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Il Cunnilingus fa be bene alla salute e inoltre cura e previene il cancro

pubblicato 29 gen 2016, 08:58 da Fabrizio Galante

-New York City (USA)-gennaio 2016
Ci sono molte ricerche su cure alternative dei tumori e da
una ricerca dell'Università di New York arrivano le conferme scientifiche che stimolare oralmente una vagina facilita la secrezione di alcuni importanti ormoni coinvolti nella salute e nel benessere dell'organismo.

Il Deidroepiandrosterone (DHEA) e l'Ossitocina sarebbero gli ormoni coinvolti la cui corretta e costante produzione ha indubbi benefici sulla salute oltre a prevenire il cancro. 

Insomma la prossima volta che vi capita non abbiate timore : fa bene a entrambi.

Bro Job: sesso orale tra maschi etero, la nuova moda

pubblicato 27 ago 2015, 13:57 da Fabrizio Galante   [ aggiornato in data 27 ago 2015, 13:59 ]

26-8-2015
USA- Sesso gay tra maschi etero?
E’ possibile ed è quello che succede in migliaia di casi in America, almeno stando alle testimoniane raccolte dal Dr. Jane Ward nel suo libro NOT GAY: Sex between straight white men.
Il bro job non sarebbe altro che un regalarsi piacere tra maschi eterosessuali senza coinvolgimenti sentimentali, solo uno scambio di piacere.
Masturbazioni reciproche, penetrazioni anali con le dita, sesso orale: insomma questo è quello che è descritto nel libro di Ward e che sembra stia prendendo sempre più piede, soprattutto in ambienti frequentati solo da maschi, dove trovare una ragazza è difficile.
Niente baci, nessun contatto in più di quelli che servono per raggiungere l’orgasmo, il bro job non serve per provare a fare sesso gay, ma esclusivamente per trovare una via più piacevole per raggiungere l’orgasmo rispetto alla masturbazione.

Il Dr. Jane Ward conclude il suo viaggio all’interno del sesso tra ragazzi etero, rivelando che i desideri e i rapporti di natura sessuale tra esseri umani sono molto più fluidi e complessi di quanto uno pensi e che è quasi impossibile dividere tutte le varianti in 2 o 3 categorie.
James Franco si è interessato subito e ha comprato una copia di NOT GAY…

dal blog Bitchy F

ZOOERASTIA Violenze sugli animali, tra follia e mercato del porno

pubblicato 1 ago 2015, 12:41 da Fabrizio Galante

Si chiama zooerastia, è un fenomeno oscuro e complesso dove il risultato sono abusi su animali che non possono opporsi. Un criminologo, un'attivista per i diritti del cane e un consulente legale ci aiutano a capire

 -Italia, Agosto 2015 -
 NON SE ne parla volentieri, sia per la scabrosità dell’argomento, sia perché preferiremmo ritenerla una fantasia paradossale: il pastore che per solitudine si accoppia con la pecora suona, oggigiorno, quasi come uno scherzo. Eppure ogni tanto, di prepotenza, certi fatti affiorano dalle cronache, lasciando intendere un fenomeno oscuro e complesso chiamato zooerastia, o in alternativa zoofilia, bestialità. Qui uno dei due soggetti coinvolti, l’animale, non può contare sulla libera scelta, e tali pratiche incorrono in tutte le variabili della parafilia, che, quando mossa da un principio di dominio, può sfociare in abusi su chiunque.
Tempo fa una ragazzina disabile di Sassari, affidata con madre e fratello, anch’essi handicappati, a una famiglia, anziché ricevere affetto sarebbe stata costretta a pratiche sessuali con un cane
Più recente, in Sicilia, la morte di una cavalla violentata dal suo stalliere. Gravida, la giumenta fu abusata anche con un bastone. Le ripetute sevizie causarono un'emorragia interna. "E' stata la telecamera di sorveglianza a incastrare il colpevole, il quale un giorno dimenticò di coprirla, com'era solito fare, con il cappello", spiega Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell'osservatorio zoomafia della Lav-Lega antivivisezione, che si è costituita parte civile contro l'uomo, rinviato a giudizio presso il Tribunale di Messina.
Autore di uno studio sulla zooerastia, supportato da ampia casistica, Troiano racconta: "Un allevatore cinofilo di Bolzano fu oggetto di una nostra indagine sfociata in processo perché vendeva film i cui protagonisti si accoppiavano con i cani; per mezzora di sesso con un animale arrivò a offrire a una ventenne - italiana - duemila euro. Del resto, le guardie zoofile Lav hanno scoperto video di sesso con animali regolarmente in vendita nei porno shop, 50 euro l'uno". Le involontarie esibizioni coinvolgono animali di ogni genere. Cani e gatti spesso sedati, al pari di tigri bloccate da museruole e fasce sugli artigli, ma pure anguille, tartarughe, maiali, cammelli, leoni.
Alle radici della zooerastia, parla il neuropsichiatra
"Bisogna distinguere fra zooerastia e fetish o zoosadismo, ammantati questi ultimi di violenza, torture e morte. Molti zooerasti spacciano, forse anche con se stessi, il sesso con gli animali per un atto d'amore, dimenticando come gli oggetti del desiderio siano posti in una situazione di evidente costrizione, che corrisponde a un maltrattamento vietato dalla nostra legge", osserva Troiano, il quale, nel suo dossier comunque annota: "In sede giudiziaria sono state accertate connessioni tra pedofili e zooerasti. Uno dei metodi utilizzati è avvicinare i bambini con la scusa di mostrare immagini di animali, o parlare di cani. Numerosi i video sequestrati nelle indagini sulla pedopornografia che riguardano animali e bambini".

