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La cultura europea tra consensi creatività ed equilibri

La cultura europea alla ricerca di un metodo tra consensi,creatività ed equilibri: Relazione di natura pedagogica (Merano 8 Ottobre 2004)

1.- La rivoluzione del metodo e la stretta correlazione tra contenuti, obiettivi e metodo

Mi è doveroso ricordare, in questa occasione in cui si dibatte su metodo e creatività in relazione alla cultura europea, il contributo dato dal prof.Marcello Peretti allo studio sul metodo

Egli ha fatto entrare come acquisizione scientifica il passaggio dalla concezione tradizionale del metodo alla concezione moderna, richiamandosi alle vicende storiche legate alla guerra di religione ed alle posizioni di Cartesio, Copernico e Galileo. Ricorderemo queste vicende che stanno all'origine del cambiamento della concezione pedagogica del metodo

  1. Le terribili devastazioni delle guerre di religione avevano risvegliato tra gli uomini un grande desiderio di trovare vie che potessero garantire la pace. Abbandonata la fiducia nell'ultraterreno, che tanto aveva scosso i fondamenti della concordia tra gli uomini, si idearono numerosi progetti fondati sulla fiducia nella ragione. Ci si riprometteva di debellare i contrasti e di trovare l'unità dei consensi attraverso un'unica lingua, un unico governo, un'unica religione, -diremo noi- un'unica cultura. Piace citare Ratichio, il quale, appunto, intendeva rinnovare religione, impero e vita, mediante un nuovo metodo. Egli sperava di ottenere il successo armonizzando la ragione, le Sacre Scritture e la natura e ne aveva affidato il compito ai suoi libri scolastici.

    Non ebbe buon esito per diversi motivi, ma intanto egli aveva avvertito che occorreva trovare un nuovo metodo rispetto al passato.

    Sarà proprio l'affidamento alla ragione che opererà la rivoluzione copernicana del metodo nelle varie discipline dalla filosofia con Cartesio, alla fisica con Bacone, alla astronomia con Galileo.(Blaettner F. Soria della pedagogia. Armando. Roma. p.73)

    2.- Per Cartesio, Bacone e Galileo si perviene alla conoscenza mediante il metodo. Dio ha ordinato il mondo secondo ragione; all'uomo compete esplorarlo con la sua forza intellettuale. In questa visione, che durerà per circa un secolo, l'uomo crede che la ragione sia il giusto compimento della fede cristiana e del messaggio d'amore di Dio.

    Ma, intanto, fondamentalmente si sono poste le basi dell'autonomia della ragione, la quale si impegna a trovare il metodo che sveli la verità e dia certezze inoppugnabili e pertanto condivise da tutti: questo è il ruolo della scienza.

    Detto questo, rileviamo che l'estensione del problema del metodo alla pedagogia, non fu difficile e va ricordato per primo Comenio.

    La grande innovazione ci ha portato all'assunto che cambiare metodo vuol dire cambiare obiettivi e contenuti e viceversa se vogliamo cambiare i contenuti occorre cambiare il metodo. In sintesi "contenuti e metodo sono in stretta correlazione"

    2.- Il metodo e la sua articolazione al centro dei problemi della cultura europea

    Per cultura europea intendiamo quell'insieme di culture fiorite ed esistenti in Europa nel loro insieme, ciascuna individualmente presa nella sua identità. Il nostro intento non mira ad uniformare le varie culture fino a giungere ad una uniformità degli elementi nei quali ogni cultura si esprime. Ché anzi intendiamo che ogni cultura nella sua intrinseca dinamicità cavi dal suo interno quell'avanzamento, quel progresso che la porta ad una sempre maggiore completezza, diremo quasi ad una sempre maggiore maturità, che significa capacità di crescere secondo la propria identità anche nella creatività.

    Parlare, dunque, di cultura europea significa in prima analisi parlare delle diverse culture europee che intendono muoversi nella loro identità e nello sviluppo delle proprie potenzialità.

