L'Amore è l'altra faccia dell'Odio, c'è la conferma della psicofisiologia!

pubblicato 7 lug 2010, 15:30 da Fabrizio Galante   [ aggiornato in data 29 mag 2014, 10:25 ]

Londra - L'odio ovviamente di un sentimento positivo e spesso nuoce più alla serenità psicologica di chi lo nutre che alla persona oggetto di cotanto astio.
Sappiamo cosa avviene nel nostro corpo e sul nostro stato d’animo quando proviamo risentimento e detestiamo con tutte le nostre forze qualcuno, una sensazione dinegatività che non fa altro che renderci nervosi ed irritabili al solo pensiero dell’oggetto del nostro rancore.

Ma cosa avviene nella nostra testa quando siamo presi da un’emozione così poco edificante? Alla base di un sentimento così forte e radicato si nascondono meccanismi cerebrali su cui la ricerca ha finalmente fatto luce.
Una recente ricerca condotta da Semir Zeki e John Romaya del Wellcome Laboratory of Neurobiology presso la University College Londra ha infatti portato all’elaborazione dellamappatura dei circuiti dell’odio.
I due neurologi hanno osservato tramite risonanza magnetica l’attività cerebrale di alcuni volontari, intenti nell’osservazione della foto di una persona odiata.

Mentre i partecipanti fissavano intensamente le diapositive dei loro nemici, nel loro cervello ad accendersi erano alcune parti della subcorteccia, da sempre considerata il fulcro dei sentimenti primitivi, ma anche della corteccia, centro della ragione e del pensiero.
In particolare ad attivarsi mentre siamo invasi dalla rabbia più assoluta sono le aree putamen e insula. Maggiore è il sentimento di astio, tanto più intensa è l’attività di questi centri dell’odio.

Lo studio, pubblicato su PloS ONE, analizza i meccanismi cerebrali che si attivano con l’amore romantico e spiega scientificamente perché odio e amore siano due facce della stessa medaglia che ci fanno compiere sia atti malvagi e del tutto irrazionali sia atti eroici.
Ma perché due sentimenti opposti provocano comportamenti simili? Gli scienziati hanno valutato in diciassette soggetti la reazione cerebrale di fronte a una persona che odiavano e hanno constatato che ad attivarsi era appunto il “circuito dell’odio” che coinvolge sia una parte della corteccia frontale che predice le altrui azioni e dunque particolarmente importante quando abbiamo a che fare con una persona che odiamo, sia il putamen e l’insula, 2 aree della sottocorteccia che si risvegliano quando c’è l’amore.
“Il putamen può essere coinvolto nella preparazione di atti aggressivi in un contesto romantico, per esempio in presenza di un rivale – spiega uno degli autori dello studio –. Mentre l’insula si attiva in risposta a segnali di agitazione e ansia. Nel cervello la distinzione tra odio e amore è che nel secondo caso vengono disattivate ampie sezioni della corteccia cerebrale associate alla ragionevolezza e al giudizio”.

Secondo gli autori dello studio questa scoperta potrebbe condurre a trovare nuovi metodi per individuare gli assassini e i criminali, proprio studiando la risonanza magnetica e l’attività nelle aree putamen edinsula ad esempio durante un interrogatorio.
Ora l’attività dei ricercatori si sta pero’ concentrando sullo studio di sfumature particolari dell’odio, come quello alla base della discriminazione razziale, l’odio politico e ancora l’odio verso un genere sessuale.
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