A Sassari e a Cagliari, come in tutta Italia,
manifestiamo per cambiare subito un decreto
che non sostiene la scuola pubblica e non da
risposte alla vergogna del precariato.

Ancora in calo l'organico di diritto ATA
L’ufficio scolastico MI Sardegna ha fornito l’informazione sugli organici di diritto per le professionalità ATA.
Anche nel prossimo anno scolastico continuerà la flessione dell’organico ATA per la scuola sarda.
In 26 scuole, nonostante che per l’anno 2021/22 la legge di bilancio abbia individuato parametri di dimensionamento scolastico che lo permetterebbero, i direttori dei servizi generali e amministrativi non saranno immessi in ruolo. Diminuisce di 11 unità il numero degli assistenti amministrativi e di altre 47 unità il numero dei collaboratori scolastici, al netto dei giochi di prestigio fatti sfruttando i dati di stabilizzazione del personale ex LSU e cococo.
C’è la finta novità di 25 assistenti tecnici informatici per il primo ciclo ma si tratta di un intervento irrilevante e, professionalmente usurante, considerando che ogni tecnico dovrà farsi carico di 7/8 Autonomie scolastiche.
In 10 anni si è vaporizzato il 6% degli organici ATA e abbiamo perso più di 70 autonomie scolastiche.
Quanto la pandemia Covid ha mostrato pare non venga colto da chi dovrebbe. Nessuna certezza nel prossimo anno per l’organico Covid. Sulle segreterie amministrative si scaricano attività aggiuntive, anche estranee alla funzione scolastica come quelle delle attribuzioni passweb previdenziali, supportate (si fa per dire) da una impropria e insufficiente formazione INPS. L’organico di fatto ATA è ormai ridotto a poche centinaia di contratti e mostra evidenti difficoltà nel garantire più la piena funzionalità delle scuole e la loro sicurezza.
La scuola sarda, per fare scuola, ha bisogno di personale, docente e ATA, di classi con un numero sensibilmente inferiore di alunni, di professionisti specializzati dell’inclusione.
Di molto più tempo scuola e di niente precariato.
Ancora una volta, Ministero e governo operano in maniera bifronte: dichiarano di voler affrontar la gravissima situazione che interessa la scuola ma la realtà dimostra che gli unici interventi compiuti producono tagli di posti, sedimentazione di carichi di lavoro, classi affollate, isolamento e dequalificazione professionale come nel caso delle cattedre docenti esterne o a limite del rischio della sicurezza per i lavoratori e gli studenti nella sorveglianza e nel sostegno alla disabilità.
Per la loro competenza in materia di qualità del sistema scolastico l’Assessorato all’istruzione e la Regione dovrebbero essere il punto di riferimento per tutta la società sarda; davvero, però, abbiamo perso ogni speranza su una qualsiasi loro facoltà propositiva e di intervento.
Sardegna: troppe scuole chiuse causa covid

Nella riunione del giorno 29 aprile scorso del tavolo regionale permanente sulla sicurezza nelle scuole, i prefetti di tutte le provincie sarde e i dirigenti degli ambiti territoriali scolastici hanno espresso parole rassicuranti sulla tenuta delle misure adottate per garantire la ripresa delle attività delle scuole secondarie in presenza fino al 100% attraverso l’organizzazione dei trasporti e delle misure di tracciamento. In quella sede è mancata la voce dell’Assessorato alla Sanità che riferisse sullo stato di avanzamento delle vaccinazioni per quanto riguarda il personale scolastico e sui trasporti l’informazione non è andata oltre il “va tutto bene, il sistema regge”.
Dopo solo 10 giorni dobbiamo riscontrare che tanto ottimismo sembra fuori luogo se intere aree territoriali vedono la chiusura integrale di tutte le scuole, come nel Sulcis Iglesiente e continuano in tutta la regione le chiusure di classi, plessi e scuole e le quarantene per alunni, studenti e personale scolastico.
La vaccinazione del personale scolastico che, è necessario ricordarlo, è in servizio in presenza continuativa dal primo settembre 2020 per tutte le scuole dell’Infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado, ha riguardato un numero molto limitato di persone. Gli organismi competenti regionali non hanno mai fornito dati a questo riguardo e in relazione al rilevamento delle infezioni in ambito scolastico.
Le scuole chiuse non rappresentano l’efficacia delle strategie di contenimento della pandemia ma solo il loro fallimento.
Venga garantita la salute della comunità scolastica attraverso una informazione immediata e trasparente e con la programmazione di un piano vaccinale funzionale alla frequenza della scuola in piena sicurezza.
USR Sardegna, Assessorato alla Sanità della Regione e le AS territorialmente competenti attivino immediatamente le disposizioni della circolare n. 698 del 6 maggio sulla profilassi vaccinale in favore del personale scolastico, docente e non docente.