    Sarà importante adottare una concezione speciale di uguaglianza, quella cioè fondata sul riconoscimento completo delle diverse identità che comporta contemporaneamente di riconoscere il "diritto all'identità" e "il diritto alla differenza". Lungi, dunque, da noi l'idea di unificare la cultura europea: bensì importa sostenere la varietà, che è sempre stata la caratteristica della cultura europea.

    In seconda analisi intendiamo mettere a contatto le singole culture per un dialogo che le renda sempre più in armonia tra di loro, eliminando ogni causa di tensione e di conflitto.

    Vorremo,dunque, evidenziare gli elementi che possono interessare ogni cultura che non intenda chiudersi in se stessa. Ci sembra di ravvisare la sfera dei consensi, quella della creatività e quella degli equilibri; per ciascuna delle quali occorre trovare uno specifico metodo

    Per la prima, quella dei consensi, dovremo trovare una metodologia idonea a portare a condividere posizioni mentali e comportamenti pratici. Nei riguardi della seconda dovremo aprire spazi per l'innovazione,cioè consentire ad ogni cultura di affrontare il nuovo, secondo la propria identità, arricchendone il campo. Quanto alla terza, entro la quale si collocano i problemi di più difficile soluzione, dovremo designare un metodo per l' accoglienza, il rispetto e la collaborazione reciproca.

  1. "La sfera dei consensi, ossia della condivisione".

    Entro il patrimonio di ogni cultura dovranno trovare legittima accoglienza i diritti umani, quelli cioè legati alla natura dell'uomo e razionalmente deducibili. Non è facile la loro identificazione; essi sono emersi alla consapevolezza dei popoli lungo un percorso storico, ragion per cui noi rifacendo il cammino del loro riconoscimento possiamo renderci conto di come siano stati progressivamente identificati.

    Oggi possiamo dire di essere pervenuti a riconoscere come inscritta nella natura umana una serie di diritti: ci riferiamo al trattato di Helsinki sui diritti umani e alla convenzione di Ginevra sui diritti del bambino, per la loro particolare rilevanza.

    I diritti radicati nella natura dell'uomo ci dicono ciò che è "dovuto"a ciascuno in quanto uomo e non in quanto concesso per magnanimità, ed essi sono universalmente validi, ossia sono propri di ogni uomo, indipendentemente "dalla razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere, origine nazionale, etica o sociale, proprietà, handicap, nascita, o qualsiasi altra caratteristica del bambino, dei suoi genitori o dei suoi tutori legali" (Convenzione di Ginevra n.2).

    Vuol dire che nessuna autorità politica può "concedere" o "rifiutare" i diritti umani. Farne oggetto di impegno per norma politica è, tuttavia, importante. Osserva E.Agazzi: "senza garanzie offerte dal diritto positivo, i diritti umani restano delle pure rivendicazioni morali a portata universale, delle pretese legittime certo, ma ridotte a pure speranze, a postulati, ad appelli, a proclamazioni troppo spesso inoperanti sul piano concreto. Viceversa, quando vengono assicurati da norme giuridiche precise, quando siano recepiti nelle costituzioni o, comunque, garantiti entro forme istituzionali, i diritti umani si trasformano in diritti fondamentali di natura giuridica vera e propria e non più soltanto di natura etica e politica"Agazzi E.,I fondamenti filosofici dei diritti umani, in Renovatio, 1985, pp.110-111).

    A tal fine sarà da incoraggiare l'adesione e la ratifica delle Convenzioni. Esse costituiscono una molla ed una spinta verso il miglioramento di tutte le culture e contemporaneamente la base comune che dà certezza e sicurezza a tutti, specie oggi che il ravvicinamento tra i gruppi di culture diverse si fa più intenso.(Cfr.Secco L., L'educazione di fronte alla pluralità delle culture in id. Dall'educabilità all'educazione. Morelli Editore, Verona, 1999, pp.150-151

    Sappiamo come ad essi si sia giunti non per via filosofica, né per via religiosa, bensì per universale constatazione dei misfatti e delle ingiustizie,che hanno provocato una generale condanna e che quindi hanno reclamato l'universale riconoscimento dei diritti che erano stati calpestati.