"La zooerastia è assai sottovalutata perché si pensa che colpisca solo gli animali: per noi è già un'ottima ragione per prenderla sul serio, ma invito a riflettere sul suo significato più ampio", dice Piera Rosati, presidente della Lndc-Lega nazionale per la difesa del cane. "Esercitare potere assoluto su chi non può difendersi è infatti un'attitudine comune a diverse azioni giustamente considerate gravissime, vedi gli abusi su bambini e donne. Ma non è azzardato pensare che chi stupra l'animale, forte di una sostanziale impunità, possa fare lo stesso con altri inermi. Sono inoltre allarmanti la facilità di accesso e la quantità dei video porno con animali disponibili sul web. In buona parte provengono dai paesi dell'Est, ma c'è anche materiale nostrano". 

Secondo la "mappa mondiale della zoofilia", pubblicata sul sito della Zeta-Zoophile engagement for tolerance and information, ovvero la principale associazione di zooerasti in Germania - che si è opposta strenuamente alle iniziative legislative tedesche volte a proibire bestiality e bordelli con animali - i paesi meno tolleranti sono Inghilterra e Norvegia. La Finlandia permetterebbe le pratiche sessuali ma non la vendita del relativo materiale pornografico; in Brasile, invece, tutto parrebbe consentito. Variabile la situazione negli Stati Uniti: permissivi Nevada e Texas mentre altrove vigerebbero norme più restrittive; mentre in Europa, perlopiù, le leggi a tutela degli animali contrastano con tali pratiche, ma è lecita la commercializzazione dei video.

Fabrizio Catelli, presidente del Partito protezione animali, sta seguendo uno strano caso nel bresciano: a giugno le cronache locali hanno riportato la notizia di una femmina di husky stuprata da ignoti. "Si è fatta confusione sovrapponendo un paio di episodi distinti e riferiti da testimoni poco attendibili. Resta il fatto, però, che in zona si registrano fermenti inquietanti. In un'intervista video che gira su Internet una starlette porno di Brescia enuncia come addestrare un cane ai rapporti sessuali interspecifici, e giusto un anno fa denunciai alla polizia postale un sito dedicato e messo in rete da italiani, su provider straniero". Al solito, vi si accedeva con estrema facilità, trovandosi in alto nel motore di ricerca sotto la voce animali. "Da Sardegna, Sicilia, ma anche nell'Alta Valchiavenna, ci giungono notizie di pastori che abusano abitualmente di pecore, cani, cavalli, capre".

