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Il cammino della Misericordia nei secoli

 

Un prospetto storico stampato a Firenze dalla Tipografia di Carlo Rebagli nel 1856 riporta che la Misericordia di Pontremoli fu fondata nel 1262 sotto il titolo di San Giovanni Decollato.

Le Misericordie hanno le loro origini nelle prime forme di partecipazione dei cittadini alla vita della comunità che presero il nome di Confraternite.

La Misericordia di Pontremoli affonda le sue radici nella Confraternita dei Disciplinati di San Lorenzo. Le prime testimonianze manoscritte risalgono al XV secolo. In un testamento del 20 febbraio 1486, ad esempio, messer Giuliano di Ser Antonino dei Villani lasciò ai Disciplinati di San Lorenzo due fiorini per la cera e per il servizio di trasporto della sua salma.

All’inizio del Cinquecento a Pontremoli risultavano esistere tre Confraternite di Disciplinati: quella di San Lorenzo, quella del Corpo di Cristo di San Geminiano e quella della Beata Vergine della Neve o del Ponte.

Documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Firenze tra le filze delle Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo attestano che la Confraternita di San Lorenzo aveva sede nella Chiesa di San Lorenzo fuori le mura, ubicata all’interno dell’attuale area “ex Cementi”, nel luogo dove oggi è la diroccata Villa Ceppellini.

Poco prima del 1517 la Compagnia decise di costruire una piccola casa vicino alla chiesa di Santa Cristina con la funzione di sede, dove poi venne edificato un nuovo oratorio sempre dedicato a San Lorenzo. Contemporaneamente iniziò ad edificare l’oratorio di San Terenziano sopra Mignegno.

La Confraternita di San Lorenzo cominciò ad essere chiamata anche “della Misericordia” dal 1574, ovvero da quando Achille Zambeccari fu nominato procuratore per ottenere l’aggregazione all’Arciconfraternita della Misericordia di San Giovanni dei Fiorentini di Roma.

Il Vicario foraneo e i Sindaci della Comunità dell’epoca attestavano che nel borgo la Confraternita di San Lorenzo era l’unica sorta per assistere ed accompagnare al patibolo i condannati a morte e seppellirli nella chiesa di San Lorenzo fuori le mura, il solo edificio di culto pontremolese dotato dell’apposito indulto a questo scopo. 

Il 14 giugno 1580 la “Confraternita di San Lorenzo detta della Misericordia” deliberò di affidare la chiesa fuori le mura ai Padri Cappuccini “per portare honore a Sua Divina Maestà ed utile all’anime di questa terra et sua giurisditione”: tra le condizioni fu deciso che i confratelli sarebbero diventati “protettori e procuratori” dei frati e che questi ultimi avrebbero dovuto prestare il loro servizio nelle funzioni religiose.

La visita apostolica di mons. Angelo Peruzzi del 9 maggio 1584 ci attesta che la Confraternita aveva ottenuto l’aggregazione all’Arciconfraternita romana e che la sua sede ufficiale era ormai l’oratorio di San Lorenzo costruito vicino alla chiesa di Santa Cristina. L’edificio era abbastanza grande e in buone condizioni, dotato di due altari, decorosi e muniti di suppellettile sacra; vi si celebravano le messe ogni domenica e ogni mercoledì nonché gli offici per i defunti. Oltre a questo oratorio dipendevano dalla Confraternita di San Lorenzo quello di San Terenziano e quello antico, fuori le mura, ormai affidato ai Cappuccini.

Primaria funzione riconosciuta alla Misericordia era quella di assistere, di consolare e di accompagnare al patibolo i condannati a morte, compito in cui i confratelli si dimostravano, a detta della gente, molto diligenti e pii. Vi era l’abitudine di conservare i cappi usati nelle impiccagioni per poi bruciarli nella festa della “decollazione” di San Giovanni Battista. Con la visita del Peruzzi tale usanza venne abolita e venne disposto che i cappi fossero bruciati subito dopo la rimozione del corpo dal patibolo.

Le salme dei giustiziati venivano poste in apposite sepolture esistenti nella chiesa di San Lorenzo fuori le mura nel giorno stesso dell’esecuzione della sentenza.

La Confraternita, costituita da più di cento iscritti, aveva una rendita annua di quindici scudi derivanti da beni immobili; le spese correnti venivano sostenute con le offerte dei confratelli e con le multe che, di giorno in giorno, venivano a loro comminate per la violazione degli obblighi morali e religiosi sanciti dai Capitoli approvati dal Vescovo. I massari amministravano le rendite e le offerte, mentre i cancellieri provvedevano a tenere i conti in appositi libri, che dovevano essere controllati dall’Ordinario o dal Vicario foraneo alla fine dell’anno.

I confratelli si riunivano nell’oratorio nei giorni festivi di precetto per recitarvi l’officio della Beata Vergine e i sette salmi penitenziali. Nella seconda domenica del mese, al pomeriggio, veniva esposto il Santissimo Sacramento per cinque ore. Durante l’adorazione le donne erano ammesse nelle prime due ore mentre nelle ultime tre soltanto gli uomini. I predetti confratelli, se chiamati, prendevano parte ai funerali.

Nel nuovo oratorio di San Lorenzo, restaurato nella metà del XVII secolo, era conservato un “miracoloso crocifisso” che veniva portato in precessione dalla Confraternita. Oggi il crocifisso – datato già nel XVIII secolo al Cinquecento - e gli altari laterali in marmo dello storico oratorio di San Lorenzo si possono vedere visitando la chiesa di Santa Cristina.