    Importa giungere ad una condivisione dei contenuti delle varie convenzioni. E' chiaro che se anche ratificate dagli Stati, la loro accoglienza nel pensiero e nel comportamento delle varie culture europee richiede uno sforzo educativo e divulgativo piuttosto consistente.

    Si tratta anzitutto di farne l'elencazione minuziosa e concreta e poi passare ad investire la scuola, le Università, i sistemi della formazione permanente e degli adulti, di farne il linguaggio delle televisioni di tutti gli stati europei. Creare un mentalità nuova e coinvolgente la pubblica opinione costituisce un impegno ed un traguardo. Su queste prospettive si devono pure coinvolgere i sistemi politici, filosofici, artistici e religiosi.

    A nessuna cultura viene chiesto di alterare la propria identità, ma di affinarla ed aggiornarla sulla base dei contributi di "universale valore". Si tratta, in altre parole, di un cammino migliorativo, ossia di civiltà, criticamente aperto al superamento di eventuali chiusure o riserve basate su pregiudizi. Ci si dovrà liberare dalle concrezioni che impediscono l'avvaloramento delle potenzialità insite nelle proprie risorse.

  1. "La sfera della creatività"

    In una società a veloce trasformazione, come la nostra, si affaccia il problema dell'obsoleto, o più esattamente del "nuovo" rispetto a ciò che è "persistente e condiviso" (Cfr. Ouellet F., L'éducation interculturelle., L'Harmattan, Paris,1991, pp.33-36)

    Oggi il nuovo nelle diverse culture si presenta problematico o più esattamente caratterizzato dall'incertezza, in quanto non si trovano nel proprio passato adeguate risposte. Occorre riflettere perché siamo nel bilico tra insicurezza e ricerca di significato per cogliere il senso ed il valore da attribuire agli avvenimenti e la conseguente ricaduta nei rapporti sociali ed interculturali.

    Inoltre siamo costretti dall'esperienza del pluriculturalismo ravvicinato ad imparare a vivere insieme, cioè a convivere ed a superare la coesistenza per prendere atto della nostra insufficienza e del conseguente bisogno di cogliere le diversità come portatrici di nuove possibilità, di progresso umano e scientifico sia per i singoli come per i gruppi sociali di etnie-culture diverse.

    Il metodo, in questa realtà di incertezza non mira alle certezze, anche se reclama per sé rigorosità scientifica. Esso mira a costruire significati del vivere dei singoli ed instaurare rapporti estesi a qualunque società in reciproca accoglienza, rispetto, collaborazione. Invita le istituzioni delle varie culture a riconoscere il valore del singolo preminente rispetto ad ogni altra esaltazione di finalità ed obiettivi propri di ciascuna istituzione. Si vuol dire che nessuna istituzione, per quanto nobile, può sacrificare l'uomo per i propri scopi. Occorre celebrare il valore ontologico della persona ed adottare metodologie che rendano subalterna ad essa ogni attività.

    Di fronte al nuovo si chiama in campo la capacità creativa. Si tratta di creatività in quanto siamo in presenza di problemi, che non trovano nel passato le regole per la loro soluzione; è quanto dire che ciascuno di essi si fa oggetto di riflessione critica per venire incorporato nell'insieme culturale proprio. E'questo l'aspetto dinamico della cultura, la quale non rinuncia ma corrobora la sua identità in quanto essa trova in sé quella coerenza che la fa nutrire ma non alterale.

    Il nuovo investe le peculiarità della singola cultura e del singolo individuo mettendo in gioco l'intento di rispondere secondo le proprie risorse sia del gruppo come del singolo. Si dice anche del singolo nel senso che c'è sempre –e va riconosciuto- il genio che precede, che lancia nuovi messaggi.