Nel saggio La frontiera "porno" dei delitti contro gli animali (Cendon libri)Annalisa Gasparre, consulente legale, analizza il caso di una donna condannata dal Tribunale di Milano, sezione distaccata di Rho, in base agli articoli 81 e 544 bis del Codice penale, per il reato di uccisione continuata di animali. Sotto lo pseudonimo di Baldina costei realizzava e vendeva video in cui uccideva uccelli, topolini, insetti, cuccioli di varie specie schiacciandoli con tacchi a spillo. "Alla radice della pratica vi sarebbe - come spesso accade - il desiderio di dominio e/o di subire il potere: in ciò si coglie la sfumatura del sado-masochismo, che si intreccia con quella propriamente feticistica" scrive la Gasparre, che aggiunge: "Non possiamo sapere se e quanto gli abusi sessuali sugli animali siano in aumento, di certo stanno emergendo dall'oscurità e sarà bene prenderne atto".


Margherita D'Amico da "La Repubblica"

Il cannibale di Parigi 30 anni dopo: “Mangiare chi ami è vero atto d’amore”

pubblicato 23 mag 2015, 13:30 da Fabrizio Galante   [ aggiornato in data 23 mag 2015, 13:31 ]

da "Il Fatto Quotidiano" 9-4-2015

Tokio-Giappone-                                                                             “In realtà non volevo ucciderla, volevo solo mangiarla. Anche solo un pezzetto. Se non fossi stato così timido, se avessi avuto il coraggio di chiederle anche solo di assaggiare le sue unghie, una ciocca di capelli, o di peli pubici, magari intrisi di urina, oggi Renèesarebbe ancora viva”. Sono passati 35 anni, ma non per lui. La stessa lucida follia, lo stesso sguardo allucinato, quasi le stesse parole che mi disse nel lontano 1986, quando assieme ad un collega olandese riuscimmo ad intervistarlo poche settimane dopo la sua incredibile, ma legalmente inoppugnabile, liberazione. OggiIssei Sagawa, il “cannibale” di Parigi, ha 65 anni, abita in un piccolo appartamento a Kawasaki, alla periferia di Tokyo, vive grazie ad un piccolo sussidio comunale e ai proventi delle interviste che ancora gli chiedono, nonostante abbia subito, tre anni fa, un lieve ictus. L’ultima è apparsa qualche settimana fa sul popolare settimanale  Sunday Mainichi, che già a suo tempo aveva molto puntato sul suo caso (un loro giornalista riuscì ad intervistarlo sul volo che lo riportava in Giappone, dopo la sua controversa scarcerazione in Francia) e che ha deciso di inserirlo tra i cento protagonisti della storia giapponese del dopoguerra. Confesso che a leggere questa sua recente intervista non ho potuto fare a meno di ricordare  quando lo incontrai a mia volta, lucido e perfettamente articolato, mentre raccontava, davanti alla madre che ci serviva  il tè e ogni tanto lo rassicurava,  gli agghiaccianti particolari della sua vicenda. Uno degli incontri – e delle esperienze –  più inquietanti della mia vita professionale. La storia di Issei Sagawa, giovane e viziato rampollo di una ricca famiglia giapponese, la potete facilmente trovare su Google e negli articoli dell’epoca. Ma la riassumo comunque brevemente. Nel 1981, a 28 anni,  mentre era a Parigi per studiare letteratura francese,  si invaghì di una collega olandese, tale Renèe Hartevelt. Tra i due nacque una sorta di amicizia, e la ragazza cominciò a frequentare l’appartamento di Sagawa: in cambio di “ripetizioni” di francese e di “declamazioni” dei classici, lui gli cucina delicati piatti giapponesi. Ma l’11 giugno qualcosa va storto: anche se non è mai stato chiaro come siano andate davvero le cose (c’è solo la testimonianza di Sagawa, che l’ha cambiata più di una volta) ad un certo punto il timido e “brutto” (come lui stesso si definisce ripetutamente)  studente giapponese si “dichiara” a Renèe, che pare reagisca mettendosi a ridere e dicendo che è comunque già impegnata. In preda ad una follia che la perizia del medico  francese  definisce  “improvvisa e dirompente, quanto probabilmente irripetibile” Sagawa le spara alla nuca con un fucile  che il padre, un ricco imprenditore, gli aveva regalato e  imposto di tenere in casa per la sua personale protezione. Dopodichè, coronando il “sogno della sua vita” la fa letteralmente a pezzi, affettando con cura alcune parti del corpo e congelandole nel freezer. Quando dopo qualche giorno la polizia bussa alla sua porta, grazie alla segnalazione di un tassista, ne ha già consumato circa sette chili.  