5 maggio 2021

Transizione digitale: trasformazioni sociali e del lavoro nel contesto Covid e post Covid

La pandemia Covid ha portato nel mondo della scuola processi quali didattica a distanza, attività asincrone, smart working... producendo trasformazioni importanti sul contesto lavorativo, sul tempo e lo spazio privato, nella relazione didattica, nei ruoli dei gruppi scolastici. Ha fatto emergere distanze sempre più grandi all’interno della comunità scolastica amplificando le differenze di ordine personale, sociale e economico facendo emergere nuove disuguaglianze e accelerando processi di segregazione sociale.

La FLC CGIL Sardegna propone momenti di approfondimento, di riflessione e informazione sulle implicazioni delle scelte organizzative legate alla transazione digitale.


Partecipa al Webinar 5 maggio 2021 - ore 15,30

I seminari si svolgono sulla piattaforma google meet e vengono diffusi in streaming sulla pagina Facebook della FLC CGIL Sardegna. Per poter accedere alla stanza meet ed avere la possibilità di intervenire o porre domande ai relatori è necessario fare richiesta compilando l’apposito modulo al link:

https://forms.gle/iY39sjg4kb2bRoCH7

L’autorizzazione alla partecipazione sarà concessa in ordine di richiesta nei limiti della capienza massima prevista dalla piattaforma. I partecipanti nella stanza meet potranno richiedere l’attestato di partecipazione all'Associazione Proteo Fare Sapere attraverso la compilazione di un modulo che sarà messo a disposizione al termine del seminario.

Partecipazione del personale scolastico

in caso di impegni di servizio, l’iniziativa, essendo organizzata da soggetto qualificato per l’aggiornamento (DM 08.06.2005), è autorizzata ai sensi degli artt. 64 e 67 CCNL 2006/2009 del Comparto Scuola), con esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi.


il 29 aprile e il 5 maggio si terranno i primi due seminari formativi FLC CGIL 
Transizione digitale: trasformazioni sociali e del lavoro nel contesto Covid e post Covid

Le scelte politiche per il contrasto della pandemia Sars Covid-19 agiscono profondamente sugli individui, nella società e nei contesti del lavoro e rischiano di lasciare un segno indelebile nelle nostre abitudini di vita. Le differenti politiche regionali, anziché ottimizzarla, hanno complicato ulteriormente la gestione dell’emergenza.

Preoccupanti e poco prevedibili appaiono le conseguenze delle limitazioni delle libertà comportamentali, individuali e collettive, alla circolazione e alle relazioni imposte per motivi sanitari. La fase pandemica ha dato evidenza e in molti casi ha aggravato le tante disuguaglianze sociali e territoriali.

Anche in ambito lavorativo pubblico, in alcuni casi, le azioni adottate hanno accelerato mutazioni già sperimentate fin a quel momento, in ristretti contesti produttivi. La necessità di aumentare il distanziamento sociale ha determinato, in prima istanza, lo spostamento di molte attività nell’ambiente virtuale. L’uso del lavoro da remoto (smart working, lavoro agile o home working, definizioni diverse e non sempre utilizzate in modo corretto) e le lezioni a distanza hanno portato ad un diffuso uso degli strumenti digitali.
Le carenze strutturali del nostro Paese si sono rivelate un ostacolo al pieno utilizzo della rete. Le disuguaglianze nelle opportunità sociali hanno avuto ricadute pesanti in particolare nella scuola, aumentando il digital divide e la dispersione scolastica.

Una complessità di temi che il Dipartimento Formazione nazionale e la FLC CGIL Sardegna, in collaborazione con l'Associazione Proteo Fare Sapere Sardegna intendono affrontare in due diversi seminari, stimolando riflessioni, raccogliendo opinioni ed esperienze.