    L'obsoleto, ossia il nuovo, è il campo che più si offre all'innovazione. La quale, per quanto creativa, non potrà snaturare l'identità propria. Per tal ragione le risposte debbono essere coerenti ma anche unitarie: coerenti con l'identità, unitarie nella loro configurazione culturale. Si dice questo perché la cultura non può essere se non unità e totalità, mentre il sapere costruito dall'uomo è sempre un sapere frammentario e molteplice, che non dà cultura, ma soltanto enciclopedismo e per di più di tipo quantitativo, (Cfr. Flores D'Arcais G., Cultura, in Nuovo Dizionario di pedagogia, Ed. Paoline, Roma, 1982).

    Tocca al gruppo riportare ad unità e coerenza, cioè, potremo dire, ad una dinamica Weltanschauung, le conoscenze e le valutazioni.

    E tocca anche al singolo tenersi al riparo dal rischio della possibile disgregazione tra i saperi all'interno dell'universo delle convinzioni condivise col suo gruppo culturale: un'esperienza sfasata rispetto al bisogno di coerenza è disorientante.

    E' qui che ha da intervenire l'educazione, cioè l'offerta di aiuto per il conseguimento della criticità di sé con l'intento di rivisitare la propria situazione ed ordinarla nella coerenza. Questo si dice perché l'uomo di oggi è frequentemente esposto ad una varietà di avvenimenti e ad un insieme di informazioni, date in modo caotico; sia perché egli diviene facile bersaglio di suggestioni per il modo con cui le cose vengono presentate soprattutto dai mezzi di comunicazione; ed inoltre perché, di fronte ai nuovi problemi che la vita e la società gli pongono, rischia di essere terreno del primo occupante.

    * Ferma restando l'analisi fatta con le relative diversificazioni metodologiche, non possiamo ignorare alcune problematiche mondiali che si proiettano nel futuro e che ci interpellano da vicino e con urgenza.

    Problemi di coinvolgimento mondiale appaiono oggi minacciare l'umanità nella sua stessa esistenza: il rischio di una catastrofe ecologica, il precario equilibrio nucleare, l'esaurimento delle risorse naturali, la crescente divaricazione tra ricchi e poveri, l'esasperazione delle diversità religiose fino alla dichiarazione della guerra santa contro gli 'infedeli' detentori di alti poteri decisionali, l'occulta ed insidiosa minaccia di attentati distruttivi imprevedibili.

    Per quanto vogliamo tenerci aperti alle forme dinamiche ed evolutive di ogni cultura, ci sembra che, per mettere sotto controllo il futuro del mondo, occorra che il potere politico internazionale adotti una specifica antropologia capace di modificare il comportamento non solo individuale ma anche sociale. Solo un potere politico internazionale riconosciuto ed accettato può farci sperare il buon esito.

    Potrà essere un cammino difficoltoso, ma è doveroso adottare il metodo della persuasione dei singoli Stati: questo fa parte del nostro sogno al fine di andare verso una civiltà planetaria di significato e valore umano. Questa finalità appare degna di tutti gli uomini a qualunque cultura appartengano, proprio perché prima di tutto e fondamentalmente tutti sono uomini. (Cfr.Secco L.,L'educazione della volontà in prospettiva interculturale, in Aa.Vv., a cura di A.Portera,La pedagogia interculturale in Italia e in Europa. Vita e Pensiero. Milano,2003, pp. 337 ss.)

  1. "Il settore degli equilibri". I problemi delle diversità culturali, superano gli spazi dei primi due punti esaminati, quando le risposte date da una determinata cultura si differenziano e magari collidono con altra: quando non si trova una composizione reciprocamente accettabile occorre adottare un metodo di ricerca d'equilibrio tra le varie posizioni. Si dovrà ricorrere alla ricerca di quell'equilibrio che si fonda sul classico diritto romano:"neminem laedas; suum unicuique tribuas". Tutto ciò è possibile se si rinuncia ad ogni pretesa di superiorità della propria cultura e più ampiamente ad ogni pregiudizio.

    Luigi Secco

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