Durante i primi interrogatori, e pare sia stato questo uno degli elementi che portò poi a stabilirne l’infermità mentale e dunque il non luogo a procedere, chiede  ripetutamente di poter continuare a mangiare il contenuto dei suoi preziosi “pacchetti”, rifiutando ogni altro cibo e precipitando in una lunga crisi depressiva quando gli comunicano  che i suoi “pacchetti”, dopo averne analizzato il contenuto, sono  stati gettati via. La vicenda destò ovviamente grande scalpore sia in Francia che in Giappone. Ma in modo diverso. In Francia, dove i giornali parlano  del  “cannibale giapponese” si conclude relativamente presto: Sagawa viene  dichiarato infermo di mente e rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove secondo i giudici locali sarebbe dovuto rimanere per un bel pezzo. Ma in Giappone, dove invece la stampa fin dall’inizio parla invece del “cannibale parigino”, la vicenda prende una piega diversa. Da un lato il padre, uomo con buone conoscenze politiche, riusce  a far approvare a tempo di record dal Parlamento la legge per l’espiazione delle condanne nel paese di origine (accordo che anche l’Italia ha oggi con molti paesi, compreso il Giappone) dall’altro, grazie all’interesse di alcuni intellettuali come Inuhiko Komota e soprattutto Juro Kara, Issei Sagawa diviene un vero e proprio personaggio: dopo aver rilasciato alcune inquietanti interviste ed intrattenuto un lungo scambio epistolare con  Juro Kara,  pubblica infatti un libro, Kiri no naka (Nella Nebbia) che diventa un best seller. Al suo rientro in Giappone, avvenuto dopo appena due anni grazie all’accordo giudiziario di cui si è detto sopra, è già una star: interviste, offerte di collaborazioni editoriali, perfino la proposta di insegnare la “sua” materia, antropofagia moderna, in una università locale.  Quando viene dimesso dall’ospedale psichiatrico di Matsusawa, a Tokyo, a seguito di una nuova diagnosi che lo dichiara completamente guarito avendo oramai soddisfatto la sua atavica ossessione antropofagica, partecipa perfino ad una serie di talk show televisivi. Presto diventa però un sorta di fenomeno da baraccone: pur di apparire, e di guadagnar soldi, accetta di farsi fotografare accanto al corpo di una donna nuda impugnando forchetta e coltello o di partecipare a cortometraggi soft-porno ispirati alla sua vicenda. Nel 1991, in occasione del decimo anniversario dell’omicidio, ha la faccia tosta di chiedere il passaporto ed il visto per l’Olanda: vuole andare a “pregare” sulla tomba della sua “amata” Renèe. Il governo giapponese, che inizialmente non sembra trovare nulla di strano ed emette il passaporto, glielo ritira dopo le comprensibili proteste della famiglia della povera ragazza e delle autorità olandesi, che ovviamente gli rifiutano il visto. Sagawa non se ne fa una ragione, e nel corso di una affollata conferenza stampa accusa l’Olanda di non rispettare le leggi  internazionali ed il diritto al dolore e alla compassione. “E’ stato un momento molto difficile – confida alSunday Mainichi Sagawa nell’ultima intervista – perché ho capito quanto l’Occidente, che ho sempre ammirato per il pensiero filosofico e politico che ha saputo esprimere nei secoli, sia in realtà molto ipocrita. Io sono un libero cittadino, non esiste nessuna legge che mi impedisca di andare sulla tomba di Renèe, a pregare. Perchè me lo hanno impedito?”.Già, perchè? Trattandosi di un settimanale popolare, l’intervista contiene anche dei passaggi francamente grotteschi. “Sei davvero guarito? – chiede il giornalista – non hai più voglia di mangiare una donna?”. “Confesso di avere ancora degli istinti antropofagi – risponde pacato il “cannibale” – ma ho imparato a sopprimerli da quando ho capito che nella nostra società mangiare una persona è vietato. Anche perchè prima devi ucciderla. E non si deve uccidere una persona che ami”. Più che “guarito”, sembra rassegnato. Ricordo che quando lo intervistai io, trent’anni fa, ci tenne molto a smentire che, dopo aver ucciso Renèe e prima di farla a pezzi, l’avesse violentata, come avevano scritto molti giornali europei. Era furibondo, per questa “menzogna”. “Il cannibalismo è un atto supremo d’amore – mi spiegava – io ho ucciso Renèe per mangiarla, non per violentarla… Facendo l’amore, infatti, entri nel corpo dell’alta persona per pochi minuti. Mangiandola, la fai tuaper sempre”. Sarà. 