 
Webinar 29 aprile 2021 - ore 15,30

Hybrid workplace
nell’era post Covid l’ambiente di lavoro diventa fluido
Le trasformazioni in ambiente di lavoro, rischi e opportunità

Domenico Carrieri - Università La Sapienza di Roma
(Ordinario di sociologia del lavoro)
"Il lavoro da remoto: opportunità, nuove disuguaglianze, necessità di regolazione"

Cinzia Maiolini (Responsabile ufficio lavoro 4.0 CGIL)
“Rapporto tra tecnologie e controllo”

Luigi Caramia (Segretario nazionale FLC CGIL)
“Processi di automazione/digitalizzazione/standardizzazione, azioni collettive del sindacato e diritti dei lavoratori”


 Webinar 5 maggio 2021 - ore 15,30

La scuola fuori della scuola
Le relazioni educative, le dinamiche sociali, gli spazi digitali

Dario Missaglia (Presidente Proteo Fare Sapere)
“I mutamenti nella professione docente e nell’organizzazione del lavoro”

Cinzia Maiolini (Responsabile ufficio lavoro 4.0 CGIL)
“digital divide”

Marco Pitzalis - Università degli Studi di Cagliari
(Ordinario di sociologia dell’educazione e dei processi culturali)
“La riproduzione delle disuguaglianze nella scuola”
I seminari si svolgono sulla piattaforma google meet e vengono diffusi in streaming sulla pagina Facebook della FLC CGIL Sardegna. Per poter accedere alla stanza meet ed avere la possibilità di intervenire o porre domande ai relatori è necessario fare richiesta compilando l’apposito modulo al link:

https://forms.gle/iY39sjg4kb2bRoCH7

L’autorizzazione alla partecipazione sarà concessa in ordine di richiesta nei limiti della capienza massima prevista dalla piattaforma. I partecipanti nella stanza meet potranno richiedere l’attestato di partecipazione all'Associazione Proteo Fare Sapere attraverso la compilazione di un modulo che sarà messo a disposizione al termine del seminario.

Partecipazione del personale scolastico

in caso di impegni di servizio, l’iniziativa, essendo organizzata da soggetto qualificato per l’aggiornamento (DM 08.06.2005), è autorizzata ai sensi degli artt. 64 e 67 CCNL 2006/2009 del Comparto Scuola), con esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi.

visualizza la locandina

La Segreteria regionale e quelle territoriali della FLC CGIL della Sardegna
approvano un documento congiunto sulla scuola sarda.

Le problematiche irrisolte, storiche e contingenti, necessitano la mobilitazione di tutti.

A dieci giorni dalla riapertura delle scuole per il nuovo anno le segreterie territoriali e regionale della FLC CGIL hanno elaborato congiuntamente un documento di analisi e di inquadramento delle problematiche strutturali e contingenti del sistema scolastico sardo.
In un contesto Covid caratterizzato da una sensibile risalita dei contagi si sono evidenziate in modo netto le consuete difficoltà strutturali del sistema organizzativo scolastico.

Governo e Ministero hanno mantenuto l’impostazione priva di prospettiva, con un insufficiente finanziamento volto esclusivamente al tamponamento emergenziale di specifiche situazioni, rinunciando da subito a percorrere la via della definizione di sistema.
La decisione di non risolvere definitivamente l’enorme vergogna del precariato (quest’anno ben oltre 200.000 precari in servizio in Italia) attraverso un concorso straordinario per soli titoli, aggrappandosi come unica ragione alla bandiera del merito individuale, ha pesato sulla fase delle immissioni in ruolo, che sono andate in gran parte deserte e delle nomine annuali che ad oggi non sono ancora completate.
Inaugurare le nuove graduatorie provinciali per le supplenze in un periodo brevissimo ed emergenziale ha facilmente prodotto ritardi e errori che a loro volta causano reclami, rettifiche, annullamenti e depennamenti.

Anche la grave situazione di crisi delle segreterie amministrative delle scuole peggiora per la mancanza di personale immesso e di ricorso massivo al precariato; situazione analoga per il personale collaboratore scolastico che, già falcidiato da anni di taglio degli organici, per le esigenze della sicurezza nelle scuole vedono accrescere le incombenze legate alla vigilanza e alle pulizie e all'assistenza degli alunni.
Sul sostegno alla disabilità, settore sul quale ha pesato intensamente la fase di lock down da marzo scorso, ancora una volta l’ignavia delle istituzioni competenti, Regione Sardegna e Università, impedisce di far trovare pronta la scuola sarda all'accoglienza e all'inclusione dei più deboli e fragili. Mancano migliaia di docenti specializzati, le procedure per le supplenze di docenti in deroga del titolo si protraggono insostenibilmente nel tempo e manca una strategia per dare risposte alle esigenze della società sarda.