Da una relazione firmata da Nicolò Arrighi, Sindaco della Clarissima Pratica del Granduca di Toscana, sappiamo che nel 1728 la Compagnia, costituita da uomini e donne, era composta da circa 700 fratelli dediti a varie opere pie, come distribuire il pane ai poveri, assistere i giustiziati e recitare l’officio divino in occasione di tutte le feste.

La Confraternita di San Lorenzo, sempre più frequentemente chiamata di San Giò   Decollato o della Misericordia, venne soppressa da Pietro Leopoldo con il Motuproprio del 21 marzo 1785. In quell’anno fu stilato un “Inventario di tutti li mobili ed arredi sacri”.

Con la soppressione della Confraternita l’oratorio di San Lorenzo fu utilizzato come archivio del Patrimonio Ecclesiastico e, più tardi, fu ridotto ad uso di casa civile.

A seguito della richiesta di alcuni fratelli devoti la Compagnia venne ripristinata con il “Benigno Rescritto” del 16 agosto 1791 e da allora ebbe come sede l’ex chiesa parrocchiale di San Giacomo del Campo.

 Il 5 maggio 1805 la Misericordia di Pontremoli fu affiliata a quella di Firenze. Da allora aggiunse agli antichi servizi quello di soccorrere infortunati ed ammalati trasportandoli all’Ospedale locale.

Nel 1817 la Confraternita si distinse per l’opera offerta in occasione dell’epidemia di tifo petecchiale.

Il 17 novembre 1843 mons. Michel Angelo Orlandi confermò la celebrazione della festa della Madonna di San Luca, ereditata dall’antica chiesa di San Giacomo del Campo e divenuta la principale devozione.

Nel 1856, a seguito di problemi incresciosi avvenuti per il morbo asiatico, centoquarantasette cittadini pontremolesi decisero, con l’appoggio del Vescovo, di rifondare la Compagnia sulla traccia di quella precedente con il motto “Ubi charitas et amor, ibi est Deus” e sotto il titolo di Gesù Morto. L’Istituzione - il cui Regolamento fu approvato col Sovrano Decreto del 10 ottobre 1856 - ottenne il patrocinio di Maria Luisa di Borbone.

Due anni dopo – precisamente il 16 ottobre 1858 – venne approvato il Regolamento di una Confraternita della Misericordia nel borgo della Santissima Annunziata che aveva come scopo “la Beneficenza, la Carità, trasporto degli ammalati e cadaveri e di suffragare i defunti”.

Con un Breve del 2 agosto 1872 papa Pio IX concesse una serie di indulgenze alla Misericordia di Pontremoli. 

Nel 1881 la Misericordia intervenne per l’epidemia di vaiolo e si adoperò tramite numerosi confratelli per prestare soccorso negli scoppi dei polverifici Bonzani nel 1884 e Bocconi-Bonzani nel 1887.

Nel 1888 conseguì la medaglia d’argento concessa dal Segretario di Stato degli Affari dell’Interno on. Crispi con Decreto Reale del 24 giugno per l’attività svolta durante l’epidemia colerica del 1885 nella provincia di Massa Carrara.

Nel 1889 fu istituita la  Misericordia dei piccoli per servizi funebri di bambini inferiori ai sette anni, mai ufficialmente abolita. 
Nei giorni 24 e 25 settembre 1899 a Pistoia sorse la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia: Pontremoli figurava accanto a quelle prestigiose e storiche di Firenze, Siena, Lucca, Arezzo, Volterra, Campiglia e Pisa.

Diversi eventi calamitosi richiesero particolare impegno da parte della Misericordia di Pontremoli nel XX secolo: il terribile terremoto di Fivizzano del 1920 e le due guerre mondiali 1915-1918 e 1940-1945.

 
Per la meritevole attività compiuta la Misericordia ha ottenuto particolari riconoscimenti:
 
nel 1919 un diploma di benemerenza rilasciato dal Comandante della Piazza Forte Marittima della Spezia per  delega della Marina;

nel 1922 la medaglia d’oro di benemerenza per l’opera di assistenza civile prestata durante la guerra;

nel 1950 la Medaglia di bronzo al valore civile da parte della Presidenza della Repubblica per gli atti 

coraggiosi compiuti negli anni 1944-45.

 
Da una costola della Misericordia nacquero nel 1956 il Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” e nel 1977 il Gruppo “Fratres” Aido. Nel 1978, inoltre, fu istituita la Scuola per la rieducazione alla parola degli operati di tumore alla laringe.

Il 16 novembre 2003, in occasione della festa della Madonna di San Luca, sono stati inaugurati i nuovi locali in via dei Mille. 

Dal punto di vista normativo la Confraternita ha aggiornato lo Statuto nel 1889, nel 1905 e nel 1911. Attualmente è in vigore quello approvato nel 1973.

Segno di legame con le proprie origini è la caratteristica “divisa” che ancora oggi i confratelli indossano in occasione dei funerali e per la quale sono stati denominati “i Neri”: cappa nera, corona del rosario alla vita e “buffa”. Quest’ultimo è il caratteristico copricapo simbolo della Carità cristiana che non ha volto, usato dai confratelli nel passaggio all’interno del borgo pontremolese e che viene tolto, al significativo ordine “via la buffa”, quando essi escono dal perimetro dell’antica cinta muraria dove un tempo vi erano solo campi.

La storia della Misericordia si è svolta nell’arco dei secoli grazie a gesti anonimi e gratuiti di numerosi confratelli.

 

[a cura di Marco Angella, Antonio Bazzigalupi e Paolo Lapi]
 
 
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