Sesso pazzo - operatori sanitari allestiscono un nuovo servizio per i pazienti psichiatrici

pubblicato 8 nov 2014, 09:21 da Fabrizio Galante

di laglasnost (blogger)

-Italia-

Il sesso fra dementi non lo possiamo consentire – sentenziò il Capo. A definirlo con la sua qualifica tecnica, il Capo è il Coordinatore della struttura residenziale psichiatrica in cui lavoro. I turni di notte me li pagano ventisette euro e cinquanta. Nella mia ingenuità di operatrice alle prime armi, avevo fatto l’errore di chiedere che venisse inserito come punto all’ordine del giorno della riunione mensile d’équipe la questione dei desideri e dei bisogni sessuali delle persone ospiti qui. La risposta fu così secca e disarmante da costringere me e pochi, pochissimi, altri operatori a auto-costituirci in un gruppo clandestino, quasi carbonaro, che abbiamo battezzato “Sesso pazzo”. Sembrerebbe uno scherzo, ma non lo è. Da pochi mesi – fino a quando non lo scopriranno e mi licenzieranno – io sono un’operatrice del “sesso pazzo”. L’elemosina che mi fanno per 12 ore di lavoro consecutivo in una comunità psichiatrica ad alta soglia, se vorranno, la potranno usare per sniffarci i componenti chimici dei farmaci (devastanti, letteralmente devastanti) che somministrano ai pazienti ad ogni loro sussulto emotivo, ad ogni rivendicazione di auto-determinazione, ad ogni risveglio del dolore e dei ricordi.

Marco ha solo 22 anni. All’età di 7 anni sua madre gli ha fracassato il cranio con una spranga di ferro. Lesioni cerebrali ed una sofferenza dentro atroce, incredula, risucchiante. Espulso dalla comunità per minori cui era stato affidato al compimento della maggiore età, ce l’hanno mandato qui, a fare non si sa bene cosa. Tenerlo qui, a botte di farmaci, tv e partite a calciobalilla, la domenica il gelato sul mare, è l’unica risposta che gli offre lo Stato, la collettività. Marco non è matto. Marco ha bisogno di decidere per sé.

Letizia e Franco si vogliono bene. Sono tranquilli. Hanno circa 50 anni. A loro viene permesso di andare da soli la mattina, al bar, a prendere un caffè. Questo lo chiamano “progetto di inclusione”.
Giovanni ha perso il lavoro a 60 anni, una moglie invalida ed una figlia disabile a carico. Si è dato fuoco davanti ai Servizi sociali. L’hanno portato qui.

Il marito di Mariella scopava con un altro uomo. Lei lo ha scoperto, ha avuto una brutta depressione. Non aveva un lavoro, non aveva una casa. L’hanno mandata qui. Pillole a gogò, pasti caldi ed un letto da rifare la mattina. Loro risolvono così.

I manicomi non esistono più, ma la gestione dei corpi da parte dello Stato – in nome di una presa in carico esclusivamente clinica e mai sociale e politica – è uno schifo peggiore: è la sovra determinazione delle vite fragili. Nonostante la convivenza forzata, nonostante i farmaci e l’isolamento, qui di nascosto, sussurrando, arrossendo, scrivendocelo su bigliettini gialli, tutti ci dicono che gli manca il sesso, e che sentono forte il bisogno di calore, corpi e carezze.

Così noi del “sesso pazzo”, le operatrici a pochi spiccioli per notte, abbiamo fatto quello che le donne sanno fare da sempre. Aggirare il sistema e rispondere ai bisogni. Di nascosto, distribuiamo preservativi e vibratori, biancheria intima secondo i gusti, abbiamo allestito una stanza (dicendo che era per le urgenze notturne) lasciando un pc per chi volesse guardare video porno e masturbarsi, organizzando i turni e i cambi lenzuola per le coppie che chiedono di stare in intimità. Abbiamo portato un paziente da una sex-worker come dite voi dicendo ai responsabili che lo accompagnavamo ad un colloquio di lavoro.