Le numerose problematiche della fase emergenziale e della sicurezza accrescono le preoccupazioni delle famiglie e dei lavoratori. In questi giorni si rilevano casi di infezione nelle scuole che portano a quarantene, e chiusure di classi e anche di scuole. Vengono affrontate con ritardo la dotazione di fornitura di strumenti per il distanziamento interpersonale: i banchi singoli sui i quali si è impostata la prevenzione al contagio, per non dover percorrere la via del frazionamento delle classi e l’aumento degli organici e degli spazi scolastici, pare non saranno disponibili prima di dicembre.

La FLC CGIL della Sardegna e le Federazioni FLC CGIL territoriali congiuntamente aprono una fase di mobilitazione e di rivendicazione chiedendo l’apertura di tavoli di elaborazione e confronto sulle principali problematiche storiche della scuola in Sardegna (dimensionamento scolastico, sostegno e inclusione scolastica, tempo pieno, contrasto alla dispersione scolastica, sistema 0/6 anni, trasporto scolastico, didattica digitale, smart working e altro) e contemporaneamente si attivano, possibilmente in una dimensione unitaria della mobilitazione, per una serie di iniziative, anche di carattere nazionale, per la soluzione più rapida delle partite del concorso straordinario per titoli e dei percorsi abilitanti, della stabilizzazione del personale precario docente e ATA, dei ricorsi dei diplomati magistrali, della certezza del diritto nelle graduatorie GPS, della dignità e del diritto dei lavoratori fragili, della sicurezza sul posto di
lavoro.
Vai al post e scarica il documento politico della FLC CGIL

L'Assessore Biancareddu finalmente riconosce l'emergenza Sostegno nella scuola sarda e scrive ai Rettori delle Università Sarde

Comunicato stampa della FLC CGIL della Sardegna

“Finalmente l'assessore Biancareddu accoglie come strategico l'obiettivo, da tempo sollecitato dal sindacato, di porre rimedio a uno dei problemi più impattanti sulla scuola sarda, sulla società, sulle famiglie e sugli studenti, ovvero la carenza di insegnanti di sostegno specializzati”. Così il segretario regionale FLC CGIL Manuel Usai commenta la richiesta di incrementare i corsi inoltrata dall'assessore regionale agli Atenei. “Il tema del sostegno e dell’inclusione scolastica è strettamente legato alla mancata formazione di personale specializzato, alla quale da troppo tempo si fa fronte in maniera provvisoria attraverso supplenze e personale che, pur mettendo a disposizione dedizione e impegno, non può certo sopperire con iniziative autonome di studio e ricerca”.

Al momento, ricorda la FLC , le Università sarde mettono a bando al massimo 390 posti all'anno per i corsi di specializzazione: “Un numero del tutto residuale rispetto alle esigenze e decisamente inferiore a quanto viene garantito in altre regioni”. Oltre a questo, secondo la FLC CGIL “a un impegno eccezionale delle università devono corrispondere anche la volontà politica e l’impegno finanziario dello Stato per autorizzare l’assunzione in ruolo del personale e garantire la continuità didattica senza dover ricorrere alle supplenze annuali”.

