Fu solo più tardi, quando cioè mutarono le condizioni economiche e si aprirono le possibilità di una più ampia e solida autonomia che il candidato Rettore Prof. Elio Mosele, mise nel suo programma elettorale l'accoglienza delle richieste della nuova Facoltà. Nominato Rettore, accondiscese alla istituzione. Ma se un vecchio desiderio veniva soddisfatto, i problemi che si aprirono non furono pochi, soprattutto per provvedere agli insegnamenti di nuove discipline e rendere possibile agli studenti che optassero per la nuova Facoltà, la convalida di determinati esami già sostenuti.

Non mi addentro nel dettaglio delle problematiche connesse. Mi preme solo mettere in evidenza come gli studenti accolsero il susseguirsi dei mutamenti. Credo di non rivelare alcunché di nuovo trattandosi di problemi e delle loro soluzioni affrontati da diverse Università Italiane. Per gli studenti si affacciarono le novità degli sbocchi professionali e la volontà di rispondere adeguatamente alle sfide poste al sistema formativo dai mutamenti culturali e dalle innovazioni tecnologiche. Occorreva impostare diversamente i curricoli, gli stessi insegnamenti, prevedere corsi semestrali, il tutto per qualificare operatori nei settori dell'animazione culturale e dell'organizzazione del tempo libero, della prevenzione e riabilitazione a livello socio-sanitario e giuridico-assistenziale, della formazione ricorrente e continua degli adulti operanti nelle imprese e nei servizi. Di qui l'attivazione di discipline pressoché inesistenti nei curricoli di Pedagogia: le sociologie, le antropologie, la statistica, l'informatica, ed altre ed in particolare le attività di tirocinio. La nuova Facoltà di Scienze della formazione diede impulso alla Scuola per Assistenti sociali, che divenne Corso di Laurea. Altrettanto si può dire per il Corso di Diploma in Scienze motorie assurto a Laurea.

In conclusione dobbiamo dire che il cammino da Facoltà di Magistero a Facoltà di Scienze della formazione è stato aspro ed impegnativo, avendo dovuto passare attraverso continue innovazioni: dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, dal Corso di Laurea in Scienze dell'educazione fino alla nuova istituzione della Facoltà di Scienze della Formazione. Ho detto che fu aspro ed impegnativo perché il tutto si è verificato in una Università di recente istituzione ed in tempi in cui il Ministero cambiò la sua politica economica sia riguardo l'assegnazione della Cattedre sia riguardo ai contributi che furono bloccati allo stato allora esistente. Fu aspro ed impegnativo per gli stessi studenti, messi continuamente di fronte ad innovazioni che non sempre furono debitamente illustrate ed accolte. Buon per loro che sempre furono riconosciute le loro scelte precedentemente fatte, come diritti acquisiti; per altro verso però vennero col tempo a mancare alcune discipline che avevano previsto nel loro curricolo.

Comunque va anche detto che da una laurea in Pedagogia ad una laurea in Scienze dell'educazione si è giunti ad offrire agli studenti un variegato ed articolato piano di studi in grado di soddisfare le esigenze professionali emergenti nella nuova realtà sociale.

Non mi resta che concludere con un elogio ai docenti ed agli studenti che hanno recepito le novità mano a mano che avanzavano e vi hanno fatto fronte con l'intento di rispondere al cammino dei tempi.

Luigi Secco

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