La notte facciamo finta di non vedere e di non sentire. Ci chiudiamo in ufficio con le birre e le sigarette. Anche noi operatrici abbiamo vite di merda: tutte precarie, incasinate, con figli a carico, compagni depressi e genitori che invecchiano. L’infelicità corrode anche noi. “La paura mangia l’anima”, diceva qualcuno. Vorremmo non avere più paura, noi e i nostri amici qui dentro: noi non vorremmo più vivere con la paura di essere scoperti noi e perdere quei 27,50 a notte, loro vorrebbero essere liberi di scopare e desiderare come, quanto e con chi vogliono.

La lotta è la stessa: liberare i nostri corpi dalla violenza sociale ed economica perché tornino ad essere corpi desideranti. Avere vite da scegliere come le vogliamo vivere. Avere sostegni adeguati. Non negoziare i diritti. Sentirci meno soli.

Fa sesso con più di 100 cadaveri in obitorio: necrofilo confessa incastrato dalla prova del Dna

pubblicato 13 set 2014, 08:02 da Fabrizio Galante   [ aggiornato in data 1 ago 2015, 12:53 ]



18 Agosto 2014 Hamilton County, Ohio - USA -

Alla fine è crollato. Kenneth Douglas, 60 anni, di ha ammesso di aver fatto sesso con oltre 100 cadaveri durante il turno notturno in obitorio, dal 1972 al 1992. L'uomo, sposato e padre di 4 figli, nel 2008 è stato incastrato dalla prova del DNA per aver stuprato il corpo senza vita di una vittima di omicidio. Ma solo in queste ore ha confessato di aver approfittato di molte più donne di quanto si potesse immaginare. L'uomo, in carcere per abusi su tre cadaveri, adesso dovrà rispondere di accuse ben più pesanti che potrebbero far prendere al processo un'altra piega.
Kenneth, fino a questo momento, aveva rivelato di aver fatto sesso con tre ragazze: Karen Sue Range, 19 anni, accoltellata a morte nel 1982; Charlene Appling, 23enne, incinta, morta per strangolamento nel 1991 e Angel Hicks, 24 anni, madre di due bambini di 1 e 3 anni, morta per le ferite alla testa dopo essere stata spinta fuori dalla finestra del suo appartamento al terzo piano nel 1991. La verità emerse nel 2008, dopo che David Steffen, l'assassino di Karen, confessò di aver ucciso la ragazza ma di non averla violentata. Dalla prova del DNA risultò che il liquido spermatico ritrovato sul cadavere era effettivamente di Kenneth. I sospetti, all'epoca, ricaddero su di lui perché la moglie del necrofilo aveva fatto diverse segnalazioni all'autorità. Più di una volta la donna aveva detto di essere andata a prendere il marito al lavoro che «puzzava di alcol e di sesso». Ma le sue telefonate erano rimaste sempre inascoltate
All'uomo non è rimasto che confessare, descrivendo il macabro rituale che lo portava a violare le giovani vittime. «I corpi erano nel congelatore, in attesa dell'autopsia – ha raccontato l'uomo – io li prendevo, li portavo in una cameretta e ci facevo sesso». Durante il processo l'uomo si è anche giustificato dicendo che: «In quel periodo facevo abuso di alcol e cocaina. Non lo avrei mai fatto se non fossi stato sotto il loro effetto». Ora arriva l'agghiacciante confessione: più di cento cadaveri hanno subito lo stesso trattamento.
I familiari delle vittime chiedono giustizia e sono sconvolti. «Immagino questa scena e la riporto a mia sorella – ha dichiarato Antonette Shirley, sorella maggiore di Angel Hicks – questo pensiero continuerà a insinuarsi nella mia mente fino al giorno in cui morirò».








Muore dopo aver fatto sesso con un vespaio

pubblicato 23 mag 2013, 17:38 da Fabrizio Galante   [ aggiornato in data 1 ago 2015, 12:55 ]

-Ystad (Svezia)- 

Ritrovato dal vicino di casa: "Sembrava una balena!"