La Valutazione al tempo del Covid 19. La normalità che non cè

Appare evidente, alla luce dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, che questo è sicuramente l’anno scolastico più difficile, almeno dal dopoguerra ad oggi. Riteniamo sia necessario e urgente ripensare i meccanismi e i contenuti della valutazione, e di avanzare una proposta di rimodulazione della stessa, a fronte delle disposizioni ministeriali in materia (OM n. 11 del 16 maggio 2020) 
È necessario premettere che la sospensione dell’attività didattica in presenza ha costretto il mondo della scuola ad inventare un modo nuovo per tentare di mantenere vivo il rapporto con gli alunni e per provare a costruire percorsi pedagogici e didattici emergenziali. 
I docenti hanno operato uno sforzo inedito, complesso e sproporzionato, rispetto alle risorse formative e tecnologiche a disposizione, e ciò ha senz’altro impedito che il filo della relazione didattica si interrompesse. Col passare del tempo, si sono riscontrati facilmente i limiti di questa esperienza. 
Fin dalla sospensione della didattica in presenza è apparsa chiara la difficoltà o addirittura l’impossibilità della pratica efficace delle attività digitali e, soprattutto, l’impossibilità di garantire che queste raggiungessero tutti gli alunni con le stesse modalità e la stessa adeguatezza, determinando pesanti disparità di trattamento, creando ulteriori diseguaglianze, quando il dettato Costituzionale assegna proprio alla Scuola la funzione primaria del loro superamento.
L’assenza del fondamentale rapporto fisico e affettivo tra docenti e alunni e la mancanza di un adulto “competente” hanno determinato, particolarmente nelle scuole del primo ciclo, per i più piccoli, per i meno autonomi, per i più resistenti al nuovo, per quelli che hanno difficoltà e per gli alunni con disabilità forti limiti all’accesso e alla fruizione della proposta formativa. La relazione educativa ha inevitabilmente subito la modificazione della tipologia di feed back significativi offerte dal gruppo dei pari, dell’intero contesto classe, della famiglia, a tal punto da determinare serie difficoltà nella riprogettazione dei percorsi laddove se ne fosse riscontrata la necessità. 
Sussistono gravi carenze e difficoltà dal punto di vista tecnologico, e questo, sia a causa delle croniche lacune del sistema informatico italiano, che in relazione alla necessità, riferibile in particolare al primo ciclo, della mediazione di un adulto con la strumentazione informatica o il telefono. Tale mediazione, in particolare nei ceti sociali più deboli e nelle famiglie in cui i genitori non parlano correntemente la lingua italiana, è risultata molto spesso difficile ed in larga misura addirittura impossibile. 
Si è venuta a determinare una marcata accentuazione delle conseguenze del divario economico tra le famiglie degli alunni, in particolare nelle condizioni di accesso alle proposte formative, che sono risultate estremamente disuguali, per l’ulteriore aggravarsi di condizioni socioeconomiche a causa dell’interruzione del lavoro e dei salari per molti lavoratori-genitori, per le difficili e sovraffollate condizioni abitative di molte famiglie, a causa della diversa dotazione di dispositivi e della mancata disponibilità degli stessi.
Di fatto ci troviamo di fronte all’impossibilità, o comunque a gravi difficoltà nella realizzazione di adeguati percorsi di valutazione della crescita degli alunni proprio perché le stesse non possono prescindere dalla presenza di docenti e alunni. 
Tutte queste ragioni esprimono validamente l’inopportunità di procedere alla valutazione di fine anno come se ci si trovasse in condizioni ordinarie di didattica in presenza.
Occorre, viceversa, prendere atto che l’anno scolastico ha vissuto tre momenti differenti:

  • il primo quadrimestre, in cui l’attività didattica si è svolta regolarmente e si è conclusa con gli scrutini
  • la prima parte del secondo quadrimestre, che si è svolta regolarmente, ma naturalmente non è stato possibile effettuare valutazioni in tutte le discipline e in tutti gli ambiti;
  • la fase emergenziale, iniziata con la sospensione di marzo, in cui, per le ragioni già esposte, la didattica, e in particolare la fase delle valutazioni, ha vissuto un profondo rivoluzionamento.
Questa categorizzazione muove senz’altro a ritenere che le valutazioni effettuate nel primo quadrimestre e certificate nel relativo scrutinio debbano costituire un’importante base per realizzare la valutazione di fine anno, integrandole con quelle eventualmente definite nella prima parte del secondo quadrimestre.
Per quanto riguarda l’attività svolta nel periodo di emergenza sanitaria in tutti gli ordini di scuola, la valutazione dovrà, quindi, essere espletata alla luce dei limiti e delle difficoltà accennate e, in ogni caso, tali valutazioni non potranno pregiudicare in maniera significativa quelle effettuate nel primo quadrimestre e nella prima fase del secondo.
Per la scuola primaria, la FLC-CGIL della Sardegna propone di non utilizzare i voti numerici per la valutazione finale, sostituendola con la definizione di un profilo formativo da realizzare attraverso la rilevazione di osservazioni sistematiche che, a partire dalle valutazioni espresse nel primo quadrimestre, descriva le attività svolte dal bambino, la sua partecipazione alle proposte educative e didattiche, nella misura in cui ciò è stato reso possibile dall’emergenza sanitaria.
Per la Secondaria di primo e secondo grado, utilizzare le valutazioni certificate nel primo quadrimestre come fulcro della valutazione di fine anno integrandole, senza modificarle radicalmente, con un profilo formativo basato sulla descrizione e valutazione di ciò che lo studente ha potuto e saputo fare nelle singole discipline o aree disciplinari o gruppi di discipline nel secondo semestre. 
Riteniamo impraticabile qualsiasi definizione di piani di integrazione degli apprendimenti prima che sia stata svolta, nel nuovo anno scolastico, un’accurata verifica dei livelli di apprendimento individuali e di classe.

Importante sentenza del Tribunale di Cagliari sui dirirtti sindacali

Condannata per condotta antisindacale una Istituzione scolastica dell'area metropolitana che rifiutava di fornire l'informazione completa sulla spesa del Fondo di Istituto e che violava le disposizioni del CCNL sulla retribuzione accessoria a carico del FIS per i collaboratori del Dirigente
Leggi il comunicato stampa unitario delle organizzazioni sindacali ricorrenti


Il corona virus e la scuola: democrazia e rispetto dei diritti nella gestione dell’emergenza 

Nell’attuale contesto di profonda incertezza e angoscia determinato dalla situazione di emergenza, decine di Dirigenti scolastici, rilevando la gravità della situazione di fronte alla necessità di un ripensamento della didattica e dell’organizzazione, hanno tempestivamente avviato il confronto con le RSU e le OO. SS. territoriali per concordare prassi, tempi e modalità di gestione dell’emergenza.

Abbiamo apprezzato tale atteggiamento, nella convinzione che il confronto e la collaborazione fra le parti, come prescritto dalla vigente normativa, possa contribuire a generare scelte opportune e adeguate, al tempo stesso efficaci e rispettose dei diritti dei lavoratori tutti, dirigenti compresi. Alcune note ministeriali e alcuni dirigenti scolastici sono invece andati in una direzione opposta travalicando le norme e la collegialità.

Noi crediamo che lo stato di emergenza non possa generare la cancellazione di ogni regola perché ciò determinerebbe la cancellazione di ogni garanzia e tutela del personale tutto, degli alunni e delle famiglie. Si muove dalle norme e, passando per l’applicazione delle stesse, insieme si cercano e si adottano scelte congruenti.

Attualmente il rischio di confondere la necessità della prosecuzione delle attività con l’obbligo di adottare pratiche formali, quali che siano, prive di effettive ricadute didattiche è fortissimo. Nelle scuole non vi sono ausili, supporti e strumentazioni adeguati a disposizione dei lavoratori e ancor meno degli alunni e delle famiglie. Il ritardo infrastrutturale delle reti telematiche sarde è drammatico e la “didattica digitale” rischia di amplificare ulteriormente la potenzialità di discriminazione e di segregazione insita nella scuola come purtroppo testimonia il 28% di dispersione scolastica. 

Con la cosiddetta didattica a distanza, si opera ogni giorno al massimo dell’impegno anche lavorando oltre i propri orari di servizio, senza riuscire a raggiungere proprio coloro che ne avrebbero maggiormente bisogno ed a fronte di risultati poco soddisfacenti.

Anche perché la didattica a distanza è una derivazione forzosa dello stato di emergenza. Forse una delle poche possibili in questa situazione ma che di fatto non si adatta al contesto reale e non risponde alle esigenze degli alunni e delle famiglie. La didattica, quella vera, si basa sulla relazione interpersonale, ben lontana da questo tipo di mediazione tecnologica.

Occorrerebbero organici adeguati, infrastrutture e strumentazioni idonee, supporti tecnologici utilizzabili da tutti, una politica statale che attraverso una visione prospettica della scuola, nel riconoscimento fattuale del ruolo fondamentale della stessa, operi per attrezzarla perché l’emergenza non divenga catastrofe relazionale e didattica.

Da più di un ventennio la scuola è depauperata dei suoi elementi fondanti mentre un vortice di adempimenti burocratici e sub didattici, spesso vessatori, incombono sui dirigenti, sul personale ATA ed i docenti. 

Si opera spesso travalicando regole e trascurando, maioris causa, la realtà delle cose, in una solitudine professionale intollerabile.

Le emergenze si susseguono una dopo l’altra senza lasciare il tempo di prepararsi a quelle che davvero sono tali. Come quest’ultima. Che ci ha colto profondamente impreparati in tutti i sensi ed in tutti i campi.

Noi siamo al servizio della comunità scolastica, cui offriamo tutta la nostra diponibilità, con la forte convinzione e volontà di sostenerla in un momento delicatissimo in cui, molto dell’operato della scuola, è affidato solo ed esclusivamente alla buona volontà, all’impegno e alla professionalità di tutti i profili professionali che vi operano.