Un uomo è morto dopo aver fatto sesso con un nido di vespe. Il fatto si è verificato in Svezia, nella cittadina di Ystad. Protagonista della storia, piuttosto bizzarra, è un 35enne conosciuto con il nome di Hasse. La notizia, sebbene non sia stata ancora verificata, ha dell'incredibile. Stando alle ultime indiscrezioni l'uomo avrebbe avuto 146 punture sul suo corpo, di cui 54 sui genitali. Il corpo di Hasse è stato ritrovato da un vicino di casa, Neighbour Bertil Ståhfrääs, che ha immediatamente chiamato i soccorsi. 

Secondo quanto dichiarato da Neighbour, l'uomo ormai in fin di vita, somigliava "alla carcassa di una balena". Il vicino di casa avrebbe stentato a riconoscerlo a causa del gonfiore, ma poi ha individuato il tatuaggio che la vittima aveva sul collo."Non ho mai visto in vita mia un osso pelvico così gonfio", ha detto l'uomo. Secondo i primi rilievi effettuati, Hasse avrebbe lasciato numerosi peli pubici all'ingresso del nido e alcune tracce di sperma sulle api morte. Anche le impronte digitali ritrovate sul vespaio appartenevano alla vittima. Tutti indizi che hanno indotto gli investigatori a sostenere che l'uomo, prima di morire, abbia tentato di fare sesso con le vespe.

Ninfomane seriale, adesca ragazzo e lo costringe a fare sesso per 36 ORE

pubblicato 15 mag 2012, 12:28 da Fabrizio Galante   [ aggiornato in data 1 ago 2015, 12:56 ]


- 2 Maggio 2012 MONACO DI BAVIERA (Germania)-
 - Un altro colpo messo a segno per la ninfomane seriale. La donna, già nota per aver "abusato" di un deejay costringendolo ad un'estenuante maratona sessuale ha reiterato nel reato e questa volta la vittima è un giovane africano trovato in strada, in lacrime, da alcuni passanti.

Dopo aver adescato il giovane su un autobus, la signora di 47 anni lo ha inviatato a casa sua dove lo ha costretto a fare sesso per 36 ore in cui ha chiesto continue prestazioni riducento il 31enne ad uno schiavo. Chiuso in un appartamento senza telefono per un giorno intero, l'uomo è stato ritovato in lacrime sul ciglio della strada. Quando gli agenti si sono recati nell'appartamento della donna avrebbe addirittura proposto di fare sesso di gruppo. Secondo quanto riportato dal quotidiano Tz ora la donna sarebbe di nuovo in cura in una clinica psichiatrica; alla base di tale malessere ci sarebbe l'irrefrenabile voglia di avere un figlio.

Prete muore durante amplesso con un cavallo

pubblicato 12 gen 2012, 16:30 da Fabrizio Galante

28/12/2011 - WASHINGTON -

La storia ai limiti dell'estremo è stata pubblicata dal giornale Bild.
Il 48enne prete Gerald Pointer è stato trovato morto in una stalla a Seattle.
I medici hanno dovuto constatare che il religioso è morto per aver riportato lesioni all'intestino crasso, lesioni causate da un rapporto sessuale avuto con uno stallone.
La conferma è arrivata dal camionista James Tait, 54enne, che ha filmato l'amplesso.
Il prete frequentava spesso la stalla e ogni volta si faceva filmare, secondo le dichiarazioni del camionista.
James Tait ora dovrà pagare una multa di 5.000 dollari per mancato soccorso, l’unico reato contestabile.
Il sesso con animali nello Stato Federale di Washington non è proibito.
La grottesca storia sta rapidamente facendo il giro del mondo.


Fa sesso intenso col marito e perde la memoria

pubblicato 24 ott 2011, 14:16 da Fabrizio Galante   [ aggiornato in data 1 ago 2015, 12:57 ]

14/10/2011 Washington ((USA) -
 Curiosissimo caso di amnesia temporanea dopo un rapporto sessuale molto intenso, tanto raro da essere riportato sulla rivista specializzata americana "Journal of emergency medicine". È successo a Washington ad una donna di 54 anni che si è recata al Pronto Soccorso del Georgetown hospital non ricordando nulla delle precedenti 24 ore. Ultima memoria: fare l'amore con il marito ed un intenso orgasmo. Dopo averla sottoposta a tutte le analisi, gli specialisti hanno concluso che si è trattato della rara sindrome di "amnesia globale transitoria", che colpisce tra 3 e 5 persone ogni 100.000 all'anno.

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