Questo isolamento è iniquo ed ingiusto, soprattutto nei confronti della società stessa.

La scuola, quella che noi crediamo sia luogo di crescita democratica e plurale, ha bisogno di ispirare la propria azione ai principi della solidarietà e della cooperazione, della democrazia, dell’uguaglianza. I principi cardine della Repubblica e della Costituzione Italiana.

Per questo crediamo che i toni imperativi e perfino arroganti, come quelli usati dall’Associazione nazionale Presidi nel comunicato di qualche giorno fa, finalizzato solo a screditare i sindacati rei di aver chiesto unitariamente il ritiro della nota MIUR prot. 388, travalichino le norme ed eludano i più importanti principi fondanti la scuola italiana. Una posizione, ben oltre la valorizzazione professionale di una professione complessa e delicata, che fonda le sue motivazioni nella autoritaria e non abbandonata visione del dirigente scolastico, al di fuori e superiore alla comunità scolastica. Un retaggio che affonda le sue radici nell’impalcatura della L. 107/2015, che speravamo superata e che ritrova, invece, nuova forza anche per la presenza ai vertici del Ministero dell’Istruzione di alcuni degli estensori di quella norma sciagurata.

Per questi motivi, noi continueremo sempre ad auspicare e sostenere con equilibrio e serietà il dialogo aperto e costruttivo con tutte le parti, sperando di convincere anche quelli che questo dialogo evidentemente lo vorrebbero definitivamente eliminare, cancellando al contempo anche la democrazia e tutto ciò che la rappresenta. Non è questo quello che noi auspichiamo e non è questo di cui necessita il nostro paese, tantomeno in questo momento.

Emanuele Usai
Segretario Generale della FLC CGIL della Sardegna

25 marzo 2020



Pubblicato il Decreto Ministeriale n. 187 del 26 marzo 2020

L'atto assegnana alla Sardegna 25 Assistenti tecnici per il primo ciclo scolastico e risorse finanziarie per strumenti e dispositivi digitali e per la formazione del personale della scuola

Ordinanza Ministero dell’Istruzione Mobilità del personale della scuola - leggi il comunicato unitario

Sostegno scolastico. Emergenza sarda

Nei numeri assegnati alla Sardegna, tutto il disinteresse delle istituzioni scolastiche e politiche


24 febbraio 2020

Mentre in Sardegna aumentano, ogni anno, le diagnosi di disabilità nei bambini e bambine in età scolare, assistiamo all’indifferenza delle istituzioni che questa emergenza, destinata a crescere ancora, dovrebbero fronteggiarla, predisponendo percorsi atti a formare adeguatamente gli insegnanti a cui questi bambini e bambine dovranno essere affidati. 

Il MIUR per primo, che nell’emanazione del Decreto Ministeriale N. 95 del 12/02/2020 assegna ad ogni regione i posti disponibili per i percorsi di Specializzazione del V ciclo TFA sostegno, ha previsto per la Sardegna complessivamente soltanto 390 posti divisi tra le due Università sarde.

La portata di numeri così risicati può essere valutata se consideriamo che in Sardegna ci sono attualmente circa 2000 posti disponibili che potrebbero essere assegnati al ruolo nel sostegno nei vari ordini di scuola, mentre altri 4-5000 dovrebbero essere coperti con supplenze che ogni anno si determinano in concreto in organico di fatto. In questo quadro, solo una piccola parte dei posti su sostegno è coperto da insegnanti specializzati, mentre il resto viene assegnato a docenti privi di specializzazione, negando di fatto, ai bambini disabili e alle loro famiglie la possibilità di una offerta formativa adeguata alle loro specifiche esigenze.

La specializzazione, infatti, pone gli insegnanti di sostegno nella condizione di svolgere il ruolo fondamentale che compete loro, finalizzato a favorire il processo di piena inclusione scolastica ad alunni e alunne ad alto rischio di marginalizzazione e a predisporre interventi individualizzati mirati a garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti dal PEI.

Nonostante la dedizione e l’impegno che migliaia di insegnanti privi di specializzazione profondono in questo delicato ruolo, non si può pensare né pretendere che la competenza professionale che non hanno potuto acquisire in un percorso specificamente mirato a questo, possa essere sopperito attraverso l’iniziativa autonoma di studio e ricerca.

Quella del MIUR pertanto appare una scelta incomprensibile ed ingiustificata, come altrettanto incomprensibili ed ingiustificate appaiono le motivazioni di mancanza di docenti e strutture che le Università sarde adducono per lo scarso impegno nell’attivazione dei corsi. Ricordiamo che ogni corsista TFA versa nelle casse delle Università oltre 3000 euro, e in aggiunta altri contributi regionali, rendendo il TFA, di fatto, un percorso formativo autofinanziato. Dalle Università sarde ci aspettiamo quindi che diano risposta alle necessità di alta formazione richieste dal tessuto sociale nel quale sono collocate, così come la loro stessa funzione prevede.

Il MIUR, dal canto suo, a fronte dei numeri ridotti assegnati alla Sardegna, ha autorizzato in Sicilia oltre 4.600 specializzazioni, con un incremento del 300%. Si pensi che nella sola università di Messina sono messi a bando 2000 posti.

La Giunta Regionale sarda e insieme l’Assessorato all’istruzione, di fronte a tutto questo, sonnecchiano indifferenti non attuando le loro prerogative in termini di vigilanza ed intervento al fine di garantire la qualità dell’offerta formativa sarda anche e soprattutto a tutela dei soggetti più fragili.

La FLC-CGIL sarda, per l’ennesima volta dall’inizio di quest’anno scolastico, sollecita le Istituzioni competenti e la Giunta Regionale in capo a tutte ad operare una programmazione cosciente, attraverso scelte politiche e finanziarie indirizzate alla riduzione, se non eliminazione, dei principali e più delicati problemi della scuola sarda che incidono su tutta società nel suo complesso.

Stefania Lilliu
Segreteria della Flc Cgil della Sardegna


La Scuola sarda merita di più e ha diritto ad averlo

Dopo il varo del dimensionamento regionale scolastico 2020/21 rimangono tutte le insufficienze della politica regionale in tema di Scuola.

Il varo del piano di dimensionamento Regionale 2020/21, del quale l’Assessore Biancareddu ha voluto diffondere mediaticamente il suo personale riassunto, propone, all’apparenza, novità e conferme rispetto al passato nell’atteggiamento della politica regionale sulla scuola sarda.

La novità è la sostanziale mancanza dell’accanimento nella chiusura di punti di erogazione del servizio scolastico che, invece, ha caratterizzato il dimensionamento regionale degli ultimi due decenni che ha comportato una drastica riduzione delle autonomie scolastiche sarde e dei loro organici e, viceversa, ha incrementato il numero delle pluriclassi e la dispersione scolastica, assecondando e favorendo la desertificazione culturale, sociale ed economica di vaste aree della Sardegna. Ma questa novità non si esprime con valenza positiva, anzi è sintomo di passività e di mancanza di proposte.

È un giudizio che viene confermato dalla ferma volontà della Regione di rifiutare il confronto con il mondo sociale e professionale della scuola, nonché dall’indifferenza politica che ha accompagnato una azione, il dimensionamento, che, pur essendo di natura amministrativa, determina profonde conseguenze sulla qualità dell’offerta formativa.

In definitiva, si ripropone il rifiuto storico della RAS di affrontare una seria e responsabile riflessione sul ruolo della conoscenza nei processi di sviluppo complessivo della Sardegna.
Si ignora il dovere, prima di tutto politico e solo dopo amministrativo, di ragionare su come realizzare in Sardegna una scuola in sintonia con il modello delineato dalla Costituzione, che chiede al settore pubblico di occuparsi in prima persona della funzione dell’istruzione quale motore...

Continua a leggere la nota della Segreteria FLC CGIL della Sardegna La Scuola sarda merita di più e ha diritto ad averlo

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    Inviato in data 11 ott 2020, 13:04 da FLC CGIL Sardegna
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    Inviato in data 12 set 2020, 11:11 da FLC CGIL Sardegna
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    Inviato in data 25 mar 2020, 13:57 da FLC CGIL Sardegna
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    Inviato in data 9 feb 2020, 13:01 da FLC CGIL Sardegna
  • 100 Scuole sarde senza DSGA Circa il 40% delle scuole sarde non ha il Direttore dei servizi generali e amministrativi!Quasi vent’anni di disinteresse irresponsabile e colpevole del MIUR hanno determinato questa incredibile situazione ...
    Inviato in data 21 ott 2019, 03:14 da FLC CGIL Sardegna
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